{"id":492,"date":"2009-01-21T12:46:50","date_gmt":"2009-01-21T11:46:50","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=492"},"modified":"2009-03-21T19:25:16","modified_gmt":"2009-03-21T18:25:16","slug":"storia-di-nina","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=492","title":{"rendered":"Racconti nella Rete 2009 &#8220;Storia di Nina&#8221; di Marisa Fasanella"},"content":{"rendered":"<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"18pt;\"><span style=\"Times New Roman;\">La sua faccia non me la scordo. Ce l\u2019ho sempre davanti agli occhi. Persino quando dormo. Quando scendo le scale e batto i piedi e stringo tra le dita la borsetta di mia madre; quando mi lavo la faccia e ho paura di specchiarmi. Lui \u00e8 l\u00ec: col cappello in mano, con gli occhi lucidi del troppo vino e una smorfia sulla bocca. Non posso fare a meno di urlare. Grido col cuore a mille e mi copro la faccia, perch\u00e9 i morti, se non li guardi, non possono farti nulla. Era sempre rimasto in fondo alle scale, ad azzannare con lo sguardo sottane che ballavano sulla loggia e si aprivano sulle gambe. Mia madre, scendendo, rideva. \u201cPrima o poi, gli cadranno gli occhi\u201d diceva. Noi due parlavamo sempre qui, sul ballatoio, sedute una di fronte all\u2019altra. Anche quando faceva freddo, uscivamo sulla loggia. Per sentirci meno sole. Il vicolo \u00e8 un braccio, ti gira attorno e ti scalda, e se lo dice tua madre, ti fidi. Si fidava cos\u00ec tanto da non chiudere mai la porta di casa. Guarder\u00e0 il mondo attraverso le sbarre di una prigione, per questo. Per non aver segnato una linea pi\u00f9 scura sull\u2019uscio, il confine tra il dentro e il fuori, la casa e la loggia, il letto e le scale. Lei ride ancora, mia madre ride sempre, anche adesso che non ha pi\u00f9 la loggia, e come me deve battere i piedi per simulare il passo sulle scale; per non perdere i suoni della piazza dove si smarriva per ore. Il carcere si mangia il presente e tutto quello che resta \u00e8 il ricordo. Il carcere \u00e8 un vicolo pi\u00f9 corto, e i respiri volano da una cella all\u2019altra, ma si \u00e8 estranei, non c\u2019\u00e8 vita nel carcere, solo attesa. Da quando lui ha attraversato la loggia e si \u00e8 fermato sulla porta della mia stanza, neanche il vicolo \u00e8 pi\u00f9 lo stesso. Mi ha minacciata col bastone e si \u00e8 infilato nel mio letto. Ero cos\u00ec spaventata che non ho detto una parola. La lingua congelata e le mani e i piedi freddi come il marmo. Ho cercato con gli occhi mia madre, ma la casa era vuota. Mi ha sorpresa nel sonno, ho aperto gli occhi e l\u2019ho visto nel vano della porta. Aveva il sole alle spalle e gli occhi iniettati di sangue, quando mi \u00e8 saltato addosso. Dopo, nulla \u00e8 stato pi\u00f9 come prima. Quando sedevamo su queste scale, io e mia madre, ridevamo sempre, ci sentivamo libere, l\u2019aria del vicolo prendeva su di s\u00e9 parte del nostro dolore e lo disperdeva. Donne sole dalla nascita, gli uomini ci hanno lasciate prima ancora di conoscerci. Nessuno di noi ha mai potuto dimenticarlo. Zia Nerina la scrivana, dall\u2019alto del suo balcone, <span style=\"yes;\">\u00a0<\/span>poteva contare persino i cucchiai sulla tavola apparecchiata della casa di fronte, non ci sono segreti nel vicolo. Ha guardato nella mia stanza e ha visto l\u2019uomo su di me, e il mio sangue sui lenzuoli, e ha urlato cos\u00ec tanto che l\u2019hanno sentita dalla piazza. Il suo grido mi ha sciolto le mani. Ho raccolto tutta la forza nelle braccia e l\u2019ho colpito col bastone. A tradimento, l\u2019ho ucciso, senza una parola. Quando a bocca aperta sul mio petto, riprendeva fiato. Non gli ho dato il tempo di difendersi, e il suo respiro \u00e8 diventato un rantolo. Era pi\u00f9 pesante da morto che da vivo, e per cacciarmelo da sopra il cuore mi sono slogata l\u2019osso della spalla. Mia madre \u00e8 arrivata in un lampo, richiamata dalle urla di zia Nerina, ma era gi\u00e0 troppo tardi. Ci siamo guardate, e quando abbiamo sentito il lamento della sirena, lei mi ha spinta di nuovo sul letto, poi si \u00e8 sporcata le mani di sangue e ha detto: \u201cSono stata io, maresci\u00e0, portatemi via.\u201d E nessuno ha fiatato. Quel giorno, con il sole che sbatteva sulle pietre e si infrangeva sui vetri delle finestre, con i rintocchi dell\u2019orologio negli orecchi, si <em>ammutarono<\/em> gli animi. Nei vicoli non c\u2019\u00e8 mai silenzio, neanche la notte. Nel vicolo persino i sogni sono rumorosi, e al mattino se li raccontano da una finestra all\u2019altra, dal basso verso l\u2019alto, ma non si trov\u00f2 una parola neanche nei sottoscala, e i bambini fermarono i loro giochi. Il peso di quell\u2019uomo continuo a portarmelo addosso, e l\u2019osso della spalla, anche dopo che l\u2019hanno rimesso a posto, \u00e8 rimasto pi\u00f9 sporgente. Se allungo la mano, lo sento. Il nodo di una radice non pi\u00f9 grande di un\u2019arancia sotto le dita. Il mio corpo si \u00e8 piegato, cede al peso dell\u2019uomo che non se n\u2019\u00e8 mai andato completamente. Cammino sbilenca, piegata dal lato sinistro. E\u2019 la spalla che pesa, \u00e8 la sua mano, \u00e8 il dolore dell\u2019osso, \u00e8 quel che rimane di me, di noi. Quando non posso farne a meno, scendo le scale e attraverso la strada rossa di vergogna, a testa bassa, conto le pietre, mi guardo la punta delle scarpe, e non rispondo a nessuno. Passa la sgorbia, dicono. Allora batto i piedi, li batto cos\u00ec forte che finisco col farmi male. Se devono vedermi, che mi vedano tutti. Risalgo le scale, faccio rumore, arrivo fino all\u2019ultimo gradino e torno indietro. Svegliatevi, non c\u2019\u00e8 sonno nella casa della rossa, non si dorme, stanotte nel vicolo. <\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"18pt;\"><span style=\"Times New Roman;\">Non mi specchio pi\u00f9, indosso solo vestiti larghi e arricciati sulle spalle. Ho lasciato anche la scuola, e le ragazze fingono di non conoscermi. Il vicolo \u00e8 cos\u00ec, cambia pelle come i serpenti. Quelli che il giorno prima erano venuti ad asciugarmi le lacrime, il giorno dopo piangevano dietro il feretro. Le azioni degli uomini finiscono col diventare le colpe delle donne. Una gonna pi\u00f9 lunga rende mansueto persino un lupo, aveva detto il prete nel sermone, e le perpetue si erano sciacquate la bocca. Faccio ancora dei sogni, tra la loggia e la casa, nella poltrona di mia madre, sogno di come ero prima, e non vorrei svegliarmi. Ma non c\u2019\u00e8 silenzio nel vicolo, il vicolo non aspetta. E\u2019un budello, \u00e8 un braccio, \u00e8 un occhio solo. Trascino anche la gamba, e sento che anche il cuore pende e batte in quella sola arteria, e che tutto il resto del corpo non conta pi\u00f9 nulla. Piango, rannicchiata tra le lenzuola, con la bocca schiacciata sul cuscino per non farmi sentire. E poi esco sulla loggia e lo vedo nel vano della porta come quel giorno, e sento il dolore della carne e quello dell\u2019osso, e l\u2019odore del sangue. Scorre ancora tra le gambe.<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"18pt;\"><span style=\"Times New Roman;\">\u201cFuggi, Nin\u00e8, che se sei diversa, il vicolo pu\u00f2 ucciderti.\u201d Zia Nerina la scrivana ha continuato a mandarmi miele e fichi per addolcirmi la bocca. Anche dopo che gli altri mi hanno lasciata sola, ha continuato a vegliare sul mio sonno spezzettato, rotto dai singhiozzi, e ha aspettato l\u2019alba con me sul ballatoio, quando i sogni sono diventati pi\u00f9 crudeli della stessa vita, e le scale il mio solo passaporto per il mondo. Le donne della mia famiglia hanno finito col somigliarsi tutte, stesso colore di capelli e stesso taglio, hanno figliato dove si trovavano senza il conforto di un uomo accanto, e io <span style=\"yes;\">\u00a0<\/span>non voglio finire come le altre. Voglio salire pi\u00f9 su, affacciarmi dalla balconata di zia Nerina, da dove \u00e8 possibile guardare il Pollino e persino il mare, oltre la piana lanosa. Q<span style=\"all;\">uesto ballatoio \u00e8 troppo basso. <\/span>Da questa loggia non vedo che case, e porte aperte, e finestre spalancate. Fili tesi e mutande e lenzuola dove il vento si rifugia. E quando quelle porte si chiudono, e i respiri del vicolo si acquietano, la mia solitudine cresce. E ho paura, la casa della rossa \u00e8 ancora aperta e qualcun altro potrebbe venire su. Sulla loggia non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 aria, non riesco a respirare neanche a mezzanotte, mi si spezza il fiato. Le compagne di scuola hanno finito col dimenticarmi, la diversit\u00e0 \u00e8 peggio di una malattia. Non abbiamo pi\u00f9 nulla da spartire, eravamo diverse anche prima, loro avevano le macchine e io solo le gambe, loro i colori e io una sola una matita, loro i vestiti alla moda e io la gonna rossa di mia madre. Me l\u2019aveva regalata il giorno del mio sedicesimo compleanno. \u201cSei una donna, ormai.\u201d E aveva riso come al solito, ma con una luce diversa nello sguardo. Il mattino dopo, a scuola, mi avevano guardata tutti. Ma era durato solo un giorno. Zia Nerina, quando me l\u2019aveva vista addosso, me l\u2019aveva strappata. \u201cNin\u00e8, il destino lo puoi cambiare.\u201d Nessuno mi aveva guardata pi\u00f9. Mia madre se l\u2019era ripresa la sua gonna, a brandelli, e l\u2019aveva seppellita nel cassettone, dove conservava i cimeli dei suoi amori perduti. Non lo voglio il destino di mia madre. \u201cRidi, mamma, la nostra casa non esiste pi\u00f9, ho chiuso la porta e ho<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span>buttato le chiavi. E voi, gi\u00f9, nel vicolo, svegliatevi, la rossa non abita pi\u00f9 qua. <\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"18pt;\"><span style=\"Times New Roman;\">Ho indossato il bustino con le stecche rigide come compassi che mi hanno dato in ospedale per raddrizzarmi le ossa, e zia Nerina me lo ha stretto addosso fino a quando non sono diventata dritta come un palo. L\u2019ha stretto con tutta la rabbia nei polsi, e non si \u00e8 lasciata commuovere dalle mie lacrime. \u201cIl dolore delle ossa passa, Nin\u00e8, la muffa resta, si annida negli angoli e neanche il sole di agosto l\u2019asciuga.\u201d Strano, non sento pi\u00f9 il peso dell\u2019uomo sul cuore. Vado di nuovo gi\u00f9, scendo le scale di corsa senza piegarmi e poi risalgo. Mi affaccio e guardo il cielo: ci sono milioni di stelle sulla mia testa, e il vicolo dorme. I sogni del vicolo sono rumorosi ma non hanno occhi. I miei piedi non fanno pi\u00f9 rumore, loro non li sentono pi\u00f9, non sentono neanche i rintocchi dell\u2019orologio della torre: cento colpi a mezzogiorno e cento colpi a mezzanotte. L\u2019hanno costruita i briganti in una sola notte. Mi porto via la borsetta di mia madre, e un\u2019ampolla di miele purissimo che servir\u00e0 ad addolcirmi il cuore. L\u2019ha mandata gi\u00f9 dal balcone zia Nerina col paniere stamattina. Trascino la valigia, mi fermo, mi volto indietro e guardo la loggia. \u201cRidi, mamma, ridi.\u201d La guardo per l\u2019ultima volta, non torner\u00f2 indietro. Scendo di nuovo le scale. Ho un paio di scarpe nuove, e un altro paio dentro la valigia. Le salite sono ripide, e un solo paio non basta. \u201cCanta, Nin\u00e8, canta, che le civette, se non possono farti paura, scappano\u201d.<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"0cm 0cm 0pt;\"><span style=\"18pt;\"><span style=\"Times New Roman;\">\u00a0<\/span><\/span><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_492\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"492\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La sua faccia non me la scordo. 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