{"id":49628,"date":"2022-05-31T12:31:57","date_gmt":"2022-05-31T11:31:57","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=49628"},"modified":"2022-05-31T12:31:58","modified_gmt":"2022-05-31T11:31:58","slug":"premio-racconti-nella-rete-2022-lincontro-di-fabrizio-biuso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=49628","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2022 &#8220;L&#8217;incontro&#8221; di Fabrizio Biuso"},"content":{"rendered":"\n<p>Gioacchino avanzava a piccole falcate con le sue gambe storte da fauno e la pancia tonda, pi\u00f9 tonda di quella di un fauno. Procedeva in salita sulla strada sconnessa nella parte pi\u00f9 antica del borgo, dove non esistono balconi e i problemi di una famiglia tengono banco nelle cene di tutti.<br>La trov\u00f2 incredibilmente affollata. Tutti gi\u00e0 lo sapevano. La parola privacy non era mai entrata l\u00ec. Forse, pens\u00f2, proprio perch\u00e9 straniera e fredda ed estranea alle dinamiche di un piccolo borgo. Troppo moderna per trovare il piacere di infiltrarsi nelle piccole crepe di tufo che si aprivano in prossimit\u00e0 delle finestre o delle porte. Contrariamente alla curiosit\u00e0, che tra le crepe e gli spiragli delle finestre socchiuse si muoveva liberamente; e proprio grazie ad essa le voci lo avevano raggiunto, scovandolo accoccolato su un alto sgabello mentre onorava la sua merenda, una pizza ripiena che gocciolava olio. Appena aveva scorto la Bisbetica -la vecchia gestrice della pizzeria- entrare aveva capito dal tono acceso delle sue guance che stava trattenendo notizie importanti. Solo quando incroci\u00f2 il suo sguardo cap\u00ec che lui era l\u2019interlocutore e che la sua pausa dal lavoro era ormai rovinata. Diede un ultimo morso alla pizza ripiena, prima che la Bisbetica potesse rovinargli l\u2019appetito.<\/p>\n\n\n\n<p>Era il maggio pi\u00f9 caldo degli ultimi cinquant\u2019anni e Gioacchino lo avvertiva in ogni suo bulbo pilifero. Dovette ammettere che il signore distinto con la divisa dell\u2019aeronautica militare aveva detto la verit\u00e0 alla tv, il caldo era insopportabile e per giunta lui stava arrancando in salita cercando di guadagnare secondi preziosi.<br>La Bisbetica gli si era fatta incontro con gli occhi spalancati come se il messaggio stesse traboccando dal suo corpo ancor prima di essere detto. Aveva portato la sua stazza al fianco di Gioacchino e investendolo con il suo alito rancido gli aveva detto di correre immediatamente a casa.<br>Ansimando e incespicando sulle sue gambette corte, Gioacchino aveva girato l\u2019angolo e ora percorreva l\u2019inizio della via di casa, che si trovava all\u2019estremit\u00e0 opposta, nascosta oltre le tegole imbiancate dai licheni secchi che curvavano in salita. La sua presenza non era passata indisturbata, dacch\u00e9 tutti si girarono al suo indirizzo; molti erano affacciati alle finestre del vicolo, altri si trovavano sull\u2019uscio di casa, accompagnatori silenti del tempo e della vita. Not\u00f2 come fossero tutti ben vestiti in abiti neri inamidati. I loro sguardi mogi esprimevano una profonda piet\u00e0 ma lo scintillio dei loro occhi non preannunciava ancora l\u2019irreversibile. Quando li superava, le loro teste si abbassavano con il rispetto che si mostra ai santi e ai morti, ma lui non era n\u00e9 l\u2019uno n\u00e9 l\u2019altro. Desider\u00f2 solamente poter essere ancora in pizzeria a scolarsi una coca gelata prima di ritornare al lavoro. Sentiva i loro occhi battere sulla sua schiena e scottare come i raggi del sole del primo pomeriggio. Le forze gli vennero meno e si appoggi\u00f2 al muro con una mano per riprendere un po\u2019 di fiato. Dalla folla circostante sent\u00ec levarsi qualche brusio di disappunto.<br>Una mano forte e pelosa gli strinse il polso e Gioacchino riconobbe il vecchio Ermanno farglisi in contro, ancora ferreo nonostante la postura gli ricordasse una foglia d\u2019acanto. Si chiese quanti anni potesse mai avere, visto che se lo ricordava gi\u00e0 vecchio e rattrappito sin da quando era un bambino. Come se avesse letto nei suoi pensieri, Ermanno distese le labbra che sembravano solo un\u2019altra tra le tante rughe del suo volto e gli sugger\u00ec di salire in casa, che avrebbe fatto prima. Sottoline\u00f2 l\u2019importanza del gesto arcuando le sopracciglia.<br>Gioacchino cerc\u00f2 invano di liberarsi dalla presa e avvert\u00ec una fitta propagarsi dal punto in cui la mano lo stringeva fin tutto il braccio destro, risalendo fino alla spalla fino a stordirlo. Decise che mettersi a discutere con Ermanno sarebbe risultato in un maggior dispendio di energia e tempo, per cui alz\u00f2 la mano sinistra in un gesto di acconsentita sottomissione e si decise a seguirlo.<br>L\u2019accolse l\u2019odore di muffa stagionata che impregnava le fondamenta dell\u2019abitazione. La temporanea cecit\u00e0 che segu\u00ec al suo ingresso in quell\u2019antro buio sembr\u00f2 accentuare il suo olfatto e Gioacchino ebbe l\u2019impressione di annusare un\u2019umidit\u00e0 stantia, sotterranea. Al termine delle solide scale in pietra c\u2019era un uscio aperto oltre il quale vibrava una luce verdastra, probabilmente una zanzariera ricavata con un vecchio tessuto che adesso svolazzava nell\u2019aria pigra del pomeriggio assolato.<br>Ad attendere Gioacchino seduta al tavolino di legno plastificato che poggiava su quattro zampe di ferro arrugginite c\u2019era Ada, che i suoi genitori chiamavano Sora Serpetta, storpiatura di Aspirinetta \u2013il suo vero soprannome-, per via della sua fama di guaritrice, nonch\u00e9 di grande pettegola.<br>Mentre chinava il capo per salutarla e si apprestava a sedersi, Gioacchino si chiese se fosse stata lei a diramare la notizia che era giunta fino alla Bisbetica.<br>\u00abNon c\u2019\u00e8 tempo per sedersi, Chinino\u00bb gli disse perentoriamente Ada. Lo aveva sempre chiamato cos\u00ec, forse perch\u00e9 quel diminutivo fantasioso le richiamava la sostanza medicamentosa. La donna lo guard\u00f2 da dietro i suoi profondi occhi scuri, si aggiust\u00f2 lo scialle di lana che portava sulle spalle nonostante la temperatura torrida e poi indic\u00f2 con l\u2019indice curvo un bicchiere che era posato sul tavolo. Era sbeccato e reso opaco dal deposito di calcare, nonch\u00e9 dall\u2019usura. Al suo interno Gioacchino not\u00f2 un liquido dal colore marrone tappezzato di bolle dai contorni dorati che vi si muovevano lentamente.<br>\u00abNon domandarti cosa ci sia dentro. Bevi e basta\u00bb riprese la Sora Serpetta, vedendolo titubante e con le mani ancora poggiate sullo schienale della sedia. \u00abSe non bevi non arriverai mai in tempo!\u00bb<br>Gi\u00e0! Per un attimo Gioacchino aveva accantonato il motivo per cui si era trovato sulla strada di casa e a quell\u2019ora insolita in cui tutti gli anziani che non vedeva pi\u00f9 da tempo sembravano essersi dati appuntamento. Si avvicin\u00f2 e guard\u00f2 dentro al bicchiere. Le gocce oleose continuavano a muoversi come se ci fosse una sorgente sotterranea a farle ribollire. Se non si fosse trattato di Sora Serpetta, in cui tutti nutrivano una fiducia cieca, si sarebbe girato e se ne sarebbe andato. Ma decise di seguire il suo consiglio, anche perch\u00e9 nel frattempo Ermanno aveva salito le scale e occupava la soglia della cucina.<br>Il liquido scivol\u00f2 velocemente nel suo esofago, un po\u2019 caldo, un po\u2019 freddo, sicuramente viscido. Avvert\u00ec il petto martellare, ma forse si trattava della reazione schifata del suo stomaco. Uno! Due! Tre! quattro colpi e poi gli sembr\u00f2 che una strana forza entrasse nei suoi polmoni al suo respiro. Si sent\u00ec meravigliosamente forte e smise di sudare.<br>\u00abPassa dalla portafinestra\u00bb, soggiunse infine la Sora Serpetta, allungando lo stesso dito con cui aveva indicato il bicchiere.<br>Gioacchino la ringrazi\u00f2 e spost\u00f2 la tenda di tela verde. Oltrepass\u00f2 la sottile balaustra di ferro arrugginito oltre la portafinestra e si ritrov\u00f2 ad affacciarsi su un vicoletto interno. Poco spostato pi\u00f9 avanti c\u2019era il tetto di un\u2019altra casa. Gioacchino si abbass\u00f2 e spicc\u00f2 un balzo, atterrando fragorosamente sulle tegole vecchie dell\u2019edificio, che si spaccarono sotto il suo peso rivelando una fitta popolazione di vermicelli. Riprese a camminare finch\u00e9 trov\u00f2 un piccolo ponticello che univa le case di fronte nella via seguente e quella dopo ancora. Sentiva la gente accompagnare ogni suo salto con dei mormorii prima che evaporassero nella calura meridiana. Il suo corpo sembrava immune alla gravit\u00e0 e si muoveva con eleganza mentre risaliva la via in quella maniera insolita. Poi finalmente intravide l\u2019attico di casa sua, che si trovava sul punto pi\u00f9 alto della via e dominava l\u2019intero borgo. Acceler\u00f2, sperando di essere ancora in tempo. La Bisbetica gli aveva detto che suo padre era in punto di morte.<br>Giunto di fronte a casa si rese conto che c\u2019era troppo dislivello e non avrebbe mai raggiunto il tetto. Scorse per\u00f2 il cavo della linea telefonica e lo percorse come un equilibrista, sbalordito che reggesse il suo peso. Si aggrapp\u00f2 alla ringhiera e si tir\u00f2 fin sull\u2019attico, sicuro che avrebbe trovato la finestra aperta. Not\u00f2 dai brusii che tutti gli abitanti della via ormai si erano ammassati sotto la casa e gli sembr\u00f2 di riconoscere addirittura Ermanno e la Sora Serpetta tra le facce bigie e i vestiti neri.<br>Quando ebbe scavalcato la ringhiera, si ritrov\u00f2 faccia a faccia con suo padre. Aveva un colorito terreo e puzzava di muffa. Era lo stesso odore che aveva avvertito a casa della Sora Serpetta. Ora che ci pensava, era stato al suo funerale anni addietro. Ricord\u00f2 anche quelli di Ermanno e della Bisbetica.<br>Nei buchi neri del sorriso sdentato del padre Gioacchino prov\u00f2 la vertigine e rivisse la solitudine del momento in cui gli aveva chiuso la bocca rimasta alla ricerca infinita dell\u2019aria.<br>\u00abFinalmente hai capito figlio mio. Bentornato a casa\u00bb.<br>Uno! Due! Tre! quattro colpi e non segu\u00ec nessun respiro. Si irrigid\u00ec.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_49628\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"49628\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Gioacchino avanzava a piccole falcate con le sue gambe storte da fauno e la pancia tonda, pi\u00f9 tonda di quella di un fauno. 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