{"id":49074,"date":"2022-05-12T18:43:13","date_gmt":"2022-05-12T17:43:13","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=49074"},"modified":"2022-05-12T18:43:14","modified_gmt":"2022-05-12T17:43:14","slug":"premio-racconti-nella-rete-2022-il-pranzo-della-domenica-di-federico-pacciani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=49074","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2022 &#8220;Il pranzo della domenica&#8221; di Federico Pacciani"},"content":{"rendered":"\n<p>La domenica mattina mi svegliavo ancora presto a quei tempi. Era un po\u2019 come la mattina di Natale, quando non vedevo l\u2019ora di alzarmi per scartare i regali. Da bambino ogni domenica era Natale per me. La casa era silenziosa e io andavo in cucina a prendere una scatola di biscotti per poi occupare il divano. Accendevo la televisione e mi gustavo Domenica Disney in santa pace. Pi\u00f9 tardi andavamo a Messa con le mie cugine pi\u00f9 grandi e infine il momento&nbsp;<em>clou&nbsp;<\/em>della giornata, l\u2019atteso e immancabile pranzo domenicale a casa dei nonni di citt\u00e0. Da non confondere con il pranzo a casa dei nonni di campagna della domenica dopo, scandito da altri riti e altre consuetudini. Dopotutto, tutti i pranzi felici si somigliano ma ogni pranzo \u00e8 infelice a modo suo.<\/p>\n\n\n\n<p>Usciti dalla chiesa si attraversava la piazza assolata &#8211; inverno o estate che fosse nei miei ricordi \u00e8 sempre cos\u00ec &#8211; per poi prendere il vicolo sempre in ombra e arrivare alla via delle botteghe che portava alla casa dei nonni. La strada iniziava proprio l\u00ec a scendere ma il portone sembrava non accorgersi della discesa e rimaneva come sospeso. \u00c8 quello che succede in tutte le case in discesa ma per me era un fenomeno misterioso. La grande porta di legno, con tutte le vene in rilievo, era un passaggio in un altro mondo, ma sempre a portata di mano. Mi divertivo a contare i gradini di tutte quelle rampe di scale con la ringhiera in ferro battuto, fino a raggiungere l\u2019ultimo piano di quel palazzo antico e sentire il profumo della cucina della nonna ancor prima di entrare in casa.<\/p>\n\n\n\n<p>Spesso e volentieri Nonna ci accoglieva con le mani infarinate e il grembiule variopinto di macchie d\u2019uovo e di sugo, ogni abbraccio un pericolo ma noi ragazzi non ci facevamo caso. Poi tutti quanti si sparpagliavano in giro per la casa, che non era certo una reggia, comunque sparivano tutti, tranne me che rimanevo in cucina con lei e la osservavo mentre finiva di preparare il pranzo. A forza di guardarla cucinare a dieci anni possedevo una cultura culinaria invidiabile, anche perch\u00e9 questa consuetudine non era riservata solo alla domenica. Certo quella era sempre una giornata campale, da artiglieria pesante, ma io sono sempre stato per le cose semplici, pasta al pomodoro, fettina all\u2019olio, patate stufate, al limite mi potevo permettere una pallina di gelato &#8211; rigorosamente alla vaniglia &#8211; niente di pi\u00f9. Devo per\u00f2 ammettere che la giornata del fritto scuoteva le mie certezze, le crocchette di patate e le polpette di carne mi toccano ancora nel profondo al solo pensiero. Sar\u00e0 stata la temperatura dell\u2019olio, saranno state le materie prime, la maestria appresa negli anni, quei dettagli apparentemente insignificanti come il parmigiano grattugiato nel macinato o il pizzico di bicarbonato nei piselli &#8211; altra sua specialit\u00e0, nessuno li sa fare come li faceva lei &#8211; ma il suo segreto non \u00e8 mai stato scoperto. Ai miei occhi era una strega buona alle prese con il suo calderone magico intenta a produrre deliziose pozioni.<\/p>\n\n\n\n<p>La domenica per\u00f2 Nonna dava il meglio di s\u00e9. Il piano d\u2019attacco era ben rodato, aperto s\u00ec a proposte e apporti esterni ma l\u2019ultima parola spettava a lei. Il men\u00f9 poteva variare a seconda della stagione, sempre benvenuto era il nobile fungo porcino o il valoroso carciofo, cos\u00ec come il fagiano cacciato da Nonno o l\u2019olio nuovo di Borgo Reale. Ma c\u2019erano dei&nbsp;<em>must&nbsp;<\/em>intoccabili, al primo posto, almeno cronologico, i toscanissimi crostini neri, met\u00e0 fegato met\u00e0 milza con un goccio di vin santo, come da libro degli incantesimi. Subito dopo veniva la pasta al forno, alias lasagna, rag\u00f9 e besciamella fatti in casa, la sfoglia no &#8211; un po\u2019 di piet\u00e0! Il secondo lasciava pi\u00f9 margine all\u2019invenzione, infatti si poteva passare dalle cotolette fritte alla cacciagione, dal polpettone al roll\u00e8 di tacchino, ma il mio cuore batteva per il pollo arrosto con patate della rosticceria. Non \u00e8 solo il fatto che generalmente piaccia tanto ai bambini, quello che pi\u00f9 mi entusiasmava era l\u2019asta per il pezzo desiderato che subito partiva e coinvolgeva tutto il tavolo. Sembrava di giocare al Mercante in fiera, chi voleva il petto e chi il coscio, chi era un amante della pelle e chi non sopportava gli ossicini, per non parlare dei duelli infiniti per accaparrarsi le alette. Ma la vera sfida all\u2019OK Corral nasceva per il sovracoscio e soprattutto per il boccone del prete, che apprendo solo adesso chiamarsi sottocoda, tradizionalmente la parte pi\u00f9 prelibata. Per\u00f2 c\u2019era un trucco, per lungo tempo infatti quest\u2019ultimo veniva concesso per convenzione al pi\u00f9 piccolo, e si d\u00e0 il caso che per lungo tempo il pi\u00f9 piccolo sia stato io. Forse \u00e8 per questo che amavo tanto il pollo arrosto della domenica.<\/p>\n\n\n\n<p>Eccoci arrivati al dessert. Il dolce era il culmine della scalata, l\u2019ultima fatica prima del caff\u00e8, il premio a cui non si pu\u00f2 dire di no anche se stai per scoppiare. Le alternative in genere erano due: le celebri paste del Nannini contro l\u2019impareggiabile budino di semolino di Nonna, la cui ricetta segreta viene tramandata di generazione in generazione. Per la pasticceria le mie preferenze ricadevano sul dito alla crema, noto anche come cannolo di pastasfoglia, e in secondo luogo sul diplomatico, ma non disdegnavo neppure la meringa con la panna. Ma come tutti i bambini anche io mangiavo pi\u00f9 con gli occhi che con la bocca e non riuscivo quasi mai a gustare per intero uno di quei bestioni glicemici. Discorso diverso per il budino di Nonna, che letteralmente faceva solo lei, ancora oggi non ho conosciuto nessuno che sia solito cucinarlo &#8211; all\u2019interno dell\u2019esiguo sottoinsieme di coloro che sanno della sua esistenza. Il legame affettivo \u00e8 indubbio ma c&#8217;\u00e8 da dire che il risultato di una ricetta cos\u00ec semplice era e rimane stupefacente. Dopotutto, chi va matto per il semolino? D\u2019accordo, con il parmigiano o magari con il tuorlo d\u2019uovo, la minestrina di semola non \u00e8 poi cos\u00ec male, solo che in casa nostra ce la propinavano sempre da malati.<\/p>\n\n\n\n<p>Non sono autorizzato a divulgare la formula segreta del dolce di Nonna, la ricetta \u00e8 conservata in cassaforte a Fort Knox, tipo quella della Coca Cola. Per\u00f2 un\u2019idea sull\u2019ingrediente nascosto me la sono fatta e posso condividerla con voi. La verit\u00e0 \u00e8 che Nonna era una persona allegra e empatica, che mi ha insegnato a non abbattermi mai e a superare le avversit\u00e0 con il sorriso. C\u2019\u00e8 un aneddoto divertente che aiuta un po\u2019 a capire che tipo era. Quando si metteva in testa di raccontare una barzelletta, magari nel relax del dopopranzo, non c\u2019era verso che arrivasse alla conclusione perch\u00e9 le veniva da ridere. Certe volte succedeva proprio all\u2019inizio e non c\u2019era niente da fare, anche se si sapeva gi\u00e0 tutti dove andava a parare o forse proprio per quel motivo, ad ogni modo la sua risata incontenibile finiva per contagiarci tutti senza appello. Quindi s\u00ec, credo che la sua allegria e il suo amore per la vita rendessero ancora pi\u00f9 buono il famoso budino di semolino di Nonna. Per il resto, acqua in bocca.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_49074\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"49074\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La domenica mattina mi svegliavo ancora presto a quei tempi. 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