{"id":5021,"date":"2011-01-10T12:33:34","date_gmt":"2011-01-10T11:33:34","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=5021"},"modified":"2011-01-10T19:59:57","modified_gmt":"2011-01-10T18:59:57","slug":"premio-racconti-nella-ret-2011-polly-di-emanuele-andreuccetti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=5021","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Ret 2011 &#8220;Polly&#8221; di Emanuele Andreuccetti"},"content":{"rendered":"<p>Come ogni venerd\u00ec pomeriggio, dopo il lavoro, mi piace fare una passeggiata per la campagna lucchese in cerca di qualche angolino suggestivo che richiami alla memoria la mia infanzia o il passato leggendario della periferia. Una volta trovato, prendo anche l\u2019occasione per distendermi un po\u2019 e per rilassarmi dalla frenesia e dallo stress accumulato durante la settimana.<\/p>\n<p>Questo pomeriggio \u00e8 gi\u00e0 un po\u2019 che sto camminando per un sentiero che mi dovrebbe portare fino alla Pieve di San Macario, una meravigliosa chiesa romanica il cui campanile si erge dalla pendice meridionale delle colline che separano la valle della Freddana da quella della Contesola.<\/p>\n<p>Ma il mio interesse non \u00e8 catturato, oggi, dalla splendida pievania quanto da un piccolo rudere di pietre grezze che, adornato di edere e clematidi, spunta dalla boscaglia. Mi avvicino cos\u00ec a quel rustico ormai diventato un mucchio di massi e calcina, incuriosito e soprattutto attratto da un insolito canto che si leva tra quelle pietre misteriose. Probabilmente il vento, accarezzando quei sassi e infilandosi furtivamente tra a una fessura e l\u2019altra, sibila un certo suono che somiglia proprio alla voce di una sirena.<\/p>\n<p>&#8220;Le pietre cantano!\u201d, mi disse una volta Luigi riferendosi soprattutto al fatto che ogni pietra poteva raccontare, come un cantastorie, le vicende che l\u2019avevano resa spettatrice o addirittura protagonista.<\/p>\n<p>Quello che, invece, si leva da quel bosco umido e selvoso, pare sia proprio un vero lamento.<\/p>\n<p>Giro, cos\u00ec, intorno al rudere, ferendomi anche con i pruni che impietosi si attaccano alle maniche della camicia e alla mia pelle.<\/p>\n<p>Dietro riesco finalmente a scorgere che la fonte di tale gemito \u00e8 una donna anziana chinata a raccogliere probabilmente funghi o castagne. La cortesia m\u2019impone, allora, di rivolgerle per primo il saluto, ma dall\u2019altra parte non ricevo alcuna risposta se non il vedermi puntato davanti un bastone lungo e nodoso.<\/p>\n<p>\u00abE lei, che ci fa qui?\u00bb. Mi chiede la donna dopo un lungo silenzio che aveva imbarazzato entrambi.<\/p>\n<p>Nel fare la domanda abbassa fortunatamente il bastone e, uscendo dall\u2019ombra della boscaglia, si avvicina permettendomi, cos\u00ec, di vederla pi\u00f9 chiaramente.<\/p>\n<p>Il suo aspetto \u00e8 simile a un animale selvatico spaesato che a un certo punto si trova di fronte al cacciatore e non sa che strada prendere per fuggire. I capelli, evidentemente lunghi, rimangono annodati dietro a cipolla, mentre sopra la testa spunta qualche rametto di agrifoglio importunato, anche lui, dal passaggio frettoloso e funesto di quella misteriosa vecchietta. Lo sguardo, indagatore e penetrante, noto che cerca di insinuarsi dentro la mia mente per carpirne qualche informazione sul mio conto e sul perch\u00e9 mi trovo a passare proprio in quel luogo cos\u00ec triste e desolato, buio e selvoso.<\/p>\n<p>\u00abSi trovano i funghi?\u00bb. Domando per sviare la curiosit\u00e0 della donna che continua a fissarmi con quell\u2019aria sospettosa.<\/p>\n<p>\u00abNon sto cercando funghi!\u00bb. Ribatte quasi stizzita oltrepassandomi e riprendendo il sentiero che porta al paese. Poi come se si fosse dimenticata qualcosa si volge indietro e m\u2019invita a seguirla.<\/p>\n<p>\u00abBeh? Vuole restare l\u00ec tutta la notte come un palo? Su, venga!\u00bb.<\/p>\n<p>Con uno sforzo immane mi faccio coraggio e seguo, non so perch\u00e9, la vecchia che nel frattempo \u00e8 riuscita ad aprire un cancellino ed entrare dentro una specie di orto dove ormai il freddo e il gelo hanno portato via gran parte della verdura. Seguendola come un docile cagnolino ed entrando anch\u2019io nel recinto semi distrutto dal tempo e dall\u2019incuria, noto qua e l\u00e0 alcune canne ancora rizzate a testimonianza della presenza, in passato, di qualche pianta di pomodori. In mezzo invece campeggiano ridenti \u201ccardoni\u201d che spuntano dalla terra con tutto il loro pallore ma anche con l\u2019energia e la maestosit\u00e0 che compete alla loro stazza. Dietro fa capolino, invece, qualche piantina strana che non riesco bene ad identificare; forse qualche erba officinale o roba del genere.<\/p>\n<p>\u00abVenga, entri pure che le offro un bel caff\u00e8 caldo che le dar\u00e0 un po\u2019 di vigore\u00bb.<\/p>\n<p>L\u2019invito della signora, che assomiglia pi\u00f9 a un comando, mi distrae per un momento dai pensieri che mi frullano per la testa circa il mistero che circonda tutto questo pezzetto di terra che emana un non so che di arcano.<\/p>\n<p>Finalmente riesco ad entrare in casa. Ad accogliermi trovo il caminetto acceso dal quale penzola un grosso paiolo affumicato in cui bolle, credo, una specie di minestrone.<\/p>\n<p>\u00abOggi zuppa?\u00bb Gli domando per interrompere di nuovo il silenzio che imperterrito intervalla ogni gesto e ogni scoperta di questo giorno.<\/p>\n<p>\u00abEhm\u2026 una specie! Ma non mi chieda di assaggiarla. Deve ancora bollire almeno per un ora. Ma si sieda, che preparo la macchinetta\u00bb.<\/p>\n<p>Non ho nessuna intenzione di assaggiare quel misterioso intruglio, anche perch\u00e9 il suo profumo \u00e8 molto diverso da quello che usciva dalla pentola della mia nonna quando decideva di fare il minestrone con i cavoli neri e i fagioli dell\u2019orto. L\u2019unico profumo che, invece, mi sta attirando adesso \u00e8 quello che accompagna l\u2019inconfondibile rumore dell\u2019uscita del prezioso liquido dalla caffettiera .<\/p>\n<p>\u00abLo sa che in paese aiuto le donne innamorate ad adescare gli uomini pi\u00f9 recalcitranti?\u00bb. Interrompe il silenzio dei miei pensieri, la donna che nel frattempo sta riempiendo le tazzine.<\/p>\n<p>\u00abAh! E come fa?\u00bb. Gli domando incuriosito ma anche distratto dal cucchiaino che gira per mescolare lo zucchero.<\/p>\n<p>\u00abSemplice! Invento delle salse magiche che chiedo di mischiare ai cibi che verranno fatti mangiare agli quegli uomini che non corrispondono l\u2019amore offerto. Una volta ingerita la porzione, all\u2019uomo cadranno come delle squame dagli occhi e, finalmente si accorger\u00e0 della donna che ha di fronte, di quanto sia bella e desiderabile. E, cos\u00ec, i due potranno vivere insieme felici e contenti!\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abEh! Bastasse una salsa\u2026 Lo sa quanti problemi si potrebbero risolvere. Ed invece\u2026\u00bb.<\/p>\n<p>\u00ab\u00c8 vero, non sempre funziona. Per\u00f2 a me basta che la gente ci creda, perch\u00e9, vede, la salsa \u00e8 solo uno strumento che metto nelle mani di timide fanciulle che altrimenti non riuscirebbero a farsi coraggio e a lottare affinch\u00e9 venga fuori quel forte sentimento che le sta sconvolgendo.<\/p>\n<p>A volte basta una spintarella e la magia si compie da sola!\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abBeh, in questo caso\u2026\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abComunque mi sono specializzata nell\u2019interrogare la sorte se un certo amore pu\u00f2 essere corrisposto o meno. Vuol sapere come faccio? Glielo dico lo stesso\u2026 Prendo tredici fave, sette maschie e sei femmine e sopra vi traccio un segno di croce, dicendo: \u201cDi Dio al nome sia, della Vergine Maria e della santa Lene: fatemelo vedere se lu\u2019 mi vuol bene. Poi, metto le fave in un pezzetto di calcinaccio con un soldo, e rifatto per tre volte il segno della croce, getto le fave; se una \u201cmaschia\u201d cade sul grembo della donna, il responso \u00e8 favorevole. <\/span><\/span><\/p>\n<p>Anche questo \u00e8 un semplice pretesto che uso per aiutare quelle fanciulle inesperte a non illudersi troppo di fronte a un amore impossibile. Perch\u00e9 noi vecchi, grazie all\u2019esperienza della vita, riusciamo a leggere un po\u2019 pi\u00f9 in l\u00e0 dei giovani e a vedere cose che alla mente vergine di un non ancora iniziato sembrano inverosimili. Questo \u00e8 tutto ci\u00f2 che la gente chiama magia! Vuole che provi anche con lei?\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abNo, no grazie! Non ne ho bisogno! Tutto questo, per\u00f2, sembra quasi assurdo nel nostro secolo, anche se mi ricordo di quando mia nonna faceva stranezze del genere. A volte, per sapere se avevo il malocchio prendeva una bacinella piena di acqua e vi faceva cadere alcune gocce di olio. Poi si metteva a recitare delle preghiere parte in latino e parte in italiano. Se durante queste orazioni le goccioline si spandevano, allora, voleva dire che avevo contratto da qualcuno una specie di fattura. Prendeva, cos\u00ec, un po\u2019 di quel liquido e mi ungeva la fronte pronunciando altre formule misteriose. Dopo questi riti ero stato liberato dal malocchio\u2026\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abVede! Sua nonna era una strega, che, evidentemente, aveva ricevuto questo insegnamento da sua mamma, che a sua volta lo aveva ricevuto da sua mamma, e cos\u00ec via\u2026 Lei \u00e8 il discendente di una famiglia di streghe! Bisognerebbe vedere se anche da parte di suo padre c\u2019\u00e8 stato qualche personaggio che ha praticato l\u2019arte della magia!\u00bb.<\/p>\n<p>A pensarci bene, quando ero piccolo ho sempre visto mio padre nella sua bottega come un mago intento a trasformare tutto ci\u00f2 che toccava in un opera d\u2019arte. Quante volte l\u2019ho lasciato con qualche tavola di castagno o di noce, per poi ritrovarlo in compagnia di un tavolino o di un comodino sbucati, cos\u00ec, dal nulla! Mah?!<\/p>\n<p>\u00abPerch\u00e9 anche lei \u00e8 una strega?\u00bb. Domando con l\u2019intenzione di sviare la mia attenzione e preoccupazione circa una probabile genealogia famigliare fatta di maghi e di streghe.<\/p>\n<p>\u00abCos\u00ec dicono in paese! Ma si sa, la gente sparla volentieri, soprattutto quando non riesce a spiegarsi ci\u00f2 che esula da quella che \u00e8 la cosiddetta normalit\u00e0. Ma io non ci faccio caso, sa? Li lascio discorrere! Riconosco di essere un po\u2019 strana, ma che ci vuol fare? Ogni tanto mi prendono come delle convulsioni e mi irrigidisco tutta. In quei momenti non voglio nessuno che mi tocchi, perch\u00e9 tanto non possono comprendere lo stato d\u2019animo che sto vivendo. Mi sento come un\u2019extraterrestre perch\u00e9 tutti stanno l\u00ec a guardare con quegli occhi impauriti e impotenti. E siccome non sanno che roba \u00e8, dicono che sono una strega posseduta da chiss\u00e0 quale spirito.<\/p>\n<p>Quello che faccio, comunque, non \u00e8 stregoneria, ma solo un modo per aiutare la gente a prendere un po\u2019 pi\u00f9 fiducia in se stessa e affrontare con pi\u00f9 coraggio le difficolt\u00e0 della vita. Se per raggiungere questo fine, le gente dice che uso dei mezzi un po\u2019 strani, la colpa non \u00e8 mia ma di coloro che non riescono a vedere pi\u00f9 in la del proprio naso. Del resto anche nostro Signore, us\u00f2 una volta un po\u2019 di fango misto a saliva, per guarire un cieco! Ma s\u00e0, come dice un antico proverbio, quando il dito indica la luna, gli stupidi si fermano a guardare il dito!<\/p>\n<p>E poi dicono che sono io la pazza? Quante volte li ho visti in piazza o per le vie, parlare, da soli, attraverso una macchinetta che portano all\u2019orecchio? Li senti parlare e davanti non c\u2019\u00e8 nessuno. O sono diventati matti, oppure stanno usando anche loro uno strano strumento che serve per raggiungere il fine che si sono preposti in quel momento. Qual \u00e8 la differenza con le mie pozioni?\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abForse nessuna! Una cosa la chiamiamo magia l\u2019altra tecnologia, ma tutte e due sono arti che, se utilizzate rispettando le leggi della natura e quelle di Dio, riescono a trasformare la materia grezza, mostrando, attraverso l\u2019opera umana, la verit\u00e0 che \u00e8 nascosta nelle cose, ci\u00f2 che, altrimenti, rimarrebbe imprigionato nella realt\u00e0. Sono come delle pratiche che permettono uno svelamento\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abCome parla bene! Si vede che ha studiato! Mi scusi, ma mentre stava parlando mi sono distratta un momento dietro a un ricordo. Mi si \u00e8 presentato davanti il giorno in cui ho iniziato a comportarmi in questa maniera cos\u00ec strana\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abAllora, che aspetta? Me lo racconti!\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abTanti anni fa mentre stravo raccogliendo dei fiori e un po\u2019 d\u2019erba medica per i conigli, mi accorsi di un giovane carrettiere, che, lungo la strada delle Gavine, stava portando dell\u2019olio al mercato. Appena lo vidi me ne innamorai subito. Fu come un fulmine a ciel sereno&#8230;\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abChe bello! Certo non capita tutti i giorni\u00bb.<\/p>\n<p>\u00ab\u00c8 vero, per\u00f2 all\u2019inizio non ebbi il coraggio di farmi avanti per paura di essere rifiutata. Cominciai, cos\u00ec, ogni giorno ad aspettarlo, nascondendomi nel cavo di una grossa quercia sopra la strada, e quando arrivava non smettevo di mirarlo passare sul suo carro appesantito da giare che danzavano, insieme al mio cuore, ad ogni buca che si apriva nella via.<\/p>\n<p>Una mattina, non ce la feci pi\u00f9 a contenere quell\u2019amore che mi stava schiantando il cuore. Allora presi tutto il coraggio e il fiato che avevo, saltai gi\u00f9 dal poggio e, davanti al carro, urlai tutto quello che provavo per lui. Gli dissi che l\u2019avevo sempre atteso con ansia e che tante volte, vedendolo passare cos\u00ec bello, gli avevo parlato nel silenzio\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abE lui?\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abFece finta di non vedermi. Prosegu\u00ec per la sua strada e spar\u00ec dietro il suo carico di cocci colmi d\u2019olio. Non pu\u00f2 immaginare lo strazio in cui caddi. Cominciai a piangere e a imprecare contro tutti, perfino contro il cielo: \u201cPerch\u00e9 non mi ha degnato neanche di uno sguardo? Perch\u00e9 non mi ha neppure rivolto la parola anche solo per dirmi di no? Non sono mica un mostro! Ahim\u00e8, disperata e rifiutata da tutti, perfino dall\u2019amore!\u201d.<\/p>\n<p>Pensai che quel rifiuto fosse dovuto alle malelingue del paese e, cos\u00ec, decisi di andarmene da quel luogo maledetto per meditare la pi\u00f9 terribile vendetta verso quella gente indegna. Lei non sa che cosa \u00e8 capace di pensare e di compiere una donna quando si sente ferita e rifiutata.<\/p>\n<p>Ma dove andare? Non avevo nessuno vicino a cui chiedere ospitalit\u00e0. Pensa che ti ripensa mi venne in mente che a Capannori avevo una zia di mia madre molto anziana che a mala pena mi conosceva. Decisi allora di andare da lei e chiedergli se per un po\u2019 di tempo poteva alloggiarmi in casa sua; in cambio avrei provveduto alle faccende domestiche. Stranamente fui accolta come se fossi stata attesa da sempre. Ma non feci caso a questo atteggiamento e dissi alla donna che sarei rimasta solo pochi giorni. Mi fermai invece per qualche anno covando, dentro di me, un odio e un rancore sempre pi\u00f9 crescenti per quella gente pettegola. Mia zia, vedendomi piangere continuamente ed assistendo, anche lei inerme, ai miei sempre pi\u00f9 frequenti collassi cominci\u00f2 a preoccuparsi, ma non mi disse mai nulla, rispettando i miei tempi e la mia indipendenza. Sembrava aspettare un evento o un segno che le rivelasse qualcosa su di me, ma non riuscivo a capire che cosa, concentrata com\u2019ero a meditare la mia vendetta. Finalmente, un giorno in cui non ne potevo pi\u00f9 di custodire un segreto cos\u00ec enorme, decisi di raccontarle la mia storia. Lei mi ascolt\u00f2 in silenzio mentre io venivo liberata da quel limo che ribolliva dentro la pentola a pressione del mio cuore. Alla fine del racconto mi sentii come alleggerita.<\/p>\n<p>Lei invece, sempre in silenzio, mi prese la mano e mi condusse in una stanza che non avevo mai visitato fino ad allora. Entrai cos\u00ec dentro un mondo semibuio, sulle cui pareti erano stati appesi quadri di santi, mentre in fondo adagiati su un tavolino tanti lumini accesi e grani d\u2019incenso che bruciavano lentamente. Accanto vi erano state poste delle foto dei miei genitori e di parenti ormai defunti. Iniziai a piangere e cercai di fuggire perch\u00e9 quel luogo mi faceva paura. La zia invece mi tenne per un braccio dicendomi che ormai ero matura ed era venuto il momento di essere iniziata alle arti della magia. Io non capii subito quello che voleva dire perch\u00e9, contadina com\u2019ero, sapevo a malapena leggere e scrivere.<\/p>\n<p>Da quel giorno e da quel luogo inizi\u00f2, cos\u00ec, un lungo apprendistato in cui imparai ad ascoltare quello che vivevo e a trasformarlo in energie positive. Era come se ogni emozione che veniva fuori dalla mia interiorit\u00e0 prendesse le sembianze di un animale feroce che io dovevo accogliere, ammansire e mettere dentro il pentolone della mia mente per farlo cuocere dal fuoco del perdono e dell\u2019amore. Ed ogni animale accolto e cotto diventava una potente energia benefica che contribuiva a trasformarmi dentro e fuori.<\/p>\n<p>Ogni giorno che passava divenivo sempre pi\u00f9 sicura, mentre ogni lavoro che facevo su di me diventava come un potente balsamo che finalmente mi liberava dal limo dell\u2019odio e del rancore.<\/p>\n<p>Dopo anni di lavoro e di lotte con i miei animali interiori mi sentii pronta per ritornare alla mia casa a san Macario.<\/p>\n<p>Appena arrivata, la gente non mi riconobbe.<\/p>\n<p>Avevo una folta capigliatura corvina intrecciata e sorretta da nastri di velluto di tanti colori. I miei abiti non erano pi\u00f9 quelli sudici e anneriti della contadina ma quelli lucenti e preziosi di una signora benestante. Questo mio modo di fare e di presentarmi infuse subito fiducia nelle persone del paese che cominci\u00f2 cos\u00ec a frequentarmi.<\/p>\n<p>Appena c\u2019incontrammo mi venne raccontato del terrore provato anni prima quando entravano in quella casa dove abitava una donna strana che pareva avesse fatto, addirittura, un patto col demonio e per questo era stata cacciata via dal paese. Anzi, correva voce che le autorit\u00e0 l\u2019avessero giudicata in un tribunale e dopo una sentenza sfavorevole fosse stata bruciata sul rogo come una strega.<\/p>\n<p>Ma questa nuova inquilina era veramente diversa e la gente aveva iniziato a dare vita a una vera e propria processione composta soprattutto da giovani donne che, con la scusa di venire a prendere un caff\u00e8, non ci mettevano tanto a confidarmi i propri segreti e quegli amori a volte feriti che facevano tanto male. Si fidavano di me perch\u00e9 venivo dalla citt\u00e0 e la mia signorilit\u00e0 incuteva loro un certo senso di rispetto e di timore.<\/p>\n<p>E cos\u00ec mi trovai non solo a suggerire stratagemmi, ma anche a fornire dei piccoli aiuti come amuleti e pozioni particolari.<\/p>\n<p>Come si diceva prima, la gente aveva bisogno non solo di parole ma anche di qualcosa di materiale che donasse loro la forza e l\u2019energia per affrontare la vita\u00bb.<\/p>\n<p>\u00ab\u00c8 stato veramente bello il suo racconto e, direi, anche commovente. Mi rendo conto che a volte prima di giudicare una persona bisognerebbe conoscerne la storia e il perch\u00e9 si comporta in una certa maniera. Mi ha fatto molto piacere ascoltarla. Ne terr\u00f2 di conto\u2026Ma adesso devo proprio andare\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abAspetti un momento che le voglio fare un regalo\u00bb.<\/p>\n<p>La donna sparisce, per qualche minuto, dietro una scala di legno che evidentemente porta nella zona delle camere e della soffitta. Intanto l\u2019odore acre che proviene dal paiolo riprende il sopravvento sull\u2019aroma buono del caff\u00e8 che ormai ha lasciato il posto, in fondo alla tazzina, a qualche granello di miscela uscito dal filtro. Mentre cerco di allontanarmi dal caminetto verso la finestra i miei occhi cadono su delle pergamene poste alla rinfusa sulla madia accanto alla cucina economica. Sembrano dei rotoli scritti a mano molto tempo fa e su cui riesco a malapena a intravedere alcune parole: \u201cOrazione di san Daniele\u201d. Non mi dice nulla questo titolo anche se, a pensarci bene, mi fa venire in mente di nuovo mia nonna, che ogni sera, prima di addormentarsi doveva dire le orazioni.<\/p>\n<p>\u00abEcco lo prenda! E\u2019 un unguento di mia produzione. Se lo deve portare in tasca tutti i giorni e se non vuole incontrare nessuno per la strada che la importuni o se desidera passare inosservato deve solo dire: \u201cUnguento, mi\u2019 unguento\u2026 portami pi\u00f9 che il vento\u201d. Ha capito?\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abHo capito e la ringrazio molto per la sua gentilezza e per la sua ospitalit\u00e0. Mi scusi per\u00f2 la maleducazione. Non le ho chiesto neanche come si chiama!\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abMi chiami pure Polly. Qui tutti mi conoscono cos\u00ec\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abAllora arrivederci e grazie di nuovo, Polly\u00bb.<\/p>\n<p>Mentre la saluto sono gi\u00e0 sul viottolo che mi porta finalmente alla macchina. Ma che ore sono? Le sette? Fra poco \u00e8 l\u2019ora di cena. Non mi sono neanche accorto di come il tempo sia passato cos\u00ec velocemente. Salgo in macchina e mentre percorro la via Sarzanese mi ritorna in mente la vicenda di Polly.<\/p>\n<p>E\u2019 veramente incredibile! Che si sia vera? Mah!?<\/p>\n<p>Domani mattina quando vado da Luigi voglio raccontare la storia di questa strana vecchietta, per sentire che cosa mi dice e se anche lui ne ha sentito parlare.<\/p>\n<p>Comunque, se mi ricordo bene, anche le storie dei nostri nonni e della gente del mio paese erano spesso arricchite con tanti colori usciti pi\u00f9 dalla fantasia che dalla memoria.<\/p>\n<p>Ripenso allora a quello che dice Edward Bloom nel libro <em>Big Fish<\/em> &#8211; &#8220;Non \u00e8 obbligatorio credere che sia vera una storia. Basta credere in quello che vuol dire. \u00c8 come una metafora\u201d.<\/p>\n<p>Mi ricordo che quando lo lessi mi piacque subito. Il libro narra la storia di un uomo, che, giunto al termine di una vita lunga e ricca di avvenimenti, deve confrontarsi con il figlio William; un figlio che non gli ha mai perdonato il fatto di aver passato la vita a raccontare storie fantastiche ed incredibili, tanto incredibili da essere razionalmente e ragionevolmente false, e di non essere stato in grado di mostrarsi a lui e a tutti gli altri per quello che era veramente, spogliato dagli abbellimenti e dalle iperboli delle sue fantasie.<\/p>\n<p>In giovent\u00f9 Edward Bloom era stato un uomo straordinario. Non c\u2019era cosa che non sapesse fare, e bene anche. Aveva salvato vite umane, e non solo. Gli animali lo amavano, gli umani pure, in particolare le donne. Sapeva scherzare, faceva bene il suo lavoro. Conosceva pi\u00f9 barzellette di qualsiasi altro essere vivente. O almeno, questo \u00e8 ci\u00f2 che ha sempre raccontato di s\u00e9 al figlio William. Perch\u00e9 William, di fatto, non lo conosceva bene: il padre tornava a casa di rado tutto impegnato a girare il mondo per guadagnarsi da vivere. Ora che invece era tornato definitivamente per morire, toccava al figlio William raccontare la vita di quel padre enigmatico attraverso una serie di leggende e miti, ispirati a quel poco che sapeva di lui. Edward Bloom che addomestica un feroce gigante solitario, che salva uno spirito delle acque, che restituisce un occhio magico al suo legittimo proprietario. E, per finire, vince la morte trasformandosi in un grosso pesce che il figlio ributter\u00e0 nelle ancestrali acque di un fiume.<\/p>\n<p>Ecco, penso che anche la storia di Polly sia una metafora che ci pu\u00f2 aiutare a leggere i nostri tempi.<\/span><\/span><\/p>\n<p>\u00ab\u201cNon ricordo\u2026 cos\u2019\u00e8 una metafora?\u201d. Chiede William al padre.<\/p>\n<p>\u201cPer lo pi\u00f9 una questione di capre e cavoli\u201d.<\/p>\n<p>Lo vedi? Anche quando parli seriamente non puoi fare a meno di scherzare.<\/p>\n<p><a name=\"sdfootnote1sym\" href=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-admin\/post-new.php#sdfootnote1anc\">1<\/a> D. WALLACE, <em>Big Fish, <\/em>Marco Tropea, Milano 2003, p. 120<\/p>\n<div>\n<p><a name=\"sdfootnote2sym\" href=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-admin\/post-new.php#sdfootnote2anc\">2<\/a> Il racconto ha preso come riferimento la leggenda di Polissena, la strega delle Gavine, riportata in P. FANTOZZI,<em> Storie e leggende delle colline lucchesi, <\/em>Le Lettere, Firenze 2003, pp. 110-112<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a name=\"sdfootnote3sym\" href=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-admin\/post-new.php#sdfootnote3anc\">3<\/a> D. WALLACE, <em>Big Fish,<\/em> p. 120<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_5021\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"5021\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Come ogni venerd\u00ec pomeriggio, dopo il lavoro, mi piace fare una passeggiata per la campagna lucchese in cerca di qualche angolino suggestivo che richiami alla memoria la mia infanzia o il passato leggendario della periferia. Una volta trovato, prendo anche l\u2019occasione per distendermi un po\u2019 e per rilassarmi dalla frenesia e dallo stress accumulato durante [&hellip;]<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_5021\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"5021\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"author":1364,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[14],"tags":[],"class_list":["post-5021","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-premio-racconti-nella-rete-2011"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5021"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1364"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=5021"}],"version-history":[{"count":11,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5021\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":5025,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5021\/revisions\/5025"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=5021"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=5021"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=5021"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}