{"id":48972,"date":"2022-05-03T18:22:00","date_gmt":"2022-05-03T17:22:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=48972"},"modified":"2022-05-03T18:22:01","modified_gmt":"2022-05-03T17:22:01","slug":"premio-racconti-nella-rete-2022-otto-di-alberto-bassetto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=48972","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2022 &#8220;Otto&#8221; di Alberto Bassetto"},"content":{"rendered":"\n<p>\u00abNon lo trovi perfetto?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abDi Caprio? Ovvio!\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abNo, stupida.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Stava leggendo ancora uno di quei giornali di gossip dove i vip venivano fotografati a tradimento.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abComunque quello non \u00e8 Di Caprio. \u00c8 uno che se lo \u00e8 mangiato.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Poggiai l\u2019indice sulla pagina, picchiettando sull\u2019addome non certo piatto. Lei guard\u00f2 Di Caprio, poi guard\u00f2 me. Infine si spost\u00f2 sul mio di addome, dove la tartaruga si era voltata gi\u00e0 da un po\u2019 di anni.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abScusa ma scelgo sempre Leo.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abBah, tu sei rimasta a Titanic.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Mi fece il verso con una di quelle smorfie che mi facevano sempre ridere. Contrassi il volto per non darle soddisfazione. Durai cinque secondi, poi tornai a guardarla con quell\u2019espressione a met\u00e0 tra il pesce lesso e il drogato che avevo quando ci incontrammo la prima volta, dieci anni prima. Per cui lei non smetteva mai di sfottermi.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abQuando arriva?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Era nervosa, lo vedevo dal modo in cui stropicciava la piega del lenzuolo.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abTra poco.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>La baciai sulla fronte. Lei mi appoggi\u00f2 la testa sulla spalla.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abAllora, cos\u2019era perfetto?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Un\u2019infermiera pass\u00f2 veloce davanti alla porta. Teneva in mano una pila di cartelle cliniche. Troppe per le sue braccia. Di certo le sarebbero cadute prima o poi. La seguimmo con gli occhi, trattenendo il fiato.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abQuesto.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Indicai un\u2019immagine sulla rivista che mi ero comprato: la foto di un quadro con due cerchi tangenti color nero seppia dipinti su una tela bianca.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abUn otto?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abMa no, non \u00e8 un otto.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Osservai l\u2019immagine. Era proprio un otto.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abPerch\u00e9, che ci avevi visto?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Il rumore metallico di una decina di schede che cadevano a terra, seguita da una sonora imprecazione, riemp\u00ec il silenzio seguito alla domanda. Ci pensai per un attimo, poi le risposi.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abBeh, c\u2019\u00e8 tutto. Simmetria, continuit\u00e0, semplicit\u00e0. Non cambia mai, \u00e8 infinito. Perfetto.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Le si alz\u00f2 un sopracciglio. Non sembrava molto convinta.<\/p>\n\n\n\n<p>Poco distante si apr\u00ec una porta. Sentii il suo corpo irrigidirsi, il collo allungarsi in quella direzione. Due giovani dottori uscirono ridendo, per poi allontanarsi. Le strinsi forte la mano, avvolgendola con l\u2019altro braccio. Si abbandon\u00f2 a me.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abNon cambia mai. Infinito.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Lo ripet\u00e9, accarezzando l\u2019immagine. Si sfior\u00f2 il naso due volte. Stava pensando a qualcosa di brutto, lo sapevo.<\/p>\n\n\n\n<p>E io d\u2019un tratto mi sentii un gran coglione.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abNo, insomma. Intendevo in senso figurato.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Ero sempre stato pessimo nell\u2019improvvisare. Soprattutto quando mi accorgevo di aver detto una stupidaggine.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abChe poi, a chi frega dell\u2019infinito. Non \u00e8 neanche bello questo quadro. Sembra fatto da mio nipote.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo quella scena pietosa mi guard\u00f2 seria. Poi si mise a ridere, carezzandomi una guancia. Mi baci\u00f2. Restammo stretti in silenzio, mi inebriai del suo calore. &nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abForse semplicemente non possiamo. Ci hai mai pensato?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Torn\u00f2 a poggiarsi sulla mia spalla. Non vide l\u2019espressione di vergogna sul mio volto. S\u00ec, ci pensavo ad ogni visita. Sembrava una lotteria: potevi puntare tutti i soldi che volevi, ma a vincere era sempre qualcun altro.&nbsp; &nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abNo.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Rialz\u00f2 la testa per guardarmi negli occhi. Speravo di averla convinta.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abDovresti fare domanda per la CIA. Sai mentire benissimo.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Nonostante cercasse di mostrarsi forte, vedevo con chiarezza sotto la sua maschera: una profonda tristezza. Dio solo sapeva quanto avrei preferito la sua rabbia al senso di pesantezza che mi avvolgeva ogni volta che la vedevo soffrire. In quei momenti volevo essere come uno dei protagonisti di quei film romantici in cui l\u2019uomo sapeva sempre cosa dire e fare. Invece non dicevo nulla. Non facevo nulla. Restavo l\u00ec, stretto a lei. Forse in quello stava la differenza tra realt\u00e0 e finzione.<\/p>\n\n\n\n<p>La prima volta erano passate tredici settimane. Stavamo passeggiando per le vie del centro, lei non stava bene.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abAvr\u00f2 mangiato qualcosa di strano\u00bb continuava a ripetersi, la fronte aggrottata e gli occhi puntati sul ventre, dove ancora non si vedeva nulla.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abAndiamo in ospedale?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Lei scosse la testa.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abNon serve, davvero.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>La sera ci andammo. Era troppo tardi.<\/p>\n\n\n\n<p>La seconda volta avevamo raggiunto le venti. Eravamo a casa, sul divano a guardare un film. Il bambino aveva smesso di muoversi da un po\u2019.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abStar\u00e0 dormendo.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abS\u00ec, star\u00e0 dormendo. Da quanto non lo senti?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abDa stamattina.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Mi rassicurai.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abVoglio andare in ospedale.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Percepii la sua ansia.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abNon serve, amore.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Un cazzotto allo stomaco avrebbe fatto meno male del terrore con cui mi guard\u00f2.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci andammo. Era troppo tardi.<\/p>\n\n\n\n<p>Quella mattina erano scadute le trentaquattro settimane. Eravamo usciti in giardino per godere del fresco che precedeva le ore centrali di quel Luglio infuocato. Ridevamo assieme del gatto zoppo che ogni giorno cercava invano di catturare una delle farfalle che volavano sopra i nostri fiori. Al nostro Fagiolo, cos\u00ec lo chiamavamo, piaceva sentirci ridere. Si metteva a calciare e finiva solo quando sua madre poggiava una mano sul ventre. Non quella volta.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abAndiamo in ospedale.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Non ci ponemmo neanche il problema, salimmo in macchina e corsi quanto pi\u00f9 veloce potei. L\u2019attesa fu breve, la visita anche. Anomalia alla placenta, parto indotto, epidurale. Un turbinio di parole che mi avvolse e mi accompagn\u00f2 per le dodici ore successive.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abAllora, lo vogliamo far nascere?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>La dottoressa entr\u00f2 in stanza a passo veloce, deciso. Come un coach di football, era seguita dal suo team: infermieri che circondarono il letto e si prepararono a scortarlo sul campo di gioco. Lei mi strinse forte la mano, negli occhi il terrore dell\u2019ignoto. Io la tirai a me, quasi sollevandola dal letto, come se stesse a lei darmi forza. Questa volta per\u00f2 non si accorse dell\u2019inganno. Lo sguardo che ci lanciammo, sapeva di speranza.<\/p>\n\n\n\n<p>Il campo di gioco era illuminato da tanti soli artificiali. La squadra era tranquilla, solo le due nuove matricole tremavano impaurite. Le mie labbra sul suo orecchio, cercando coi sussurri di far scorrere il tempo pi\u00f9 velocemente. La dottoressa era inchinata davanti a lei, pronta a ricevere la palla come un quarterback. Il center, dal lettino, aveva solo un compito: passarla. Il mio incarico era quello di non svenire per il dolore causato dal polso che mi aveva appena slogato per averlo stretto troppo forte. Ma in quel gioco ero una riserva, dovevo solo star zitto e supportare.<\/p>\n\n\n\n<p>D\u2019improvviso nella sala cominci\u00f2 a risuonare un suono acuto, martellante. La tranquillit\u00e0 della squadra si spense, lasciando campo ad una agitazione controllata. Il coach dava ordini, il team li eseguiva. Lei perdeva conoscenza.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abCesareo\u2026portatelo via\u2026\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>La guardavo, ma era come se non fossi davvero l\u00ec. Tutto si fece pi\u00f9 leggero ed estraneo. Sentivo che mi parlavano ma non li potevo capire. Nei miei occhi c\u2019era solo lei, bianca e immobile. Senza accorgermene, mi trovai sbattuto in panchina. Fuori dal campo di gioco. Solo nel silenzio di un grigio corridoio, senza che lei lo potesse riempire. Camminai senza una meta, come un automa le mie gambe si muovevano scollegate dal cervello. Mi ritrovai di nuovo nella camera, Di Caprio era ancora in copertina a mostrare l\u2019addome rilassato. Presi la mia rivista. L\u2019aprii. Di nuovo quei cerchi.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab\u00c8 un otto.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Le sue parole risuonarono nella mia mente.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab\u00c8 vero, \u00e8 un cazzo di otto.\u00bb &nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Sussurrai, tergendomi il sudore dalla fronte. Il fiato corto, la mano tremante. Panico.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abSimmetria, continuit\u00e0, semplicit\u00e0. Infinito.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Cercai di concentrarmi ma ad ogni parola mi tornavano in mente i continui tentativi, le infinite sconfitte. Mi asciugai di nuovo il sudore. No, erano lacrime.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abForse semplicemente non possiamo. Ci hai mai pensato?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Di nuovo la sua voce. Il respiro cominci\u00f2 a mancarmi. Gli occhi ricaddero sull\u2019otto. Continuit\u00e0, infinito.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abFanculo.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Mi alzai.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abFanculo!\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Strappai la pagina.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abBasta!\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Guardai i due cerchi e li divisi con rabbia.<\/p>\n\n\n\n<p>Alla porta comparve un\u2019infermiera. Mi guard\u00f2 spaesata. Una voragine si apr\u00ec sotto i miei piedi. In un istante rivissi gli ultimi dieci anni e fui sul punto di farmi inghiottire.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;Poi il suo sorriso innesc\u00f2 la miccia della speranza. Le sue labbra si aprirono a formare quattro semplici parole:<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab\u00c8 nato. Stanno bene.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Scivolai a terra, come un gonfiabile a cui era stata tolta l\u2019aria. La tensione di quegli attimi aveva spinto fuori dal corpo ogni spilla di energia. Eppure ridevo, piangevo, esultavo. Non so come mi ritrovai in piedi con l\u2019infermiera tra le braccia. Un attimo dopo stavo correndo verso lei. Loro. Entrai accolto da un pianto assordante, Fagiolo stava in braccio a sua madre, protestando col mondo per averlo fatto uscire. Mi domandai come due polmoni cos\u00ec piccoli potessero produrre tanto rumore. Poi vidi il suo sorriso e non pensai pi\u00f9 a nient\u2019altro.<\/p>\n\n\n\n<p>La partita era terminata. Questa volta, avevamo vinto noi. &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>E fanculo all\u2019infinito.&nbsp; &nbsp;<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_48972\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"48972\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abNon lo trovi perfetto?\u00bb \u00abDi Caprio? 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