{"id":49051,"date":"2022-05-09T22:37:13","date_gmt":"2022-05-09T21:37:13","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=49051"},"modified":"2022-05-09T22:37:15","modified_gmt":"2022-05-09T21:37:15","slug":"premio-racconti-nella-rete-2022-dal-balcone-di-antonio-faita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=49051","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2022 &#8220;Dal balcone&#8221; di Antonio Faita"},"content":{"rendered":"\n<p>Quando, nell\u2019estate del 1996, ci trasferimmo in casa nuova, fui colpito dal numero di condomini spuntati in quegli anni nella zona, per l\u2019appunto di espansione urbanistica, denominata PEEP3. La casa, che gli zii avevano pensato per noi, aveva uno scoperto a piano terra che ricalcava l\u2019angolo trafficatissimo tra le vie Vittorio Alfieri e Carlo Massa. A qualunque ora del giorno o della notte mi affacciassi fuori, i palazzi erano l\u00ec, statuari, presenze ingombranti. <\/p>\n\n\n\n<p>Erano palazzine di tre, quattro, cinque piani, tutte provviste di ampie e rozze balconature che solo per sbaglio richiamavano l\u2019architettura razionalista e che invece erano destinate, gi\u00e0 nella mente di chi le aveva progettate, alla chiusura abusiva con finestre e porte posticce, d\u2019anodizzato. La finalit\u00e0 era quella di ricavare un\u2019ulteriore stanza: un ripostiglio, una stanza attrezzi, locali che non avevano bisogno di riscaldamento o acqua corrente. I pi\u00f9 audaci, per\u00f2, si spingevano alle canne fumarie e alle cucine economiche: l\u2019abuso pi\u00f9 selvaggio. Mi affacciavo, dunque, su una selva di brutture dai vetri opacizzati, che lasciavano trasparire pezzi intimi di quotidianit\u00e0: mazze di scopa impilate, scarpe accatastate su armadi a vista, profili scuri di scatole, quadrate, rettangolari. Mai libri o librerie. L\u2019aspetto pi\u00f9 interessante era la presenza umana, palese, svergognata. Sui balconi, infatti, complice il clima mite, sembrava svolgersi buona parte della vita della casa. Si fumava, si stendevano i panni, si dava l\u2019acqua ai pochi vasi da fiori; nella stanza abusiva si intuivano tavolate, dialoghi, lavori di bricolage, passioni di una vita. Una volta ho visto un ragazzo ruttare e ricevere almeno tre echi di rimando.<\/p>\n\n\n\n<p>La donna abitava al terzo piano, sulla destra rispetto al mio sguardo che di solito dava le spalle alla&nbsp; veranda. Il suo era un balcone ad angolo di cui era stato chiuso uno dei due lati, il pi\u00f9 corto: si era limitata ad avere un piccolo illecito ripostiglio. Era alta, magra, vestita di nero, abito lungo, sempre, con o senza maniche. Neri i capelli, alta, abnormemente, la loro attaccatura sulla fronte. Avr\u00e0 avuto quarant\u2019anni. La pelle era bianca, come l\u2019interno del guscio di un tartufo di mare. Quasi tutti i giorni la vedevo armeggiare con uno stendino alto, come alta era lei. Raccoglieva, stendeva il bucato. Con contegno posizionava le mollette e le pezze umide e pesanti o leggere e vaporose, senza un movimento che fosse di troppo: sempre ritta su due larghe spalle mascoline, le braccia attaccate al corpo: movimenti rapidi, mai sgraziati. Ero catturato dalla sua fronte altissima; per il resto, una presenza banale.<\/p>\n\n\n\n<p>Sar\u00e0 stato un giorno di inizio settembre quando, finito con lo stendino, alz\u00f2 lo sguardo. Malgrado la distanza scorsi chiaramente il volto difronte a me: rideva.<\/p>\n\n\n\n<p>Ero l\u00ec, in piedi, ben piantato sulle piastrelle in gress color del caco. Non stavo facendo nulla in particolare, se non guardare, appunto. Ero ricambiato. Feci una sforzo; cercai di capire: guardava me? Rideva di me? O sorrideva?<\/p>\n\n\n\n<p>Mi concentrai sui dettagli: le labbra erano strette e lasciavano intravvedere dei denti, bianchi pi\u00f9 della pelle; in mezzo il nero del faringe: era una bocca semiaperta. Le rughe delle guance (ma c\u2019erano davvero?) piegavano verso l\u2019alto. Eravamo ad almeno venti metri di distanza e lei era un Renato Zero beffardo. Mi stava guardando! Mi stava guardando? Venti metri di di dubbi. Non sorrideva, rideva a pieno volto, ma certo, mi sembrava anche di udire il gorgoglio dell\u2019ugola: rideva, e a pieni polmoni!<\/p>\n\n\n\n<p>E ancora: cosa c\u2019era da ridere? Cosa, di me, la faceva ridere?<\/p>\n\n\n\n<p>Passarono dieci lunghissimi secondi. Poi mi diede le spalle, infil\u00f2 la porta d\u2019anodizzato sul gabbiotto e se la richiuse dietro.<\/p>\n\n\n\n<p>Quell\u2019anno iniziai la seconda media. Tante cose mi interessavano in seconda, ma tra queste non c\u2019erano gli insegnanti, poco le materie, meno che meno l\u2019insegnamento di religione. A insegnarla, la religione, era un omone sui quaranta, dal capello corto, unto e corvino, stempiato, dal naso largo, occhi piccoli e porcini e un sorriso ebete. Un laico. Impartiva concetti melensi sulla bont\u00e0 del creato, sulla bellezza del paradiso e sulle pene terribili degli inferi comminate ai peccatori. Sentendomi io pienamente dalla parte dei buoni e dei pii tendevo ad assopirmi mentre parlava; a volte giocavo a schicchere con palline di carta insieme ad Aldo Minerva, anche lui sordo alle reprimende sui cattivi, non tanto in quanto buono, quanto testimone di Geova.<\/p>\n\n\n\n<p>Una mattina, sar\u00e0 stato autunno inoltrato, l\u2019omone non si present\u00f2 per la sua ora. Al suo posto arriv\u00f2 il bidello Ippazio che cerc\u00f2 di mantenere calmi gli animi. Invano. Se gli inferi sono un brutto posto, una classe di scuola media disagiata come quella non era tanto meglio.<\/p>\n\n\n\n<p>La settimana successiva l\u2019ora di religione fu riempita da un supplente. Una supplente. La supplente. I nostri banchi non erano rivolti verso l\u2019ingresso dell\u2019aula, pertanto il suo \u2018buongiorno\u2019, entrando, non fu che il saluto di una sconosciuta. Ma appena vidi le spalle su cui cadeva la notte del vestito, e quei capelli, non ebbi dubbi che fosse lei.<\/p>\n\n\n\n<p>Scoprii che si chiamava Maria ed era piena di rughe. Avr\u00e0 avuto sessant\u2019anni. La fronte alta era meno inquietante della sua calvizie avanzata. Erano pochi e lisci quei capelli, superstiti sfiniti di una tempesta marina.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Bene ragazzi, silenzio! Prendete il libro di testo. Dove siete arrivati con professore Enzo?-<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; L\u2019imu lettu tuttu, sign\u00f2, nu facimu nienzi!* &#8211; Disse il capobanda D\u2019Elia, seguito da sottofondo ridacchiante.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; E va bene, cosa vorreste fare allora?-<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Nienzi profossor\u00e8!!!-, le risate aumentarono<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Mi dispiace, ma qualcosa dobbiamo fare. Sostituisco Enzo oggi e la prossima settimana, ma facciamo qualcosa..- La sua arrendevolezza era l\u2019anticamera del chiasso sfrenato che segu\u00ec.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Silenzio, silenzio per l\u2019amor del cielo!- Aveva una voce melliflua, esasperata ed esasperante;&nbsp; Rosanna Lambertucci non avrebbe saputo fare di meglio.<\/p>\n\n\n\n<p>Poco prima che anche il mite Anthony si alzasse per unirsi al gruppetto in fondo a destra che si stava scambiando figurine aggiunse:<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Vi hanno mai parlato dei morti che vivono con i vivi!?-<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; eh s\u00ec! Allu camposantu tutti quiddri ca oi!,-** e gi\u00f9 un boato delirante e corale<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; No, no, dico qui tra noi, anche ora..\u2019<\/p>\n\n\n\n<p>Colpiti, facemmo calare il silenzio. Maria si fece coraggio e prosegu\u00ec:<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; S\u00ec, sono qui tra noi, sono i morti che conosciamo e che guardano quello che facciamo, come ci comportiamo, se diciamo brutte parole, se ci comportiamo male con i professori e con i genitori\u2019<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Ma i morti non sono solo all\u2019inferno, o in paradiso?, obiett\u00f2 Camilla, che vantava una lunga attenzione con Enzo, oltre che anni di militanza pi\u00f9 o meno volontaria in catechismo.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; I morti possono essere in pi\u00f9 posti contemporaneamente.-<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Ma quello non era Ges\u00f9?- ribatt\u00e8 Camilla con solita cocciutaggine<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Anche ai morti \u00e8 consentito di poter essere dove vogliono, e in pi\u00f9 luoghi. Non avete mai sognato, per esempio, una persona che conoscevate? Bene, questa \u00e8 la prova che i morti possono essere proprio dove vogliono.-<\/p>\n\n\n\n<p>Ancora silenzio.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; I morti ci giudicano, sanno chi si comporta bene e chi si comporta male.- prosegu\u00ec &#8211; E allora conviene comportarsi bene, perch\u00e9 poi saremo morti anche noi e saranno i morti stessi a giudicare come ci siamo comportati in vita.-<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; E come li possiamo vedere i morti, oppure sentire?, chiese allora D\u2019Elia, catturato, serio. Non l\u2019avevo mai sentito parlare in italiano prima di allora.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Di solito non si vedono e non si sentono- disse Maria, -a meno di qualche eccezione..-<\/p>\n\n\n\n<p>Secondi di palpitazione, Maria continu\u00f2 spontaneamente<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Le eccezioni possono capitare quando ci vogliono comunicare qualcosa dall\u2019aldil\u00e0. E non mi riferisco ai numeri del lotto. Succede quando vogliono dirci che stanno bene, che le nostre preghiere sono arrivate alle loro orecchie. Oppure ci vogliono consolare di qualche grande dispiacere che la vita ci ha dato.-<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; E a lei \u00e8 mai successo?-<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; S\u00ec!-<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Quando?- Allora fui io a lanciarmi.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Ah, diverse volte in realt\u00e0. E succede quando meno te lo aspetti. Quest\u2019estate, per esempio, ho incontrato mio figlio. Era di fronte a me, davanti a un verandino che vedo dal balcone. E nonostante fosse lontanissimo sentivo chiaramente le sue parole. Mi diceva che andava tutto bene, lass\u00f9 in Paradiso, di non piangere tutte le notti a causa del suo destino. Non era colpa di nessuno-<\/p>\n\n\n\n<p>Maria guard\u00f2 tutta la classe, con gli occhi di chi non guarda nessuno in particolare. Quando le sue pupille passarono sopra il mio banco quel brivido che era fermo in testa mi scese per tutta la schiena.<\/p>\n\n\n\n<p>E la sua bocca minuta si allarg\u00f2 beata sul bianco cadaverico dei denti.<\/p>\n\n\n\n<p>Quell\u2019inverno mia zia mi vide per lo pi\u00f9 piantato sulla sedia dello studio, certo scontenta di non veder sfruttato per i giochi quel grande scoperto della casa nuova.<\/p>\n\n\n\n<p>* l\u2019abbiamo letto per interno, signora, non facciamo niente!<\/p>\n\n\n\n<p>** Al cimitero tutti quelli che vuoi<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_49051\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"49051\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quando, nell\u2019estate del 1996, ci trasferimmo in casa nuova, fui colpito dal numero di condomini spuntati in quegli anni nella zona, per l\u2019appunto di espansione urbanistica, denominata PEEP3. 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