{"id":5047,"date":"2011-01-08T17:33:51","date_gmt":"2011-01-08T16:33:51","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=5047"},"modified":"2011-01-08T17:33:51","modified_gmt":"2011-01-08T16:33:51","slug":"premio-racconti-nella-rete-2011-la-passeggiata-di-giusy-cafari-panico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=5047","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2011 &#8220;La passeggiata&#8221; di Giusy C\u00e0fari Panico"},"content":{"rendered":"<p>Gaetano si stropicci\u00f2 gli occhi, abbagliato dal sole.<\/p>\n<p>Il cielo limpido e il tepore primaverile gli facevano pregustare il piacere della sua passeggiata quotidiana.<\/p>\n<p>Si prepar\u00f2 alla partenza.<\/p>\n<p>Respir\u00f2 a pieni polmoni l\u2019aria fresca della valle e imbocc\u00f2 il sentiero che portava al rifugio.<\/p>\n<p>Guard\u00f2 l\u2019orologio: aveva a disposizione un\u2019ora esatta e avrebbe gestito la sua andatura come un maratoneta, per rispettare questa scadenza.<\/p>\n<p>Gli alberi creavano un intreccio fitto attraverso cui i raggi del sole penetravano con fresca discrezione. Sotto un faggio faceva capolino un fungo carnoso e invitante come le labbra di una donna. Si chin\u00f2 a guardarlo, ma dato che non aveva sacche per raccoglierlo e nessuna moglie che glielo cucinasse, si limit\u00f2 a respirarne il profumo acre e avvolgente.<\/p>\n<p>Un gorgogl\u00eco richiam\u00f2 la sua attenzione.\u00a0<\/p>\n<p>Era proprio in quel punto che da bambino tirava fuori la borraccia e chiedeva a suo padre di riempirla d\u2019acqua.<\/p>\n<p>\u201cPerch\u00e9 non lo fai tu?\u201d gli diceva l\u2019uomo con la sua voce imperiosa.<\/p>\n<p>\u201cPerch\u00e9 \u00e8 ghiacciata!\u201d<\/p>\n<p>Da piccolo credeva che la cascatella del torrente finisse in un buco profondo dove aveva paura di cadere e di non tornare pi\u00f9. Ma non l\u2019aveva mai confessato a nessuno.<\/p>\n<p>Aveva paura dei buchi, allora. Poi, crescendo, non ne aveva pi\u00f9 avuta di quelli piccoli, dove aveva fatto precipitare per anni cascatelle bianche e pericolose.<\/p>\n<p>Si guard\u00f2 le braccia che ne recavano ancora le tracce e vi fece scorrere l\u2019acqua corrente. La frescura attenu\u00f2 il rossore delle cicatrici che sembrarono quasi svanire.<\/p>\n<p>A questo punto del sentiero, Gaetano e suo padre incrociavano la strada asfaltata. Qualcuno, dalle macchine, chiedeva sempre ai camminatori se volevano salire, per arrivare in cima pi\u00f9 in fretta, come il vecchio Annibale, che andava con il suo apecar a raccogliere legna lass\u00f9.<\/p>\n<p>Chiss\u00e0 perch\u00e9 poi. Perch\u00e9 c\u2019erano alberi pi\u00f9 belli, diceva.<\/p>\n<p>O forse andava a parlare con Dio.<\/p>\n<p>Si dice che lo facciano i vecchi quando stanno per morire.<\/p>\n<p>E che Dio stia in montagna.<\/p>\n<p>Per questo anche Gaetano aveva deciso di tornarci.<\/p>\n<p>Ma Annibale non c\u2019era pi\u00f9. Probabilmente era morto, come suo padre, che dicevano che l\u2019aveva fatto morire lui, di crepacuore.<\/p>\n<p>La strada, nell\u2019ultimo tratto, era molto ripida e gli mancava il fiato perch\u00e9 non era pi\u00f9 abituato a camminare.<\/p>\n<p>Il corpo faticava, ma il sangue circolava veloce e il respiro profondo arrivava fino alle sue viscere. Le foglie accarezzavano le braccia ferite quasi a rassicurarlo mentre la solita voce imperiosa gli urlava: \u201cGaetano\u2026Tanino, manca poco e c\u2019\u00e8 il rifugio!\u201d<\/p>\n<p>C\u2019era da attraversare il torrente prima di arrivare. Si accorse di non avere le scarpe adatte. Come un equilibrista appoggiava le punte dei piedi sulle pietre scivolose, lambite dalla corrente.<\/p>\n<p>Quando era bambino si rifiutava di andare avanti e suo padre lo doveva portare in braccio. \u201cSe farai cos\u00ec anche nella vita non riuscirai mai a cavartela da solo.\u201d<\/p>\n<p>Ma non gli aveva dato retta.<\/p>\n<p>Aveva sempre chiesto aiuto a qualcuno. O a qualcosa.<\/p>\n<p>E poi non era pi\u00f9 andato a camminare nei sentieri, ma con la compagnia di Peppe e dello Svelto. Loro avevano i motorini e tutto quanto e andavano sempre in citt\u00e0. Era con loro che era diventato lo \u201cSballa\u201d.<\/p>\n<p>\u201cLa montagna \u00e8 una gran maestra\u201d, gli ripeteva sempre suo padre mentre avanzavano verso la vetta. \u201cTi insegna senza parlare. Che bisogna rispettare il mondo e se stessi. E che quando raggiungi la meta ce l\u2019hai fatta da solo e sei pi\u00f9 forte di prima.\u201d<\/p>\n<p>A suo padre non erano mai piaciuti Peppe e lo Svelto e gli aveva dato uno schiaffo quando se ne era andato via con loro, mentre sua madre piangeva.<\/p>\n<p>Guard\u00f2 l\u2019ora: il tempo stava scadendo.<\/p>\n<p>Con una mano si appoggi\u00f2 ad una roccia e, gemendo per lo sforzo, arriv\u00f2 finalmente in cima.<\/p>\n<p>Come d\u2019incanto gli apparve, vestita di verde smeraldo, l\u2019Abetina Reale, la foresta di abeti secolari, il luogo magico del suo piccolo mondo di bambino.<\/p>\n<p>Si lasci\u00f2 stordire piacevolmente dal pungente profumo di resina ed esclam\u00f2 felice: \u201cHai visto, ce l\u2019abbiamo fatta. E senza scorciatoie!\u201d<\/p>\n<p>Ma non c\u2019era nessuno ad ascoltarlo.<\/p>\n<p>O forse s\u00ec. Dalla porta del rifugio si intravedeva la sagoma di uomo che lo salutava con una mano. Forse era Annibale, forse suo padre, o forse solo la parte migliore di se stesso, lasciata in quella valle.<\/p>\n<p>Gaetano si asciug\u00f2 gli occhi, mannaggia come si era ridotto in questi anni. A piangere come una donna.<\/p>\n<p>Attravers\u00f2 la foresta e si lasci\u00f2 pungere dagli aghi degli abeti. Ben diversi da quelli che avevano scavato nella sua pelle e nella sua anima e l\u2019avevano portato a ferire la pelle degli altri. Talvolta a ferirla per sempre.<\/p>\n<p>Un suono acuto risuon\u00f2 nella valle:<\/p>\n<p><em>\u201cE\u2019 finita l\u2019ora d\u2019aria. Tutti i detenuti ritornino nelle loro celle.\u201d <\/em><\/p>\n<p>Gaetano diede un\u2019ultima occhiata al cortile che aveva percorso lungo tutto il perimetro fino a quel momento, e disse tra s\u00e9 sorridendo: \u201cDomani magari vado al mare.\u201d<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_5047\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"5047\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Gaetano si stropicci\u00f2 gli occhi, abbagliato dal sole. 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