{"id":51125,"date":"2023-05-01T12:30:22","date_gmt":"2023-05-01T11:30:22","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=51125"},"modified":"2023-05-01T12:30:23","modified_gmt":"2023-05-01T11:30:23","slug":"premio-racconti-nella-rete-2023-il-gioco-delloca-di-gloria-vizzini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=51125","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2023 &#8220;Il gioco dell&#8217;oca&#8221; di Gloria Vizzini"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-medium-font-size\">DAVANTI AL CAMINO<\/p>\n\n\n\n<p>Un pomeriggio a casa mia, nello studio le librerie con le scrivanie in legno di due colori, a contrasto: scure nella struttura con elementi chiari: beige il piano di lavoro nelle scrivanie, marrone scuro la struttura. Poltrone a contrasto: scure nella seduta, chiare nello schienale, di tessuto traspirante, comode. Anche la disposizione delle scrivanie, la mia e quella di Edoardo, \u00e8 a contrasto, una di fronte all\u2019altra ma con i contorni che combaciano: come i nostri caratteri. Calmo lui, impaziente io, insieme completi. Le scrivanie con lo spazio per lui di poggiare i fascicoli, per me il computer, libri, quaderni, e soprattutto agende. Ne ho una da tavolo e una per il lavoro.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; <em>Non sa nemmeno parlare, ed \u00e8 in Parlamento.<\/em> Dico io, quasi prendendomela con lui.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; <em>Pu\u00f2 essere, magari \u00e8 un\u2019incapace, ma per il momento \u00e8 l\u00ec.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>&#8211; E pensi che pu\u00f2 fare qualcosa per noi? Guarda questo video, senti cosa dice! No, dai, lo trovo assurdo, tu no?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>&#8211; Se non ti sta bene, candidati e vai tu. <\/em>Risponde Edoardo, con un tono duro come la realt\u00e0.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>A Pisa avevo partecipato a riunioni, manifestazioni, cortei. Contro le guerre, contro la Bossi-Fini. Dai tempi dell\u2019universit\u00e0 ero animata da uno spirito combattivo, mescolato adesso agli ideali dell\u2019uno-vale-uno e dell\u2019onest\u00e0. Dopo il dottorato avevo insegnato per 10 anni da precaria nei licei, poi ero entrata di ruolo alle medie, a contatto con le energie esplosive dei pre-adolescenti. Volevo andare via da quella scuola. Adesso avevo pi\u00f9 di 30 anni. Se volevo cambiare le cose, ora o mai pi\u00f9.<\/p>\n\n\n\n<p>Edoardo, per\u00f2, non aveva tutti i torti: se la situazione non ci sta bene, bisogna alzarsi dal divano e muoversi per migliorarla. O quanto meno provarci. Altrimenti si perde il diritto alla lamentela.<\/p>\n\n\n\n<p>Non sapeva di avermi spinta all\u2019azione.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Un anno dopo, dicembre 2017, vacanze di Natale da mia suocera, mi trovo in cucina seduta sul divano; un divanetto a due posti, con una coperta per rinforzare la seduta un po\u2019 consumata dal tempo e dall\u2019uso. Accanto a me il caminetto acceso, a mattoncini rossi e cornice in marmo, sulla quale avevo poggiato i pochi strumenti con cui mi sentivo a mio agio: smartphone e tablet, un quaderno e una penna. Il resto della casa era gelato, i tetti molto alti, le stanze enormi, ma quell\u2019angolo era accogliente. Dovevo optare tra le feste in famiglia o fare qualcosa di diverso. Del focolare non mi sentivo custode. <em>Vada per qualcosa di diverso<\/em>. Il termine per presentarsi alle primarie scadeva il 31 dicembre, non potevo rimandare a dopo le feste, alla prossima volta, anche se ero in un\u2019altra citt\u00e0. Volevo gettarmi nella mischia, dare seguito ad un sentimento, un fuoco a volte acceso, a volte assopito sotto la cenere che per anni mi aveva coinvolta a preoccuparmi anche delle cose su cui non avevo alcun potere. Ero cresciuta sentendomi ripetere di essere fortunata ma in fin dei conti, a fronte di grandi sacrifici, possedevo un presente precario. Era difficile immaginare le conseguenze di quello che stavo per fare, qualora fosse andato a buon fine.<\/p>\n\n\n\n<p>Presi carta e penna. <em>Maturit\u00e0 Classica, Laurea in lettere, Master, Dottorato in filologia. Esperienze lavorative: insegnante. Interessi: Lettura, viaggi, yoga. <\/em>Aggiunsi<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\"><em>In un mondo dominato da ingiustizia e intolleranza \u00e8 difficile immaginare un futuro migliore, <\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\"><em>ma possiamo e dobbiamo farlo.&nbsp;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\">La protagonista di <em>Crocodile, <\/em>episodio di <em>Black Mirror<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Per una volta presi una decisione senza chiedere il permesso, senza dirlo a nessuno.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>E quella candidatura dal caminetto part\u00ec<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">ELEZIONE&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo aver trascorso la serata a guardare i risultati delle elezioni andai a letto con la frase di Edoardo: &#8211; <em>Mi dispiace, forse non ce l\u2019hai fatta. <\/em>Mi ero data tanto da fare in campagna elettorale, avevo rilasciato interviste sui problemi del collegio, partecipato ad un talk di una tv locale, ad un comizio a Pontedera sotto la pioggia. Alle 5 di mattina del 5 Marzo 2018 aprii gli occhi, accesi il telefono e vidi sul sito del Ministero dell\u2019Interno il mio nome con accanto la spunta verde. Eletta. <em>Sono stata eletta! <\/em>Dissi ad un Edoardo addormentato tirando via il piumino e saltando gi\u00f9 dal letto. Camminavo tra il tavolo da cucina e il divano quasi senza poggiare i piedi per terra.<\/p>\n\n\n\n<p>A pochissime donne viene perdonato il successo. Da allora mi ritrovai tra richieste e critiche. Tutti si aspettavano qualcosa per s\u00e9. All\u2019inizio mi travolsero, poi il mio collaboratore avrebbe fatto da filtro. C\u2019era il tizio che riteneva di subire torti dalla societ\u00e0 per cui lavorava, il medico che pensava che l\u2019ospedale fosse male organizzato, l\u2019appassionato di archeologia che era convinto che il Comune avesse sbagliato l\u2019intervento su un bene che lui conosceva da quando era piccino. Poi c\u2019erano i conoscenti. Smisi di portare i vestiti a quella lavanderia, perch\u00e9 uno dei titolari ogni volta mi chiedeva: &#8211; <em>Che fate per noi a Roma?<\/em>&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>E poi, i parenti. Il compagno della sorella: &#8211; <em>Scusa, ma se sapevi come farti eleggere, perch\u00e9 non lo hai detto anche a me<\/em> <em>che mi candidavo? <\/em>La suocera: &#8211; <em>Se quando ti sei candidata eri in questo focolare, qualcosa mi pare tocca pure a sto focolare. <\/em>Lo zio esagerava: &#8211; <em>Ti sei sistemata per tutta la vita. <\/em>L\u2019amico che non vedeva da 20 anni: &#8211; <em>Se ti serve un addetto stampa chiamami<\/em>. Anche i colleghi chiedevano: &#8211; <em>Mio figlio vorrebbe fare l\u2019insegnante di musica jazz, la fate una graduatoria apposta per loro?<\/em>&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>A Roma di solito avevano altri progetti, con cui le richieste non combaciavano.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Nessuno che conoscevo, per\u00f2, c\u2019era gi\u00e0 stato, quindi ero libera di costruire e di sbagliare. La prima seduta della Camera fu 20 giorni dopo l\u2019elezione, mi sembrarono infiniti. Non vedevo l\u2019ora di cambiar vita, mettere la sveglia pi\u00f9 tardi, uscire da quella routine di mattinate con gli studenti e tempo libero strappato agli impegni scolastici. Una nuova vita in cui sarei stata padrona del mio tempo. Che gioia. La conquista della libert\u00e0. La realt\u00e0 per\u00f2 si rivela diversa dalle aspettative.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La prima volta arrivai a Roma in taxi col tailleur e le scarpe nuove. Primo di una lunga serie di completi eleganti ma di cui mi sarei disfatta volentieri. Le strade grandi, i palazzi antichi, imponenti, l\u2019Altare della Patria.<\/p>\n\n\n\n<p>All\u2019ingresso due carabinieri mi facevano il saluto sbattendo i tacchi. <em>Buongiorno onorevole! <\/em>I commessi mi cedevano il passo e mi aprivano le porte. Avrei scoperto a mie spese che erano pesantissime.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">ESPULSIONE<\/p>\n\n\n\n<p>Tanta bellezza a Roma, tanta asfissia nel Palazzo. I corridoi, le sale eleganti, quadri fregi e busti col racconto della storia d\u2019Italia, marmo nei muri e nei pavimenti, nelle scale, nei bagni. E poi, l\u2019aula. La prima volta che vidi l\u2019emiciclo rimasi senza fiato: le strutture in legno, il fregio, gli scranni rosso scuro, e poi il velario liberty in vetro che la illuminava. Scoprii solo dopo e durante una delle prime sedute serali che l\u2019illuminazione era artificiale e mimava senza riuscirci la luce solare.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>In quel teatro conobbi amici e nemici all\u2019interno dello stesso gruppo e imparai quanto enorme possa essere la distanza di idee.<\/p>\n\n\n\n<p>Il momento del pranzo era in assoluto il pi\u00f9 carico di nervosismo. Il ristorante aveva meno posti rispetto ai potenziali commensali che arrivavano in fretta e furia e volevano mangiare subito. Era distribuito in quattro sale, con tavoli da 4, per\u00f2 ci si sedeva anche in 2, dove si trovava posto.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>I soffitti affrescati, tovaglie di stoffa, piatti posate e bicchieri con il logo blu.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><em><\/em>Si trattava, per\u00f2, di una mensa pronta a sfamare, in tempi rapidissimi, 630 persone. La qualit\u00e0 non era quella su cui fantasticava lo zio: <em>Eh, l\u00e0 mangiano aragoste, cibi raffinati<\/em>. I camerieri erano molto ossequiosi. Una volta una collega reclam\u00f2 per delle caserecce cavolo romano e pecorino.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; <em>La pasta \u00e8 troppo cotta. Non la mangio cos\u00ec.&nbsp;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>&#8211; Onorevole, gliela faccio rifare subito. <\/em>E subito l\u00ec aveva il significato che dovrebbe avere, ma non bast\u00f2.<\/p>\n\n\n\n<p><em>&#8211; No, no, non mi va pi\u00f9.&nbsp;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em><\/em>Non mi piaceva che dei lavoratori venissero trattati cos\u00ec. Tutti malissimo, tranne uno. Il pi\u00f9 anziano. Replicava a suon di battute e tacitava gli onorevoli pi\u00f9 capricciosi. Quando la solita collega disse: <em>&nbsp;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>&#8211; Ma si rende conto che vita facciamo, dobbiamo mangiare cos\u00ec in fretta, non abbiamo tempo, poi siamo lontani da casa, dobbiamo viaggiare.&nbsp;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>&#8211; Per il suo stipendio e per 5 anni lo farei pure io.&nbsp;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em><\/em>Mai osservazione fu pi\u00f9 giusta. Non era possibile cercare solidariet\u00e0 con lui.<\/p>\n\n\n\n<p>I patti violati, i percorsi opachi. Ad ogni cambio di rotta, ad ogni ideale tradito, dicevano: <em>le condizioni sono cambiate <\/em>oppure: <em>\u00e8 stata una decisione collegiale del Governo.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp; Discutevo con la pi\u00f9 battagliera delle colleghe agitando le braccia e camminando lungo il tappeto rosso al centro del grande corridoio con i divani di pelle ai lati, consunti ma morbidi, comodissimi. Entrammo alla <em>buvette<\/em> a prendere un caff\u00e8. Anche questo era un momento di nervosismo. Bisognava guadagnarsi il posto al bancone non semplicemente sgomitando, ma imponendo il proprio corpo, la propria postura. Di solito arrivava subito il caff\u00e8, a volte senza chiederlo perch\u00e9 i camerieri ne facevano a ripetizione. Poi si andava alla cassa dicendo semplicemente il proprio nome. Non si sorseggiava, non era un break rilassante. Era un momento da urlo o da saluto cerimonioso.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>A casa mia, nel silenzio circondato dal verde, il traffico romano e i suoi conflitti mi sembravano un po\u2019 pi\u00f9 lontani.<\/p>\n\n\n\n<p>La telefonata del giornalista arriv\u00f2 ad ora di cena, in cui di solito lascio andare i pensieri e le preoccupazioni della giornata.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; <em>Ti hanno espulsa.&nbsp;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>&#8211; Ah. Me l<\/em>\u2019<em>aspettavo.&nbsp;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>&#8211; \u00c8 scritto su fb.&nbsp;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Una fitta allo stomaco.<\/p>\n\n\n\n<p>Ero in cucina. Tutto in quella stanza emanava luce, anche se era sera: il parquet in rovere bianco, i tappeti, i quadri alle pareti con le foto dei luoghi del cuore, la cucina color crema. Restai in piedi. Non un messaggio una telefonata un incontro. Un post. La politica 2.0. Meglio far sapere prima ai follower, che d\u2019altronde mostrarono identica carenza di stile.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><em>Adesso ti dimetti? <\/em><em>Tornatene dai tuoi alunni!&nbsp;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Quella notte non dormii. Trascorsi il giorno successivo a rispondere ai messaggi. Di affetto per la maggior parte. Ma constatai che c&#8217;era chi aveva il coraggio di fare dietrologia:&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><em>Lo fai per tenerti i soldi!<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Siccome da tempo avevo dovuto arrendermi ad un mondo abbruttito, la cosa non mi stup\u00ec. La rete spesso trasmette confusione, paura, a volte odio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\"><em>Hanno espulso me per silenziare tutti gli altri.&nbsp;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\">Intervista all\u2019<em>Huffington Post<\/em>, 4 Luglio 2019<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left\">Ripartii per Roma. A luglio si soffocava, ma in albergo dovevo dormire col piumino. Era un ex convento di suore ristrutturato, quindi, contrariamente alla maggior parte degli alberghi romani, spazioso. Con grandi corridoi e stanze tutte matrimoniali. E l\u2019aria condizionata fissa. Da quando avevo lasciato il bilocale del quartiere Monti in cui ero stata in affitto per pi\u00f9 di un anno, ero solita soggiornare l\u00ec. Aveva aperto da poco ed il personale era alla mano, fu il mio rifugio protetto per quasi 4 anni.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi chiam\u00f2 un avvocato. <em>Vuoi fargli causa? <\/em>Tutti mi tiravano per la giacca. Mentre schivavo i turisti di via del Corso parlai al telefono con un dirigente di un partito storico: &#8211; <em>Non ci posso credere che ti hanno trattata cos\u00ec. \u00c8 una questione di eleganza. Vieni con noi, lo dico senza secondi fini.<\/em> La gentilezza delle sue parole allent\u00f2 un po\u2019 la tensione dei miei muscoli. Mi faceva male la testa all\u2019altezza dell\u2019occhio destro, chiamai il dottore e spiegai i miei sintomi. &#8211; <em>Torni subito a Pisa! <\/em>Fu la risposta. Andai in albergo a prendere le mie cose e dissi al receptionist che non mi sentivo bene.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; <em>Va bene. Mi dispiace.&nbsp;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>&#8211; Pago lo stesso la camera.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>&#8211; No, non si preoccupi.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Mi commosse la comprensione.<\/p>\n\n\n\n<p>Presi un taxi e il tassista ad un certo punto tir\u00f2 fuori un santino dal cruscotto: &#8211; <em>Guardi, me l<\/em>\u2019<em>ha dato una signora che ho accompagnato stamattina a ritirare un esame ed \u00e8 andato bene. L<\/em>\u2019<em>importante \u00e8 la salute. <\/em>Piansi. In mezzo al traffico di una citt\u00e0 in cui sentivo non ci fossero persone a me amiche.<\/p>\n\n\n\n<p>Non volevo pi\u00f9 pensare a quegli stronzi, non volevo prendermela pi\u00f9.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Fu una promessa a me stessa e la mantenni.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">RITROVARE L\u2019EQUILIBRIO<\/p>\n\n\n\n<p>Avevo fiaccato il fisico con una campagna elettorale estenuante, sedute fiume alla Camera, poi spostamenti, liti. E il mio corpo aveva detto basta. I nervi decretarono <em>non ce la facciamo pi\u00f9<\/em>.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Quando tornavo a casa nel week end, sentivo pi\u00f9 conforto a rispondere alle richieste d\u2019incontro o d\u2019intervento dal divano, seduta a gambe incrociate. Ogni giorno, appena sveglia, leggevo la rassegna stampa. Era un rito che mi metteva problemi in testa fin dal mattino. Non praticavo pi\u00f9 yoga e ad un evento serale, nella sala spoglia del dopolavoro ferroviario, dissi ad un amico: <em>&#8211; Prima stavo bene, ora ho dolori in tutto il corpo<\/em>.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo l\u2019elezione, decisi di fare mezz\u2019ora di yoga, ma interruppi pi\u00f9 volte la pratica per rispondere ai messaggi che arrivavano. Impensabile fino a qualche mese prima.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo l\u2019espulsione, mi iscrissi ad un corso per insegnanti yoga presso una famosa scuola fiorentina, diretta da una sorta di guru che si faceva chiamare <em>Il Supremo, <\/em>e che ci rivel\u00f2 che per non ammalarsi bisognava fare una doccia fredda al mattino.<\/p>\n\n\n\n<p><em><\/em>Toglievo il tailleur e indossavo i leggings. Non sedevo sugli scranni di pelle, ma sul tappetino tra capelli caduti e piedi. Alla Camera, discorsi urlati; nella scuola yoga, ascolto degli altri e del proprio corpo. A pranzo non andavo alla <em>buvette<\/em> trovando cibo fumante servito da camerieri solerti, ma al vegano, dove ci facevamo fare un piatto unico e mangiavamo stretti stretti, o fuori seduti sul marciapiede ma senza inutili lamentele. Ogni week end, prima di cominciare con la pratica, il <em>Supremo<\/em> suonava la chitarra e accompagnava dei canti in sanscrito, una volta dissi ad una collega: &#8211; <em>Ma scusa, se proprio dobbiamo inneggiare ad un dio, non posso rivolgermi al mio? Perch\u00e9 dobbiamo cantare il nome di Shiva? <\/em>Da allora diventai quella che non cantava.<\/p>\n\n\n\n<p>Avevo scoperto che l\u2019equilibrio del corpo si rompe quando viene a mancare quello della mente. &#8211; <em>\u00c8 lo stress di Roma<\/em>, dicevo. Aggiunsi pratiche a pratiche, esercitando il corpo e la mente, meditando, partecipando a ritiri.&nbsp; Partecipai ad un ritiro a Pomaia, in un monastero buddista. Era in mezzo al verde della colline dolci nel comune di Santa Luce, appena si entrava si respirava un\u2019aria di calma: giardini meravigliosi, statue di Buddha, le offerte di fiori, le stupe, le ruote con i mantra. Casette in legno. Dovevamo stare per tre giorni in silenzio alternando meditazione seduta a camminata. Poco male, tanto io non conoscevo nessuno e non avevo voglia di parlare, raccontare cosa facevo per vivere. Appena arrivati la maestra che conduceva il ritiro disse: &#8211; <em>Affrontate il ritiro con cuore leggero.<\/em> <em>Badate all\u2019emozione, non al pensiero. <\/em>Per tre giorni allontanai dalla mente tutte le situazioni tossiche. Imparai che i periodi difficili possono essere fecondi e che le notti oscure vanno bene, a patto che non ci agitiamo. Se impariamo a non agitarci, ad avere fiducia, la notte diventa feconda.&nbsp; Provavo a riportare indietro le lancette dell\u2019orologio. Ma non si pu\u00f2, non ci si bagna nella stessa acqua, l\u2019avevo imparato a scuola, quindi dovevo accettare di essere una nuova versione di me stessa. Abbandonarmi al flusso. &#8211; <em>Non c\u2019\u00e8 niente che pu\u00f2 resistere al cambiamento,<\/em> diceva il <em>Supremo<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">TORNARE AL LAVORO DI PRIMA<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\"><em>Della guerra era stanca ormai, al lavoro di un tempo tornerei.&nbsp;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\">Fabrizio De Andr\u00e8, <em>Giovanna D\u2019Arco<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Arriv\u00f2 il tempo di appendere l\u2019ascia al chiodo. Ero ritornata. La sveglia presto al mattino, i colleghi deprimenti che mi scaricano addosso impegni e frustrazioni, le riunioni inutili e continue, la routine di tutti i giorni. Lo stesso tragitto verso il lavoro e la campana alle 8.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Gioco dell\u2019oca. Dove l\u2019oca incontra la morte e ricomincia il gioco. Si riparte dal via.<\/em>&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>In fondo, ogni lavoro ha la sua routine: anche se consiste di viaggi e spostamenti. Viaggiare prima era facile, facilissimo. Treni ed aerei gratuiti. Chiamavo e prenotavo un viaggio in treno, un volo. I treni che prenotavo, per\u00f2, portavano sempre l\u00e0, Roma Termini, e fare altri viaggi s\u00ec, potevo farlo, ma ci\u00f2 avrebbe significato stare fuori casa pi\u00f9 a lungo, perch\u00e9 tanto poi il viaggio per Roma arrivava sempre. Sul treno dormivo tantissimo, mi buttavo sui sedili stanchissima con le camicie di seta e i tailleur in <em>pied de poule<\/em>. Mi addormentavo con il cellulare in mano per mostrare al controllore il biglietto mentre ero in dormiveglia.<\/p>\n\n\n\n<p>Stamattina a scuola un ragazzo mi dice:&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; <em>Sa che c\u2019\u00e8 una pagina Wikipedia su di lei? <\/em>&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>S\u00ec, lo sapevo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Non mi perdo in bilanci, sarebbe potuta andare cos\u00ec, avrei potuto fare questo. Mi sono comportata facendo del mio meglio con gli strumenti che avevo a disposizione in quella determinata situazione. Ho fatto tanto, ho trovato la forza in situazioni difficili. \u00c8 vero, inutile negarlo, ho perso l\u2019entusiasmo e lo slancio iniziali, quando la realt\u00e0 si \u00e8 dimostrata differente rispetto al sogno, quando i giganti del cambiamento si sono rivelati piccoli uomini che guardavano esclusivamente al proprio giardino. I dadi mi fanno tornare indietro per andare avanti. Perdere sar\u00e0 vincere. Non posso fare altro che assecondare il flusso, ripercorrere pazientemente il cammino della spirale. Diversi giri, nessuno uguale all\u2019altro. Ricominciare il gioco.<\/p>\n\n\n\n<p>Sono con Sole, abbiamo attraversato una pioppeta, adesso siamo nei prati dove coltivano fieno. Non quest\u2019anno, non ancora. Lei corre scodinzolando. Non prego e non vado a messa, ma ringrazio Dio ogni giorno per Sole. L\u2019unico essere in grado di riconciliarmi con la vita. Sole non concepisce nulla che sia fuori dal momento presente: <em>ora<\/em> si mangia, <em>ora<\/em> si esce, <em>ora<\/em> si riposa, <em>ora<\/em> si gioca, con un legnetto con una lucertoluzza, vanno bene entrambi. Tutto si svolge qui.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>E io da qui ricomincio, riscoprendo la gioia di assaporare le cose antiche, consuete, che mi piacciono. Prepararmi una tazza di caff\u00e8 fumante, praticare yoga al buio mentre gli altri dormono. Uscire con Sole.<\/p>\n\n\n\n<p>Mai avrei creduto nella vita di poter imparare cos\u00ec tanto da un cane. Mi ha insegnato la gioia ad esempio. L\u2019umanit\u00e0. E quando penso che potrebbe venire a mancare, che verr\u00e0 a mancare, mi sento morire anch\u2019io. E mi sento anche un po\u2019 in colpa perch\u00e9 commetto l\u2019ennesimo errore. La guardo e lei mi dice con gli occhi che \u00e8 qui e vuole vivere il presente ed io stupida umana penso al futuro e sono triste per una cosa che ancora non \u00e8 avvenuta, allora le sorrido e gioco con lei. E andiamo ai laghetti, nel bosco, al parco. E a volte penso che la vita sia cos\u00ec: passare il tempo con gioia, e poi finisce e continua nello stesso modo per altri: animali, esseri umani, piante. Cos\u00ec da miliardi di anni. Non so se qualcuno l\u2019ha voluto, se c\u2019\u00e8 ordine in questo caos, so che oggi sono nel campo con Sole, l\u2019aria accarezza la mia pelle e non importa dove andremo, l\u2019importante \u00e8 che saremo insieme.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Senza compiere alcuno sforzo. La primavera arriva da s\u00e9, senza far nulla.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_51125\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"51125\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>DAVANTI AL CAMINO Un pomeriggio a casa mia, nello studio le librerie con le scrivanie in legno di due colori, a contrasto: scure nella struttura con elementi chiari: beige il piano di lavoro nelle scrivanie, marrone scuro la struttura. Poltrone a contrasto: scure nella seduta, chiare nello schienale, di tessuto traspirante, comode. 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