{"id":49357,"date":"2022-05-24T11:37:01","date_gmt":"2022-05-24T10:37:01","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=49357"},"modified":"2022-05-24T11:37:02","modified_gmt":"2022-05-24T10:37:02","slug":"premio-racconti-nella-rete-2022-il-diretto-torino-roma-di-marco-ruggiero","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=49357","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2022 &#8220;Il diretto Torino &#8211; Roma&#8221; di Marco Ruggiero"},"content":{"rendered":"\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Il diretto Torino-Roma delle quindici e trentacinque arriv\u00f2 con i consueti dieci minuti di ritardo, divenuti ormai cos\u00ec frequenti da non essere nemmeno pi\u00f9 segnalati. Quando le porte si aprirono, Matilde scese con difficolt\u00e0, appesantita da una pancia gonfia che le sollevava il vestito, e che le scopriva due gambe troppo magre per sostenerla. Mio genero -che io chiamo Antonio- la sostenne per un braccio finch\u00e9 non vide i suoi piedi poggiarsi stabilmente in terra e fare il primo passo. Poi, carico di valige, la segu\u00ec. Matilde si dirigeva inconsapevolmente verso di noi, che la aspettavamo seduti in fondo al binario. Fu Stano a suggerirmi quel posto. I primi tempi, per l\u2019ansia di vederla, mi mettevo pi\u00f9 avanti, all\u2019altezza del terzo vagone, superati quelli di prima classe. In quelle occasioni per\u00f2, tutto si risolveva in un attimo. Lei scendeva dalla scaletta, qualche ragazzo le passava la valigia, mi sfilava davanti, e si perdeva nella folla senza che io avessi nemmeno il tempo di immaginare a cosa stesse pensando.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cPovera, guarda come \u00e8 goffa.\u201d Dissi, mentre Matilde provava a tirare in dentro la pancia per passare tra due militari fermi sulla banchina.<\/p>\n\n\n\n<p>Avrei voluto urlargli contro: \u2018cazzo! Ma perch\u00e9 non vi spostate? Non vedete che mia figlia \u00e8 incinta?\u2019 ma non lo feci, perch\u00e9 sarei sembrato il solito barbone della stazione, e iniziai a muovere ritmicamente la gamba.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cLei?! Tuo genero invece \u00e8 un ghepardo.\u201d Disse Stano, indicando con la testa Antonio, che si scusava con una signora per averla travolta. \u201c\u00c8 un orso del circo!\u201d continu\u00f2, ridendo fino a risvegliare la tosse.<\/p>\n\n\n\n<p>Stano e la tosse erano una cosa sola. Non penso di poter scindere nei ricordi Stanislao Morselli, bolognese classe \u201943, dalla sua tosse. Era come un intercalare messo al termine di una frase. C\u2019\u00e8 chi dice: fammi capire, per cos\u00ec dire, cio\u00e8, insomma; Stano, invece, tossiva e io, ogni volta, dicevo: \u201ctutto bene?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Io e Stano eravamo cos\u00ec: legati da anni a dei clich\u00e9, a dei riti, a delle frasi solo nostre; come i giornali freschi di cestino, riferito ai quotidiani che ripescavamo nella spazzatura; gli hamburger senza caramella, cio\u00e8 senza la cipolla dolce; la sigaretta da rianimare era la sigaretta raccolta per terra, e cos\u00ec via. Poi, quando d\u2019estate faceva troppo caldo dicevamo \u201candiamo all\u2019Hotel Villa Borghese\u201d, che voleva dire che avremmo dormito sull\u2019erba del parco; d\u2019inverno, se non trovavamo altro posto, dicevamo rassegnati \u201candiamo a Casa\u2026Pound\u201d, che significava che avremmo dormito sotto la galleria di Monte Mario, vicino alla stazione occupata dai fascisti, non quelli veri, quelli di oggi. Poi, l\u2019ultimo finesettimana di ogni mese, si andava da Matilde, che tornava da Torino.<\/p>\n\n\n\n<p>Matilde sembrava concentrarsi su ogni passo, convogliare tutte le sue energie nel trasporto di mio nipote, e il sudore era un velo lucido sul viso e sui capelli. Mi ricord\u00f2 sua madre, con il pancione, e un cartello in mano, davanti alla fabbrica occupata.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cTempi di merda quelli!\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cE cosa c\u2019entra?\u201d Stano toss\u00ec. Tutto bene? S\u00ec.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cPensavo alla madre. Chiudevano fabbriche come se non fossero le loro, e gli operai tutti a casa.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cAlmeno allora sapevi chi era il nemico: padroni contro proletari, operai contro industriali, comunisti contro fascisti\u2026\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Matilde rallent\u00f2 un po&#8217; all\u2019altezza dei vagoni della prima classe e, senza voltarsi, allungo una mano dietro di s\u00e9. Antonio -o come si chiama- la vide e si affrett\u00f2 per prenderla, correndo e spostando tutte le borse sull\u2019altro lato. Era alto e magro, scomposto e dinoccolato, come un ragazzino cresciuto troppo in fretta.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cSar\u00e0 pure goffo, ma sembra amarla veramente. Sar\u00e0 un bravo padre.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Stano poggi\u00f2 la mano sul mio ginocchio e la batt\u00e9 due volte accompagnando il gesto con un paio di colpi di tosse. Tutto bene? S\u00ec. Quel gesto mi torna alla mente solo adesso, quel venerd\u00ec sera non lo notai.<\/p>\n\n\n\n<p>Antonio ora la cingeva, tenendole un braccio sulla spalla e portandola a s\u00e9. La camicia di Matilde si sbotton\u00f2, scoprendole un seno gonfio e materno. Antonio la guard\u00f2 e tir\u00f2 fuori la lingua imitando un cane. Lei rise e mosse le labbra. Penso abbia detto, dopo. Lui sbuff\u00f2 con gli occhi al cielo, mentre Matilde si riallacciava la camicetta.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201c\u00c8 una donna ormai\u201d dissi.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cTe ne accorgi adesso?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cHai visto quello sguardo?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Stano scaric\u00f2 un paio di colpi di tosse mentre annuiva con la testa. Tutto bene? S\u00ec.<\/p>\n\n\n\n<p>Matilde e Antonio erano a pochi metri da noi. Solo un gruppo di suore ci separavano.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cCome lo chiamerai?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cChi?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cTuo nipote.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cGiulio, come mio padre.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Ora, erano davanti a noi. Stano toss\u00ec di nuovo, con forza. Antonio ci not\u00f2 -tutto bene?- e istintivamente strinse a s\u00e9 Matilde. S\u00ec. Pensai, bravo ragazzo, difendimela!<\/p>\n\n\n\n<p>Ci sfilarono davanti.<\/p>\n\n\n\n<p>Davanti al piazzale della stazione, Antonio metteva le valige nel portabagagli di una BMW nera. Matilde si sollevava sulla punta dei piedi per abbracciare un uomo. Il suo vero padre. Provai gelosia. Era una scena alla quale ancora non riuscivo ad abituarmi.<\/p>\n\n\n\n<p>Forse ventisei mesi sono troppi per scoprire di non essere suo padre. Ventisei mesi di troppo. Me l\u2019ha detto sua madre all\u2019ingresso di casa, con la porta aperta, Matilde in braccio e due borse gi\u00e0 nell\u2019ascensore. Mi ha detto che era stata con un altro, con il suo ex, e che adesso tornava da lui.<\/p>\n\n\n\n<p>Matilde si siede sul sedile davanti, Antonio le chiude lo sportello.<\/p>\n\n\n\n<p>Tempi di merda quelli! Le fabbriche chiudevano, anche la mia! I compagni -quelli veri- quelli che fino a qualche mese prima occupavano, si erano dispersi, mentre tutti gli altri parlavano, discutevano, mediavano\u2026 contrattavano!<\/p>\n\n\n\n<p>La BMW si immise nel traffico, io rimasi fermo sul marciapiede a guardarla. Faceva freddo.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cAndiamo a Casa\u2026Pound?\u201d, disse Stano.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cE se Matilde decidesse di ripartire prima?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cNon lo ha mai fatto.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cE poi, li ci sono i fascisti.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cQuelli sono anche qui.\u201d Stano tir\u00f2 su il bavero del suo eskimo verde, che tra macchie di caff\u00e8 e cenere era diventata una mimetica da jungla, e toss\u00ec. Tutto bene?<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cS\u00ec. Tu pensi che se ti prendono a calci a Via del Corso, qualcuno viene a soccorrerti?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Arrivammo alla galleria sotto Monte Mario alle venti. A me non piaceva quel posto. Non riuscivo ad abituarmi al suo vuoto. Che poi non era vuoto e basta, era un vuoto abitato: topi delle dimensioni di un gatto, ragazzini che nel cuore della notte ridevano masturbando bombolette spray ed eiaculando, con un sibilo da camera d\u2019aria bucata, inchiostro e petrolio sui vagoni abbandonati; e Stano sembrava tossire di pi\u00f9; e i fascisti -non quelli veri, quelli di oggi- erano a cento metri da noi.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cNon c\u2019\u00e8 nulla di vero ormai\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Stano toss\u00ec. Tutto bene? S\u00ec. Accese una sigaretta e aspir\u00f2 fino a risucchiare gli occhi in quel punto incandescente.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cNon ricominciare con i comunisti fascisti, i preti laici, lo stato mafioso\u2026\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cStano, parlavo di me e Matilde.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Nel buio il suo viso si illumin\u00f2 in uno sforzo rosso e sporco. Poi, si pass\u00f2 una mano sugli occhi e toss\u00ec. Tutto bene?<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cS\u00ec. Ora dormi.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Sabato mattina la punta di uno scarpone mi svegli\u00f2 con un paio di colpetti sulla coscia. Io aprii gli occhi di scatto, sentendo il freddo della notte aggrappato alle ossa e pensando, fascisti di merda, siete arrivati!\u2019<\/p>\n\n\n\n<p>Richiusi gli occhi e li strinsi attendendo, da l\u00ec a pochi secondi, una mitragliata di calci e bastonate. Me ne avrebbero date tante, poi si sarebbero stancati e domenica sarei andato da Matilde.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cDormito bene?\u201d disse un vigilante. Aprii gli occhi, Stano non sembrava allarmato e questo mi tranquillizz\u00f2. \u201cChe ne dite di andarvi a fare un giro adesso?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Prendemmo le nostre cose e ci allontanammo. Vidi il vigilante in divisa nera gettare i nostri cartoni in un secchio.<\/p>\n\n\n\n<p>Girammo per Roma fino alle undici. Poi, tornammo alla stazione. Il resto della giornata Stano la pass\u00f2 seduto sul marciapiede spazzato da un vento freddo, di fronte all\u2019ingresso di via Marsala. Io mi aggiravo per la stazione prestando poca attenzione. Di cose quel giorno ne successero, ma nessuna mi sembr\u00f2 importante. Stano non mangi\u00f2 e non parl\u00f2. Ogni tanto gli succedeva. Lo lasciai stare.<\/p>\n\n\n\n<p>Sabato sera ci ritrovammo nel sottopasso del binario quindici. Il vento scendeva le scale fischiando. Rimanemmo in silenzio, ognuno con i propri pensieri.<\/p>\n\n\n\n<p>Stano ogni tanto si alzava e respirava. Poi, poggiava la schiena sui cartoni e dava qualche colpo di tosse umido, come se tutti i liquidi che aveva in corpo si riversassero nei polmoni.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cTutto bene?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cS\u00ec, altri due colpi di tosse e sono pronto alla prova costume.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Mi addormentai sentendo il respiro di Stano farsi regolare e il sibilo del vento calare.<\/p>\n\n\n\n<p>Alle cinque, mi svegliai. Il sottopasso era vuoto, ma qualche passeggero iniziava a farsi vedere. Di l\u00ec a dieci minuti sarebbe partito il diretto per Reggio Calabria, e quel corridoio di marmo sarebbe diventato via del Corso all\u2019ora di punta.<\/p>\n\n\n\n<p>La coperta di Stano si sollevava rapida per poi crollare sotto il peso dell\u2019aria. Gli scoprii il viso. Erano comparsa un po&#8217; di barba bianca e le guance cadevano flosce su un lato. Ricordo che lo scossi, lui toss\u00ec. Tutto bene? Stano mugugn\u00f2 qualcosa.<\/p>\n\n\n\n<p>Io mi sollevai in piedi con la sensazione che accompagnava ogni ultima domenica del mese: da un momento all\u2019altro Matilde sar\u00e0 qui.<\/p>\n\n\n\n<p>Mentre arrotolavo la coperta, sentii un rantolo, poi un colpo di tosse secco che mi diede l\u2019idea chiara di un ramo che si spezza. Tutto bene?<\/p>\n\n\n\n<p>Quando mi voltai, quando tolsi le sue coperte, mi resi subito conto che Stano non era pi\u00f9 l\u00ec. Cos\u00ec, senza avvisare! Un colpo di tosse in una mattinata troppo fredda e Stanislao spar\u00ec.<\/p>\n\n\n\n<p>Non so il momento preciso nel quale mi resi veramente conto di essere solo. Forse quando notai i passeggeri allontanarsi, quando il medico dell\u2019ambulanza scosse la testa, quando Stano venne messo in un sacco di plastica e portato chiss\u00e0 dove, o quando uno spazzino butt\u00f2 la sua coperta, la birra, le sigarette come se fossero solo immondizia e non vita vissuta.<\/p>\n\n\n\n<p>Non so quando successe, ma so che successe in quella stazione, nel sottopasso del binario quindici, alle cinque e dieci, tra i passeggeri in partenza per Reggio Calabria, in una mattinata troppo fredda. L\u2019ultima domenica del mese.<\/p>\n\n\n\n<p>So anche che da quel momento Matilde, Antonio, Giulio, cos\u00ec come Stanislao Morselli -Stano- bolognese classe \u201943, divennero ricordi.<\/p>\n\n\n\n<p>Poco dopo scoprii anche che, urlare \u201cfascisti di merda\u201d e \u201cassassini\u201d davanti Casa\u2026Pound, alla stazione occupata, non fu la migliore delle mie idee. Forse cercavo solo qualcuno che mi dicesse \u2018qualcosa di vero ancora c\u2019\u00e8!\u2019.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi sono fatto picchiare, una mitragliata di calci e bastonate; ma se sono qui a raccontarlo \u00e8 perch\u00e9 tutto \u00e8 cambiato, anche i fascisti. S\u00ec, perch\u00e9 quelli veri, quelli di quei tempi l\u00ec, mi avrebbero picchiato a morte e lasciato l\u00ec, freddo, con la testa poggiata su un binario fantasma.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_49357\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"49357\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il diretto Torino-Roma delle quindici e trentacinque arriv\u00f2 con i consueti dieci minuti di ritardo, divenuti ormai cos\u00ec frequenti da non essere nemmeno pi\u00f9 segnalati. 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