{"id":49138,"date":"2022-05-12T19:37:57","date_gmt":"2022-05-12T18:37:57","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=49138"},"modified":"2022-05-12T19:37:58","modified_gmt":"2022-05-12T18:37:58","slug":"premio-racconti-nella-rete-2022-kether-di-sharon-tofanelli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=49138","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2022 \u201cKether\u201d di Sharon Tofanelli"},"content":{"rendered":"\n<p>Nel cavo della sua mano, il quarzo. Era bello possederlo, poterlo guardare. Grovigli color olio, pagliuzze extravergini in cui scrutare e stordire. Decise che il quarzo era il perno del mondo e che non aveva che da abbandonarsi, che soccombere al moto divoratore. Ma poi arriv\u00f2 lui, l\u2019ospite. Fermo alle sue spalle, non le sorrise, per\u00f2 le chiese, sempre cos\u00ec retorico: <\/p>\n\n\n\n<p>-Ancora qui a impilare?<\/p>\n\n\n\n<p>E lei: <\/p>\n\n\n\n<p>-Sto finendo.<\/p>\n\n\n\n<p>E dunque, lui: <\/p>\n\n\n\n<p>-E adesso quante sono?<\/p>\n\n\n\n<p>-Settantadue. Sei cristalli per pila. Sei per settantadue, cio\u00e8 quattrocentotrentadue. Ne faccio una al giorno.<\/p>\n\n\n\n<p>-A che scopo?<\/p>\n\n\n\n<p>Ci pens\u00f2 un poco.<\/p>\n\n\n\n<p>-L&#8217;orizzonte. L&#8217;orizzonte \u00e8 lo scopo. Se ti inclini un po&#8217; e guardi la linea lontana, vedrai tante torri di cristalli.<\/p>\n\n\n\n<p>Attorno a loro, il tiepido ronzio di giardino, gli odori bianchi. L&#8217;ondeggiare di plastica dell&#8217;erba. Era l&#8217;unico, lui, che la venisse a trovare. E le chiese: <\/p>\n\n\n\n<p>-Una pila di sassi in meno e un divano in pi\u00f9, Ain, perch\u00e9 no?<\/p>\n\n\n\n<p>-E che me ne farei?<\/p>\n\n\n\n<p>-Vengo a trovarti e vedo erba e sassi. E tu paghi per questo. Paghi per dei sassi.<\/p>\n\n\n\n<p><em>\u201cIl quarzo affumicato, o quarzo fum\u00e9, \u00e8 una variet\u00e0 di quarzo. Le inclusioni pi\u00f9 frequenti, oltre quelle di alluminio, sono quelle di rutilo color biondo o rame. Qualche campione pu\u00f2 avere delle fessurazioni o\u2026\u201d<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>-Ma mi ascolti?<\/p>\n\n\n\n<p>-Stavo leggendo.<\/p>\n\n\n\n<p>-Basta coi sassi.<\/p>\n\n\n\n<p>-Fatti i fatti tuoi<em>.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Sospinse la pila numero settantadue verso l&#8217;angolo ovest, l\u00e0 dove le geometrie del prato sfumavano a linea, a griglia. Il suo giardino scucito, in pezzi oltre il confine della porzione che aveva pagato. Il suo giardino e poi il nulla. Lo osserv\u00f2 assorta.<\/p>\n\n\n\n<p>-Quarzo affumicato [e indic\u00f2 una pila] Cristallo di rocca [e indic\u00f2] Ametista [e indic\u00f2 ancora] Quarzo citrino [e ancora] Giadeite [senza fine] Selenite [senza requie] Labradorite [<em>per piet\u00e0<\/em>] Malachite [<em>smettila<\/em>] Pirite [<em>Ain, ti scongiuro<\/em>] e Diaspro e Agata e Occhio di tigre e Angelite, Ambra, Ossidiana&#8230;<\/p>\n\n\n\n<p>Quando faceva cos\u00ec, lui finiva sempre con l\u2019andarsene. Ed ecco di nuovo, l\u2019esasperato. Lei si abbracci\u00f2 le ginocchia, e le braccia avevano qualcosa di paragonabile al silicone. Traspiravano bagliori, come la carta giapponese tesa sul sole. Chin\u00f2 la fronte sulle rotule e non parl\u00f2 pi\u00f9. Piet\u00e0 di s\u00e9 la colse perch\u00e9 era sola. Ma lui sarebbe tornato, era matematico. Tornava sempre. Ud\u00ec gli uccelli, il reiterarsi dei versi, frequenza tremula, frequenza sintetica. Sassi da impilare, ancora due, ancora tre. Benedetto il lavoro dei figli di Adamo, benedetta la loro perizia. Alle volte sapeva comporli cos\u00ec bene da ottenere perfette orizzontali, perfette parallele di immortalit\u00e0 e bellezza. Bellezza che lui non capiva.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\">***<\/p>\n\n\n\n<p>-Sono tornato.<\/p>\n\n\n\n<p>-Ciao.<\/p>\n\n\n\n<p>Non si gir\u00f2. Riusciva comunque a vederlo, ritto e anonimo nella texture del prato. Le disse: -Vorrei che tu non mi provocassi.<\/p>\n\n\n\n<p>Le si ferm\u00f2 la mano col tassello d&#8217;agata, con la sua densa conformazione. Cos\u00ec lavorata, l&#8217;agata ha quasi la parvenza di un prodotto di macelleria.<\/p>\n\n\n\n<p>-Provocarti? Io?<\/p>\n\n\n\n<p>-Tu, i sassi, il giardino.<\/p>\n\n\n\n<p>-\u00c8 mio, l&#8217;ho pagato. Ci metto quel che mi pare.<\/p>\n\n\n\n<p><em>\u201cI supermercati sono pieni, pieni, e come dovrebbe essere? E comunque sei passibile di multa, guarda quel che ci stanno facendo, e che dire della Costituzione, ma siccome a noi va bene cos\u00ec, resteremo qui a oltranza, popolo di molluschi siamo, ma dal primo di maggio vedrai, fino al trenta di luglio, andr\u00e0 bene se soltanto uscissimo, sono tutte&#8230;\u201d<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>-Ain, ci sei?<\/p>\n\n\n\n<p>-S\u00ec.<\/p>\n\n\n\n<p>-Leggevi ancora?<\/p>\n\n\n\n<p>-Ascoltavo di fuori.<\/p>\n\n\n\n<p>Un finto volatile cant\u00f2. Nessuno di loro ne sapeva abbastanza di ornitologia. Nessuno pot\u00e9 azzardare un&#8217;ipotesi, o sincerarsi della somiglianza.<\/p>\n\n\n\n<p>E poi, lui: -Senti, cambiamo zona.<\/p>\n\n\n\n<p>-Non ne ho voglia. Tanto, ormai&#8230;<\/p>\n\n\n\n<p>-Ormai&#8230;?<\/p>\n\n\n\n<p>-\u00c8 tutto uguale, qua o fuori. Nessuna screziatura. Nessuna opalescenza. Nessun gatteggiamento.<\/p>\n\n\n\n<p>Capitava sempre pi\u00f9 spesso che lei parlasse come i minerali, vomitando i loro termini. Era cos\u00ec certo che lo facesse per provocarlo. Doveva necessariamente farlo per provocarlo.<\/p>\n\n\n\n<p>-Andiamo.<\/p>\n\n\n\n<p>-Vai tu. Ti aspetto.<\/p>\n\n\n\n<p><em>\u201cE aspetta che la curva scenda, aspetta che quelli sappiano che il male \u00e8 congenito, che ce lo portiamo dentro da secoli perch\u00e9 \u00e8 il popolo, il popolo, il popolo italiano.\u201d<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>-E per favore, torna.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\">***<\/p>\n\n\n\n<p>La banalit\u00e0 sa essere incantevole. Un fil di latte rovesciato nel t\u00e8 solleva un delicato fungo atomico che parrebbe di trina. Il fungo gonfia come i polmoni di un tenore, poi si acquieta, si disfa. Il t\u00e8 torna uniforme, monotono, sporco persino. Ma pi\u00f9 chiaro, questo s\u00ec. La chiarezza domanda sempre un sacrificio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\">***<\/p>\n\n\n\n<p>Pass\u00f2 del tempo senza che lui tornasse. Pass\u00f2 tempo non misurato, ma sentito. E lei sapeva sentirlo cos\u00ec bene. Compr\u00f2 un diaspro dalmata ovale e lo impil\u00f2 sul precedente. Inspirare. Espirare. Ancora un barbaglio, e dall\u2019altra parte il sole and\u00f2 gi\u00f9. Annaspava sull&#8217;orlo gi\u00e0 da un po&#8217; e allora l\u2019altra dovette interrompersi, alzarsi e accendere una luce. Qualcuno alle sue spalle, qualcuno di molto lontano. Le stelle, magari. Accadeva dall\u2019altra parte. Non nel giardino vitreo, dove non c\u2019erano ombre, ma successioni di poligoni, forme che occasionalmente abbagliavano. Oltre il confine, sagome cosparse di nebbia e griglie di sistema. Occorreva uno sforzo di volont\u00e0 affinch\u00e9 calasse il buio. Doveva soltanto estendere il proprio controllo al di l\u00e0 della linea d&#8217;ombra e le tenebre l&#8217;avrebbero coperta. Era una notte a comando e Ain non ne aveva mai chiesta una. Dispose la settantatreesima pila a nord-ovest, calcolando le distanze. Cont\u00f2 il credito che le rimaneva e vision\u00f2 i cristalli in promozione sul catalogo online. Compr\u00f2 un cristallo di rocca. Andarsene. Andarsene dove? Restare. Restare per cosa? Dall\u2019altra parte ricominci\u00f2 il casino e lei desider\u00f2, desider\u00f2 che gli uccelli sintetici strepitassero pi\u00f9 forte, cos\u00ec da non farglielo pi\u00f9 sentire. E subito, il sistema l&#8217;accontent\u00f2.<\/p>\n\n\n\n<p><em>\u201cSecondo gli esperti cipiciop cip cip ci dicono i tweet tweet resoconti statistiche cip cirip l&#8217;ascesa e cra cra ricaduta \u00e8 importante non piopiopio vacillare koo koo ripristinare la manodopera gack gack gaaaack il calo dell&#8217;impiego e le ripercussioni chi\u00f2 chi\u00f2 sulla salute psico-cipcip-fisica dittatura, la morale tipitipit\u00ec tipitipit\u00ec branco di schifosi clock clock quando cluuuuuck pranziamo?\u201d<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Il sistema l\u2019accontentava sempre.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\">***<\/p>\n\n\n\n<p>-Sono tornato.<\/p>\n\n\n\n<p>-Ciao.<\/p>\n\n\n\n<p>Spalancate le ginocchia sul prato, le ginocchia a terra, Ain sedeva come la bambola che era. Non lo guard\u00f2. Fissava l&#8217;orizzonte.<\/p>\n\n\n\n<p>-Sei stato fuori molto.<\/p>\n\n\n\n<p>-Lavoro.<\/p>\n\n\n\n<p>-Hai un lavoro?<\/p>\n\n\n\n<p>-No. Lo cerco.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel giardino era sempre giorno. E certi discorsi, lo sapeva, necessitano della notte. La notte \u00e8 propizia allo struggimento, non il giorno. E tuttavia\u2026<\/p>\n\n\n\n<p>-Voglio spiegarti i cristalli.<\/p>\n\n\n\n<p>-Oh, no.<\/p>\n\n\n\n<p>-Aspetta, \u00e8 importante. I cristalli sono importanti. Funziona come per l&#8217;uvetta, hai presente l&#8217;uvetta?<\/p>\n\n\n\n<p>-Ain, cosa dici?<\/p>\n\n\n\n<p>-La pratica di meditazione dell&#8217;uvetta. Tu mastichi l&#8217;uvetta lentamente, pensi all&#8217;uvetta, diventi l&#8217;uvetta. Quell&#8217;uvetta diventa il perno della tua vita e le cose si fermano, i televisori tacciono, la quiete si fa marea. Limpido come il quarzo.<\/p>\n\n\n\n<p>-Bello. Ma che c&#8217;entra?<\/p>\n\n\n\n<p>-Puoi farlo con un cristallo, uno piccolo da tenere in bocca. Un piccolo cristallo che ti ricorda di non parlare a sproposito.<\/p>\n\n\n\n<p>-Non \u00e8 pericoloso?<\/p>\n\n\n\n<p>-Lo \u00e8. Il cristallo \u00e8 tutto ci\u00f2 che importa, o potresti ingoiarlo per distrazione.<\/p>\n\n\n\n<p>-E lo scopo?<\/p>\n\n\n\n<p>-Lo scopo \u00e8 il cristallo. Pensare al cristallo. Nient\u2019altro.<\/p>\n\n\n\n<p>Fu necessario racimolare qualche secondo, che la cenere si depositasse. Soltanto allora lui fu certo abbastanza da poter dire: <\/p>\n\n\n\n<p>-Ain, io non ti sopporto.<\/p>\n\n\n\n<p>Fuori, qualcuno bestemmiava. Schiamazzi furenti nel nulla. Ignorarli. Inspirare. Espirare.<\/p>\n\n\n\n<p>E poi lei: -Eppure, torni sempre.<\/p>\n\n\n\n<p>-\u00c8 la piet\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>-La piet\u00e0?<\/p>\n\n\n\n<p>-La piet\u00e0 per te. Quanti anni hai, venti? Sempre qui, cos\u00ec. Sospesa. Interrotta.<\/p>\n\n\n\n<p>-Ma senti come predica, il vecchio. Lo sa tua moglie, che ti connetti tutte le notti?<\/p>\n\n\n\n<p>-Non ce l&#8217;ho pi\u00f9, la moglie.<\/p>\n\n\n\n<p>-Mi domando come mai.<\/p>\n\n\n\n<p>Ed ecco l\u2019addio. Tra la sua pelle e i tendini il freddo si inspess\u00ec d\u2019un tratto e lo catapult\u00f2 lontano, tra le masse stellari. Vecchie come lui, le stelle, indifferenti. Cap\u00ec che adesso scrutava Ain da pari distanze. Neppure cacci\u00f2 una replica, n\u00e9 la guard\u00f2. Congiungeva sul petto la coppa delle mani, pronto com&#8217;era a raccattarsi il cuore offeso. E lei? Lasciava che l&#8217;occhio le morisse nei margini del giardino e taceva. La settantacinquesima pila, tra le sue cosce come un fallo geologico, sorgeva giovane dei suoi tre dischi di calcedonio. E lei la ignorava, ch\u00e9 per una volta le sue pupille bramavano il riposo, la distensione. Meglio disperderle nei vapori lontani, o la concentrazione di quei sassi le avrebbe ridotte a fessure feline. Alle sue spalle, qualcuno spost\u00f2 il cursore sul Sole, ovunque esso fosse. Ne percep\u00ec la presa, ne percep\u00ec il potere. Il cursore aveva ghermito il Sole. Inspirare. Espirare.<\/p>\n\n\n\n<p>-Addio, Adso13.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma lui se n&#8217;era gi\u00e0 andato. E poi, finalmente, fu la volta del Sole.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\">***<\/p>\n\n\n\n<p>Ore 6:00. Pare che l&#8217;occhio umano percepisca con pi\u00f9 efficacia nelle frazioni periferiche del campo visivo. Retaggio animale, istinto. La pupilla \u00e8 il cervello, la cornea \u00e8 il ventre. Ain fissava il confine. Oltre la griglia soffusa, il Sole affogava nei suoi processi alfanumerici. Per la prima volta la notte le calava nel giardino, cos\u00ec sintetica e controllabile. I colori isterici del prato si desaturarono tra le sue dita. Il nimbo acido del Sole ansim\u00f2 come una candela appena accesa; si stabilizz\u00f2 per l&#8217;equivalente di sette, otto secondi; si ridusse e si ridusse, fino a sparire. E fu proprio in quell\u2019ansito che Ain, che le cornee di Ain lo videro, il cimitero, settantacinque pire di morte nel buio. Un sasso per ogni ora, un tumulo al giorno. Distese di lapidi per il tempo perduto. Il carnevale dei morti, il rosso, l&#8217;oro, l&#8217;opalescente, il massacro dei giorni. Aveva eretto con pazienza la propria necropoli. Sospesa. Interrotta. E fu proprio in quell\u2019ansito che Ain cess\u00f2 di esistere, allorch\u00e9&#8230;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\">***<\/p>\n\n\n\n<p>Allorch\u00e9 Anna gir\u00f2 la testa a destra, dov&#8217;era la finestra e le tende discoste. E gir\u00f2 la testa perch\u00e9 c&#8217;era l&#8217;alba e un fascio di Sole l&#8217;aveva pugnalata nell&#8217;occhio, facendole contrarre la mano sul mouse. Le ore 6:00, il primo respiro. Erano mesi che non vedeva sorgere il Sole. Ancora presto per le grida e l&#8217;epopea del mondo. I suoi dormivano e Anche il dio Marte alle volte dorme. E cos\u00ec il televisore, serrato nei sogni di cellulosa. Anna ciabatt\u00f2 il piede sinistro, lo sguardo ricondotto al computer <em>(\u00aba new world is waiting\u00bb)<\/em>, al suo account premium e nel rigore digitale del suo giardino. C&#8217;era una bambola seduta sul prato, bianchissima, circondata dai sassi. L\u2019aveva chiamata Ain. Non le somigliava per niente. Anna chiuse il portatile, stir\u00f2 le gambe e si alz\u00f2. Ore 6:00, il primo respiro del mondo. Scendere un po&#8217; in giardino, perch\u00e9 no? E mangiare qualcosa. S\u00ec, ne aveva proprio voglia. <\/p>\n\n\n\n<p>Ne aveva proprio voglia.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_49138\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"49138\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel cavo della sua mano, il quarzo. 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