{"id":50144,"date":"2022-11-07T11:57:39","date_gmt":"2022-11-07T10:57:39","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=50144"},"modified":"2022-11-07T11:57:40","modified_gmt":"2022-11-07T10:57:40","slug":"premio-racconti-nella-rete-2023-a-una-voce-sconosciuta-di-annalisa-pistoia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=50144","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2023 &#8220;A una voce sconosciuta&#8221; di Annalisa Pistoia"},"content":{"rendered":"\n<p>Avvolta nel soprabito di velluto, con il manicotto di visone tra le mani sottili e bianche come fine porcellana, Gabriele si metteva in posa facendo in modo che l\u2019anello che portava al dito si notasse bene. Non lo avrebbe pi\u00f9 tolto e voleva che fosse chiaro a tutti quelli che avrebbero visto quella fotografia.<\/p>\n\n\n\n<p>Con il cappello di pelo bianco come la neve, sopra gli occhi celesti, quasi trasparenti, sul viso triste o appena imbronciato sempre come sul punto di piangere, cercava un conforto dal contatto appena percepibile del braccio di Vasilij&nbsp;che,&nbsp;alla sua destra, nonostante tutto, riusciva a mostrare un viso sereno e perfino l\u2019accenno di un sorriso, certo un po\u2019 forzato per chi lo conosceva bene come lei ma, tuttavia, credibile.<\/p>\n\n\n\n<p>Teneva le mani volutamente nascoste nelle tasche del cappotto. <em>Un pittore che non mostra le sue mani \u00e8 come un violinista che tiene nascosto l\u2019archetto<\/em>, pens\u00f2 Gabriele ma poi si disse che assecondare quel lieve contatto da parte di Vasilij sarebbe stata l\u2019ennesima illusione per lei, come tutte le volte che le aveva promesso di sposarla, salvo poi gridarle in faccia il suo destino di solitario. In Svizzera si erano detti addio. Vasilij era andato a Mosca e lei, fatto ritorno a Murnau, non aveva fatto altro che guardare tutte le fotografie che gli aveva fatto. La sua preferita, per\u00f2,&nbsp;era quella scattata da un amico mentre&nbsp;erano in bicicletta. Vasilij sorrideva come mai lo aveva visto sorridere e lei, sotto il cappello floreale e civettuolo, non riusciva a trattenere la felicit\u00e0 per aver conosciuto un uomo cos\u00ec straordinario. Era la sua allieva e di l\u00ec a poco sarebbe diventata la sua compagna.<\/p>\n\n\n\n<p>Quei giorni erano ormai lontani e l\u00ec, a Stoccolma, faceva troppo freddo non solo perch\u00e9 era inverno ma perch\u00e9 era l\u2019ultima volta che avrebbero esposto i loro dipinti assieme. L\u2019ultima volta che si sarebbero visti. Vasilij, pur mascherando bene le sensazioni che provava in quel momento \u2013 a vederla in seguito quella fotografia a lui non sarebbe parsa molto triste \u2013 dopo tutto il tempo passato in Germania, a Mosca si sentiva stranamente fuori luogo e indesiderato, proprio come diceva il timbro apposto sul suo passaporto. Tornava a provare quel profondo desiderio d\u2019isolamento che aveva spezzato pi\u00f9 volte il cuore di Gabriele e si teneva lontano dai pennelli e dai colori come ci si tiene lontani da ci\u00f2 che turba e getta&nbsp;nello sconforto. Affacciato alla finestra della sua casa, pensava a quella felicit\u00e0 che era diventata improvvisamente ingestibile, al male che aveva fatto a Gabriele essendo semplicemente ci\u00f2 che era, ci\u00f2 che non poteva fare a meno di essere e, soprattutto, voleva essere.<\/p>\n\n\n\n<p>Mentre il sole tramontava, posando gli occhi sulla citt\u00e0 pi\u00f9 prodiga di suoni e colori che esistesse al mondo, che non avrebbe mai smesso d\u2019incantare con la sua bellezza di fiaba, Vasilij non trovava un giallo squillante che lo convincesse a restare ancorato a questo mondo n\u00e9 un azzurro celestiale che lo spingesse ad attraversare l\u2019infinito, proprio come il suo cavaliere, che era la sua bandiera il suo simbolo il suo non sempre sicuro appiglio. Forse, si diceva, non era forte e coraggioso come lui se non era in grado di combattere contro i draghi che si affacciavano nella sua testa, se un nero puro, muto e atonico, governava le sue giornate e prendeva il sopravvento, incupendo perfino i suoi occhi azzurri e cristallini che mai, prima di allora, si erano stancati di guardare. E poich\u00e9 di dipingere proprio non se la sentiva, chiuse fuori la musica dei colori e scelse di abbandonarsi ad un silenzio senza confini, finch\u00e9 una voce sconosciuta non venne a tirarlo fuori da quel mondo che non gli apparteneva, disarmandolo.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Mi dicono che siete la figlia del generale Andreewskij. Come vi chiamate, signorina? \u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Mi chiamo Nina. \u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Piacere di conoscervi, Nina. Io sono Vasilij. \u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Lo&nbsp;so. \u00bb rise lei. \u00ab \u00c8 un piacere conoscervi Maestro Kandinskij. Perdonate se ho insistito tanto per parlarvi ma sono una vostra grande ammiratrice.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Queste e poche altre parole si scambiarono&nbsp;quei perfetti sconosciuti ma mentre Gabriele non dipingeva perch\u00e9 non c\u2019era pi\u00f9 lo sguardo curioso del Maestro a posarsi sulle sue pennellate, e si attaccava morbosamente alle tele che erano l\u2019unica cosa rimasta del suo amore perduto, Vasilij quella sera si ritrov\u00f2 inaspettatamente con gli occhi su un piccolo foglio, ad intingere il pennello nell\u2019acqua, intento a tracciare filamenti di colore trasparente, delicati e leggeri come la voce di quella donna. Il nero di china, poi, avrebbe disegnato tutti i ritmi che la sua voce aveva percorso durante quella insolita telefonata. Vi si sarebbero trovate, forse,&nbsp; immagini di uccelli, di cinguettii o solo di ali spiegate, echi dei fraseggi di dame e fate delle fiabe. Un tripudio d\u2019impressioni e sensazioni musicali, tutte quelle che quella voce, giovane e gioiosa, aveva suscitato in lui nei pochi fuggevoli momenti in cui si erano parlati.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abL\u2019ho trovata. L\u2019ho trovata! \u00c8 Nina. \u00bb si disse mentre apponeva la sigla e la data in fondo al piccolo acquerello. Gliene avrebbe fatto dono alla prima occasione, certo che sarebbe stato pi\u00f9 che gradito. A una voce sconosciuta stava ridonando la parte pi\u00f9 autentica di se stesso. Era un azzardo, probabilmente, ma il desiderio di tornare a dipingere si fece irrefrenabile quasi quanto il desiderio di quel volto che ancora non conosceva ma&nbsp;che gi\u00e0 gli sembrava il pi\u00f9 bello che avesse mai visto.<\/p>\n\n\n\n<p>E non lo avrebbe potuto fissare meglio quel volto, nella sua testa, nemmeno se avesse avuto un apparecchio fotografico a disposizione, la prima volta che la incontr\u00f2. Nina attravers\u00f2 l\u2019ampio salone e gli si avvicin\u00f2 leggera, quasi volando. Lui le and\u00f2 incontro, trattenendo a stento quei passi che volevano andare, a scavalcare il cielo, ad inseguire il cuore che gi\u00e0 s\u2019innalzava in un vortice di attesa e di desiderio.<\/p>\n\n\n\n<p>La ragazza aveva lunghi capelli castani sottili e leggeri, raccolti dietro la nuca. Gli occhi, sotto le sopracciglia ben disegnate e arcuate come in una leggera espressione di sorpresa, erano grandi e splendenti, di un colore&nbsp;caldo e limpido, come quello del t\u00e8, schiarito appena da una goccia di limone. Ed erano vivaci, come quelli di una bambina che sta scoprendo il mondo. Il naso, ben proporzionato e leggermente all\u2019ins\u00f9, dava al viso un\u2019immagine di bellezza fiera e delicata insieme&nbsp;e la bocca, come un piccolo bocciolo, con due deliziose pieghe agli angoli, assomigliava a quella di un puttino.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abLa tua voce mi ha colpito molto.\u00bb disse Vasilij prendendole le mani. Non si accorse nemmeno di essersi rivolto a lei dandole del tu. Venne spontaneo e naturale proprio a lui che era stato giudicato spesso, ma ancor pi\u00f9 di recente da Gabriele, freddo e distaccato.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abVieni a scaldarti.\u00bb le disse portandola vicino al grande camino.<\/p>\n\n\n\n<p>Quell\u2019autunno aveva avvolto Mosca da un freddo gi\u00e0 invernale e, nonostante di tanto in tanto il sole si affacciasse sulla citt\u00e0, non era uno di quei soli che scaldano. Non come le mani di Vasilij che tenevano quelle di Nina alla quale non sembrava vero un&nbsp;contatto cos\u00ec diretto con il Maestro, con quegli strumenti da cui fluivano le forme e i colori su cui si era incantata per giorni, con il cuore colmo di entusiasmo e di ammirazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Nina, leggermente imbarazzata ma felice come non mai, non smetteva di guardare Vasilij sprofondando in&nbsp;quegli occhi azzurri che nella sua testa defin\u00ec subito <em>belli e buoni<\/em>. Non si era mai recata da sola a casa di un uomo e nonostante di uomini, pure importanti, ne avesse conosciuti, e tutti si fossero rivolti a lei sempre con grande rispetto educazione gentilezza e perfino devozione, era consapevole che dietro a tutto ci\u00f2 si celava il desiderio di poterla in qualche modo conquistare e avvicinarsi cos\u00ec al potere di suo padre. In quel preciso momento, davanti al camino, mentre il Maestro le serviva la cioccolata calda, Nina era conscia che l\u2019interesse di Vasilij era esclusivamente per lei, per la sua persona in quanto tale, per quella bellezza del cuore che traspariva oltre il bel volto, la postura aggraziata, il corpo morbido e flessuoso.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abPosso vedere i vostri lavori, Maestro? \u00bb gli chiese Nina d\u2019improvviso e appena timida.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abTi prego, chiamami Vasilij. \u00bb&nbsp;le&nbsp;disse lui sorridendo. Il suo sorriso era come una pennellata di gioia su un volto che, dietro quegli occhiali che ad alcuni potevano sembrare seriosi, e mettere in soggezione, a lei sembrava sereno e quanto mai rassicurante.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abTe ne mostrer\u00f2 con piacere qualcuno anche se, lo confesso, non ho lavorato molto da quando sono tornato a Mosca. \u00bb &nbsp;disse mentre si alzava dalla poltrona, riponeva le tazze sul tavolino e l\u2019invitava a seguirlo, sempre tenendole le mani&nbsp;il cui contatto cercava e desiderava ardentemente.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando arrivarono nella stanza che il Maestro utilizzava come studio, la leggera espressione di sorpresa delle sopracciglia ben disegnate di Nina si fece pi\u00f9 accentuata, specie quando Vasilij, dopo averla lasciata contemplare i lavori che si affacciavano da ogni angolo della stanza, come allettanti sorprese in un mondo fatato, le mostr\u00f2 l\u2019acquerello che aveva dipinto per lei.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abL\u2019ho buttato gi\u00f9 subito dopo la nostra telefonata. Ho avuto un\u2019improvvisa voglia di dipingere e l\u2019ho fatto. La tua voce mi ha colpito molto. \u00bb ripet\u00e9 per la seconda volta in quel pomeriggio.<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo&nbsp;un istante di silenzio, in cui mille pensieri avevano affollavano la mente di entrambi, aggiunse: \u00abL\u2019ho intitolato<em> A una voce sconosciuta.<\/em> \u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Nina nel sentire quelle parole che uscivano dalla bocca di Vasilij, mandando nell\u2019aria un delizioso sentore di cioccolata, e che si spandevano con tale delicatezza e signorilit\u00e0, si sent\u00ec percorsa da uno strano calore che le riemp\u00ec il cuore, e forse l\u2019anima intera. &nbsp;Con un filo di voce, mentre il Maestro le metteva tra le mani il piccolo dipinto, grande quanto la pagina di un libro, disse con un leggero tremolio: \u00ab Non so cosa dire, Maestro. \u00bb &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Vasilij la corresse: \u00ab Non so cosa dire, Vasilij. \u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Lei lo guard\u00f2 oltre gli occhiali, dentro quegli occhi di cui, se ne rendeva conto allora, si era gi\u00e0 innamorata.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Non&nbsp;dire niente, Nina. \u00bb Era la prima volta che Vasilij pronunciava il suo nome, e nel &nbsp;pronunciarlo l\u00ec, nell\u2019intimit\u00e0 di quella stanza che sapeva di colori ed olio di lino, le sembr\u00f2&nbsp;come di farla sua.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019avrebbe sposata, quella ragazza, a dispetto della differenza d\u2019et\u00e0 e del giudizio della gente.<\/p>\n\n\n\n<p>Lo aveva deciso quando era per lui non pi\u00f9 di una voce sconosciuta. Avrebbe scritto a Gabriele la&nbsp;sera stessa e si sarebbe fatto spedire le tele che aveva lasciato nella loro casa a Murnau.<\/p>\n\n\n\n<p>Mentre in sole scendeva sui tetti di Mosca, i colori dentro e fuori il cuore e l\u2019anima di Vasilij esplosero come in una grande e meravigliosa sinfonia. Ebbe una gran voglia di dipingere ma, prima di tutto, di baciare Nina. Cos\u00ec&nbsp;le si avvicin\u00f2, la prese per le mani, accost\u00f2 le sue labbra alle sue e tutto fu naturale, proprio come dipingere.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_50144\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"50144\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Avvolta nel soprabito di velluto, con il manicotto di visone tra le mani sottili e bianche come fine porcellana, Gabriele si metteva in posa facendo in modo che l\u2019anello che portava al dito si notasse bene. 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