{"id":49342,"date":"2022-05-23T18:12:37","date_gmt":"2022-05-23T17:12:37","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=49342"},"modified":"2022-05-23T18:12:37","modified_gmt":"2022-05-23T17:12:37","slug":"premio-racconti-nella-rete-2022-il-falso-invalido-di-marco-ruggiero","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=49342","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2022 &#8220;Il falso invalido&#8221; di Marco Ruggiero"},"content":{"rendered":"\n<p>Mia madre diceva sempre che io ero falso, falso e pigro, proprio come mio padre. Mi urlava contro, stramaledicendo me e la mia pigrizia oppure mi fissava a lungo, con gli occhi che sembravano dipinti. Era del tutto simile ad uno dei ritratti appesi in salone: gente elegante, rigida e con gli occhi severi, immobile e ben centrata nelle cornici. Un giorno una maestra mi chiese di disegnare mia madre: graffiai su un foglio una donna asciutta, poche linee, un cerchio, e una cornice dorata intorno. Avevo appena cinque anni.<\/p>\n\n\n\n<p>Mia madre mi urlava contro, con il suo viso magro e arcigno, urlava e fumava: inspirava lentamente, anche se sembrava ci mettesse molta forza perch\u00e9 la brace si accendeva a lungo, poi dopo qualche secondo staccava la sigaretta dalle labbra e lasciava che il fumo uscisse dal naso o da un angolo della bocca, come un drago\u2026 e poi urlava che ero falso, falso e pigro e malediceva mio padre e il seme che mi aveva generato.<\/p>\n\n\n\n<p>Dal canto suo, mio padre doveva essere un poveraccio, un giovane spiantato o qualcosa di simile, che doveva essere rimasto abbagliato da quelle cornici dorate al punto da non rendersi conto del dolore che racchiudevano.&nbsp;Lei diceva che per lui si era messa contro la sua famiglia, perch\u00e9 lui era niente mentre lei era Ludovica Albrizzi de Rivera, come lo era ognuno di quei dipinti in salone. Mi dissero che la nostra famiglia contava un numero indefinito di prelati, di generali, e addirittura una monaca in odore di santit\u00e0. &nbsp;Nessuno si prese per\u00f2 la briga di spiegarmi che la nostra era una nobilt\u00e0 decaduta, ed io crebbi nell\u2019idea di essere figlio di una contessa e di una nullit\u00e0. Anche se un dubbio mi sarebbe dovuto venire: lei in salone non c\u2019era, come d&#8217;altronde non c\u2019era mio padre. Tuttavia, invece di diffidare, mi trovai a dispiacermi per lei e per il suo triste destino. Cos\u00ec un giorno presi il disegno che le avevo fatto, e lo attaccai con la colla su una parete del salone, tra nonna Ludovica e Terenzio Corinaldi de Rivera Festi. Tutti importanti. Tutti decaduti.<\/p>\n\n\n\n<p>Mia madre spesso parlava di s\u00e9 chiamandosi per nome, Ludovica, e sembrava che per lei quel nome fosse tutto. Iniziai cos\u00ec, credendo di farle piacere, a chiamarla Ludovica e ad immaginarla intenta a combattere per mio padre, cos\u00ec come avrei voluto facesse per me.<\/p>\n\n\n\n<p>Avevo cinque anni. Le mie gambe correvano veloci e spesso scappavo nella speranza che mi inseguisse ma lei rimaneva immobile sotto un albero del giardino. Mi inseguivano solo le sue urla. Io fingevo di non sentirla e lei mi gridava che ero bravo solo a scappare, proprio come mio padre.<\/p>\n\n\n\n<p>Di mio padre ricordo solo il suono, non la voce, le mani o gli occhi, ma il rumore zoppo dei suoi passi. Ricordo quel <em>TOK<\/em> sordo e paterno, che faceva cos\u00ec: <em>TOK-TOOK!<\/em> Nessun altro penso facesse come lui.<\/p>\n\n\n\n<p>Ludovica diceva che lui non era zoppo, era solamente pigro e che quel piede che si sforzava di lanciare avanti, era in verit\u00e0 pi\u00f9 sano di lui.<\/p>\n\n\n\n<p>A me non sembrava cos\u00ec bravo a scappare, quel <em>TOK-TOOK!<\/em> era lento, lo avrei preso senza alcuna difficolt\u00e0. Ma forse Ludovica aveva ragione, i grandi non hanno mai torto, e poi chi urla la ragione se la guadagna sul campo.<\/p>\n\n\n\n<p>Ascoltai quel suono per quattro anni, poi improvvisamente spar\u00ec e Ludovica inizi\u00f2 a dire che ero qualunque cosa le venisse in mente, come mio padre e il seme che mi aveva generato.<\/p>\n\n\n\n<p>Io ero contento di assomigliargli, ma assomigliavo a chi? Io non lo ricordavo, ma Ludovica diceva che eravamo uguali, pigri e falsi da generazioni.<\/p>\n\n\n\n<p>Lei urlava e le sue grida erano convincenti. Doveva essere proprio vero che ero come lui. Ma se eravamo cos\u00ec simili, perch\u00e9 ancora non lottava per me?<\/p>\n\n\n\n<p>Ancora non mi spiego lo stupore che vidi sul suo viso quando a sei anni, anche io iniziai a trascinare una gamba. Non era lei a dirmi che ero tutto mio padre?<\/p>\n\n\n\n<p>Inizialmente, zoppicare mi sembrava faticoso e pur sforzandomi non riuscivo a fare un <em>TOK-TOOK! <\/em>come si deve: spesso era solo TOK-TOK oppure un frettoloso TOKTOK. Poi mi abituai a portare la stampella e a strusciare il piede e, dopo un po&#8217; di allenamento, ho iniziato a faticare la met\u00e0, muovendo una gamba anzich\u00e9 due.<\/p>\n\n\n\n<p>Ludovica sembrava stupita e forse un po&#8217; preoccupata. Io non ne comprendevo il motivo.<\/p>\n\n\n\n<p>Non capivo perch\u00e9 mi port\u00f2 da decine di dottori. Quale madre porterebbe suo figlio dall\u2019oculista perch\u00e9 ha gli occhi che assomigliano a quelli del padre o dall\u2019otorino per il naso del nonno? Ludovica era differente, lei voleva la certezza che assomigliassi a mio padre. Lei non si fidava di nessuno: urlava, fumava e attraverso quella nebbia bruciata voleva capire e voleva che un medico le confermasse che ero solamente falso e pigro, come la buonanima di mio padre.<\/p>\n\n\n\n<p>Ricordo ancora l\u2019espressione sconfitta sul suo viso quando il dottore gli consegn\u00f2 un foglio con la scritta <em>zoppia di ndd da rivalutare a tre mesi<\/em>. Ricordo anche che mi disse che <em>ndd <\/em>significava <em>non deve disubbidire<\/em> e che era il caso quindi che interrompessi quella farsa e smettessi di zoppicare.<\/p>\n\n\n\n<p>Facile a dirsi: ti pare semplice smontarsi gli occhi del padre per mettere quelli della madre\u2026 mica \u00e8 un vestito!<\/p>\n\n\n\n<p>Disse anche che il medico confermava che non c\u2019era motivo perch\u00e9 zoppicassi.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma per me tutto questo non era un problema: ero fiero di assomigliare a mio padre, fiero della mia stampella colorata e di quel <em>TOK-TOOK!<\/em> che sapeva di casa. Ludovica aveva lottato contro la sua famiglia per quel suono sordo e ripetitivo\u2026 adesso avrebbe lottato anche per me!<\/p>\n\n\n\n<p>Mi sentivo un privilegiato quando a scuola prendevo l\u2019ascensore mentre tutti gli altri si arrampicavano per le scale, schiacciati dal peso dello zaino; mi piaceva sedere al primo banco. Quando gli altri bambini giocavano con i fucili, a me bastava puntare la stampella, mirare, togliere la sicura e premere il grilletto per vederli cadere tutti, uno dopo l\u2019altro. Io avevo il mio fucile sempre con me, era un\u2019arma infallibile, la stessa di mio padre, e a mia madre questo non piaceva: la mia carabina doveva sparire!<\/p>\n\n\n\n<p>Ricordo che era una domenica, avevo otto anni, la casa era gi\u00e0 sveglia e il sole fuori doveva essere alto e luminoso. A pensarci, quanto mi mancano quelle domeniche molli e pigre, senza studio e senza altro impegno se non il pranzo.<\/p>\n\n\n\n<p>Ricordo che quella era una domenica cos\u00ec, molle e pigra, come me che in quel momento ero nel letto, sveglio senza nessuna voglia di alzarmi. Dal salone giungeva la voce accalorata di Ludovica e di Ettore, uno dei suoi nuovi compagni. Ettore era un uomo buono, sorridente e premuroso, ma non era mio padre. Ettore non zoppicava. Dal tono sembrava discutessero di argomenti importanti. Udii il rumore della porta che si apriva, una luce rossa diffuse sulle mie palpebre serrate e sentii un rumore metallico da un lato della stanza. Aprii gli occhi e vidi sfilare l\u2019ombra di mia madre, con la mia stampella in mano.<\/p>\n\n\n\n<p>Iniziai a gridare <em>Laura! Laura! Laura! <\/em>Mia madre corse in camera impaurita, spalanc\u00f2 la finestra e mi chiese con uno sguardo confuso cosa fosse successo e soprattutto chi fosse <em>Laura. <\/em>Le dissi, seduto sul letto, che se non mi avesse riconsegnato la mia stampella per me lei non sarebbe stata n\u00e9 <em>mamma<\/em> n\u00e9 <em>Ludovica<\/em> ma semplicemente una <em>Laura qualunque<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Laura <\/em>corse in salone sbattendo le porte e dopo qualche urlo Ludovica ritorn\u00f2 in camera con la mia stampella colorata in mano e una sigaretta lampeggiante stretta tra i denti. La lasci\u00f2 sul letto e se ne and\u00f2 sbattendo la porta e maledicendo la mia genealogia dalle radici sino alle foglie. Ma io ero sollevato di riavere la mia stampella, la lucidai con il lenzuolo, la impugnai saldamente, mirai ad una mosca che si muoveva nella penombra vicino al lampadario, tolsi la sicura ma la mosca usc\u00ec in giardino, prima che potessi sparare. Misi nuovamente la sicura e la seguii, zoppicando, con un occhio chiuso e il mio fucile puntato. Camminai nell\u2019erba fino al limite del giardino. Mi fermai sul ciglio di una buca profonda. Ludovica mi aveva detto che stavano facendo dei lavori per le tubature dell\u2019acqua. Una farfalla si poggi\u00f2 sulla ruota di una ruspa addormentata dall\u2019altro lato della buca. Alzai il mio fucile, tolsi la sicura. Era troppo distante, la vedevo a malapena. Feci mezzo passo in avanti, trattenni il respiro e sparai. BUM!<\/p>\n\n\n\n<p>Precipitai sul fondo della buca sbattendo la testa su un tubo di ferro appena coperto da una spolverata di terra. Sentii un dolore acuto, uno schiocco dentro al cervello e un liquido caldo inizi\u00f2 a colarmi tra i capelli, quasi stessi piangendo dal foro sbagliato. Quasi contemporaneamente urlai. Un grido acuto che da qualche parte ancora mi rimbomba nella mente\u2026 Qualche metro pi\u00f9 in alto, il viso di Ludovica: teso e contratto in una smorfia di paura. Sembrava vecchia e arruffata, con una ciocca che nella corsa doveva esserle sfuggita dal fermacapelli in madreperla. Le sue labbra tremavano e i suoi occhi correvano da una parte all\u2019altra del mio corpo. La vidi franare nella buca e sentii le sue braccia stringermi. Credo di non ricordare nessun\u2019altra sensazione simile a quella, prima di quest\u2019evento. Mi ha sollevato. Ettore ci ha tirati su, sdraiandosi sull\u2019erba e allungando le mani sino ad afferrarci. Ricordo che Ludovica mi port\u00f2 in bagno, mi lav\u00f2. Un dottore mi visit\u00f2 e disse a mia madre di tenermi riguardato per un paio di giorni. Io mi addormentai. Mi svegliarono due braccia strette intorno al mio corpo e un respiro caldo sul mio collo. Ludovica mi abbracciava e continu\u00f2 a farlo fino ad addormentarsi. Quando ci svegliammo, Ettore aveva preparato la colazione. Mangiammo insieme. Nessuno parl\u00f2 dell\u2019accaduto. Ludovica era seduta accanto a me e mi imburrava una fetta di pane. Mi guardava con una luce calda negli occhi. Io le sorrisi. Dissi che dovevo andare in bagno. Mi alzai. Lei mi avvicin\u00f2 la stampella. Io la presi, feci qualche TOK-TOOK! sotto lo sguardo vigile di mia madre e di Ettore. Poi mi fermai. Lasciai la stampella, sorrisi guardando mamma e corsi lungo il corridoio, veloce, come non avevo mai fatto.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_49342\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"49342\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Mia madre diceva sempre che io ero falso, falso e pigro, proprio come mio padre. 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