{"id":49337,"date":"2022-05-23T18:09:56","date_gmt":"2022-05-23T17:09:56","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=49337"},"modified":"2022-05-23T18:09:57","modified_gmt":"2022-05-23T17:09:57","slug":"premio-racconti-nella-rete-2022-sabato-di-giovanni-carulli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=49337","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2022 &#8220;Sabato&#8221; di Giovanni Carulli"},"content":{"rendered":"\n<p> <\/p>\n\n\n\n<p>Maggio 2020. Questo \u00e8 il mio ultimo turno di guardia, ed \u00e8 un turno di notte. Tra un mese andr\u00f2 in pensione, dopo quarant\u2019anni di lavoro. Spero che la notte scorra tranquilla, senza particolari urgenze. Finora, per fortuna, non ho ancora ricevuto alcuna richiesta di intervento e gli ammalati, man mano, si sono addormentati.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Intorno alla mezzanotte, mentre gli infermieri del mio reparto preparano tutto il materiale che servir\u00e0 per i prelievi e le terapie del mattino, mi aggiro con cautela nelle camere e controllo, letto per letto, che gli ammalati siano sempre nelle provvide braccia di un sonno rigeneratore, che permetta loro di dimenticare, almeno per il momento, la sofferenza che provano a causa della loro malattia.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Fermo davanti al letto di una donna, della quale posso apprezzare il respiro regolare, noto qualcosa sul comodino. Mi avvicino e mi accorgo che \u00e8 un libro. Lo prendo ed esco dalla stanza. Nel corridoio la luce del neon sempre accesa mi permette di leggere il titolo del volume tascabile che la paziente sta leggendo. Si tratta di un romanzo di Luis Sepulveda: \u201cIl vecchio che leggeva romanzi d\u2019amore\u201d. Sento un leggero brivido e una grande nostalgia. Sepulveda \u00e8 morto a Oviedo proprio un mese fa, ucciso da un nuovo virus che miete molte vittime. Per me, come per tanti altri lettori, \u00e8 stata una perdita incommensurabile. Il suo impegno civile \u00e8 stato un insegnamento per tutti gli uomini che amano la libert\u00e0, e la sua prosa ci ha affascinato con le parole di tanti romanzi. Questa \u00e8 la nostalgia, che forse mi spinger\u00e0 a rileggere qualcuna delle sue storie. Ma c\u2019\u00e8 anche il brivido, una sensazione di stupore.<\/p>\n\n\n\n<p>***<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Ricordo che molti anni fa, credo nel 1998, ho letto il romanzo che ho in mano, senza alcuna interruzione, proprio durante una guardia di notte. Mi ero sistemato su una poltrona della stanza del Day Hospital, adiacente all\u2019ingresso del reparto delle degenze. Le condizioni cliniche degli ammalati ricoverati non erano critiche e non ricevevo richieste di intervento, proprio come questa notte. Cos\u00ec, avevo iniziato a leggere il romanzo di Sepulveda, che avevo acquistato pochi giorni prima e che avevo portato con me, nella speranza di poterne leggere almeno alcune pagine. Nel silenzio della notte, mi ero immerso nella lettura e, poco prima dell\u2019alba, ero giunto all\u2019ultima pagina. La storia della caccia al tigrillo, il felino impazzito per il dolore provocato dall\u2019inutile uccisione dei suoi cuccioli, e la particolare personalit\u00e0 del protagonista, Antonio Jos\u00e9, mi avevano affascinato al punto che sentivo di non poter rimandare la scoperta del finale della vicenda. Antonio Jos\u00e9, nell\u2019attesa di ingaggiare la lotta finale con il pericoloso felino, leggeva una storia d\u2019amore ambientata a Venezia. Sepulveda era riuscito a suscitare, nel mio animo, grandi emozioni, in bilico tra la suspence per il possibile attacco del felino e il dolore quasi fisico che sarebbe potuto essere provocato dall\u2019uccisione di un animale che difende la propria libert\u00e0 e il diritto di vivere nel suo ambiente naturale.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Sfoglio il volume e scorro qualche pagina. Ripongo, poi, il tascabile sul comodino dell\u2019ammalata e penso che la lettura di un buon libro, in un periodo di difficolt\u00e0 come quello che la paziente sta attraversando a causa della sua malattia, sia un buon antidoto nei confronti della tristezza e del pessimismo.<\/p>\n\n\n\n<p>***<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Mentre sono immerso nei miei pensieri, ricevo una chiamata dagli infermieri. Per fortuna non si tratta di una urgenza, ma solo di un invito a condividere una breve interruzione per un caff\u00e8. Marianna, un\u2019infermiera nata a pochi chilometri dalla mia citt\u00e0 di origine, controlla la moka. Con lei questa notte c\u2019\u00e8 Ciro, un infermiere che ama leggere nel poco tempo libero che gli resta tra i turni di lavoro e gli impegni della famiglia. Mentre sorbiamo il caff\u00e8, ci scambiamo impressioni di lettura e consigli per i prossimi acquisti in libreria. Anch\u2019egli ha notato la presenza del libro di Sepulveda sul comodino della paziente e provo un grande piacere nel constatare che condividiamo lo stesso apprezzamento nei riguardi dello scrittore cileno e dei suoi romanzi. Come capita a due lettori che si scambiano pareri e valutazioni circa libri gi\u00e0 letti, anche in questo momento sembra stabilirsi tra noi una specie di complicit\u00e0, quasi che aver condiviso le stesse impressioni circa un romanzo amplifichi i sentimenti che quella storia ha suscitato in entrambi.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Gli infermieri tornano al loro lavoro e io, per ora ancora privo di chiamate da parte degli ammalati, esco dall\u2019edificio per godere del tepore della notte primaverile.<\/p>\n\n\n\n<p><sup>***<\/sup><\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; All\u2019improvviso, un ricordo struggente riaffiora nella mia memoria. Anch\u2019esso \u00e8 legato a un romanzo e, di conseguenza, a Rebecca, che quel romanzo voleva leggere.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Avevo conosciuto Rebecca alla fine del mio turno delle visite ambulatoriali. Era stata inviata dal Medico di famiglia per il sospetto di una malattia ematologica e, purtroppo, il sospetto era fondato. Nel giro di poche ore la donna, a quarant\u2019anni, si era ritrovata nella corsia del mio reparto con la diagnosi di leucemia acuta. Era stata sottoposta agli accertamenti di routine e, quindi, aveva iniziato la terapia. Come spesso mi \u00e8 capitato, si era stabilita tra me e la paziente quell\u2019empatia che dovrebbe sempre essere l\u2019aspetto prevalente nel rapporto tra il medico e l\u2019ammalato che a lui si affida. Cos\u00ec, avevo preso l\u2019abitudine di andare a visitarla alla fine del mio turno lavorativo. Nel giro di qualche giorno era comparso un libro sul suo comodino. Era \u201cSabato\u201d, l\u2019ultimo romanzo di Ian McEwan, uscito in libreria solo due mesi prima. Questa scoperta mi aveva sorpreso. Anch\u2019io stavo leggendo quel romanzo proprio in quei giorni e lo dissi a Rebecca.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Mi sembr\u00f2 felice di poter condividere con me la stessa scelta letteraria. Le chiesi a che pagina fosse arrivata. Lei prese in mano il volume e controll\u00f2 la posizione del segnalibro. Cosa ancora pi\u00f9 emozionante, scoprimmo di essere giunti alla distanza di sole due pagine. Conquistati entrambi dalla singolarit\u00e0 della situazione, decidemmo di scambiarci pareri e valutazioni circa il nuovo romanzo dello scrittore britannico ogni volta che io fossi andato a trovarla durante la sua permanenza nel nostro reparto.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Notai con sorpresa che Rebecca non interrompeva la lettura nemmeno nei giorni dominati dalla febbre o da altri effetti collaterali della terapia. Non solo, ma la mia paziente manifestava una buona concentrazione pagina dopo pagina, ricordando anche piccoli particolari della vicenda narrata. Nel giro di un paio di giorni, riuscii a capire quale fosse il suo ritmo di lettura. Non riusciva a leggere molte pagine e, comunque, ne leggeva in numero inferiore rispetto al mio standard. Cos\u00ec, per motivi di omogeneit\u00e0, mi imposi di adeguare il mio ritmo di lettura al suo. Le nostre valutazioni, le nostre impressioni non sempre concordavano. Io conoscevo bene l\u2019autore e avevo gi\u00e0 letto altre sue opere. Avevo il convincimento che \u201cSabato\u201d fosse, tra tutte quelle che conoscevo, la meno riuscita, nonostante fosse risultata vincitrice di un premio letterario britannico. Avevo anche letto alcune valutazioni negative espresse da un noto scrittore che collaborava come critico per una importante rivista letteraria. Rebecca, invece, non conosceva McEwan prima di aver acquistato \u201cSabato\u201d ed esprimeva considerazioni pi\u00f9 favorevoli delle mie.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Rebecca ed io avevamo fondato una specie di gruppo di lettura, seppure davvero minimo poich\u00e9 costituito da soli due membri. Ero convinto che quella nostra intesa letteraria fosse un ulteriore fattore capace di fortificare il rapporto di fiducia reciproca e quell\u2019ineffabile moto di simpatia che si era stabilito tra noi sin dal primo incontro. E poi, quei pochi minuti che, ogni giorno, dedicavamo a qualcosa di diverso dagli inevitabili discorsi circa l\u2019andamento della sua malattia, sembravano rendere meno gravosa la sua permanenza nel suo letto ospedaliero<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; I nostri incontri letterari durarono solo due settimane. Come spesso capita agli ammalati di leucemia, le condizioni cliniche di Rebecca cambiarono all\u2019improvviso. Nel breve corso di una giornata, divenne necessario il suo trasferimento urgente in un reparto di chirurgia e, da l\u00ec, in quello di terapia intensiva. Ebbi solo la possibilit\u00e0 di salutarla mentre i barellieri la portavano verso l\u2019ambulanza e quella fu l\u2019ultima volta che la vidi.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Mentre l\u2019ambulanza partiva, entrai nella stanza e mi avvicinai al comodino di Rebecca. Il romanzo di McEwan, naturalmente, era rimasto l\u00ec. Il segnalibro sporgeva dal margine superiore delle pagine ed ebbi la possibilit\u00e0 di controllare il punto al quale la mia paziente si era fermata. Una sola pagina distante dall\u2019ultima mia. Fui colto da una grande commozione e non nascondo, ancora ora, che non riuscii a trattenere il mio dolore. Piansi. Sapevo gi\u00e0, per esperienza, che Rebecca non sarebbe tornata in quella stanza e che non avrebbe terminato la lettura del romanzo. E, come temevo, il giorno successivo Rebecca ci lasci\u00f2.<\/p>\n\n\n\n<p>***<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Ricordo bene la mia prima reazione, la sera dello stesso giorno, quando ripresi in mano \u201cSabato\u201d. In un primo momento, ebbi l\u2019impulso di metterlo via, di non leggerlo pi\u00f9. Per\u00f2, non portare a compimento la lettura di un libro, romanzo o saggio che fosse, non era in linea con le mie abitudini. In quella circostanza, l\u2019impulso di riporre il volume, e passare a un altro titolo, era dettato dalla mia tristezza, dall\u2019interruzione di quegli incontri letterari con la mia paziente, e dal fatto che Rebecca non aveva avuto la possibilit\u00e0 di giungere alla fine della storia raccontata da McEwan. Qualcuno avrebbe ripreso il volume rimasto sul suo comodino, probabilmente il marito, e chiss\u00e0 se altri occhi avrebbero continuato a scorrere le pagine rimaste non lette da Rebecca.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Il volume in mio possesso, per\u00f2, meritava un destino diverso. Non quello di essere riposto prematuramente su una mensola della mia libreria. Dopo il primo impulso, dettato dal mio dolore, imposi alla mia volont\u00e0 di continuare a leggere quel romanzo, di portare a termine il mio compito di lettore. Sentivo di doverlo a Rebecca.<\/p>\n\n\n\n<p><sup>***<\/sup><\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Ancora questa sera, durante questa ultima guardia, penso che la mia personale valutazione di \u201cSabato\u201d \u00e8 rimasta la stessa di allora. Non mi \u00e8 piaciuto molto, sicuramente molto meno di altre opere di McEwan. Temo, per\u00f2, che la mia valutazione sia stata molto condizionata dalla triste esperienza di essere rimasto privo della mia transitoria compagna di lettura. Chiss\u00e0, forse il suo parere sarebbe stato capace di farmi cambiare idea.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_49337\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"49337\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Maggio 2020. 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