{"id":50038,"date":"2022-10-12T10:25:32","date_gmt":"2022-10-12T09:25:32","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=50038"},"modified":"2022-10-12T10:26:57","modified_gmt":"2022-10-12T09:26:57","slug":"premio-racconti-nella-rete-2023-la-mia-terra-e-la-mia-frontiera-di-anastasia-cicciarello","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=50038","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2023 &#8220;La mia terra \u00e8 la mia frontiera&#8221; di Anastasia Cicciarello"},"content":{"rendered":"\n<p>Quante volte di fronte all\u2019ingiustizia abbiamo abbassato la testa? Quante volte abbiamo preferito rinunciare anzich\u00e9 difenderci? \u00abQui funziona cos\u00ec.\u00bb fu la frase perentoria di mia madre. \u00abTe la prendi tanto per sciocchezze. Mica siamo a New York. \u2018Nda i mbasci a testa.\u00bb Respirai rumorosamente di fronte a quella consapevolezza schiacciante, ma non replicai, non ne avevo intenzione. Era vero. Funzionava davvero in quel modo in Calabria, non c\u2019era molto da filosofeggiare a tal proposito. Anche una cazzata, come andare dal meccanico per una ruota sgonfia era come una crociata per un ideale idilliaco.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019operaio mi aveva guardata come a dire \u2018\u2019Ma tu si fimmina. Che ne capisci?!\u201d e poi aveva parlato lentamente, scandendo le sillabe in un italiano zoppicante. Non era stato ostile, quello no. Aveva semplicemente detto: \u00abIl copertone \u00e8 distrutto. Fai passare il tuo fidanzato o, chissacciu, tuo pap\u00e0. Cos\u00ec vediamo come aggiustarci.\u00bb Una frase da niente, una fesseria. \u201cNon farne una tragedia, ti prego.\u201d Continuavo a ripetere dentro di me come un mantra, mentre inspiravo ed espiravo lentamente per non dare di matto. \u00abVa bene, grazie. Vado da un\u2019altra parte. Sono sicura che esista un\u2019officina dove non serva avere il pene per aggiustare l\u2019auto. Arrivederci!\u00bb Avevo tuonato invece, nonostante i miei buoni propositi. Apriti cielo. \u00abTu si paccia!\u00bb aveva urlato a sua volta mia madre nell\u2019apprendere la notizia. Era seguita una scenata volta a spiegarmi di nuovo che era quello il posto in cui avevo scelto di vivere, che quelle erano le regole, perch\u00e9 ostinarmi tanto e dare spettacolo continuo? Che vergogna. Mamma aveva ragione. San Bartolo, il mio paese, che tanto amavo e tanto odiavo, era la mia frontiera. Vivevo in luogo fuori dalla grazia di Dio, un nucleo a s\u00e9 stante, con le sue regole sociali.<\/p>\n\n\n\n<p>Le case dismesse esternamente e piene di lussi all\u2019interno, i ragazzini in strada coi motorini truccati, le vecchiette col tuppo e l\u2019abito nero rappresentavano il mio confine, la prigione che volontariamente mi ero scelta. Il peso della mia provenienza non lo avevo percepito subito. Da piccola amavo essere parte di un mondo parallelo: al mattino uscivo di casa in fretta, d\u2019estate persino scalza.&nbsp; Percorrevo la lunga strada tutta storta e dismessa di corsa, fino al belvedere al limitare del paese. Ricordo ancora i ciottoli irregolari che mi solleticavano i piedi, il calore sotto la pianta, il sole asfissiante di agosto. Il belvedere, in particolare, era il mio luogo del cuore: il muretto scorticato mi arrivava al mento. Io ci appoggiavo entrambe le mani e tentavo di issarmi. Mi alzavo sulle punte, appoggiavo la faccia sul cemento ruvido e volgare che caratterizza tutte le opere incompiute della mia regione e guardavo sotto.<\/p>\n\n\n\n<p>A prima vista lo stomaco si contorceva: chiudevo gli occhi per un attimo, poi mi prendevo di coraggio e li riaprivo. Sotto di me, una distesa disordinata di alberi, erbacce, detriti e spazzatura. E poi, lontanissimo, il mare.&nbsp; Il mio mare. La mia salvezza. Chiss\u00e0, forse rappresentava gi\u00e0 un punto di fuga per la mia testa, ma non riuscivo a rendermene conto. Era l\u00ec che mi raggiungeva Basti, quando non mi trovava in nessun altro posto. \u00abTorna pa casa, Mar\u00ec. A mamma ti cerca. Ci ha fatto una testa cos\u00ec perch\u00e9 non ti vedeva. Veni, moviti.\u00bb Diceva allora mio fratello, facendo leva sui miei sensi di colpa. Camminavamo fianco a fianco, grosso e tozzo lui, pieno di malupilu, una folta peluria scura che gli ricopriva braccia e collo. Secca e lunga io, spigolosa anche nel corpo, mi ricordavano tutti. Risalivamo la strada a ritroso in silenzio, complici per necessit\u00e0, perch\u00e9 il sangue ci univa a forza. All\u2019epoca non percepivo il disagio di non riconoscermi in quella che chiamavo casa, non sentivo la gola stringersi ogni volta che varcavo la soglia della mia stanza. Oppure s\u00ec, ma non sapevo dare un nome a quella sensazione: ero nata nel posto sbagliato. Ero colpevole di non appartenenza. Avrei dovuto espiare la mia colpa per tutta la durata della mia vita, anche se era una cosa che non si poteva scegliere. Non potevo certo prendermi la responsabilit\u00e0 per un destino che mi era stato affibbiato. Ma avevo scelto di restarci, di resistere, di non cedere al pregiudizio di chi conosceva la mia terra dolceamara soltanto per le cronache di mafia. Avevo scelto da sola la mia croce, ero artefice del mio supplizio.<\/p>\n\n\n\n<p>E invece quel giorno, circa vent\u2019anni dopo, mia madre non era proprio dello stesso avviso. Continuava a guadarmi furiosa e apprensiva allo stesso tempo, indecisa sull\u2019approccio da utilizzare. \u00abAveva ragione tuo padre: ndavivi i fui. Dovevi scappare, capiscisti? Questa non \u00e8 terra tua.\u00bb Disse, accompagnando le sue frasi con una carezza, per addolcirle. \u00ab\u00c8 la gente che deve cambiare.\u00bb Provai a dire fiaccamente. \u00abQui o ti pieghi o ti spezzi. Non lasciare che il tuo legame diventi una catena che ti costringe. Vattindi.\u00bb disse lei. Si volt\u00f2 di spalle, riprese a lavare i piatti con eccessiva foga, guardando dritto davanti a s\u00e9.&nbsp; Il discorso era definitivamente chiuso.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><\/h2>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_50038\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"50038\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quante volte di fronte all\u2019ingiustizia abbiamo abbassato la testa? 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