{"id":50076,"date":"2022-10-17T19:30:39","date_gmt":"2022-10-17T18:30:39","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=50076"},"modified":"2022-10-17T19:30:41","modified_gmt":"2022-10-17T18:30:41","slug":"premio-racconti-nella-rete-2023mikve-di-maria-lucia-riccioli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=50076","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2023&#8243;Mikv\u00e9&#8221; di Maria Lucia Riccioli"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-text-align-right\"><em>Siracusa, 2008<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp; &nbsp;\u00abDobbiamo andarci per forza? Non lo faccio l\u2019articolo\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; \u00abFai un po\u2019come ti pare\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Michele trafficava con la digitale. Dopo tanto fotografare le batterie imploravano una ricarica. Senza guardarla, continu\u00f2 a parlare.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; \u00abSe non ti va di venire, resta in camera. Ci vado io, scatto quattro foto e tu scrivi l\u2019articolo. Te lo inventi. Mamma e nonna contente, si riparte e buonanotte. Guarda, non capisco che ci siamo venuti a fare a Siracusa\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Sara scatt\u00f2 a sedere sul letto.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp; &nbsp;\u00abPotevo venirci anche da sola, se non ti andava potevi dirmelo\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Per qualche istante, nella camera del B&amp;B si ud\u00ec solo il ronzio del condizionatore. Fuori, un piccione smise di tubare e dal terrazzino del \u201cLabirinto\u201d spicc\u00f2 il volo per i dedali di Ortigia.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Michele pos\u00f2 la macchina fotografica e le si sdrai\u00f2 accanto.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; \u00abSei stanca. Di partire gi\u00e0 non ti andava, qui fa un caldo africano\u2026 \u00e8 normale che tu ti senta cos\u00ec. Vieni qui\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; L\u2019attir\u00f2 a s\u00e9. La ragazza fece un po\u2019 di resistenza, poi rilass\u00f2 le spalle e il collo, la testa poggiata sul petto di Michele.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Sindrome di Stendhal? Mah, forse, non voleva intellettualizzare troppo. Certo, avevano visitato il parco archeologico della Neapolis abbacinati da un sole sciroccoso e spietato e dalla pietra bianca di Siracusa. Il teatro greco e i fantasmi di Eschilo, l\u2019anfiteatro romano che le era sembrato un souvenir del Colosseo, quell\u2019ara di Ierone enorme e inquietante con lo spettro delle centinaia di buoi sacrificati simultaneamente \u2013 sangue animale a lavare ipocrita le colpe degli uomini. Aveva ripensato agli olocausti, al rito di pane e vino dei cristiani, oh c\u2019\u00e8 sempre un innocente che deve pagare per tutti. L\u2019orecchio di Dionisio \u2013 ma aveva davvero origliato il tiranno quello che si diceva in quella cava stipata di prigionieri? O era solo l\u2019immaginazione spiritata di Caravaggio a vedere un orecchio scavato in quelle latomie che sembravano abitazioni di giganti estinti? \u2013 l\u2019aveva rintronata di echi di risate e urla di turisti eccitati dal gioco delle voci che rimbalzavano su pareti scalpellate dalla fatica combinata di uomini e acque piovane.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Ritornata nel B&amp;B, si era lasciata cadere sul copriletto, vestita e accaldata, senza nemmeno la forza di addentare un panino o sorseggiare il brodo ormai imbevibile della bottiglietta che s\u2019era portata inutilmente appresso.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; \u00abScusami, \u00e8 che\u2026\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; \u00abSst\u2026 lo so\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\"><em>Siracusa, 1492<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp; 12 gennaio. 12 gennaio. 12 gennaio.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp; Quella data le martellava in petto come le campane dei cristiani.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp; La Giudecca di Siracusa entro quella data sarebbe diventata un quartiere di fantasmi. O di conversos.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp; Che fosse migliore la sorte dei convertiti era da vedere: agli occhi di tutti marranos erano e marranos sarebbero rimasti. Porci convertiti per interesse, per paura. O sinceramente attratti dalla fede in un Dio crocifisso figlio di Jahv\u00e8. Ma non meno marranos per questo.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp; Perch\u00e9 i re spagnoli si accanivano contro gli ebrei? Eppure erano servitori fedeli della corona, amministratori accorti, artigiani e mercanti laboriosi che davano lustro e ricchezza alle terre che abitavano. Ma l\u2019editto parlava chiaro: gli ebrei che non intendevano convertirsi dovevano abbandonare i possedimenti dei re di Aragona e Castiglia. Quindi anche la Sicilia, anche il Regno di Napoli. E Ferdinando di Acu\u00f1a, il vicer\u00e9 che aveva fatto cos\u00ec tanto ben sperare, proprio a lui sarebbe toccato applicare il decreto. E il senato siracusano non avrebbe potuto fare altro che assentire.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp; Anna, stesa sul letto, cortine tirate a difenderla dalla luce che le feriva gli occhi gonfi, aveva scelto con dolore cosa portare con s\u00e9: il ciondolo d\u2019ambra e i pendenti in filigrana d\u2019argento della madre, gli abiti di lei che era riuscita ad adattare alla propria figura minuta e svelta, qualche oggetto scelto perch\u00e9 necessario o troppo poco utile per essere lasciato.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp; Aveva detto addio ad ogni angolo della casa, dall\u2019uscio ai conci di terracotta. Aveva percorso ogni vicolo della Giudecca, era entrata in ogni bottega, come l\u2019innamorata del Cantico dei Cantici che in un delirio d\u2019amore cerca l\u2019amato del suo cuore.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp; Ma Anna cercava di dimenticarla, la terra del suo cuore. E facendo cos\u00ec, la radicava nella sua anima come una spina.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; 2008<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Via Maestranza, il bagno ebraico non era lontano.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Sara procedeva spedita, apparentemente tranquilla, una giornalista con tanto di cartellino blocco registratore. Michele, zaino monospalla e l\u2019immancabile digitale, fotografo al seguito. Nonch\u00e9 fidanzato, bench\u00e9 entrambi detestassero parole e istituti convenzionali. Nonna Ester avrebbe desiderato un matrimonio tradizionale, a sua madre non sarebbe dispiaciuto, Sara scriveva recensioni e articoli culturali sul mensile diretto dalla nonna ma difendeva un laicismo che non rinnegava per\u00f2 lo studio e la ricerca della sua identit\u00e0 ebraica.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; La morte del padre, che osservava digiuni precetti festivit\u00e0 con fede severa ma non arcigna, aveva finito per disseccare le gi\u00e0 stente fonti dell\u2019ebraismo di Sara. La Torah gli studi biblici la storia giudaica erano stati per anni la loro lingua comune. Ora che uno dei due non poteva pi\u00f9 parlarla, per Sara era divenuta incomprensibile come un idioma estinto, come un\u2019accozzaglia di parole stridenti, straniere.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Michele, ragazzo pratico e solido, l\u2019aveva assecondata. Ma notava il disagio di Sara. Visitare quel bagno, scrivere l\u2019articolo per \u201cSyon\u201d significava per lei azzimi erbe amare di ricordo e pena.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;Che il bagno sotto l&#8217;attuale Chiesa di S. Filippo sia un bagno rituale ebraico \u00e8 da ritenersi certo sia per la struttura sia per alcuni parametri cui risponde appieno: il <em>Berakhot<\/em> (<em>Trattato delle Benedizioni<\/em>) del <em>Talmud Babli<\/em>, ultimato nel 501 d.C. circa, scrive: &#8220;Il bagno rituale deve contenere 240 qab d&#8217;acqua&#8221; e la sua efficacia &#8220;\u00e8 legata al fatto che si tratta di acqua sorgiva, acqua viva e questa non pu\u00f2 essere scaldata&#8221;. Il bagno della Giudecca non solo presenta tutte queste caratteristiche ed altre, ma la sua struttura e la tecnica di costruzione ne fanno un esemplare antichissimo &#8211; simile a quelli descritti nel Talmud &#8211; poich\u00e9 \u00e8 scritto: &#8220;Se uno \u00e8 sceso a fare il bagno d&#8217;immersione\u2026&#8221; questo significa che il <em>mikv\u00e9 <\/em>scavato in profondit\u00e0, come \u00e8 quello della Giudecca, \u00e8 uno degli esempi pi\u00f9 antichi, una preziosa testimonianza delle remote origini della comunit\u00e0 ebraica siracusana, le cui tecniche di costruzione, alla data di realizzazione del bagno, erano ancora quelle utilizzate in Palestina fino al V sec. d.C. e singolarmente condivise con la struttura di alcune fonti greche del 1200 a. C., ma questo \u00e8 ben altro discorso.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; \u00c8 ben altro discorso\u2026 \u00e8 ben altro discorso\u2026<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Michele leggeva da uno studio che aveva scaricato da Internet, Sara ascoltava ma le parole galleggiavano su per le facciate dei palazzi barocchi e s\u2019involavano nel cielo denso di scirocco.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Si blocc\u00f2.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; La traversa a destra recava la targa \u201cVia della Giudecca\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Si inoltrarono nell\u2019intrico di vicoli viuzze e ronchi.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Bottai tintori candelai\u2026 solo i nomi dei mestieri erano rimasti a ricordare che in quel quartiere si erano avvicendate botteghe di ebrei laboriosi spazzati via dagli editti dalla storia dalla morte. Nomi. Nient\u2019altro che nomi.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Il suo le parve immediatamente troppo piccolo e leggero per permanere, neanche una targa l\u2019avrebbe salvato dall\u2019oblio.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Si aggrapp\u00f2 istintivamente a Michele, che scattava fotografie e le spiegava che nei sotterranei di quel quartiere dovevano sicuramente esserci resti di antiche sinagoghe, magari tombe. Michele, amore mio entusiasta e terrestre\u2026 questo avrebbe voluto dirgli. Un uomo che un\u2019ebrea fuggiasca avrebbe desiderato come compagno di fuga. Era la sua anima nomade semita mai troppo sicura del suolo che calpestava a suggerirglielo.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; \u00abQui dice che una colonna samaritana fu utilizzata nel \u2019500 per costruire il seminario e che le lapidi dell\u2019antico cimitero ebraico furono utilizzate per costruire il Porto piccolo\u2026\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; No, neanche i nomi. Ma questo \u00e8 ben altro discorso.<\/p>\n\n\n\n<p><em>1492<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; <em>\u00abPadre, perch\u00e9?\u00bb.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp; \u00abDio ha dato, Dio ha tolto\u00bb.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp; \u00abDove andremo?\u00bb.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp; \u00abIl Signore provveder\u00e0\u00bb.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp; Quando l\u2019editto fu diventato una verit\u00e0 incontrovertibile, quasi naturale come il vento che squassava il lungomare e le onde che minacciavano il sonno con un rombo di morte imminente, Anna evit\u00f2 di affliggere il padre con le sue domande angosciose.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp; Non gli disse delle sue peregrinazioni per il quartiere.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp; Non gli confess\u00f2 neppure di essersi spinta oltre, insieme alle cugine che la supplicavano di tornare indietro.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp; Le piacevano le strade di Ortigia, l\u2019isola nell\u2019isola di Sicilia. E la Giudecca era l\u2019isola ebraica di Ortigia. Perch\u00e9 i re di Spagna volevano strappare il cuore alla Sicilia?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp; Il mercato e i suoi colori, il mare solcato dai gozzi dei pescatori \u2013 le lampare come lucciole nella notte \u2013 i siracusani che una volta la consideravano una di loro e che ora le chiudevano in faccia le imposte e le porte dei bassi, che non le vendevano i merletti, che la segnavano a dito \u2013 Giud\u00eca, giud\u00eca, in Spagna quelli come voi li ammazzano, No, non \u00e8 vero che gli ebrei avvelenano i pozzi e scannano i bambini, sono tutte bugie, Vattene giud\u00eca, ne avete ancora per poco\u2026<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp; Erano tornate a casa nascondendo le lacrime le cugine, Anna no.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp; Passando in fretta davanti a una chiesa, l\u2019avevano investita zaffi d\u2019incenso e un canto di monache. Era un salmo, lo riconobbe anche se non sapeva di latino.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp; &nbsp;\u00abSicut cervus desiderat ad fontes aquarum\u2026\u00bb.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp; Seppe di aver sete, di essere come la cerva delle Scritture.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp; Sarebbe andata al bagno. Aveva detto addio al tempio, voleva salutare anche l\u2019acqua che aveva purificato sua madre, l\u2019acqua che aveva bagnato anche lei.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp; Solo l\u00ec avrebbe permesso alle lacrime di scorrere.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\">&nbsp;&nbsp; 2008<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; L\u2019acqua era immota.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Ma solo apparentemente, perch\u00e9 una vena silenziosa assicurava un ricambio continuo e discreto. Sara fissava le vasche come ipnotizzata. Pass\u00f2 e ripass\u00f2 le dita sulle pareti del bagno che parevano sudare, tanta era l\u2019umidit\u00e0. Colpi e colpi di scalpello, pazienza e tenacia sotto il livello del mare a ritrovare l\u2019acqua dolce, a convincerla a riempire le vasche come grotte sottomarine, come anfratti di quiete al riparo dal sale dall\u2019inquietudine del mare dalla morte, morte che s\u2019infiltra ovunque e che ha snidato anche chi scendeva in questo pozzo.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Sara prov\u00f2 un senso d\u2019oppressione. Le volte non erano molto alte e il respiro si affrett\u00f2. L\u2019acqua tranquilla e quieta per\u00f2 sembr\u00f2 agire come un calmante. Era una sensazione strana, quasi irreale.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; L\u2019aria le flu\u00ec pi\u00f9 liberamente dentro.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\"><em>1492<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp; \u201c\u00c8 l\u2019ultima volta che scendo qui. Se risalgo non torner\u00f2 pi\u00f9, mai pi\u00f9\u2026\u201d.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp; L\u2019acqua del bagno era serena come sempre. Non lasciava presagire nemmeno l\u2019abbandono e forse la sventura che l\u2019attendevano. O forse era pi\u00f9 saggia di lei che si ostinava a fissarla, accasciata come se non dovesse pi\u00f9 rialzarsi.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; <em>\u201cNon sono neanche degna di bagnarmi per la purificazione\u201d.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; \u00abCos\u2019hai? Stai male?\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Sara era inginocchiata accanto a una vasca, come se non potesse pi\u00f9 rialzarsi.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; \u00abLoro credevano, Michele, loro hanno sopportato di tutto, loro\u2026\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; \u00abLoro erano come te, come me. Anche loro avevano paura. Anche loro dubitavano. Erano messi alla prova\u2026 tu\u2026 noi\u2026 forse \u00e8 un modo per fargli onore\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Michele non parlava mai cos\u00ec. Odiava la retorica, le commemorazioni forzate e le finte facili false commozioni. Ma ora Sara lo sentiva parlare di onore.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; \u00abOnore a chi?\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; \u00abA tuo padre, a\u2026 a questa gente che si bagnava qui forse per tradizione, forse per abitudine, forse perch\u00e9 ci credeva davvero. E noi glielo dobbiamo\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; \u00abGli dobbiamo cosa?\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Si appese la digitale al braccio e poggi\u00f2 la schiena ad una delle colonne.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; \u00abEsserci\u2026 essere qui\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; La voce di Michele era poco pi\u00f9 di un sussurro ma in quella caverna sotto la superficie della citt\u00e0 sotto la superficie del mare sotto la superficie delle cose \u2013 sotto. Le sembr\u00f2 risuonare tra le pareti e la volta come se a parlare fosse stato un bronzo percosso da una mazza. Poi le onde sonore si placarono sulle vasche placide, Michele torn\u00f2 ad esplorare gradini e sedili \u2013 lasciami qui, non ti preoccupare \u2013 e l\u2019aria fu saturata dai fiati degli altri visitatori e dalle spiegazioni della guida, che le giungevano distanti come dal fondo di un lago.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\"><em>1492<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; <em>Che ne sarebbe stato di quel luogo sacro? Mani impure lo avrebbero contaminato per sempre. Forse sarebbe servito da pozzo, da cisterna. Pens\u00f2 ai conciatori. Riusciva a sentire il puzzo d\u2019animale, le pelli a bagno in quell\u2019acqua pura e viva, sconciata senza speranza.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp; \u00abLo interreremo, Anna\u00bb.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp; Il padre come sempre le aveva letto dentro.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp; \u00abNon possiamo permettere che tutto questo \u2013 e la sua mano avvolse con un gesto vasche e volta e anche lei \u2013 venga insozzato. Forse\u2026\u00bb \u2013 represse un singulto, Anna non doveva vederlo piangere sull\u2019eterna sorte dei figli d\u2019Israele ancora una volta respinti \u2013 \u00abforse torneremo qui, scaveremo di nuovo e ritroveremo quello che abbiamo lasciato. Forse lo faranno i tuoi figli, forse i figli dei tuoi figli. O forse della gente pia, della gente che prover\u00e0 piet\u00e0 e rispetto per noi entrer\u00e0 qui dentro e sapr\u00e0 che vi hanno pregato Giuseppe di Siracusa e sua figlia\u00bb.&nbsp;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\">2008<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Fu un attimo.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; <em>Fu un attimo.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Forse il movimento di una delle turiste accanto, forse il luccichio di un gioiello sull\u2019acqua. Acqua fissata, contemplata, che conteneva il riflesso delle aspettative, dei ricordi, dei sensi di colpa di chi ve l\u2019immergeva anelando ad una purificazione, ad una rigenerazione forse.<\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp; Anna vide Sara.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; O viceversa. O entrambe\u2026<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; <em>La mano del padre le si strinse attorno alle dita asciutte, secche, esangui.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp; \u00abAndiamo\u00bb.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp; Il groppo alla gola and\u00f2 gi\u00f9 e il respiro dalle viscere contratte si fece strada fino alla gola. Risal\u00ec.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp; Come deve fare. Come \u00e8 giusto che sia.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Sara sbatt\u00e9 le palpebre e l\u2019acqua torn\u00f2 imperturbata.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Si guard\u00f2 attorno. I turisti si accalcavano dietro alla guida per risalire. Michele scattava le ultime foto. Quella tunica\u2026 quelle trecce raccolte\u2026 no, era tutto un gioco della sua immaginazione stanca e sovraeccitata.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Eppure l\u2019immagine era stata cos\u00ec\u2026 cos\u00ec vivida, anche se solo per un momento!<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Non tent\u00f2 di razionalizzare. Non sarebbe servito. E non voleva.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Prov\u00f2 l\u2019impulso di bagnarsi, di restare immersa in quella calma d\u2019acqua. Di liberarsi dalle scorie che le impantanavano la mente.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Si ritrov\u00f2 invece a bagnare un palmo. Una carezza all\u2019acqua, sfiorata appena dalle dita. Nessuna impronta, solo un contatto fresco e lieve.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Si rialz\u00f2, fece qualche passo. Prese una mano di Michele.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; \u00abChe fai?\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Lei gli sorrise e gli strinse la mano, solo un altro po\u2019. Michele sorrise.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; \u00abStai bene?\u00bb le domand\u00f2, anche se sapeva di s\u00ec.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; \u00abUsciamo\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; <em>Anna chin\u00f2 la testa. Non poteva dirgli che l\u00ec, su quell\u2019acqua tersa e liscia come uno specchio, forse\u2026 forse aveva avuto la visione di una donna che avrebbe visto. E compreso. Accarezz\u00f2 la superficie come cristallo fragile e prezioso. Bagn\u00f2 la mano di Giuseppe stringendola nella sua.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp; \u00abUsciamo, padre\u00bb.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\"><em>Siracusa, 21-23 agosto 2008<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\"><em>Il brano che legge Michele \u00e8 tratto da \u201cL\u2019acqua e il Tempio &#8211; Appunti sul bagno rituale ebraico della Giudecca di Siracusa\u201d di Sergio Caldarella (responsabile scientifico di&nbsp; storia e cultura ebraica dell\u2019IMSU) e David Gryman (Universit\u00e0 di Chicago)<\/em><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_50076\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"50076\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Siracusa, 2008 &nbsp; &nbsp;\u00abDobbiamo andarci per forza? Non lo faccio l\u2019articolo\u00bb. &nbsp;&nbsp; \u00abFai un po\u2019come ti pare\u00bb. &nbsp;&nbsp; Michele trafficava con la digitale. Dopo tanto fotografare le batterie imploravano una ricarica. Senza guardarla, continu\u00f2 a parlare. &nbsp;&nbsp; \u00abSe non ti va di venire, resta in camera. Ci vado io, scatto quattro foto e tu scrivi [&hellip;]<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_50076\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"50076\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"author":22,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[657],"tags":[],"class_list":["post-50076","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-premio-racconti-nella-rete-2023"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/50076"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/22"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=50076"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/50076\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":50080,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/50076\/revisions\/50080"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=50076"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=50076"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=50076"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}