{"id":50161,"date":"2022-11-09T19:28:25","date_gmt":"2022-11-09T18:28:25","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=50161"},"modified":"2022-11-10T11:48:50","modified_gmt":"2022-11-10T10:48:50","slug":"racconti-nella-rete-2023-al-termine-della-notte-di-linda-lercari","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=50161","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2023 &#8220;Al Termine della Notte&#8221; di Linda Lercari"},"content":{"rendered":"\n<p>Stavo guidando da dieci ore. Umanamente impossibile sopportare la stanchezza. Le palpebre si chiudevano come se pesassero cento chili e rialzarle prima di causare un incidente stava diventando sempre pi\u00f9 difficile.<\/p>\n\n\n\n<p>La macchina procedeva a un ritmo ipnotico seguendo la striscia di mezzeria come il binario di una monorotaia: stavo viaggiando in mezzo alle due corsie: pericolosissimo.<\/p>\n\n\n\n<p>Era una zona che conoscevo bene, sin da bambino percorrevamo quelle strade con la famiglia per andare a trovare i nonni, e come viaggiatore di commercio l\u2019asfalto era diventato ancora pi\u00f9 familiare.<\/p>\n\n\n\n<p>Fermarsi sulle piazzole di sosta in autostrada era rischioso, ma avevo scelta? No, stamparsi sul guard-rail era una certezza che dovevo evitare. Accostai. Spensi il motore e con esso il cervello. Il buio avvolse l\u2019auto, l\u2019abitacolo e la mia mente. Mi addormentai all\u2019istante.<\/p>\n\n\n\n<p>Un sonno di pietra mi tramort\u00ec per circa un\u2019ora. Mai dormito tanto in macchina e con un freddo umido che mi serpeggiava dalle gambe sino al cuore. Dormii. Niente sogni o pensieri vaghi di stanchezza. Niente.<\/p>\n\n\n\n<p>Fu il rumore metallico a svegliarmi. Qualcosa stava grattando alla portiera. Lo stridio graffiante era sommesso, ma insistente. Un animale, di certo, forse un cane visto che il suono proveniva dalla parte bassa della carrozzeria. Ancora semi assonnato cercai di urlare qualcosa: di tutto avevo bisogno che di un rognoso sporco di fango o, peggio, di un morso alla gamba.<\/p>\n\n\n\n<p>Silenzio. Lo avevo spaventato? Di colpo mi resi conto che ero ai margini di un\u2019autostrada trafficata. E se il cane si fosse gettato in mezzo alle macchine? L\u2019immagine di un incidente atroce balen\u00f2 vivida agli occhi. Deglutii saliva acida e aprii lo sportello.<\/p>\n\n\n\n<p>Fuori il buio era interrotto solo dai fari cattivi di auto sfreccianti. Nessun cane, nessun animale, solo auto. Bene. Scesi con circospezione per sincerarmi se ci fossero segni sulla carrozzeria. Al tatto la portiera era liscia e perfetta come sempre. Nessun danno. Avevo sognato? Rientrai in macchina, il motore cant\u00f2 discretamente e mi rimisi in marcia.<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo circa una decina di chilometri mi resi conto che c\u2019era un odore strano nell\u2019abitacolo. Qualcosa di dolciastro, fastidioso. Dovevo aver calpestato qualcosa di sgradevole nella piazzola. Che stupido! Una torcia mi avrebbe impedito di commettere una simile sciocchezza.<\/p>\n\n\n\n<p>La puzza aument\u00f2 al ventesimo chilometro. Dovevo fermarmi per dare una ripulita alla suola delle scarpe o non avrei potuto continuare a guidare in quelle condizioni: l\u2019aria stava diventando irrespirabile.<\/p>\n\n\n\n<p>Coi finestrini spalancati e coi morsi ghiacciati dell\u2019aria nebbiosa sul collo riuscii a arrivare a un autogrill. Uno spettacolo surreale, la foschia che si era alzata prepotentemente rendeva le luci giallastre dei neon simili a fuochi fatui nel nulla. La stazione di servizio era deserta. Entrai e chiesi un caff\u00e8 alla barista. La donna mi fiss\u00f2 come se vedesse un fantasma, la bocca semiaperta dallo stupore, poi si riscosse, annu\u00ec e cominci\u00f2 a mettere la polvere scura nel filtro. Notai i fianchi prominenti agitarsi e le mani grassocce e un po\u2019 tremanti. Dandomi la schiena potei constatare che i capelli, raccolti in una coda frettolosa erano sporchi.<\/p>\n\n\n\n<p>Sorbii il caff\u00e8 in silenzio senza chiederle spiegazioni: probabilmente era stanca quanto me.<\/p>\n\n\n\n<p>Comprai uno spray detergente e delle salviette cercando di rimediare, per quanto possibile, al disastro che doveva esserci in auto. Mi preparai al peggio e aprii la portiera: niente. L\u2019odore nauseabondo era svanito, scomparso del tutto. Controllai le suole delle scarpe, cosa che, stupidamente, non avevo fatto appena uscito, ma anch\u2019esse risultavano perfettamente linde.<\/p>\n\n\n\n<p>Andai in bagno: una buona lavata al viso mi avrebbe schiarito le idee.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019acqua gelida sciolse i residui di sonno depositati nelle borse sotto gli occhi, alzai lo sguardo verso lo specchio e cacciai un urlo. Davanti a me un muso irsuto che niente aveva a che vedere con la mia faccia. Strizzai le palpebre e afferrai la ceramica del lavandino sino a far sbiancare le nocche.<\/p>\n\n\n\n<p>Pochi istanti, cercai di respirare a fondo, l\u2019acqua gocciolava dal naso bagnando la camicia. Stavo impazzendo? Scossi violentemente il capo e tornai a osservare lo specchio.<\/p>\n\n\n\n<p>Un\u2019espressione stanca, la barba di due giorni, la sclera venata di rosso, ma tutto normale: avevo avuto una specie di allucinazione. Cercando di ricompormi come meglio potevo decisi di riprendere il viaggio, pi\u00f9 a lungo fossi rimasto in autostrada e pi\u00f9 avrei avuto problemi, questo era il mio unico pensiero fisso.<\/p>\n\n\n\n<p>La macchina sembrava un cetaceo appena uscito dal mare, perline microscopiche di nebbia sull\u2019intera lucidissima carrozzeria.<\/p>\n\n\n\n<p>Girai la chiave nel quadro senza successo. Il motore rimase inerte come se fossi seduto su un divano. Perfetto, ci mancava solo questa!<\/p>\n\n\n\n<p>Imprecai sonoramente mentre rovistavo nel cassetto alla ricerca del numero d\u2019emergenza della mia assicurazione. Documenti di tutti i tipi, ma non quel dannatissimo pezzo di carta.<\/p>\n\n\n\n<p>Intanto l\u2019odore terribile era tornato e si era fatto pi\u00f9 forte, terribile. Lo distinguevo chiaramente: carogna in stato di avanzata putrefazione. Conoscevo quell\u2019aroma dolciastro e nauseabondo: mio nipote aveva avuto la pessima idea di portare il cadavere di un gatto sino in casa appestando la cucina. Un\u2019esperienza indimenticabile.<\/p>\n\n\n\n<p>Vinto dall\u2019odore e dalla disperazione decisi di chiedere aiuto al personale della stazione di servizio. Intravidi nell\u2019aria sempre pi\u00f9 spessa di foschia la sagoma di un benzinaio, era girato di spalle, gli toccai leggermente una spalla. L\u2019uomo si gir\u00f2 e fece un repentino scatto indietro. Per qualche istante rimanemmo a fissarci increduli. Poi si stropicci\u00f2 gli occhietti porcini e mi rivolse un brontolio di scuse.<\/p>\n\n\n\n<p>Venne a dare un\u2019occhiata al motore. Era tutto a posto, all\u2019apparenza, ma non c\u2019era verso di farla partire.<\/p>\n\n\n\n<p>Tutto inutile, sarebbe stato meglio attendere che il tempo migliorasse o, addirittura, che sorgesse il sole.<\/p>\n\n\n\n<p>Dormire in macchina non era nei miei progetti, ma cos\u2019altro potevo fare? Afferrai di malavoglia una coperta che tenevo d\u2019emergenza nel portabagagli e mi avviluppai stretto sul sedile posteriore. Era una situazione scomoda e fastidiosa, ma non avevo altra scelta. L\u2019odore era di nuovo sparito, almeno non avrei passato la notte immerso nella puzza.<\/p>\n\n\n\n<p>Era una situazione sin troppo surreale eppure non riuscivo a formulare dei pensieri coerenti per affrontarla.<\/p>\n\n\n\n<p>Il sonno arriv\u00f2 come uno schiaffo e fui spinto in un pozzo profondo e completamente buio. Udivo rumori lontani, il pianto di un bambino, il vociare di adulti. Mio padre mi guardava severamente e mi imponeva di non piangere, mia madre mi fissava come si potrebbe fissare un tostapane. Dov\u2019era Tobia? Avevo cinque anni e chiedevo dove fosse il mio cane. Dove eravamo? Faceva caldo, troppo caldo, e le macchie di un ghiacciolo rosso rimanevano appiccicose e profumate sulla mia piccola canottiera a righe bianche e verdi. Di Tobia nessuna traccia. Era scappato, diceva mio padre, mentre mamma annuiva con poca convinzione. Un animale stupido e inutile, non potevamo aspettarlo, dovevamo arrivare al paese della nonna e la strada era ancora lunga.<\/p>\n\n\n\n<p>Ripartimmo, in mano stringevo un biscotto a forma d\u2019osso e piangevo tutte le mie lacrime.<\/p>\n\n\n\n<p>Il pozzo si stringe attorno a me, le voci spariscono nel nulla e solo un\u2019eco rimane sospesa. Tobia aveva amato disperatamente quel cucciolo d\u2019uomo e mai lo avrebbe abbandonato. Il tradimento degli adulti era stato un assassinio senza appello. Un guard-rail rovente, la fuga in mezzo alle auto, lo schianto, la morte. Nessuna piet\u00e0 per un bastardino senza valore.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi svegliai in un bagno di sudore, la bocca amara.<\/p>\n\n\n\n<p>Il ricordo del mio primo cane era qualcosa che avevo rimosso completamente. Tobia. Pelo perennemente arruffato, una massa marroncina di coccole e gioco, sempre al mio fianco, amico di tanti giochi e poi sparito nel nulla. Ero un bambino e non potevo ancora immaginare che i grandi potessero essere anche crudeli.<\/p>\n\n\n\n<p>Una gran voglia di fumare mi fece alzare di scatto. Uscii e mi accesi una sigaretta, mi appoggiai all\u2019auto con l\u2019intenzione di godermi ogni boccata. Dovevo smettere, ovvio, ma non era certo quella la notte adatta.<\/p>\n\n\n\n<p>Lo stridio isterico delle sirene squarci\u00f2 il silenzio ovattato: una, due, cinque, sfreccianti verso un\u2019alba lontana. Controllai l\u2019orologio, impossibile, il sole non poteva ancora essere sorto.<\/p>\n\n\n\n<p>Le ambulanze vennero seguite da un paio di furgoni dei vigili del fuoco, meno veloci, ma altrettanto rumorosi, poi la polizia, almeno quattro auto.<\/p>\n\n\n\n<p>I lampeggianti sembravano macabre lucine natalizie e il loro dono di disgrazia era palpabile, concreto.<\/p>\n\n\n\n<p>Al bar il telefono squillava senza posa, la barista e il benzinaio avevano completamente perso l\u2019aria assonnata. Neppure si resero conto che ero entrato fumando.<\/p>\n\n\n\n<p>Un pauroso incidente aveva coinvolto un\u2019autobotte piena di benzina e un numero ancora non quantificato di automobili. Una strage, un rogo visibile nonostante la distanza. L\u2019autogrill era in una posizione sopraelevata che dominava la piccola vallata sottostante.<\/p>\n\n\n\n<p>Un tremore incontrollato alle mani mi fece cadere la sigaretta a terra. Deglutii a vuoto. La bocca secca e i denti stretti nella paura della morte evitata per miracolo.<\/p>\n\n\n\n<p>Mentre il personale parlava con voce concitata ai telefoni cellulari tornai verso l\u2019automobile. Le porte scorrevoli dell\u2019autogrill mi restituirono un veloce riflesso scuro passare dietro le mie caviglie. Mi voltai di scatto, ma non c\u2019era niente.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019aria era ancor pi\u00f9 gelida, frizzante di vita e stupore batteva sul palato. Restai un tempo infinito piantato accanto all\u2019auto, poi una sensazione umida sul dorso della mano destra.<\/p>\n\n\n\n<p>La toccai, ma era asciutta.<\/p>\n\n\n\n<p>Un guaito lontano appena percettibile: \u201cIo non ti ho mai abbandonato\u201d.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_50161\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"50161\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Stavo guidando da dieci ore. 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