{"id":50739,"date":"2023-02-28T18:11:12","date_gmt":"2023-02-28T17:11:12","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=50739"},"modified":"2023-03-06T10:26:05","modified_gmt":"2023-03-06T09:26:05","slug":"premio-racconti-nella-rete-2023-di-rimando-di-raffaella-lettieri","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=50739","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2023 &#8220;Di rimando&#8221; di Raffaela Lettieri"},"content":{"rendered":"\n<p>Il rumore cadenzato dei suoi passi lenti sulle foglie rinsecchite lungo il vialetto ghiaioso che conduceva alla porta d&#8217;ingresso diedero a Marco, similmente alle altre volte, lo stesso senso di oppressione e sconforto che, anche a distanza di tempo, era incapace di contenere. E di tempo ne era passato tanto! Le stagioni si erano susseguite con la voracit\u00e0 che richiedono le attese e la quotidianit\u00e0 che accatasta \u00a0le cose \u00a0in modo \u00a0piatto e noioso, cupo e inquieto, solo di rado in modo pi\u00f9 solerte. Eppure lui, caparbiamente, continuava a pensare alla loro storia come il grande amore della sua vita, intensa e passionale, travagliata e sofferta, incastonata in spazi temporali fatti di vuoti e di assenze. Quale fosse, infatti, la dimensione del tempo nella sua mente era un mistero. Di esso utilizzava i giorni in cui si sentiva pi\u00f9 predisposto ad uscire allo scoperto e, annullando i rimanenti, appariva con la stessa facilit\u00e0 con cui spariva subito dopo averle fatto visita.<\/p>\n\n\n\n<p>Prima di suonare il campanello, si strinse nell&#8217;impermeabile, di un nocciola sbiadito, come se la leggera brezza autunnale fosse la causa del lungo brivido lungo la schiena. Poi, si sofferm\u00f2 a guardare il pianerottolo esterno e i diversi vasi sul davanzale. Niente era diverso in quell&#8217;angolo che dava sulla strada principale, da come lo aveva lasciato. Le piante grasse disposte una accanto all&#8217;altra resistevano alla volubilit\u00e0 delle intemperie con meno fragilit\u00e0 delle altre e la panca, leggermente scorticata, si manteneva solida e robusta, nonostante le piogge e le arsure estive. Istintivamente, ripens\u00f2 alle volte in cui, lei seduta e lui in piedi, poggiato alla ringhiera, fumavano l&#8217;ennesima sigaretta fuori per evitare che l&#8217;odore impregnasse le pareti di &nbsp;casa. Dentro gli anelli di fumo risuonavano le loro risate e le voci, a volte pacate, altre concitate, con colpetti di tosse che spaziavano nella conversazione fino a terminarla. Ricordi nitidi, semplici, familiari che gli diedero pi\u00f9 coraggio, come se anche la sua anima fosse rimasta impigliata tra le foglie delle piante ornamentali e nei cerchi concentrici vaporizzati verso l&#8217;alto, immobili, ad attendere il suo ritorno. E di ritorni ce ne erano<\/p>\n\n\n\n<p>stati diversi, inizialmente carichi di aspettative, poi, impastati del solito odioso confronto affidato alle parole. Parole di pietra, dure, che scorticavano le sue fragilit\u00e0 in modo angosciante rimuovendo sensi di colpa e inadeguatezza. S\u00ec, le parole di Anna, sua moglie, ad ogni loro incontro, non gli lasciavano scampo, inflessibili, rigide, rigorosamente lucide, non prive, per\u00f2, della sofferenza con la quale le aveva accolte dentro di s\u00e9, motivandole. Nella rapida ed ininterrotta veemenza le uscivano di bocca con la precisione di un ragioniere e gravavano su di lui come sfere di piombo. Anna sapeva riconoscere le emozioni. Aveva imparato, come una pannocchia che si sgrana dall&#8217;involucro, a cogliere la loro essenzialit\u00e0, pur consapevole di quanta ambiguit\u00e0 si nascondesse nell&#8217;intensit\u00e0 di lasciarsi coinvolgere o nella determinazione di non farlo. Un travaglio che l&#8217;aveva tormentata in tutte le relazioni precedenti e che. solo ultimamente. &nbsp;aveva trovato in lei il giusto equilibrio.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando la porta si apr\u00ec, Marco not\u00f2 subito il suo abbigliamento sportivo e si sent\u00ec rassicurato da ci\u00f2 che presag\u00ec come un incontro rilassante, distensivo. Il trucco era curato nei minimi particolari e sottolineava i suoi occhi grandi, profondi, dalla luminosit\u00e0 cangiante. Lo sguardo penetrante accompagnava le delicate sfumature dell&#8217;ombretto, pi\u00f9 carico ai lati e nell&#8217;incavo, pi\u00f9 tenue verso le sopracciglia folte, larghe e ben definite. Una cascata di capelli lunghi, neri-corvino incorniciavano il viso dandole l&#8217;espressione seduttiva della sensualit\u00e0 naturale. Anna accenn\u00f2 un sorriso e si scost\u00f2 dall&#8217;uscio per farlo entrare, rimanendo in piedi fino a quando fu lui a sedersi. Il disagio incespic\u00f2 in una serie di convenevoli che a lui sarebbero bastati per credere che andasse tutto bene, se non fosse che lei, si propose in modo insolito, rimase in silenzio poggiata al bordo del divano in attesa che fosse lui a parlare. Marco ebbe la sensazione di una voragine che lo inghiottiva lentamente facendolo sprofondare in uno stato di confusione e contraddizioni. E, mentre dentro arrancavano in modo disordinato le ferite nascoste, alla mente pulsavano tutte le cose che non<\/p>\n\n\n\n<p>aveva saputo pretendere per s\u00e9 e le proprie scelte di vita, alterate dall&#8217;accondiscendenza completa e incondizionata a sua madre troppo presente, troppo invadente, troppo in tutto. Il tono di voce mut\u00f2 di rimando, dando inizio a una litania di ammissioni e di scuse, solite anch&#8217; esse: ? Ti amo, continuava a ripetere, concitato. ? Non posso fare a meno di te.<\/p>\n\n\n\n<p>Lei ebbe un moto di stizza per &#8220;quel fare a meno&#8221;, affermazione superficiale, insignificante, vuota che si cibava di pensieri astratti, contorti pi\u00f9 che di presenza nella quotidianit\u00e0. Era sconcertante la sua visione dell&#8217;amore a distanza come le adozioni che implicano solo l&#8217;offerta, ma non incidono su altro.&nbsp; &#8220;Non posso vivere senza di te.&#8221; intendeva &nbsp;non posso vivere se non ti occupi e preoccupi per me, se non spiani la via alle mie difficolt\u00e0, se non mi affianchi quando&#8230;? Una visione narcisistica, cristallizzata nella conflittualit\u00e0 interiore che sua madre aveva controllato nel tempo e &nbsp;che li aveva tenuti separati&nbsp; e uniti.<\/p>\n\n\n\n<p>Anna si alz\u00f2 di colpo, sostenuta da una calma surreale. Si avvicin\u00f2 fermandosi a pochi passi da lui. Lo guard\u00f2 a lungo, diritto negli occhi, come se lo vedesse per la prima volta. Il suo viso contratto dalla nudit\u00e0 emotiva le sembr\u00f2 quello di un estraneo. I lineamenti che aveva amato e fatto scorrere tra le dita nelle notti d&#8217;amore trascorse quando si erano appartenuti erano alterati dalla paura di non essere abbastanza convincente. Si accorse di quanto fosse invecchiato. Ai lati della bocca e degli occhi rughe profonde segnavano il tempo che aveva raggirato e apertamente mostravano quanto fosse trascorso inutilmente. Lo sent\u00ec lontano, perduto. Una fitta le attravers\u00f2 l&#8217;anima, frantumandola in minutissimi pezzi di cui poteva sentire il tonfo sordo del loro rotolio, poi la sent\u00ec irrompere come una saetta nella mente che lesse quell&#8217;incontro come l&#8217;ultimo atto della storia.<\/p>\n\n\n\n<p>Quell&#8217;uomo non avrebbe mai potuto prendersi cura di lei, preoccupato com&#8217;era dalle sue fragilit\u00e0 di cui si faceva scudo per non uscire dal ventre che lo aveva generato e che continuava a trattenerlo in nome dell&#8217;amore.<\/p>\n\n\n\n<p>Con fare risoluto si diresse verso la porta, l&#8217;apr\u00ec con lenta determinazione quasi a volere che quel lento scricchiolio fosse &nbsp;l&#8217;ultimo rumore che avrebbe ricordato: ? &nbsp;Mi dispiace, disse&#8230;<\/p>\n\n\n\n<p>Una leggera frescura la colse in pieno viso prima d&#8217;infilarsi con sollecitudine in casa, spandendo l&#8217; odore dell&#8217; autunno caldo e gradevole tra le pareti e sugli oggetti. Fuori l&#8217; ombra sbiadita di uno sconosciuto diventava allo sguardo sempre pi\u00f9 lontana fino a scomparire tra i pochi alberi del viale e qualche macchina parcheggiata.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_50739\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"50739\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il rumore cadenzato dei suoi passi lenti sulle foglie rinsecchite lungo il vialetto ghiaioso che conduceva alla porta d&#8217;ingresso diedero a Marco, similmente alle altre volte, lo stesso senso di oppressione e sconforto che, anche a distanza di tempo, era incapace di contenere. 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