{"id":49355,"date":"2022-05-24T11:33:44","date_gmt":"2022-05-24T10:33:44","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=49355"},"modified":"2022-05-24T11:33:46","modified_gmt":"2022-05-24T10:33:46","slug":"premio-racconti-nella-rete-2022-fantosmia-di-marco-ruggiero","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=49355","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2022 &#8220;Fantosmia&#8221; di Marco Ruggiero"},"content":{"rendered":"\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Sono con mezz\u2019ora d\u2019anticipo ma non aspetto per strada. C\u2019\u00e8 odore di umido in fermentazione, di un passaggio con i finestrini aperti davanti ad una discarica. E poi chiss\u00e0 se \u00e8 vero!<\/p>\n\n\n\n<p>Citofono, spingo, salgo, suono, apro.<\/p>\n\n\n\n<p>Annuso quel che resta della folata alcoolica che mi ha pedinato dall\u2019asfalto al marmo del pianerottolo.<\/p>\n\n\n\n<p>Entro, chiudo, silenzio.<\/p>\n\n\n\n<p>Sfuma quel fetore nel sandalo e nel fumo che serpeggia da una brace appena spenta di un camino che non c\u2019\u00e8.<\/p>\n\n\n\n<p>Respiro.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi piace la luce che c\u2019\u00e8 in questo posto. Guardo il pulviscolo che galleggia su una lama di sole, polvere di fata. Chiss\u00e0 che odore ha? Il resto \u00e8 rovere antico, libri ingialliti ma ordinati, poltrone di pelle e parquet a doghe larghe. \u00c8 la mia camera di decompressione, \u00e8 la sala d\u2019attesa del mio psichiatra.<\/p>\n\n\n\n<p>Fantosmia, mi ha detto, allucinazioni olfattive. Una parola immersa in un odore di medicinale e ammoniaca.<\/p>\n\n\n\n<p>Per me era solo l\u2019odore dei sentimenti.<\/p>\n\n\n\n<p>Siedo in un angolo tra due librerie. Dovrei leggere qualcosa ma tra due pareti di libri mi sento osservato. Sembra che loro vogliano leggere me.<\/p>\n\n\n\n<p>Sorrido, distendo le gambe massaggiandomi le cosce. Nemmeno quarant\u2019anni e due piani di scale mi fanno bruciare i muscoli. Nemmeno quarant\u2019anni\u2026<\/p>\n\n\n\n<p>Fantosmia. Il silenzio \u00e8 la cura, il silenzio e l\u2019immobilit\u00e0. Ci ho messo tempo a risolvere quest\u2019equazione: ci\u00f2 che \u00e8 immobile non vive, ci\u00f2 che non vive non fa male e quindi non puzza, ma non fa nemmeno bene se non vive e quindi non odora. Quindi il silenzio e l\u2019immobilit\u00e0\u2026 questa stanza \u00e8 la cura\u2026 ma sa di sandalo, di brace -respiro-, di carta asciugata dal tempo. Quindi odora, quindi \u00e8 viva, ma non fa male.<\/p>\n\n\n\n<p>Anche se sono certo che ci\u00f2 che adesso non fa male prima o poi pu\u00f2 iniziare a farlo e ci\u00f2 che profuma prima o poi pu\u00f2 smettere di farlo. Emma lo ha fatto.<\/p>\n\n\n\n<p>Emma odorava dell\u2019albero di fico del giardino dei miei nonni. Non uno qualunque, quello! Sapeva della mia pelle bruciata dal sole, della canottiera bianca sporca di terra, dei pantaloni corti, di ginocchia sbucciate, del tempo che sembrava non passare; erba secca, pallone, nonna che mi chiamava per il pranzo e io che mi arrampicavo sul fico in fondo al giardino. Con le mani appiccicose, la testa tra le foglie, il fiatone, respiravo quel fico come poi, con la testa tra i suoi capelli, il cuore in gola, respiravo Emma, che aveva un buon odore, sapeva di un\u2019estate infinita che poi \u00e8 sfumata impercettibilmente in una casa tutta nostra, in una cena su uno scatolone, a far l\u2019amore su un lenzuolo che sapeva di pulito, steso sul pavimento. Emma inizi\u00f2 a sapere di quello, di pulito, di panni stesi al sole, di vele bianche e detersivo, spiegate su una terrazza condominiale. Eravamo felici in quel momento, al punto da non essere pi\u00f9 sufficienti a noi stessi.<\/p>\n\n\n\n<p>Penso ad un raro ricordo delle elementari. La mia classe, l\u2019odore di polvere di gesso e merendine, la maestra che graffia sulla lavagna due grossi cerchi che si toccano in un punto. In uno scrive in stampato maiuscolo IO, nell\u2019altro TU. Nel punto d\u2019intersezione, ci guarda e in coro diciamo \u00abNOI\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Noi\u2026 io non potevo contenere te, tu non eri in grado di contenere me. Ci siamo uniti e, a quel punto, noi potevamo contenere un qualunque numero da due all\u2019infinito e chili di borotalco su quella pelle morbida, notti insonni, pannolini, passeggini, febbre, baci e risa -tante risa- che, tra quelle quattro mura, sapevano di vita e borotalco.<\/p>\n\n\n\n<p>Fuori c\u2019era l\u2019odore dello scampato pericolo, quello delle gomme bruciate da una frenata. Non era un buon odore -\u00e8 vero!- ma almeno non era quello delle lamiere contorte, della benzina sversata. Era comunque un odore forte ma una volta chiusa la porta c\u2019era solo il borotalco, oltre alle bollette, al mutuo, alla revisione della macchina, alla babysitter, alla scuola, ai libri, piscina, inglese, pianoforte.<\/p>\n\n\n\n<p>Cambio lavoro, entro in un nuovo ufficio, tappandomi il naso e sorridendo all\u2019odore di latte rancido che emanava il mio capo. Non berrei mai il latte irrancidito, gi\u00e0 l\u2019odore ti dice che non ti puoi fidare, che ti far\u00e0 male e che passerai serate intere seduto su quella sedia e rivedere un progetto senza speranza di successo. Ma una sniffata di borotalco costa pi\u00f9 della coca. Ho tappato il naso e mandato gi\u00f9 lunghe sorsate di quel latte avariato, ad ogni ora.<\/p>\n\n\n\n<p>Emma in tutto questo si confondeva in quell\u2019odore. Ogni tanto mi arrampicavo ancora su quel fico e immergevo la testa in quei panni, ma poi gli occhi mi si chiudevano e noi -io e te- incominciammo a odorare di sonno, di stanza chiusa al mattino. Per un po&#8217; ho sperato che il tempo trovasse per noi una soluzione, poi ho provato a cambiare qualcosa. Ho aperto una finestra pensando che la luce potesse sciogliere un sorriso dal tuo viso, e che portasse un refolo di vita, un profumo nuovo in quella stanza. Ma quando mi sono voltato tu non c\u2019eri gi\u00e0 pi\u00f9, la tua sagoma nel letto era solo un mucchio di panni sporchi, lordi di mesi di bugie e tradimenti.<\/p>\n\n\n\n<p>Maledetta luce. In quella stanza il sonno aveva lasciato spazio all\u2019odore del ferro che ti riempie il naso quando sanguini, di rotaie dei treni arroventate al sole -penso sia questo l\u2019odore dell\u2019ingiustizia- mentre nel resto della casa, ancora borotalco.<\/p>\n\n\n\n<p>A quel punto di risa non ce ne sono state molte. Emma era diventata altro rispetto a ci\u00f2 che credevo di conoscere. Inizialmente qualche senso di colpa mitig\u00f2 le sue parole, poi una nuova consapevolezza le rese taglienti e, di pari passo, la vidi arroccarsi su un colle, in una posizione che a primo acchito considerai di difesa, ma che le sue parole, i suoi gesti, le sue accuse, trasformarono ben presto in una posizione dominante ed io, il tradito, divenivo l\u2019istigatore al tradimento. Vittima e carnefice. Maledetta luce.<\/p>\n\n\n\n<p>Allora ho preso la decisione pi\u00f9 difficile e dolorosa che potessi mai immaginare: ho deciso di restare, di smettere di annusare il mondo -di inalare merda- pur di sorridere al saggio di danza, di vedere un cartone animato, di addormentarmi soffocato da un peluche, di studiare le addizioni a tre cifre con il riporto.<\/p>\n\n\n\n<p>Ho smesso di annusare, \u00e8 vero, ma non di respirare, quello non potevo farlo, e respirando gli odori entrano, forse meno rispetto a quando annuso, ma entrano.<\/p>\n\n\n\n<p>Fantosmia. Non pi\u00f9 il fico n\u00e9 i panni puliti -quelli erano nostalgia- Emma aveva iniziato a odorare di naftalina e lacca, di immobilit\u00e0, di capelli di nonna e calze spesse ed io respiravo, a piccoli atti, rapidi e brevi. Ho accumulato senza accorgermene, ogni giorno, poche molecole di odore che si sono depositate in piccole pozze immobili, in piccole metamorfosi costanti, quotidiane, avvenute nel silenzio e nella disattenzione che mi ero imposti. Poche gocce di naftalina e lacca, poche ma costanti -insistenti- sono scivolate trasformando l\u2019immobilit\u00e0 in movimento, in fuga. Ho aperto la porta e sono andato.<\/p>\n\n\n\n<p>La porta in fondo al corridoio si apre con uno scatto, scuotendo il silenzio della stanza. \u00abArrivederci signora, proseguiremo mercoled\u00ec\u00bb. Dei passi ticchettanti si mischiano ad una voce femminile secca che ricambia il saluto. Una donna, spigolosa come la sua voce, sfila rigida nel suo tailleur rosa e scompare lasciandomi nell\u2019odore e nella consistenza di una Big Babol masticata troppo a lungo; non \u00e8 spiacevole, \u00e8 solo sdolcinata e indurita.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abBuonasera, anche oggi in anticipo\u2026 bene!\u00bb esordisce il dottore guardando l\u2019orologio e invitandomi con il gesto del braccio a seguirlo nello studio in fondo al corridoio.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abSono soddisfatto nel vedere che inizia prenderci gusto\u00bb dice con un sorriso complice. Penso si riferisca al fatto che sono in anticipo, quasi smaniassi. Evito di deluderlo dicendogli che \u00e8 stato un caso e che in realt\u00e0 tutto avrei voluto fuorch\u00e9 essere l\u00ec, ad annusare il suo dopobarba al rosmarino. Mi giro verso la sala d\u2019attesa, la luce soffusa, i libri, inspiro un\u2019ultima boccata di sandalo e brace appena spenta, e lo seguo nel suo studio.<\/p>\n\n\n\n<pre class=\"wp-block-preformatted\">\n\n\n\n\n\n<\/pre>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_49355\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"49355\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sono con mezz\u2019ora d\u2019anticipo ma non aspetto per strada. 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