{"id":49684,"date":"2022-05-31T18:38:23","date_gmt":"2022-05-31T17:38:23","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=49684"},"modified":"2022-05-31T18:38:24","modified_gmt":"2022-05-31T17:38:24","slug":"premio-racconti-nella-rete-2022-il-caffe-dellinnamorata-di-giulia-cordelli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=49684","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2022 &#8220;Il caff\u00e8 dell&#8217;innamorata&#8221; di Giulia Cordelli"},"content":{"rendered":"\n<p>La mia stanza. La mia tana di talpa. La mia gar\u00e7onniere. La mia ragnatela per uomini d\u2019ogni sorta. Ne vado fiera, ne sono orgogliosa. Risultato di anni di ricerche, risulta ora una Roma stratificata tutta da scoprire. Polverosa galleria d\u2019arte varia, monolocale meglio di un rito di passaggio: entri convinto del tuo essere e ne esci insindacabilmente homo novus, in tutte le sue pi\u00f9 late accezioni. Il caleidoscopico ventaglio di proposte prevede un po\u2019 di tutto, basta scavare tra gli inserti domenicali per trovare dei tesori. Mi si presenta un nuovo dandy con farfallino in legno e risvoltino al pantalone in coste di velluto appena uscito da un post sulle ultimissime tendenze in quel di Brooklyn. Basta mettere su un po\u2019 di indie rock, coprire le sempreverdi ninfee di Monet con un poster di Obama in salsa arcimboldesca e mettere a scaldare la macchina per l\u2019espresso. Ah, l\u2019espresso: la netta linea di demarcazione tra il vecchio-vecchio e il vecchio-nuovo, il confine che separa il continente degli sfigati da quello dei tipi che non hanno paura di rinnovare con modi affatto reazionari.<\/p>\n\n\n\n<p>Sono anche esperta nella preparazione del classico espresso con cremina. L\u2019alchemico processo che trasforma quell\u2019importantissima prima goccia in un denso composto zuccherino, la cui ricetta viene tramandata da tutte le nonne assennate o coinquiline campane del mondo. Necessaria, direi, nel caso in cui varchi la soglia della vostra abitazione l\u2019uomo avvezzo a scaricare in sacchi neri d\u2019immondizia la montagna di bucato di due settimane dalla propria madre artritrica ma senz\u2019altro sessista. Per queste madri il figlio maschio ha sempre ragione, tutti i diritti e nessun dovere. In questo caso non vi sar\u00e0 sufficiente deliziare lui con un caff\u00e8 con tutti i crismi: arriver\u00e0 il giorno in cui la sua intera famiglia vi accerchier\u00e0 in un rito iniziatico e tutto, ma proprio tutto &#8211; il modo in cui lavate la moka, il pressare o meno la polvere di caff\u00e8, il prelevare o meno la gloriosa prima goccia &#8211; far\u00e0 la differenza, facendovi diventare (povere voi) oppure no (ringraziate i vostri numi) una di loro.<\/p>\n\n\n\n<p>Purtroppo ho avuto anche io la sfortuna di vivere un simile calvario. Una vera e propria via crucis, la cui ultima stazione, alla quale avevano portato un ammorbidente che poco ammorbidiva le sacre vesti del divin pargolo, un sugo presuntuoso che aveva avuto l\u2019ardire di sobbollire per meno di settantadue ore e un imene non del tutto integro, \u00e8 consistita in un tragico tentativo postprandiale di appianare con un caff\u00e8 i conflitti scaturiti dalle sopramenzionate mie imperdonabili mancanze. La sentenza, per farla breve e per evitare tutti i dettagli pi\u00f9 sanguinolenti, fu: mancanza di senso del dovere domestico e di un background oltremodo campanilistico, caratteristiche entrambe necessarie per produrre un decente liquido nero.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ma torniamo alla mia tana. Il tipo dal chilometrico cordone ombelicale appena raccontato non mi ha mai richiesto troppa fantasia. Sempre troppo incollato alla gazzetta sportiva per curarsi dei miei strategici cambi di tappezzeria. I quali, a onor del vero, in questo caso proprio non servivano.<\/p>\n\n\n\n<p>Un vero rovello fu il finto sobrio. O inconsapevole alcolista. Dipende ovviamente, da quale parte dell\u2019inebriante questione si osserva la cosa. Era solito presentarsi a orari allucinanti e mai si annunciava. Questa sua scarsa avvedutezza aveva trasformato il mio posto in un vero e proprio ballo di carnevale. Non sapendo mai quando si sarebbe palesato, ero obbligata a mettere in gioco da subito tutte le possibili combinazioni. Quando poi subodoravo la sua presenza grazie ai fumi alcolici che, precedendolo, si insinuavano cortesi sotto la mia porta come una nebbia velenosa, cercavo di porre rimedio a quelle che sarebbero state le sviste pi\u00f9 grossolane. \u201cLa nausea\u201d di Sartre tornava in un batter d\u2019occhio sopra i metafisici inglesi, davvero troppo eterei per un nichilista come lui. Con un rapido colpo di mano schiantavo dentro il cassetto pacchetti di sigarette e accendini, lasciando sul tavolo tabacco, cartine e fiammiferi, protagonisti assoluti di una vita passata a passeggiare in un loden verde vomito meditando sulle sventure del tangibile. Questa, infatti, era la sua vita. Questa, e una routine alcolica che iniziava con latte macchiato di crema di whiskey alle otto della mattina. Comprendevo questo suo problema e, per questo, l\u2019unico oggetto smaccatamente non proletario che lasciavo in bella vista era una fiaschetta in argento con la quale, discretamente, correggevo i suoi caff\u00e8. La fiaschetta serviva anche da catalizzatore nei momenti di calma piatta: la dedica incisavi da un vecchio ammiratore innescava la sua gelosia e un lieve disgusto, visto che i versi erano di D.H. Lawrence, e mai lui da me si sarebbe aspettato un cos\u00ec greve protendere verso una fallica filosofia panica. Per\u00f2 devo essere sincera: con lui il mio boudoir si trasformava in un vero e proprio caff\u00e8 letterario d\u2019altri tempi. Bastava che mi mettessi nello stato d\u2019animo giusto e che bevessi anch\u2019io litri di caff\u00e8 e sambuca, e allora ero pronta a sorbirmi le sue tre ore di monologhi su postmodernismo, strutturalismo, Kafka e Camus. Forse penserete che la mia acredine sia esagerata. Vi ricredereste in un attimo se sapeste quello che mi toccava sentire. C\u2019\u00e8 un limite al numero di volte in cui si pu\u00f2 sopportare una filippica sul conformismo narrativo contemporaneo corroborata dal mero fatto che, secondo lui, in ogni singolo romanzo di nuova pubblicazione, si potesse leggere la parola \u201clinoleum\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>E cos\u00ec passavano le stagioni nel mio monolocale, alternando primavere piene di promesse di tipi in gamba che nidificavano giusto il tempo di prendersi un caff\u00e8, ad autunni di uomini che mi sorvolavano appena, toccando questo isolotto di delizie raziandone i frutti e depredando la popolazione indigena.<\/p>\n\n\n\n<p>Poi accadde. Perch\u00e9 poi, nella vita di tutti, arriva il doloroso momento in cui ci si innamora. Sar\u00e0 colpa di un attimo di distrazione, sar\u00e0 il risultato di anni passati a non difendere la fortezza del proprio cuore, vista la burrosa innocuit\u00e0 delle frecce di putti ogni volta pi\u00f9 coglioni. Sar\u00e0 quel che sar\u00e0, il risultato \u00e8 che, inevitabilmente (necessariamente, direbbe il mio amico esistenzialista) diventiamo all\u2019improvviso delle mollicce gelatine avvezze alle coccole, o perlomeno molto desiderosi di esse. Ebbene s\u00ec, alla fine anche io mi sono innamorata. E mi sono innamorata, badate bene, non di quell\u2019imbecille senza attributi col mantello azzurro e il cavallo bianco che ci insegnano appena nate a dover aspettare, novelle Vladimire ed Estragone, sotto a un albero tra i canti melodiosi degli uccellini e gufi e conigli carinamente antropomorfizzati. No, sarebbe stato troppo facile cos\u00ec. Mi sono innamorata del peggior tipo in circolazione, l\u2019uomo che non deve chiedere mai, perch\u00e9 di solito \u00e8 lui che risponde alle richieste di tutte quelle povere pescioline che finiscono involontariamente nella sua rete. Giovane, affascinante, ben vestito, uomo di cultura, dongiovanni, un Nathan Zuckerman di quelli che ti fanno perdere in partenza, scuotendo l\u2019intero tuo essere partendo dalle ginocchia e finendo per infiltrarsi nei percorsi neurali della tua mente ormai annebbiata e incapace di intendere e di volere. Un uomo cos\u00ec vuole e ottiene precisamente nel modo in cui vuole lui.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci misi un attimo a scoprire che con lui i miei artifizi preparatori all\u2019incontro amatorio non solo erano vani, ma sortivano spesso effetti catastrofici. Tutti i trucchi venivano smascherati con una facilit\u00e0 disarmante. Una raccolta di Yeats con cinquanta euro usati come segnalibro, mio ardito tentativo di apparire insieme estrosamente colta e sbadatamente bon vivant, risultava dai suoi atroci commenti come il risultato di un\u2019educazione culturale che smascherava &#8211; al pari della poetica di Yeats &#8211; la desolazione dell\u2019oggi con un vortice in cui, risucchiati, volavano via il buonsenso e la libert\u00e0 di pensiero. Non potevo giocare al cambio delle maschere: quel gioco lo aveva inventato lui. E non solo ne conosceva alla perfezione le regole, sapeva anche come cambiarle o come inventarne delle nuove. E anticipava le mie mosse. Sapeva che se, entrando, avesse sentito suonare un disco di buon jazz, ad attenderlo sul tavolino ci sarebbe stato un martini con oliva, e allora mi chiedeva un succo d\u2019arancia. Era il campione del trasformismo erotico: ben prima di me si era ingegnato nell\u2019arte camaleontica del compiacere con l\u2019inganno. Un saltimbanco zeligiano che aveva messo in scena dei tableaux vivants su palcoscenici ben pi\u00f9 importanti del mio.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Propose anche a me il suo numero pi\u00f9 riuscito. Il palcoscenico: la sua camera. La sceneggiatura: di ispirazione kunderiana. I protagonisti: me medesima in tutta la mia quasi integra nudit\u00e0. Gli oggetti di scena: uno specchio posato a terra e una bombetta nera alla charlot. Il pubblico: tutti i miei ex amanti, sconfinati nel golfo mistico, tanto il loro desiderio di assistere ad una mia defaillance. Lo specchio avrebbe dovuto rimandare l\u2019immagine di una Sabina giocosa pronta all\u2019ardita e mutevole avventura erotica. E, invece, quella che si stava specchiando carponi era davvero la mia insostenibile leggerezza dell\u2019essere.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Avevo sempre accontentato, e ora non capivo cosa servisse per accontentare me. I classici della letteratura mi si rivelarono come il mio tentativo di creare un database di erudite citazioni da sfoggiare. I contemporanei, invece, mi apparivano come un\u2019abile mossa per mostrare la mondanit\u00e0 di una che non si perde neanche una presentazione. Non capivo pi\u00f9 una nota di tutte quelle sinfonie che avevo sempre suonato col mio giradischi. Uscivo stremata dalle maratone di film neorealisti brasiliani che tanto avevo detto di amare. Inghiottivo il martini con un\u2019aria appagata e da adulta, ma intanto mi pervadeva quel disgusto che si prova la prima volta che si assaggia un alcolico o che si aspira il fumo di una sigaretta.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019essermi innamorata della mia controparte maschile mise fine, quindi, ai miei giochi.<\/p>\n\n\n\n<p>Dimmi che caff\u00e8 bevi e ti dir\u00f2 chi sei. L\u2019avevo fatta troppo facile. Se mi chiedevi di macchiartelo ti incolonnavo immediatamente sotto a tutti gli altri deboli senza polso; se lo volevi amaro probabilmente eri uno di quegli stronzi che non richiamano mai, nemmeno dopo una settimana, un mese o un anno. E cos\u00ec via: un test della personalit\u00e0 da giornaletto per tredicenni brufolose.<\/p>\n\n\n\n<p>E ora sono qui, innamorata, smascherata e disarmata. Un ragazzo seduto sullo sgabello accanto al mio in questo desolato bar, un limbo d\u2019anime in pena uscito direttamente dall\u2019angosciata fantasia di un Hopper dispettoso, mi chiede se voglio un caff\u00e8.<\/p>\n\n\n\n<p>E io rispondo: &#8211; Chi? Io? A me non piace il caff\u00e8.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_49684\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"49684\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La mia stanza. 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