{"id":49402,"date":"2022-05-25T17:39:16","date_gmt":"2022-05-25T16:39:16","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=49402"},"modified":"2022-05-25T17:39:17","modified_gmt":"2022-05-25T16:39:17","slug":"premio-racconti-nella-rete-2022-il-nastrino-rosa-di-maria-pia-rosati","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=49402","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2022 &#8220;Il nastrino rosa&#8221; di Maria Pia Rosati"},"content":{"rendered":"\n<p>Ci siamo incontrate per la prima volta nel lungo e anonimo corridoio di un ospedale, io e Tea, mentre eravamo in attesa della visita. Con il bisogno di cercare un volto amico con cui condividere quel momento, ci siamo rincorse con lo sguardo e subito riconosciute fra tutti gli altri pazienti. Avevamo bisogno di esserci l\u2019una per l\u2019altra per sentirci meno sole, anche se non ci eravamo mai viste prima.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;Cos\u00ec abbiamo cominciato a parlare senza freno e, in pochi minuti, siamo finite col raccontarci gli eventi pi\u00f9 importanti delle nostre vite con quella confidenza mista a cameratismo che solo noi donne sappiamo instaurare. Mi era gi\u00e0 successo in gravidanza quando incontravo altre donne in attesa nello studio del ginecologo, perfino in sala parto. Tutte a raccontare le proprie paure mescolate allo stupore e all\u2019attesa delle emozioni che avremmo vissuto. Un momento di grande intimit\u00e0 e un bel ricordo da portarsi dietro.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;Ma stavolta \u00e8 stato diverso. Abbiamo parlato ininterrottamente come se non potessimo pi\u00f9 farlo, come se il tempo per noi fosse in scadenza. Ci siamo dovute allontanare quando i nostri nomi sono stati scanditi dall\u2019infermiera che ci chiamava in due stanze diverse. Ma prima di andare via l\u2019ho aspettata senza neanche sapere il suo nome. Quando mi ha visto mi \u00e8 sembrata felice di rivedermi e grata di averla attesa. Come si pu\u00f2 diventare da sconosciute cos\u00ec intime dopo poche ore?<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;Quello che lega me e Tea \u00e8 un nastrino rosa che le dottoresse hanno appuntato sul camice, un simbolo che ogni donna ha imparato a riconoscere. I medici e gli infermieri che ci curano fanno parte della \u201cBreast Unit\u201d e l\u2019espressione in lingua inglese risulta provvidenziale per evitare la frase che non vogliamo pronunciare: abbiamo un cancro al seno. Il primo sguardo che ci siamo scambiate \u00e8 stato di paura, il mio, di speranza, il suo. Ma in fondo agli occhi ci ponevamo la stessa domanda: perch\u00e9 proprio a noi?<\/p>\n\n\n\n<p>Tea mi ha raccontato che in questo momento della sua vita non ha un compagno e non ha avuto figli, ma mi confessa di sentirsi in colpa perch\u00e9 con la sua malattia ha sconvolto la vita dei suoi fratelli e dei nipoti. E allora ho pensato alla mia di vita. Fino a quel momento avevo pensato che fare dei controlli mi potesse preservare dalla malattia. Un pensiero assurdo, eppure in quella percentuale non potevo rientrarci proprio io. Ricordo che al primo sospetto, l\u2019unica parola che ha attraversato la mia mente, \u00e8 stata \u201cca..o!\u201d, solo questo. Buffo, no: una parola tanto banale per un momento cruciale, uno spartiacque fra il prima e il dopo. Poi ho provato la sensazione di essere stata presa per il collo, di aver perso la mia libert\u00e0, quella di poter organizzare la mia vita, le mie giornate. La malattia e la sua gestione, da quel momento, si sono prese tutto il mio tempo e le mie energie e quel che rimaneva \u00e8 venuto dopo: la famiglia, il lavoro, perfino la voglia di stare con gli amici, quella di andare a comprare un vestito o di andare al cinema. Tutto \u00e8 stato inghiottito, perfino la routine di quelle giornate sempre uguali che avevo sempre detestato. E poi lo sforzo di trovare un motivo per ogni gesto da fare, anche il pi\u00f9 banale: perch\u00e9 alzarmi dal letto la mattina? Perch\u00e9 mangiare? Perch\u00e9 lavorare? Perch\u00e9 fare l\u2019amore?<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;Io e Tea, quella mattina, ci siamo scambiate il numero di cellulare dopo aver scoperto che abitiamo sulla stessa strada; ci potremmo addirittura vedere dalle finestre. Una casualit\u00e0 che ci \u00e8 sembrata provvidenziale. Potevamo incontrarci al bar sulla piazza per un t\u00e8 o un aperitivo. Ci siamo lasciate con questa promessa.<\/p>\n\n\n\n<p>Eppure in questi mesi non ci siamo mai chiamate e solo adesso ne comprendo il perch\u00e9. Dentro l\u2019ospedale siamo due malate e come tali ci confidiamo senza nasconderci, ma quando siamo fuori e ci mescoliamo agli altri non siamo diverse dalle altre donne che incrociamo per la strada, nessuno sa della nostra battaglia e possiamo fingere che niente sia successo. Incontrarci fuori significherebbe dichiararci malate agli occhi del mondo. E questo non lo vogliamo n\u00e9 io n\u00e9 lei. Non \u00e8 vergogna, solo pudore perch\u00e9 la malattia \u00e8 una faccenda intima e tocca le nostre fragilit\u00e0 pi\u00f9 profonde e nascoste. Ora lo so.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;E\u2019 da un po\u2019 che non la incontro e mi manca. Tea ha sul volto un colorito roseo a dispetto della chemioterapia, gli occhi chiari sempre sorridenti sotto il berretto di lana blu che porta calato sulla fronte. Eppure \u00e8 cos\u00ec bella da non avere bisogno del trucco, ma anche dura come roccia: tutti i medici e gli infermieri la conoscono perch\u00e9 lei non si siede mai, nemmeno se bisogna aspettare delle ore: stare in piedi le serve per affermare la sua forza di fronte alla malattia che sta combattendo per la seconda volta. Io, invece, appena posso cado sulla sedia e mostro tutta la mia fragilit\u00e0, con le lacrime che scorrono gi\u00f9 senza permesso e senza ritegno nei momenti di sconforto.<\/p>\n\n\n\n<p>Mentre scrivo, mi accorgo di quanto Tea mi manchi e vorrei andare a cercarla: \u00e8 stata la prima compagna di questa avventura e la ricorder\u00f2 sempre per questo, come il primo giorno delle elementari quando ci si siede allo stesso banco e si rimane compagni per tutta la vita. Per\u00f2 freno l\u2019impulso e mi trattengo: aspetto che accada di nuovo, per caso. Perch\u00e9 altrimenti ci saremmo incontrate la prima volta? Che senso avrebbe se finisse tutto cos\u00ec? Sto imparando a scovare negli eventi segreti messaggi da decifrare, cos\u00ec preziosi per dare un senso alla nostra vita quando crediamo di avere perso la direzione in cui andare.<\/p>\n\n\n\n<p>Negli ultimi mesi mi sono chiesta spesso come Tea stia trascorrendo i lunghi giorni e le interminabili notti. Di giorno la paura viene dominata dalle tante occupazioni con cui ho sempre riempito la mia vita. E funziona ancora adesso. Ma la notte fa affiorare tutte le incertezze, le angosce per i controlli medici che sembrano ormai scandire il mio tempo. Mi chiedo se Tea in questo periodo abbia dormito, se sia riuscita a svolgere il suo lavoro di ingegnere. Le vorrei dire che, alla fine, sono stata fortunata: ho terminato la radioterapia. Spero che l\u2019abbia terminata anche lei.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;Ora avrei bisogno di un suo dei suoi tanti sorrisi rassicuranti. Vorrei che mi dicesse: \u201cAndr\u00e0 tutto bene\u201d, nel senso che guariremo e che ci ritroveremo su un tavolino di quel bar sulla piazzetta dove affacciano i nostri balconi per incontrarci di nuovo e continuare a raccontarci delle nostre vite, ma con gli occhi luminosi della speranza. La nostra storia si \u00e8 bruscamente interrotta e quella casualit\u00e0 che per tante volte ci ha fatto percorrere nello stesso momento lo stesso corridoio sembra si stia divertendo a tenerci lontane, proprio adesso che tutti hanno bisogno di rassicurazioni. Spero che un giorno troveremo il coraggio di partecipare alla maratona di beneficienza con tutte le altre donne che hanno vissuto la nostra stessa esperienza. E che troveremo il coraggio di superare la paura e magari di correre insieme con il nastrino rosa appuntato sulla maglietta. A presto, cara Tea.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_49402\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"49402\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ci siamo incontrate per la prima volta nel lungo e anonimo corridoio di un ospedale, io e Tea, mentre eravamo in attesa della visita. 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