{"id":51473,"date":"2023-05-17T11:39:43","date_gmt":"2023-05-17T10:39:43","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=51473"},"modified":"2023-05-17T11:39:44","modified_gmt":"2023-05-17T10:39:44","slug":"premio-racconti-nella-rete-2023-il-villaggio-di-mila-papucci","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=51473","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2023 &#8220;Il Villaggio&#8221; di Mila Papucci"},"content":{"rendered":"\n<p>La luce fioca della candela mandava ombre lunghe sul foglio. Nel buio della sala era l\u2019unica luce, ma l\u2019uomo non sembrava preoccuparsene. Chino sul tavolo, una matita in mano, osservava le linee dritte e nere e le tracce tonde delle note, le sue labbra si muovevano in un sussurro appena ritmato, gli occhi due sottili fessure a scrutare oltre quei graffi sul foglio, in una pianura lunga avvolta nella nebbia del mattino, da cui si levava un chiarore irreale di sole.<\/p>\n\n\n\n<p>I camini delle case spuntavano lenti da quel mare grigio, uno qua, uno l\u00e0, come bambini che svegliandosi allungano le braccia a scacciare le ultime ombre del sonno.<\/p>\n\n\n\n<p>Le note si levarono lente dal clarinetto, si librarono un attimo nell\u2019aria prima di essere sommerse da altre note. Luci cominciavano a farsi strada nella nebbia.<\/p>\n\n\n\n<p>Un cameriere apparve sulla porta della sala, scrut\u00f2 un attimo dentro, tra le file di tavoli deserti, si accorse di quell\u2019unica luce l\u00e0 in fondo, vicino alla parete a vetri, e si mosse per andarla a spegnere. Era tardi, il suo turno stava per finire, e non vedeva l\u2019ora di andarsene.<\/p>\n\n\n\n<p>Fu un cambiamento nell\u2019ombra che la candela proiettava sulla vetrata a fargli accorgere dell\u2019uomo vestito di scuro, la cui ombra si confondeva con le ombre delle sedie. Rimase un attimo indeciso, poi alz\u00f2 le spalle e torn\u00f2 indietro. Era quel musicista straniero, sicuramente non l\u2019avrebbe capito, e poi non aveva voglia di perdere tempo. Forse ci avrebbe pensato lui a spegnere la candela andandosene, e se no si sarebbe spenta da s\u00e9, era quasi finita, e se anche&#8230; l\u2019albergo era mica suo.<\/p>\n\n\n\n<p>Delle elucubrazioni del cameriere l\u2019uomo chino sul tavolo non avrebbe mai saputo niente: non lo aveva nemmeno sentito entrare. Aveva deposto la matita e stava suonando di l\u00e0 dal foglio col pentagramma, con gli occhi socchiusi, le labbra incollate all\u2019ancia, la testa che si muoveva lieve a seguire il flusso della musica.<\/p>\n\n\n\n<p>Voci di donne risuonavano in mezzo alla nebbia, le finestre si accendevano di giallo, come occhi che si aprono sonnacchiosi sul nuovo giorno.<\/p>\n\n\n\n<p>I bambini scendevano dai letti; un rapido salto nel bagno e poi si avviavano, maglioni infilati a met\u00e0 e scarpe slacciate, nelle cucine tiepide; i vecchi si portavano lentamente sulla soglia di casa a guardare com\u2019era il giorno che stava spuntando.<\/p>\n\n\n\n<p>Le note ora si erano infilate in una casa, la esploravano con toni ora acuti ora pi\u00f9 bassi: sulla stufa un bollitore sobbalzava tra sbuffi di vapore, mentre dalla teiera sulla tavola un caldo aroma si diffondeva per le stanze. Un gatto bianco e nero attravers\u00f2 il corridoio e si ferm\u00f2 sulla porta della cucina, annusando la pancetta rosolata: rest\u00f2 col naso per aria qualche secondo, prima che lo scalpicc\u00eco dei piedi dietro a lui spezzasse l\u2019incantesimo. Con un balzo si rifugi\u00f2 nell\u2019angolo vicino alla porta di uscita.<\/p>\n\n\n\n<p>Le note diventarono pi\u00f9 affollate, ma ancora il ritmo era disteso, le strofe lasciavano il posto alle strofe, senza pestarsi i piedi.<\/p>\n\n\n\n<p>Alla luce della candela l\u2019uomo si ferm\u00f2 un attimo, pos\u00f2 lo strumento e riprese la matita. Con la mano per aria chiuse del tutto gli occhi e cerc\u00f2 di riportare alla mente l\u2019immagine del piccolo paese finlandese, con le sue case rivestite di legno, le stradine nitide e ordinate come scolaretti in fila, la chiesa piccola e bianca nella piazzetta. Un po\u2019 come certi paesini delle Dolomiti, forse per questo gli era rimasto impresso; nel suo continuo girovagare da un posto all\u2019altro era stato come ritrovare d\u2019improvviso le sue montagne, che gli costavano cos\u00ec tanta fatica ma gli regalavano momenti di assoluto. Proprio come la musica.<\/p>\n\n\n\n<p>Le porte si spalancavano e i bambini correvano fuori, con gli zaini che sbattevano sulla schiena, incontro al grosso autobus giallo che saliva piano verso il paese, suonando il clacson a ogni curva e suscitando ogni volta voli di uccelli dagli alberi. I copriorecchie del berretto di pelo dell\u2019autista andavano su e gi\u00f9 come piccole ali tutte le volte che frenava ad una fermata, e questo divertiva moltissimo i bambini.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019uomo si permise un sospiro, e socchiuse gli occhi.<\/p>\n\n\n\n<p>I bambini \u2013 altri bambini &#8211; uscivano dal portone di casa, per mano alla mamma, uno di qua l\u2019altro di l\u00e0. Gli zaini colorati sui giacconi imbottiti li facevano sembrare due orsetti, uno appena un po\u2019 pi\u00f9 grande dell\u2019altro. Da sotto le ciocche di capelli castani che sfuggivano al berretto verde dei New Yorkers gli occhi del pi\u00f9 grande luccicavano scuri, pronti a scappare dietro a qualsiasi cosa che passasse davanti. Il pi\u00f9 piccolo, berretto uguale ma nero, camminava guardando dritto di fronte a s\u00e9, la manina fiduciosamente aggrappata a quella della mamma.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019uomo li guardava da una distanza senza tempo. Alz\u00f2 una mano verso gli occhi a chiudere quella finestra, ma gli orsetti erano ancora l\u00ec dietro le palpebre, percorrevano le vie affollate della grande citt\u00e0, la madre in mezzo a loro, attenta a trattenere le dita del pi\u00f9 grande che cercavano di sfuggire. Davanti alla scuola il bambino si divincol\u00f2 con furia, grid\u00f2 un veloce \u201cciao, mamma!\u201d e piomb\u00f2 in mezzo ad un gruppo di ragazzetti davanti all\u2019entrata; il fratellino alz\u00f2 gli occhi su sua madre che si chin\u00f2 a baciarlo, lasci\u00f2 con un sorriso la calda presa della sua mano e si avvi\u00f2 tranquillo verso i gradini. Lei rimase a guardarli entrare, poi si volt\u00f2 piano.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019uomo azion\u00f2 il comando che alzava il vetro del finestrino e l\u2019auto si stacc\u00f2 con uno scatto dal marciapiede; la valigia sul sedile dietro barcoll\u00f2 un attimo indecisa, poi torn\u00f2 a posto.<\/p>\n\n\n\n<p>La matita cal\u00f2 di nuovo sul foglio, ma ora le note sembravano non avere pi\u00f9 forza, formavano un groviglio nerastro e appiccicoso da cui non usciva nessun suono.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019uomo cerc\u00f2 di ritornare nel villaggio, di seguire la corsa dei bambini verso il grosso pullman giallo, di disperdere nelle loro grida, nell\u2019abbaiare dei cani, negli stridii degli uccelli, le voci dei suoi bambini. Graffi\u00f2 sul foglio l\u2019alzarsi e abbassarsi degli zaini in corsa, le raccomandazioni delle mamme, il pesticciare delle scarpe, le nuvolette di fiato, l\u2019ansimare dello scuolabus fermo ad aspettarli a motore acceso, l\u2019arrembaggio ai posti migliori \u2013 quelli dietro &#8211; tra strilli e proteste.<\/p>\n\n\n\n<p>Riport\u00f2 alla bocca il suo strumento: le dita corsero a chiudere le chiavi, veloci, sempre pi\u00f9 veloci. Il fiato sembrava non farcela a chiudere la strofa, le guance erano gonfie, l\u2019aria l\u2019aria l\u2019aria, sembrava inghiottita tutta. Fino all\u2019ultima nota.<\/p>\n\n\n\n<p>Fino a che il pesante scuolabus imbocc\u00f2 la strada che usciva dal paese, i cani andarono a cercarsi altrove qualche gatto da inseguire, gli uccelli tornarono a posarsi sugli alberi della piazza e il musicista vide che i finestrini erano ormai tutti decorati di faccine arrossate; nel finestrone posteriore le faccette si volsero a salutare, occhi scuri seri sotto i berretti colorati, i berretti dei New Yorkers.<\/p>\n\n\n\n<p>C\u2019era una pausa qui, certo che c\u2019era. L\u2019uomo riprese la matita e volse lo sguardo verso la gelida sera di inizio dicembre che premeva sul vetro. Nella via su cui si affacciava la finestra della grande sala, nessuno per strada. Lenti fiocchi di neve cadevano sui lampioni intirizziti, danzando per un breve attimo nella loro luce prima di sciogliersi a terra. Rare macchine passavano dirette ai ristoranti o ai locali notturni, fantasmi scuri dietro al volante: se solo avesse potuto fermarne uno, uno solo, per parlare del pi\u00f9 e del meno, sentirsi un uomo qualunque in un reale mondo qualunque.<\/p>\n\n\n\n<p>Di l\u00e0 dalla strada le luci che filtravano dalle case spandevano un tepore intimo, di affetti raccolti dal chiasso del giorno, riuniti intorno ad una tavola, sdraiati su soffici tappeti, accoccolati su comodi divani, davanti al fuoco di un camino.<\/p>\n\n\n\n<p>Il musicista distolse lo sguardo dalla finestra, si pass\u00f2 una mano stanca sugli occhi, spost\u00f2 nella parte pi\u00f9 remota della sua mente le stanze della sua casa lontana, con i giochi dei bambini, il pianoforte, il tavolo coperto della sua musica che doveva spostare per far posto ai libri dei figli, lo sguardo corrucciato di sua moglie ad ogni partenza e ad ogni ritorno, chiuse via il senso di colpa nella pi\u00f9 piccola delle stanze e si appoggi\u00f2 con la schiena alla porta: davanti a lui c\u2019era pubblico, sopra di lui luci, e tutto dentro di lui, musica.<\/p>\n\n\n\n<p>Ora il villaggio era in piena luce; l\u2019autobus della scuola si era portato via insieme ai bambini gli ultimi avanzi di nebbia ed un sole freddo nel cielo sgombro sfidava la gente ad uscire. Le vie si riempirono di donne con le borse della spesa, avvolte in pesanti giacche colorate di lana; le ragazze pi\u00f9 giovani si accalcarono in giacconi di pelle e jeans intorno alla fermata dell\u2019autobus che portava in citt\u00e0, chiacchierando animatamente per scaldarsi.<\/p>\n\n\n\n<p>Qualche vecchia saliva piano i gradini della chiesa, mentre gli uomini pi\u00f9 anziani cercavano un diverso calore nell&#8217;unico bar del villaggio.<\/p>\n\n\n\n<p>Il ritmo era disteso ora, e la musica scivolava tra gli stivali delle massaie, si aggrappava agli scialli scuri delle vecchie e si tirava su, fino alle spalle curve, per poi lasciarsi cadere intimorita \u2013 lenta e quasi solenne \u2013 sugli inginocchiatoi della chiesa e riscappare fuori, in quell\u2019aria tersa e gelida &#8211; in crescendo ora &#8211; intrufolandosi tra le chiacchiere delle ragazze &#8211; veloce, pi\u00f9 veloce &#8211; ridendo delle loro risa, seguendo i vecchi nel locale fumoso e caldo, e poi uscendone tossendo per inseguire un bimbo che si gettava con lo slittino gi\u00f9 per una discesa. L\u2019ultimo accordo sfum\u00f2 nel mucchio di neve in cui si era fermato lo slittino, e ne segu\u00ec un lungo silenzio.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019uomo pos\u00f2 la matita, si stropicci\u00f2 gli occhi, ripass\u00f2 mentalmente le ultime note, sent\u00ec quell\u2019ultimo accordo vibrargli in gola, e si permise un breve sorriso.<\/p>\n\n\n\n<p>Domattina \u2013 pens\u00f2 mentre raccoglieva i suoi fogli e lasciava la sala, senza spegnere la candela. <\/p>\n\n\n\n<p>Domattina presto, prima che vadano a scuola, li chiamo.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_51473\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"51473\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La luce fioca della candela mandava ombre lunghe sul foglio. 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