{"id":51517,"date":"2023-05-18T17:44:16","date_gmt":"2023-05-18T16:44:16","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=51517"},"modified":"2023-05-18T17:44:16","modified_gmt":"2023-05-18T16:44:16","slug":"premio-racconti-nella-rete-2023-saikou-di-marco-sgroi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=51517","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2023 &#8220;Saikou&#8221; di Marco Sgroi"},"content":{"rendered":"\n<p>\u201cSaikou, alzati, dai &#8230; Girano gli sbirri. Dobbiamo andare\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Saikou fissa il ragazzo che, di peso, tenta di sollevarlo. La bocca \u00e8 semiaperta, gli occhi spenti. Non capisce. \u00c8 rannicchiato; la testa, un istante prima, era abbandonata fra le ginocchia. Ha appena goduto. Una botta dritta, frontale, arrivata all\u2019improvviso. Un piacere mai provato, un orgasmo dolce e violento che, per\u00f2, \u00e8 stato troppo breve. Ne vuole ancora. Questo \u00e8 l\u2019unico pensiero: ancora. Quella roba \u00e8 una ragione buona per vivere. Deve rifarlo. Ha bisogno di \u2026 come si chiama? Said, l\u2019arabo con cui ha tirato. Vuole di nuovo quel salto nel buio e l\u2019orgia di sensazioni onnipotenti, mai provate prima, e vuole tutta la merda attorno lontana anni luce. Questo vuole. Il sapore della felicit\u00e0 che entra dal naso, cammina sulle labbra e viaggia nelle vene.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cSaikou, cazzo, ci sei?\u201d, il ragazzo davanti a lui fa partire un colpo secco, con il palmo della mano, senza dita. Non \u00e8 uno schiaffo a far male, ma l\u2019impatto, fra guancia e tempia sinistra, si fa sentire. E l&#8217;effetto \u00e8 raggiunto.<\/p>\n\n\n\n<p>Saikou finalmente si scuote. Chiude e apre gli occhi due-tre volte; si alza. Barcolla. Poi, un piede appresso all&#8217;altro, comincia a camminare. Spinge gi\u00f9 il giubbotto e tira su i jeans, perch\u00e9 l&#8217;umidit\u00e0 della notte entra nelle ossa. \u00c8 meglio muoversi.<\/p>\n\n\n\n<p>Senza fare domande, Saikou segue Ousmane. \u00c8 gambiano come lui. \u00c8 pi\u00f9 di un amico, \u00e8 un fratello. Si sono conosciuti durante il Grande Viaggio e ad entrambi \u00e8 bastato poco per capire che, assieme, forse potevano sopravvivere. Per due mesi, prima di trovare soldi, gancio e coraggio per l\u2019Europa, hanno fatto i muratori a Tripoli. Poi sono partiti. E alla fine ce l&#8217;hanno fatta. Il mare, lo sbarco a Lampedusa e tutto il resto, che non \u00e8 stato bello. Per niente.<\/p>\n\n\n\n<p>Poi, sempre assieme, Saikou e Ousmane sono arrivati a Genova, da clandestini. Sono passate gi\u00e0 un paio di settimane. E ora girano vorticosamente sotto i portici, a pochi metri dal mare. Giri nervosi, ripetuti, avanti e indietro, fra luce e penombra, in mezzo a molte altre anime smarrite, al tempo stesso diverse e uguali a loro. Non tutte amiche e nemmeno benevole. L&#8217;amicizia, quando sei per strada, \u00e8 un lusso per pochi. I nigeriani, ad esempio, li guardano male. Ogni volta che passano davanti, Saikou ha l\u2019impressione, anzi la certezza, che uno, in particolare, voglia spaccargli la faccia. \u00c8 basso e grosso. Anche adesso \u00e8 cos\u00ec. Sono occhi negli occhi per un istante e avverte l&#8217;odio. Non ne comprende il motivo, ma sa che chiederselo \u00e8 inutile.<\/p>\n\n\n\n<p>Girano, lui e Ousmane, e sono impegnati a rincorrere il nulla, come due criceti nella ruota. Da quando sono a Genova, la notte il portico antico, marinaro e decadente, \u00e8 casa loro.<\/p>\n\n\n\n<p>A un certo punto, all&#8217;ennesimo giro, Ousmane si pianta: legge un messaggio sul cellulare. Lo schermo accesso gli illumina il viso nero. La sclera, la parte bianca degli occhi, lancia lampi di luce intensa. Si volta e chiede qualcosa a un tipo che gli risponde senza parlare, muovendo solo il mento per dire \u201cpi\u00f9 in l\u00e0\u201d. Poi riparte veloce, con il passo di chi adesso ha una direzione e una m\u00e9ta.<\/p>\n\n\n\n<p>Pochi istanti e sono di fronte a uno che Saikou non ha mai visto. \u00c8 enorme. Nero anche lui, come loro. Ousmane lo conosce: \u201cQuesto \u00e8 Oumar, fratello del Senegal\u201d. A Saikou scappa un sorriso amaro. Pensa: se siamo tutti fratelli, nostra madre e nostro padre dove cazzo sono? Perch\u00e9 cazzo siamo soli, sempre? Ousmane va al punto. Si gira verso l&#8217;amico e dice: &#8220;Facciamo un lavoro per Oumar\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Il senegalese tira fuori un sacchetto di plastica, lo apre e mostra il contenuto a Ousmane: piccoli oggetti di forma irregolare. Li chiama \u201csassi\u201d. Alcuni sono chiari come perle. Non c\u2019\u00e8 bisogno di chiedere cosa sia.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cTrenta euro al pezzo\u201d, dice Oumar in francese e poi, guardando Ousmane: \u201cnon fate cazzate con i miei sassi e portami i soldi\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Appena il senegalese s\u2019allontana, risucchiato da un vicolo buio, Saikou chiede all\u2019amico: \u201cQuanto pagher\u00e0?\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cPagher\u00e0\u201d, taglia corto Ousmane.<\/p>\n\n\n\n<p>Il tono deciso sottolinea: \u201cil lavoro l\u2019ho trovato io, non scordarlo\u201d. Ma Saikou questo lo sa; come sa bene che qualsiasi cosa uscir\u00e0 quella notte verr\u00e0 divisa a met\u00e0. D\u2019altra parte, loro sono davvero fratelli e questa, tra fratelli, \u00e8 la regola sacra.<\/p>\n\n\n\n<p>Riprendono i giri dei portici, ma ora \u00e8 un lavoro. Le piccole pietre sono spartite. Saikou ha infilato le sue in tasca.<\/p>\n\n\n\n<p>Devono fare attenzione a chi li avvicina. Il senegalese ha detto che tira aria di retate.<\/p>\n\n\n\n<p>Adesso c\u2019\u00e8 un bianco che cammina appena dietro Saikou. \u00c8 poco pi\u00f9 di un ragazzo, \u00e8 magro, biondo e non sembra italiano. Il viso \u00e8 scavato, consumato in modo precoce. I jeans sono strappati e la camicia \u00e8 aperta su un petto ossuto e tatuato. I disegni, per\u00f2, non si vedono bene.<\/p>\n\n\n\n<p>Ousmane \u00e8 avanti. Sono sganciati perch\u00e9 il piano \u00e8 questo: fare corse separate. Cos\u00ec, all&#8217;improvviso, Saikou si ferma per capire le intenzioni del biondo. Quello lo supera, ma subito si blocca. Fa per accendere una sigaretta che non ha, torna indietro e con accento straniero dice: \u201cAmico\u2026\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Sono affiancati, ma voci e occhi non si incrociano. Entrambi guardano oltre le spalle dell\u2019altro per non dare nell\u2019occhio. Per quanto si sforzino, la scena per\u00f2 \u00e8 troppo chiara e l\u2019unico dubbio, per chi li osservi in modo anche distratto, pu\u00f2 riguardare che roba passi fra le loro mani.<\/p>\n\n\n\n<p>Saikou fugge dal riverbero arancione della luce artificiale e scambia cinque pezzi per tre carte da cinquanta. Il biondo ossuto ficca tutto in tasca, tranne una pietra che, quasi istantaneamente, butta su un cucchiaio. Due colpi di accendino e il sasso evapora veloce. Il fumo, tirato con avidit\u00e0 da un tubetto di vetro, gli dipinge sul volto un\u2019espressione finalmente distesa, che sa di liberazione e di trappola, di vita e di morte.<\/p>\n\n\n\n<p>Da quel momento in poi, altri si avvicinano a Saikou, che, nemmeno un&#8217;ora dopo, invia un messaggio al cellulare di Ousmane: &#8220;Finito. Tu?&#8221; &#8220;Anche&#8221;, \u00e8 la risposta immediata. Cos\u00ec, in poco tempo, sono entrambi di nuovo davanti al gigante senegalese che, per\u00f2, stavolta non \u00e8 solo. Assieme a lui ci sono il nigeriano basso e grosso che vuole spaccare la faccia a Saikou, pi\u00f9 altri due.<\/p>\n\n\n\n<p>Ricevuto l\u2019incasso, il \u201cfratello\u201d del Senegal si ritira in un angolo poco illuminato e conta. Ogni tanto lancia occhiate diffidenti a Saikou. Quando ha finito, sfila due fogli da cinquanta e li d\u00e0 a Ousmane. Poi va via e fine della storia. Non una parola viene detta.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cDammi la mia parte\u201d, chiede subito Saikou.<\/p>\n\n\n\n<p>Ousmane gli mette in mano una banconota da cinquanta. Saikou non saluta nemmeno. Sta pensando solo a una cosa. Scappare via dal proprio corpo e da tutta la merda, almeno per una manciata di minuti. Godere un po&#8217; e poi, se gli riesce, dormire da qualche parte.<\/p>\n\n\n\n<p>Mentre cammina controcorrente, un forte odore di mare gli entra nelle narici e, improvvisamente, lo spinge con violenza dentro un gommone. \u00c8 notte. C\u2019\u00e8 solo mare attorno a Saikou. In cielo una luna meravigliosa e maledetta che non fa nulla, osserva e basta. Le onde lunghe si alzano, nere e gommose alla vista. Poi le urla, l\u2019acqua gelata dappertutto, i vestiti zuppi, il freddo, i giubbotti di salvataggio. Le mani del bambino che non riesce a trattenere e deve mollare per non morire anche lui. Rivede gli occhi senza futuro del ragazzino sommersi dall\u2019acqua, mentre &#8211; con quei pochi che rimangono a galla, compreso Ousmane &#8211; cerca appoggio sulla carcassa del gommone alla deriva.<\/p>\n\n\n\n<p>Respinge il ricordo con tutto s\u00e9 stesso e infila una mano in tasca. Tocca due sassi del senegalese che non ha venduto. Li ha tenuti di proposito, pensando a Said: forse pu\u00f2 convincerlo a uno scambio con la sua roba. Non vuole pagare, perch\u00e9 i soldi che ha fatto servono per mangiare.<\/p>\n\n\n\n<p>Cammina sotto ai portici, ma dell\u2019arabo nemmeno l&#8217;ombra e non sa a chi chiedere. Raccoglie da terra un cucchiaio lurido e un tubo di vetro, piccolo e crepato. Ficca tutto nella giacca e prosegue ma, mentre si avvia all&#8217;ennesimo giro, si ritrova davanti il tipo basso e grosso che stava con i nigeriani prima e con il senegalese poi. Saikou si ferma, fa un passo indietro e, mentre si muove, capisce che quel passo indietro \u00e8 peggio di una confessione. L\u2019altro in un attimo gli \u00e8 addosso, lo strattona e lo spinge in una stradina semibuia e laterale. Picchia in modo feroce. Il setto nasale e la mandibola si frantumano subito. Saikou non sa difendersi perch\u00e9 non ha mai fatto a botte per davvero. Pu\u00f2 solo subire e, quindi, prova come pu\u00f2 a proteggere la testa con mani e braccia da pugni e calci. \u00c8 a terra, completamente inerme. Sputa sangue e respira a fatica.<\/p>\n\n\n\n<p>A pochi metri, il traffico di persone continua a ruotare sotto il porticato, come nulla fosse. Nessuno si accorge di niente. Poi, nonostante gli occhi tumefatti, Saikou capisce di avere una pistola puntata contro, pronta a sparare. Invece dei proiettili, ad esplodere, per\u00f2, sono i sibili bitonali di sirene che squillano all\u2019impazzata, squarciando la notte. \u00c8 la polizia. All\u2019improvviso c\u2019\u00e8 gran rumore di fuga. Nell\u2019orecchio di Saikou s\u2019infilano parole indistinte, urla stracciate e lo stridore delle frenate secche di automobili. Saikou intravede in lontananza il tipo che stava per ucciderlo. Non corre, cammina a passo veloce verso il buio.<\/p>\n\n\n\n<p>Prova a tirarsi su, ma non ce la fa per il dolore. Si trascina per qualche metro e alla fine crolla dietro un furgone parcheggiato, in una zona scura, pi\u00f9 vicina al mare. Prega che nessuno lo trovi. Si assopisce o, pi\u00f9 probabilmente, perde i sensi. La coscienza riaffiora mentre \u00e8 ancora steso sull\u2019asfalto, penetrata dall\u2019odore acre del porto che gli violenta le narici scassate. Non riesce a vedere bene, ma sente, ogni volta che chiude gli occhi, la mano e lo sguardo disperati del bambino che scivola gi\u00f9 sotto di lui, ingoiato dall\u2019acqua nera.<\/p>\n\n\n\n<p>Adesso e pi\u00f9 di prima, Saikou vuole quel maledetto orgasmo chimico, ha bisogno di perdersi. A fatica, si rimette in piedi e riprende a camminare, la testa bassa, il viso ficcato nel giubbotto chiuso per evitare che si veda il sangue.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma in giro non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 nessuno. Nemmeno Ousmane. Le luci arancioni del porto sono l\u2019unica compagnia al rumore dei suoi passi trascinati. Non una voce attorno, solo il silenzio dell\u2019aria notturna, mossa da singhiozzi di vento freddo e, di tanto in tanto, trafitta dal garrito asincrono dei gabbiani.<\/p>\n\n\n\n<p>Ora gli \u00e8 impossibile ritrovare l\u2019arabo e proporre scambi. Esausto, decide di rannicchiarsi in un angolo. Deve riposare.<\/p>\n\n\n\n<p>Una volta a terra, Saikou mette le mani in tasca. Le dita toccano i sassi del senegalese che sono sicuramente il motivo per cui lo hanno pestato di botte. Porta le pietre vicino agli occhi. Hanno riflessi perlacei. Ne fa scivolare una sopra il cucchiaio storto e lurido che aveva trovato a terra. Si sistema meglio, d\u00e0 due colpi all\u2019accendino e comincia a tirare attraverso il piccolo tubo crepato, avidamente, come prima aveva visto fare al biondo. Trattiene il vapore fin quasi a soffocare.<\/p>\n\n\n\n<p>Il sapore del sangue gli impasta la bocca.<\/p>\n\n\n\n<p>Non \u00e8 la roba dell\u2019arabo, ma sente qualcosa. Butta sul cucchiaio anche l\u2019altro sasso. \u00c8 di nuovo nel vortice di una gioia che sta tutta al di fuori di lui e che nel mondo reale gli \u00e8 preclusa. Non avverte pi\u00f9 dolore; anche la mandibola smette di far male. Tutto svanisce, perde peso. Ora sta scivolando di schiena, su un piano inclinato. Comincia a rotolare all\u2019indietro. Mentre cade, con il movimento irregolare di una foglia staccata dall\u2019albero, arriva la prima botta e poi, passati pochi secondi, un\u2019altra, improvvisa, che gli d\u00e0 vibrazioni di piacere fino alla tachicardia.<\/p>\n\n\n\n<p>Fra l&#8217;una e l&#8217;altra, sente distintamente il tonfo sordo della sua testa sull\u2019asfalto. Lui per\u00f2 \u00e8 ormai fuori dal proprio corpo. \u00c8 l\u00ec, osserva, e non pu\u00f2 far nulla.<\/p>\n\n\n\n<p>Sulla sua spalla gli sembra di vedere l\u2019impronta di una piccola mano che preme. Saikou vorrebbe posare la sua sopra. Vorrebbe dire: \u201cScusami\u201d. Vorrebbe piangere, ma le lacrime, dagli occhi gonfi, chiusi e tumefatti, proprio non escono.<\/p>\n\n\n\n<p>Lentamente, torna in s\u00e9. L\u2019odore del mare, intenso come mai, ancora una volta gli invade la mente. Come se venissero dal cielo, dall\u2019alto, calano le mani di Ousmane. E, dal nulla pi\u00f9 lontano, la sua voce di fratello che gli dice: &#8220;Saikou, alzati&#8230; dai&#8221;.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_51517\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"51517\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cSaikou, alzati, dai &#8230; Girano gli sbirri. 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