{"id":49171,"date":"2022-05-14T19:03:24","date_gmt":"2022-05-14T18:03:24","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=49171"},"modified":"2022-05-14T19:03:25","modified_gmt":"2022-05-14T18:03:25","slug":"premio-racconti-nella-rete-2022-dorothy-di-mariarosaria-rossi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=49171","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2022 &#8220;Dorothy&#8221; di Mariarosaria Rossi"},"content":{"rendered":"\n<p> Negli uffici non c&#8217;era pi\u00f9 nessuno, le stanze erano ormai vuote, anche il salone. A quell&#8217;ora solo lei girava ancora per i<br>corridoi, recuperava pratiche &#8220;evase&#8221;, altre &#8220;da definire&#8221;, altre ancora &#8220;sospese&#8221;, almeno cos\u00ec c&#8217;era scritto sui carrelli dove venivano lasciati tutti quei documenti. A lei poco interessava cosa fossero, per lei era<br>solo il lavoro che faceva ormai da una vita. Era arrivata a Milano molti anni prima. Aveva lasciato insieme al marito il suo paesino alla volta del nord. Erano altri tempi, tempi difficili. Le case non si affittavano ai meridionali. Fu un compaesano emigrato al nord tanto tempo prima, a trovargli un bugigattolo dove vivere. Il marito era un<br>muratore e trov\u00f2 lavoro in una impresa edile. Lei cominci\u00f2 a fare la domestica ad ore finch\u00e9 aveva fatto domanda per fare le pulizie negli uffici della prefettura ed in una caserma di polizia. <\/p>\n\n\n\n<p>La sua richiesta fu accolta e divenne una dipendente pubblica. La sua voglia di lavorare e di farsi accettare era stata la sua carta vincente. Era rispettata e benvoluta dagli impiegati e dai dirigenti prefettizi e dagli stessi<br>poliziotti che dormivano nella caserma, forse perch\u00e9 la maggior parte di loro era meridionale.<br>Dopo diversi anni il ministero dell&#8217;interno aveva<br>riorganizzato gli organigramma dei dipendenti civili e aveva bandito delle selezioni interne. Lei aveva solo il diploma di terza media ma aveva tanta voglia di migliorare e di andare avanti. Il sindacato aveva<br>organizzato dei corsi di preparazione alla selezione.  Anche se stanca dal lavoro e dalle faccende di casa, la sera era felice di andare e seguire le lezioni. Era motivata, si sentiva pronta ad andare avanti.<br>Ottenne la promozione e subito le cambiarono mansione: venne assegnata all&#8217;archivio della questura. Il suo lavoro consisteva nel raccogliere le pratiche scaricate dai vari uffici e nel sistemarle secondo il tipo ed in ordine alfabetico. Era felice: ormai non era pi\u00f9 la terrona che era venuta dal sud ad insidiare il lavoro della gente del<br>nord. Erano passati tanti anni, anche il suo accento originario si era ammorbidito e spesso aveva un intercalare tipico milanese, che, quando tornava gi\u00f9 a trovare i parenti, le dava un tocco esotico rispetto agli abitanti del paese di nascita.<br>Inutile dire che la maggior parte del suo lavoro era dato dalle pratiche dei cittadini stranieri, una moltitudine che ogni giorno, dal mattino fino al tardo pomeriggio, affollava il salone dell&#8217;ufficio<br>immigrazione. <\/p>\n\n\n\n<p>A volte passando con i suoi carrelli, li intravedeva in attesa. Era sempre molto incuriosita quando notava persone che<br>ancora non si erano &#8220;occidentalizzate&#8221;, pettinature elaborate, copricapo particolari o vestiti inusuali. Alcuni cittadini africani, ad esempio, vestivano ancora con abiti variopinti fatti nei loro paesi, le donne africane poi erano bellissime, sembravano tutte regine con abiti lunghi e turbanti con balze e volant. Non poteva negare a se<br>stessa che per\u00f2 aveva una certa ritrosia nei confronti degli stranieri.  S\u00ec, l&#8217;affascinava il loro vestire ed il loro apparire diversi, per\u00f2 poi a volte le sembravano tanti, troppi, quasi una minaccia per il suo vivere quotidiano. In bus, spesso, le sembrava che ci fosse troppa gente di ogni colore, di sicuro tutti stranieri, e che gli italiani fossero solo una<br>piccola minoranza. In alcune strade addirittura sembrava di essere all&#8217;estero. <\/p>\n\n\n\n<p>S\u00ec, conosceva anche diversi extracomunitari che erano  brave persone e che come lei lavoravano duramente per mandare avanti la famiglia, ma a volte aveva dei dubbi anche su di loro, specie quando parlava con le sue vicine di casa che dicevano sempre che gli stranieri erano tutti spacciatori e ladri. Lei non era cos\u00ec perentoria nei giudizi. Per\u00f2 si rendeva conto che era sempre un po&#8217; guardinga nei confronti di chi non le sembrava italiano.<br>Si riscosse dai suoi pensieri. Quel lungo giorno di lavoro stava per finire. Era veramente molto stanca. Un attimo di<br>disattenzione e il carrello urt\u00f2 uno scaffale nel corridoio, le pratiche caddero rovinosamente a terra. Molte erano tenute da grossi elastici e fu abbastanza semplice raccoglierle e rimetterle sul carrello. A terra<br>erano rimasti una cartellina rosa e tanti fogli sparsi: moduli con foto, certificati dell&#8217;anagrafe, buste paga, contratti di lavoro, pezzi di vita sparpagliati su un pavimento. Li raccolse uno ad uno, scuotendoli per togliere il laniccio di sudicio che c&#8217;era a terra, forse proprio per non sporcare la vita che rappresentavano. <\/p>\n\n\n\n<p>Rientr\u00f2 in archivio, ripose i fascicoli tenuti insieme dagli elastici e poi con pazienza inizi\u00f2 a sistemare in ordine cronologico quello che si era sparpagliato a terra.<br>Il primo foglio era un modulo di rilascio di permesso di soggiorno risalente a molti anni prima. La richiedente era una giovane donna di nome Dorothy. La foto spillata al modulo sembrava pi\u00f9 una foto segnaletica della polizia che una fototessera e mostrava una donna che non sembrava affatto giovane, il volto verso l&#8217;alto, gli occhi persi<br>nel vuoto, i capelli scarmigliati e niente trucco. Il recapito in Italia sulla domanda era l&#8217;indirizzo di una associazione che si occupava del recupero ed integrazione delle donne straniere sfruttate sessualmente da organizzazioni criminali. <\/p>\n\n\n\n<p>Ne aveva letto sui giornali, anche in tv ne avevano parlato. Povere ragazze, arrivavano in Italia con il miraggio di un lavoro regolare, ma una volta giunte nel nostro paese, venivano ridotte in schiavit\u00f9 e costrette a prostituirsi.<br><\/p>\n\n\n\n<p>Ora capiva quello sguardo pieno di smarrimento e paura. Dorothy aveva ottenuto un primo permesso di soggiorno e poi un altro e un altro ancora. La donna ripresa nelle fototessera spillate alla varie domande di rinnovo appariva tanto diversa da quella ritratta nella prima. Sembrava che di foto in foto fosse sbocciata alla vita.<br>Erano i suoi occhi a parlarle, dapprima sguardi timidi come di chi non \u00e8 del tutto sicuro di essere libero e protetto, poi sguardi sempre pi\u00f9 sereni accompagnati da sorrisi lievi, trucco leggero sul volto, capelli acconciati alla moda. Il tempo trascorso in Italia le aveva fatto bene. Prov\u00f2 gioia per lei, da donna a donna, da immigrata a<br>immigrata. Ripens\u00f2 alle cattiverie e ai rifiuti ricevuti nei primi tempi dell&#8217;arrivo a Milano, certo poca cosa rispetto a quanto aveva dovuto subire Dorothy. Tra le carte trov\u00f2 un estratto di nascita e la foto di un<br>neonato stupendo dalle guance pienotte. Che bello, Dorothy era diventata mamma. Ad un&#8217;altra domanda di qualche anno dopo, era allegato un altro estratto di nascita, stavolta era arrivata una bambina, altrettanto bella. Le foto di quelle richieste di rinnovo del permesso di soggiorno ormai mostravano una donna serena. Si era appassionata<br>alla storia di Dorothy, avrebbe voluto saperne di pi\u00f9. Sistem\u00f2 l&#8217;ultimo documento. Era un certificato rilasciato dal Comune di Milano, c&#8217;era scritto che Dorothy aveva giurato fedelt\u00e0 alla Repubblica: era diventata cittadina italiana. <\/p>\n\n\n\n<p>Si commosse, le lacrime le riempirono gli occhi. Con lo sguardo offuscato richiuse la pratica. Solo in quel<br>momento si accorse che sul frontespizio del fascicolo qualcuno aveva scritto &#8220;pratica esodata per acquisto cittadinanza&#8221;. Era felice per Dorothy. <\/p>\n\n\n\n<p>Avrebbe voluto dirle che era stata coraggiosa ad affrontare le sue paure e ad affrancarsi dai suoi aguzzini. Avrebbe voluto dirle che era stata brava a trovare un lavoro in un paese straniero,<br>imparando una lingua sconosciuta. Avrebbe voluto dirle che i suoi<br>bimbi erano meravigliosi. Avrebbe voluto dirle che lei comprendeva tutto quanto aveva vissuto tra malvagit\u00e0, difficolt\u00e0 e lacrime.<br>Avrebbe voluto dirle che le voleva bene anche se non l&#8217;aveva mai vista di persona perch\u00e9 l&#8217;aveva sentita vicina nel suo profondo, perch\u00e9 l&#8217;aveva sentita uguale con il suo carico di sofferenze, di lotte, di traguardi raggiunti, di umanit\u00e0. Si asciug\u00f2 gli occhi, era ora di tornare a casa. Qualcosa per\u00f2 le era accaduto dentro. <\/p>\n\n\n\n<p>Per un attimo si era sentita una piccola parte di un unico immenso, lei insieme a tutti<br>gli altri. Aveva sentito che il mondo \u00e8 uno solo e appartiene a tutti, al di l\u00e0 delle frontiere fisiche o mentali con cui pretendiamo di chiudere il nostro piccolo universo come se fosse possibile arginare l&#8217;oceano o<br>richiudere il cielo in una scatola.<br>Sistem\u00f2 nello scaffale delle pratiche esodate il fascicolo di Dorothy. Spense le luci. Usc\u00ec dall&#8217;ufficio, salutando il piantone che da poco aveva iniziato il suo turno. La nebbia avvolgeva gli edifici e i<br>monumenti quella sera, e il mondo le sembr\u00f2 un po&#8217; pi\u00f9 magico. Sal\u00ec sull&#8217;autobus, fece per timbrare il suo biglietto e si guard\u00f2 intorno. C&#8217;era troppa gente anche quella sera. Tanti occhi su di lei. Le sue<br>labbra accennarono un sorriso: &#8220;Buonasera, anche oggi abbiamo<br>finito di lavorare&#8221;.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_49171\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"49171\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Negli uffici non c&#8217;era pi\u00f9 nessuno, le stanze erano ormai vuote, anche il salone. 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