{"id":49757,"date":"2022-06-01T11:47:07","date_gmt":"2022-06-01T10:47:07","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=49757"},"modified":"2022-06-01T11:47:08","modified_gmt":"2022-06-01T10:47:08","slug":"premio-racconti-nella-rete-2022-botanica-dellinfanzia-di-fulvia-diotti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=49757","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2022 &#8220;Botanica dell&#8217;infanzia&#8221; di Fulvia Diotti"},"content":{"rendered":"\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>In fondo il giardino dell\u2019asilo confinava con i muri scrostati di una fabbrica, divisi da un piccolo fossato sul quale si ergeva una rete metallica. Uscivamo nel giardino nel primo pomeriggio (nessuno ci faceva dormire dopo pranzo\u2026per fortuna) e la meta ambita era proprio il fondo del giardino, dove correvamo quasi come verso un limite proibito.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019idea era di arrivare a prendere qualche frutto caduto di un paio di alberi di nespole, anche se ancora acerbe e ci attaccavano in gola.., per i frutti del fico bisognava aspettare l\u2019autunno, ma allora era gi\u00e0 freddo e l\u00ec non ci portavano pi\u00f9.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Le conversazioni nascevano spontanee. \u201cNon devi prendere quei fiori, non lo sai? Sono piscialetto, se li raccogli poi fai la pip\u00ec a letto di notte\u2026\u201d \u201cGuarda quest\u2019erba, \u00e8 prezzemolo lo prendono per la minestra\u2026\u201d Non era prezzemolo ma ci piaceva crederci.<\/p>\n\n\n\n<p>C\u2019erano anche alcuni ranuncoli, ambitissimi ancorch\u00e8 velenosi, ma come per un tacito istinto per i bambini che erano tanti, tanti e sole tre suore a controllarli tutti, nessuno se li mangi\u00f2 mai\u2026<\/p>\n\n\n\n<p>Le pratoline non venivano considerate, troppo diffuse e comunque nascevano basse nel prato dove le altalene e gli altri giochi, rigorosamente oggi vietati perch\u00e9 ben lontano dalle norme di sicurezza, non potevano riscuotere tanto interesse.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;L\u2019altalena a dondolo, a sei posti, veniva considerato, dai cinquenni, una roba da bambini piccoli e se era libera preferivamo salire su quella a corda, dove i pi\u00f9 bravi avevano imparato a spingersi da soli, stando in piedi sull\u2019asse e forzando il movimento con una spinta a gambe piegate e poi alzate di scatto\u2026Le suore correvano a sgridarci, trascinando sull\u2019erba i loro gonnelloni lunghi, e per qualche momento l\u2019altalena rimaneva libera\u2026 per poi essere rioccupata dal pi\u00f9 veloce quando la suora guardava altri piccoli scalmanati. Nessuno cadde mai.<\/p>\n\n\n\n<p>Il mio primo incontro con le ortiche avvenne quando davvero ero molto piccola. Camminavo e parlavo bene gi\u00e0 all\u2019et\u00e0 di un anno, il mio problema era caso mai una anoressia tenace che mi passava non appena varcavo la porta di casa e andavo altrove. Per una sorta di istinto primordiale, in una fortunata assenza di pediatri e psicologi, mia madre mi mollava a qualcuna delle sue sorelle e tutto funzionava bene. I periodi passati nella casa della prima delle mie zie, molto povera ma ricca di affettivit\u00e0 e della presenza di mia cugina, mi rendeva felice.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Talvolta mio zio, ferroviere come tanti, mi portava con lui da qualche parte \u2013 prendevamo il treno che fermava in stazioncine microbiche sulla linea Savona-Acqui Alessandria &#8211; e in una di quelle trasferte, sul sagrato di una di quelle chiese tutte uguali, avvenne l\u2019incontro. Avevo due anni circa. \u201c Vedi quell\u2019erba, con quelle foglie? Non toccarla, sono ortiche e pungono\u2026\u201d Detto fatto, lo zio gira l\u2019occhio e io a tocchignar di nascosto. E poi bolle che prudevano e io che mi grattavo di nascosto\u2026 \u201c le hai toccate allora?\u201d non potevo fingere.<\/p>\n\n\n\n<p>Il volo librato ad angelo con la bottiglia del latte che avevo appena preso dalla cascina vicina, dove avevano la mucca, e che sarebbe servito per la colazione di noi bambini l\u2019indomani mattina, avvenne invece a S. Martiniano, nel sentierino che percorrevo di corsa sul calar della sera, e che aveva una curiosa discesa fra pietroni e mille piante di ortiche selvagge cattivissime\u2026 calzoncini corti e maglietta estiva, fu un attimo scivolare e trasformarmi in una sorta di lebbrosa con la bottiglia del latte ormai vuota. Dovevo essere allergica gi\u00e0 allora, ci volle tutta la notte e un chilo di talco &#8211; assolutamente inutile ma l\u2019unico medicamento che venne usato- per darmi un po\u2019 di requie ai ponfi pruriginosi.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma furono sempre gli alberi, grandi, maestosi o piccoli e nodosi, con chiome o con aghi,&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>a darmi stupore e tranquillit\u00e0, frescura e timori\u2026&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Nei giardini della mia citt\u00e0 natale un piccolo leccio era nato storto \u201cdisgraziato\u201d diceva mia madre, ad indicare qualunque sorta di handicap di bambini adulti o altro essere vivente, aggiungendo comunque sempre sottovoce \u201cnon lo guardare\u201d quasi come se lo storpio qualunque fosse potesse essere contagioso\u2026.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;Lo storto era la mia e l\u2019altrui -purch\u00e8 temerario- felicit\u00e0 . Perch\u00e9 non appena si arrivava nei pressi dello storpio storto era un attimo correre e slanciarsi sul ramo pi\u00f9 basso, storto, avvinghiarsi con le gambe e tirarsi su alla prima bassissima forcella dei rami, trionfanti e consci di guardare altri bambini che magari pi\u00f9 grandi e che non ce la facevano, letteralmente&nbsp;&nbsp;dall\u2019alto in basso.&nbsp;&nbsp;Lo storto mi diede tanta felicit\u00e0 che ancora lo sento, nelle notti in cui il vento mi parla dalla finestra della camera, chiamarmi dandomi della maschiaccia\u2026&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>A S.Martiniano la scalata era dedicata ad un ciliegio, rigorosamente nella stagione dei frutti, che produceva a&nbsp;&nbsp;migliaia ciliegie tonde rosso scure, dure e succose. Io e mio cugino, con la tecnica del dondolamento e arpionaggio dei rami bassi dalla forcella principale, salivamo fin dove si poteva, poi partiva la gara: \u201cTu quante ne hai mangiate? \u201c \u201cDieci\u201d \u201cIo quindici\u201d \u201cMa i noccioli li sputi? \u201d\u201d Io no, sono capace di ingoiarle intere con nocciolo\u201d e gi\u00f9 a fare pericolosi esperimenti:&nbsp;&nbsp;Roba da strozzamento o da blocco intestinale che non ci venne mai. Sono sicura che l\u2019albero e i suoi frutti ci proteggevano.<\/p>\n\n\n\n<p>A S. Martiniano la botanica dell\u2019infanzia si sbizzarriva: certo le querce mi mettevano un po\u2019 di timore, specialmente quelle del bosco che facevano tanto luogo oscuro di Cappuccetto Rosso, ma le acacie no, le gaggie come le chiamava mia nonna: era un luogo incantato il bosco delle gaggie, con i fiori profumati in primavera e la capra che si mangiava tutti i germogli incurante delle spine\u2026 e poi i pioppi, sempre chiacchieroni al primo alito di vento e pronti alla danza con quei loro snelli tronchi che si muovevano insieme come un corpo di ballerine ondeggianti all\u2019unisono.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Sentivo sulla mia pelle le loro parole e il loro alito leggero, ma siccome pensavo che quello che ascoltavo io lo sentissero tutti, non mi curavo di condividere con gli umani le loro emozioni.<\/p>\n\n\n\n<p>Le corse dietro la casa avita che portavano a Ca\u2019 del Gros imponevano sempre una tappa prima del sentierino scosceso: li ai lati c\u2019erano i due gemelli, perfettamente identici, alti dalle foglie argentee. Due meli strani, che producevano le mele migliori che io abbia mai avuto ricordo d\u2019aver mangiato. Le chiamavano Pum (melo) ciuchin, e io credevo che ciuchin fosse riferito all\u2019asino, cos\u00ec veniva chiamato in dialetto langarolo, e non ho mai capito cosa mai c\u2019entrasse l\u2019asino (che comunque resta il mio equino preferito). Tutto sbagliato: il riferimento era la campanella (cioca=campana ciuchin campanello) ma dovevo arrivare all\u2019et\u00e0 matura per scoprire che quelle mele, verdissime e un po\u2019 allungate, avevano i semi che risuonavano nella loro custodia agitando la mela, come piccoli battocchi di una campanella.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;La specie \u00e8 quasi perduta, ma verde \u00e8 rimasto il mio ricordo visivo e gustativo, insieme alla disapprovazione dei grandi perch\u00e9 \u201cQuelle mele l\u00ec non sono mica buone, sono da dare ai maiali\u201d&nbsp;&nbsp;&nbsp;Sciagurati, se ancora ce ne fossero\u2026<\/p>\n\n\n\n<p>Va bene, i cipressi mormoravano solo a Carducci, a me non hanno mai parlato: ostentavano superbia e nobilt\u00e0 e mi stavano un po\u2019 antipatici.&nbsp;&nbsp;Altro che i faggi, sempre pronti ad ancorarsi al cielo, specialmente in autunno e in inverno, quando rimanevano belli nudi con i rami protesi verso l\u2019alto.<\/p>\n\n\n\n<p>Il Natale era il periodo pi\u00f9 triste, no non per via degli alberi spogli, che non mi creava nessun problema, ma per via di quel pino segato per essere decorato con le palle, che seccava lentamente in piena disperazione e io stavo malissimo a guardarlo morire cos\u00ec, una tristezza infinita quando neppure pi\u00f9 le palle riuscivano a nascondere la sua agonia.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Da adulta non ho mai pi\u00f9 voluto un albero vero a Natale.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_49757\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"49757\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In fondo il giardino dell\u2019asilo confinava con i muri scrostati di una fabbrica, divisi da un piccolo fossato sul quale si ergeva una rete metallica. Uscivamo nel giardino nel primo pomeriggio (nessuno ci faceva dormire dopo pranzo\u2026per fortuna) e la meta ambita era proprio il fondo del giardino, dove correvamo quasi come verso un limite [&hellip;]<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_49757\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"49757\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"author":22609,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[597],"tags":[],"class_list":["post-49757","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-premio-racconti-nella-rete-2022"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/49757"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/22609"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=49757"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/49757\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":49782,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/49757\/revisions\/49782"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=49757"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=49757"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=49757"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}