{"id":51334,"date":"2023-05-10T23:12:32","date_gmt":"2023-05-10T22:12:32","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=51334"},"modified":"2023-05-11T17:18:26","modified_gmt":"2023-05-11T16:18:26","slug":"__trashed-41","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=51334","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2023 &#8220;Giovanni&#8221; di Alessandra La Terra"},"content":{"rendered":"\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>La moglie se ne and\u00f2 un giorno che il vialetto era giallo di narcisi e minuscole veroniche si scomponevano qua e l\u00e0; l\u2019aria era leggera, quasi una ballerina sulle punte; lei si trascin\u00f2 lentamente la porta dietro di s\u00e9 come se oltre non ci fosse nulla, al massimo uno spostamento d\u2019aria, qualcosa lasciato al vento; invece c\u2019era suo marito.<\/p>\n\n\n\n<p>Giovanni rimase nella piccola stanza come in attesa di qualcosa; gli occhi buoni brillavano in modo disumano e lui affondava le braccia nelle tasche dei pantaloni di flanella, le dita nodose immobili, curvo, grigio e insipido come la vita l\u2019aveva reso; per la sua et\u00e0 sembrava quasi decrepito, i capelli pochi e grigiastri, il viso allungato, un po\u2019 rugoso. Tutti si domandavano come Teresa se lo fosse sposato, bella in un modo che non si poteva nascondere n\u00e9 attenuare, la bocca perfetta atteggiata a sorrisi sempre necessari, separati dal cuore; gli occhi due perle nere e i capelli corvini acconciati come di chi se li cura molto. Ogni mattina infilava la strada assieme al gruppetto di donne tutte uguali che prendevano il pullman per andare a lavorare in citt\u00e0; le donne camminavano a coppie tenendosi a braccetto, un po\u2019 curve sotto il peso del freddo e della nebbia invernale e parlando fitto fitto, senza pause; Teresa invece moderava le parole, le soppesava e veniva da lasciarlo il suo braccio perch\u00e9 di amicizia o di affetto ne passava appena e a volte sembrava fatto di ghiaccio. Nessuno vedeva attraverso la luce nerissima dei suoi occhi la quotidiana insofferenza verso i ritmi sempre uguali della vita e del mondo cos\u00ec, quando spar\u00ec, tutti si meravigliarono e non parlavano d\u2019altro.<\/p>\n\n\n\n<p>Giovanni prese a stare sul balcone, lo si vedeva ogni giorno, una linea di sofferenza incurvata sulla balaustra di cemento con accanto un posacenere; guardava le donne andare al lavoro e forse si immaginava Teresa, che con la sua bellezza rompeva quella riga tutta uguale; a volte gli sembrava di sentire il suo nome e il nome gli si agganciava al cuore come un amo alla bocca di un pesce; le donne chiacchieravano, immaginavano, fantasticavano, abbassavano la voce quando passavano in fila sotto il suo balcone <em>Ma dove pu\u00f2 essere andata? Sar\u00e0 sicuramente scappata, magari con uno pi\u00f9 giovane, E certo da quella casa mai un urlo mai una litigata cosa volevi che succedesse? <\/em>A tutti parve di vedere Teresa almeno una volta, ancora pi\u00f9 giovane dei suoi quarant\u2019anni, alcuni forse ne intravidero in mezzo alla folla il sorriso assai bianco, altri i due occhi nerissimi ma poi prendeva a dissolversi, come una visione, come una suggestione, come il desiderio di collocarla in uno spazio definito dopo tutti quegli anni trascorsi a falcare la stradina aggrappate al suo braccio di ghiaccio. Ma nessuno fu mai sicuro di averla vista, nessuno forse la vide mai pi\u00f9.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019aria ingrigiva di fumo e il pensiero di Giovanni rimaneva quel nulla che solo il dolore lancinante di una perdita pu\u00f2 fare esistere. Smise di mangiare e divenne una linea, semi invisibile, i vestiti quasi enormi, le scarpe lunghissime, la faccia una forma di creta scavata. Se ne stava con le mani a penzoloni e una sigaretta tra indice e medio quasi lasciata scivolare; lo sguardo plumbeo e perso scivolava pure lui, la bocca sottilissima che pareva una ferita in un lembo di pelle inespressivo. Cos\u00ec i figli un giorno si presentarono a casa con un labrador. Il cane gli scodinzol\u00f2 tra le gambe, i suoi occhi gli incontrarono il cuore, vagarono in quel vuoto a lungo e l\u00ec si fermarono.<\/p>\n\n\n\n<p>La mattina la fila delle donne incontrava Giovanni e il cane, <em>Ciao Giovanni! <\/em>gli dicevano squillando nella voce la felicit\u00e0 di non vederlo pi\u00f9 solo. Giovanni salutava con un cenno, quasi si schermiva e imboccava la stradina sterrata che si snodava lungo la campagna, assaporando l\u2019odore dolciastro del riso che proveniva dalle risaie, quello aspro del vino e il profumo ovattato e caldo della terra rimestata dagli aratri. Giovanni parlava a Lucky, cos\u00ec l\u2019aveva chiamato perch\u00e9 averlo in torno era stato proprio un colpo di fortuna, come una delle donne in quella fila a braccetto: gli parlava fitto fitto, gli raccontava di Teresa, di come l\u2019aveva incontrata bellissima tra le amiche, di quel suo modo di parlare buffo una volta che dalla Calabria era salita al Nord, di come non amasse la nebbia e il freddo. <em>Forse se ne \u00e8 sempre voluta andare, sai Lucky? Forse non \u00e8 mai venuta qui con me, \u00e8 sempre stata via.<\/em> Lucky capiva, lo guardava con uno sguardo pieno di una comprensione incontrollata, poi iniziava a correre dietro ai piccioni e a disegnare attorno a Giovanni cerchi di polvere. Fu cos\u00ec per tutti gli anni a venire, anni in cui le persone a volte si chiedevano ancora perch\u00e9 Teresa se ne fosse andata e non seppero mai la risposta; Lucky invece sapeva tutto e seguiva il suo padrone anche sotto il peso della pioggia, della neve e dell\u2019et\u00e0, il passo spezzato come la sofferenza fa implacabilmente con certe vite. Pi\u00f9 gli anni passavano, pi\u00f9 Lucky allentava il suo passo e Giovanni giorno dopo giorno capiva che nel suo cuore presto ci sarebbe stato anche quel vuoto.<\/p>\n\n\n\n<p>Lucky se ne and\u00f2 una notte, le stelle chiarissime nel cielo infarinato dalla luna, il cuore di Giovanni sciolto in quel senso di morte che lascia l\u2019irreversibile assenza dell\u2019amore; Giovanni lo prese in braccio con la tenerezza di un padre e lo seppell\u00ec nella campagna, in mezzo ad un piccolo cumulo di pioppi che sembravano formare un laghetto argentato, quando il vento rivoltava il loro fogliame leggero. Da l\u00ec il cane avrebbe sentito lo schiamazzare dei piccioni e l\u2019odore acre del vino e i racconti di Giovanni che ogni giorno prendeva la stradina e si perdeva nella campagna sino a quel lago di pioppi; si sedeva lento e affaticato affianco al cane e iniziava a parlare fitto fitto, come chi ha da raccontare una vita intera. Accarezzava il cumulo di terra, accarezzava Lucky e parlava in quel suo modo senza pause. Le donne lo incontravano ogni mattina, le braccia a penzoloni e un minuzzolo di mozzicone che pareva bruciargli le dita; lui ricambiava il loro saluto con un cenno brevissimo, lo sguardo nemmeno sbieco di chi non vede pi\u00f9 nulla; certi giorni l\u2019uomo sembrava una pennellata data per caso nell\u2019aria.<\/p>\n\n\n\n<p>Una mattina la fila di donne non lo incontr\u00f2 e nemmeno la mattina dopo.<\/p>\n\n\n\n<p>Di ritorno dal lavoro andarono a cercarlo, si unirono i mariti e a loro i figli di Giovanni e le voci si ricalcavano le une sulle altre con un filo di speranza che ciondolava incerto; il sole era alto nel cielo e l\u2019aria ancora fresca e alla fine lo videro, lo sguardo chiuso e la bocca socchiusa in chiss\u00e0 quale parola ( forse un ti amo, forse Teresa, forse nulla ); se ne stava steso nel laghetto argentato di pioppi, abbracciando il cumulo di terra e sembrava chiedesse solo di rimanere l\u00ec.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_51334\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"51334\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La moglie se ne and\u00f2 un giorno che il vialetto era giallo di narcisi e minuscole veroniche si scomponevano qua e l\u00e0; 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