{"id":490,"date":"2009-01-21T12:49:35","date_gmt":"2009-01-21T11:49:35","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=490"},"modified":"2009-01-21T12:49:35","modified_gmt":"2009-01-21T11:49:35","slug":"pomeriggi-dautunno","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=490","title":{"rendered":"Racconti nella Rete 2009 &#8220;Pomeriggi d&#8217;autunno&#8221; di Marisa Fasanella"},"content":{"rendered":"<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"12pt;\"><span style=\"Times New Roman;\">La donna cammina sul ciglio della strada, indossa un golf di lana su una gonna lunga che le lascia scoperte le caviglie. Cammina con gli occhi bassi in punta di piedi, ha una figura sottile, quasi trasparente nel riverbero del tramonto battuto dal vento. E\u2019 bella. <\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"12pt;\"><span style=\"Times New Roman;\">E\u2019 un pomeriggio d\u2019autunno, le foglie si arricciolano e rotolano lungo il viale, <span style=\"yes;\">\u00a0<\/span>si raccolgono nei piccoli canali dove sgocciola la pioggia dei giorni precedenti. Attraversa senza guardare, una macchina lascia il segno di una frenata sull\u2019asfalto, ma lei non si accorge di nulla. Sale su una cinquecento di colore rosso fiammante e si allunga sul sedile. Chiude gli occhi, poi li riapre. C\u2019\u00e8 troppa luce, e cerca un paio di occhiali scuri nel cruscotto. <span style=\"yes;\">\u00a0<\/span>Nell\u2019abitacolo ci sono tante cose inutili: articoli di giornali, bicchieri e bottiglie vuote sui sedili; involucri di carta che si muovono e che lei guarda a disagio. Mette in moto e accelera. Si volta indietro per vedere se qualcuno la segue ma non c\u2019\u00e8 nessuno: le case sono vuote, parcheggi dove tornare la sera. Fuori del centro abitato, si ferma, raccoglie tutto il disordine della vettura in una busta di plastica che chiude nel bagagliaio. Ritorna nell\u2019abitacolo, versa sul sedile il contenuto di una borsa pi\u00f9 piccola: matite, polveri, pennelli, e si trucca senza guardarsi, a memoria, con una sola mano, guidando. Segue il contorno degli occhi e della bocca, si spalma una polvere rosa sulle guance, un velo di rossetto; si spruzza due gocce di profumo dietro le orecchie e guarda l\u2019orologio. Procede lentamente, il vento soffia pi\u00f9 forte, non ci sono pi\u00f9 case e strade ad arginarlo e gli alberi si piegano, la polvere che si solleva dalla terra e si disperde nell\u2019aria ha il colore delle barbabietole. Il suo viso si adombra, come per un pensiero improvviso, un timore che le fa rafforzare la presa delle mani sullo sterzo. Il suono del cellulare la distoglie. Con una mano lo cerca nella borsa e con l\u2019altra tiene fermo il volante. Toglie gli occhiali e guarda sul display, poi spegne il telefono senza rispondere. Il bambino piange. L\u2019uomo che l\u2019aspetta non conosce il pianto dei bambini, non vuole sapere. La donna pigia il piede sull\u2019acceleratore, si concentra sul viaggio, diventa sempre pi\u00f9 difficile guidare, non ci sono segnali, solo alberi, campi, terra che sconfina, terra rossa che sbatte contro il parabrezza e che le lega lo sguardo. La citt\u00e0 se la trova di fronte, dietro una curva. C\u2019\u00e8 ancora il vento, ma adesso tutto \u00e8 pi\u00f9 chiaro, conosce la strada a memoria, pu\u00f2 percorrerla con gli occhi chiusi. Parcheggia sempre di fronte all\u2019edicola, compra ogni marted\u00ec un giornale gi\u00e0 vecchio di un giorno e annota qualcosa a margine dell\u2019inchiostro, usa una penna a fera con la punta sottile, e lascia il quotidiano sul sedile. Non saprei dirvi cosa ha segnato, forse il numero civico della libreria di fronte, forse il nome di lui. L\u2019uomo la vede arrivare da dietro i vetri della finestra, non le va incontro, aspetta che bussi per aprirle. Sulla porta, spogliati, le dice. La guarda, guarda le sue mani nude, la curva delle spalle, la lunghezza delle gambe, la pelle che affiora da sotto i vestiti. La segue sulla scala che porta al piano di sopra, percorrono chilometri di corridoi e di stanze; sono nudi entrambi, camminano l\u2019una davanti all\u2019altro senza toccarsi. Entrano in una stanza dove il camino \u00e8 acceso e le finestre si affacciano su un giardino che degrada dolcemente nella vallata. Si sente scorrere il fiume. Non ci sono mobili, solo un letto, un divano bianco, e le pareti sono rivestite con grandi librerie di noce chiaro. L\u2019uomo spinge l\u2019ago del grammofono su un disco, poi si lascia cadere a peso morto sul letto e la musica copre gli stridori del vento e il frastuono del fiume, i loro silenzi. I posacenere traboccano di cicche e di cenere, lui \u00e8 nervoso e fuma una sigaretta dietro l\u2019altra, si passa le dita nei capelli. La donna si chiude la porta alle spalle. Posso restare, dice, tutto il tempo che vorrai. Si allunga su di lui. Restano cos\u00ec, a lungo, a guardare fuori della finestra i cespugli degli alberi, le colline che dolcemente si sformano, si svolgono nella pianura, e pi\u00f9 in l\u00e0, dove l\u2019occhio si ferma, la forma dell\u2019acqua. Una materia brumosa e inconsistente che potrebbe essere il mare. <\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"12pt;\"><span style=\"Times New Roman;\">Lo ha incontrato in una di quelle librerie del centro dove \u00e8 ancora possibile trovare vecchie edizioni di libri e cimeli di ogni genere. Vi si era rifugiata in un pomeriggio di pioggia. Lui intratteneva i clienti con dei vecchi dischi che faceva palpitare su un grammofono ormai desueto, quando lei si era affacciata nella stanza. L\u2019aveva guardata. Entrambi avevano cercato il conforto di uno sguardo. La donna aveva gocciolato nell\u2019angolo, fino a quando lui non era venuto a offrirle un asciugamano. Si era massaggiata la testa, poi si era seduta su un divano e aveva sorseggiato un cognac, posseduta dalla musica. Si erano ritrovati soli. Una spettatrice cos\u00ec attenta, merita qualcosa, le aveva detto. E lei aveva scelto la voce della Callas, un brano tratto dall\u2019Andrea Ch\u00e8nier, il suo preferito. Era nata cos\u00ec la loro storia. Lei non aveva pi\u00f9 potuto fare a meno di tornare, e lui di aspettarla. Tutti i marted\u00ec pomeriggio, la libreria era chiusa al pubblico.<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"12pt;\"><span style=\"Times New Roman;\">Lui \u00e8 un uomo solo, che fa parlare i silenzi, che non vuole sapere. Lei invece \u00e8 fragile nella sua normalit\u00e0 di casalinga di madre e di moglie. Imparano ad amarsi in questo mondo di oggetti che si risvegliano, che si animano e raccontano. I dischi hanno una loro memoria che non \u00e8 affidata alle parole, le dice, \u00e8 una memoria di segni, d\u2019impronte, senti \u2026e le accompagna la mano. Li acquista dai rigattieri, altri glieli regalano, fa il giro delle radio e li chiede a chiunque dice di possederne e che li ritiene oggetti ormai inutili. Li lucida fino a renderli nuovi, poi li ordina con pazienza e conosce il posto di ognuno di loro. Toccandoli, lui sa. Toccandola, lui sa. Sente le sue cicatrici sotto i polpastrelli delle dita, la gioia e il dolore dei loro incontri. Toccandola, pu\u00f2 liberare la sua anima. Lei lo chiede.<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"12pt;\"><span style=\"Times New Roman;\">La libreria del centro \u00e8 anche la sua casa, vi si accede attraverso scale strette di legno. Lui ha bisogno dei suoi dischi, di alzarsi la notte e trovarli, di poterli toccare ogni volta che ne sente la necessit\u00e0. Gli basta. Fino a quando lei non \u00e8 venuta a offrirgli la sua pelle di latte, il suo abbraccio caldo, lui non ha chiesto altro. <\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"12pt;\"><span style=\"Times New Roman;\">Ha i capelli bianchi, che cominciano a sfoltirsi sulla fronte, due solchi intorno alla bocca, due spiagge sotto gli occhi. Le sue mani sono grandi, forti, ma tremano, quando lei non c\u2019\u00e8, quando una sola ora di ritardo diventa lunga come un giorno; un cuore che preme nelle costole e che gli taglia il fiato, quando lei si affaccia dietro i vetri della libreria e chiede l\u2019unguento: che glielo spalmi lunga la schiena, sulle natiche, nelle cosce. Ha i segni della sua vita precedente sul viso, sul corpo, ma non ama parlarne. Lei possiede una casa parcheggiata sulla collina dove tornare, qualcuno che l\u2019aspetta, e crede che possa bastarle. Aspettano il marted\u00ec pomeriggio. Nessuno dei due dice che si rivedranno ancora, ogni volta si salutano come se non dovessero pi\u00f9 rivedersi, ma\u2026lei torna sempre, e lui si fa trovare. Non si sono scambiati neanche il numero del telefono. Lui non avrebbe potuto cercarla se avesse avuto bisogno di lei, e lei neanche, non ha mai sentito squillare il telefono nella libreria, molto probabilmente non c\u2019\u00e8. Un marted\u00ec dopo l\u2019altro. Lei arriva sempre trafelata, con il tempo che le scorre nelle vene, e non aspetta. Lui la copre con il suo corpo, l\u2019avvoltola nelle braccia, e oggi la sente piangere. Piange per il bambino che si sveglia tutti i pomeriggi alle sei e vuole che lo ninni ancora un po\u2019 e poi finisce col dimenticarla; per la cena che dovr\u00e0 preparare all\u2019ultimo minuto, per la casa costruita sulla sabbia, che vede sgretolarsi ogni giorno e che non pu\u00f2 fermare. Piange per le parole che lui non vuol sentire, per quel peso sull\u2019anima di cui non sa liberarsi. Lui asciuga le sue lacrime con la punta della lingua, la penetra lentamente, con gli occhi aperti. Dice che forse andr\u00e0 via per un po\u2019, che non potranno vedersi. Sar\u00e0 un lungo inverno, le risponde, rivoltandosi sull\u2019altra met\u00e0 del letto e guardando fuori della finestra, senti\u2026sono gi\u00e0 gelato. La donna lo abbraccia con le gambe e guarda anche lei fuori della finestra il vento e quella massa d\u2019acqua imperscrutabile, che forse \u00e8 il mare. Dal lato opposto, dopo chilometri di stanze e corridoi, c\u2019\u00e8 la strada, la sua macchina parcheggiata vicino al chiosco dei giornali, i negozi; ci sono le voci, l\u2019andare e venire dei passanti, il tempo implacabile che non concede soste. Guarda l\u2019orologio e la sua mano \u00e8 gi\u00e0 sui vestiti. Si riveste nel letto, sotto le coperte. Lui la guarda, mentre si riveste, la scopre, segue con lo sguardo i movimenti delle mani, la pelle che scompare sotto la stoffa e che non parla gi\u00e0 di lui. Quella stessa pelle che ha spogliato, ora si riveste. Pensa che se un giorno decider\u00e0 di non tornare, non sapr\u00e0 dove trovarla. E\u2019 un pensiero ricorrente che lo fa stare male, che neanche la musica pu\u00f2 guarire. La voce della Callas si \u00e8 fermata, il disco continua a girare muto sul piatto del grammofono. La vede andare verso la porta e la ferma. Smetter\u00e0 di aspettarla. Le chiede di non tornare. Va verso di lui, gli conficca le unghie nel petto. Non lo dire, non lo dire pi\u00f9. Lui ha uno scatto d\u2019ira improvviso, le afferra le mani e la scuote, la testa di lei va avanti e indietro, poi ciondola sul petto. La riporta tra le lenzuola, nella fossa ancora calda dell\u2019amplesso appena consumato. Il bambino piange, gli dice, devo andare. Neanche lei avrebbe dovuto dirlo, ora lui non pu\u00f2 fare a meno di sapere. Vede il suo bambino, il perimetro della sua casa, la vede mentre si occupa dell\u2019altro, sente le loro voci. Sente il corpo di lei che si muove, le sue gambe allungarsi nell\u2019altra met\u00e0 del letto. Ascolta il rantolo del suo respiro. Assapora il calore di quel corpo che si raffredda e guarda fuori della finestra il confine brumoso dove lei ha detto che forse c\u2019\u00e8 il mare. Il mare sconosciuto, il mare\u2026<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"12pt;\"><span style=\"Times New Roman;\">Prende dall\u2019armadio una valigia di cuoio e la riempie di dischi, ci chiude dentro una giacca a vento, un paio di jeans, un maglione pesante. Il resto non conta.<\/span><\/span><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_490\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"490\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La donna cammina sul ciglio della strada, indossa un golf di lana su una gonna lunga che le lascia scoperte le caviglie. 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