{"id":48811,"date":"2022-04-19T19:04:41","date_gmt":"2022-04-19T18:04:41","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=48811"},"modified":"2022-04-19T19:04:43","modified_gmt":"2022-04-19T18:04:43","slug":"premio-racconti-nella-rete-2022-un-caffe-doppio-e-ristretto-di-pier-angela-dichio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=48811","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2022 &#8220;Un caff\u00e8 doppio e ristretto&#8221; di Pier Angela Dichio"},"content":{"rendered":"\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>In questo paese che si dispiega su due opposte colline, unite nel mezzo da un importante stradone, la signora Pietra stava scendendo la scalinata che dal sommo dell\u2019abitato l\u2019avrebbe portata allo studio del notaio Cosimino. L\u2019aria di inizio estate era ancora fresca a quell\u2019ora del mattino, tuttavia un fil di fumo serpeggiava tra le mura delle case, si inser\u00ec nelle sue narici allargandole in un\u2019eccitazione che si propag\u00f2 fino ai suoi piedi, cos\u00ec affrett\u00f2 il passo, senza indugio, verso la&nbsp;<em>Casa del caff\u00e8<\/em>, al numero 25 dello stradone.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cOgg\u00ec \u00e8 giorno di tostatura\u201d pens\u00f2 la signora, infatti l\u2019ambiente era saturo di quell\u2019aroma. Mentre lei avanzava a passo svelto verso il centro del profumo, che man mano si faceva pi\u00f9 spesso, quasi tangibile, sentiva riconoscenza per quella pianticella produttrice dei chicchi bruni che docilmente si lasciavano guidare, in un movimento rotatorio ad elica da un braccio ferreo, in un lento abbrustolire. Una piantina caparbia, ignara dell\u2019avvicendarsi delle stagioni e per questo sempre verde, capace di trasformare il suo innocuo aspetto in una potente calamita.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;Era quasi arrivata al dehor della caffetteria quando lui spunt\u00f2 dall\u2019angolo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo il conseguimento della laurea, negli anni ottanta, la signora Pietra non era pi\u00f9 tornata al paese di origine, anche i suoi genitori si erano trasferiti al nord dove lei aveva iniziato la sua vita lavorativa e familiare. Quando lo vide lo riconobbe, non dalla forma del corpo che nel tempo si era notevolmente arrotondata, n\u00e9 dalla capigliatura incanutita e diradata, ma dal suo vezzo di vestirsi di bianco.<\/p>\n\n\n\n<p>Lei s\u2019inchiod\u00f2 al pav\u00e9 e torn\u00f2 in una frazione di secondo alla porta dell\u2019appartamento in via delle sedie volanti, al terzo piano nel quartiere proprio dietro alla cattedrale di Palermo. La porta cigolava ad ogni apertura e ai due ragazzi sembrava un saluto di benvenuto ad ogni ingresso. Posavano i piedi sulle mattonelle esagonali grigie e amaranto disposte a formare dei fiori, cos\u00ec vedevano quel logoro pavimento, come un prato fiorito di mattonelle. Appena due stanze e un bagno dove l\u2019acqua gocciolava dal rubinetto, rimbombando di notte come il ticchettio, rallentato, di un orologio arrugginito. Vecchi mobili scuri adornavano le pareti ma loro, appena ragazzi, imbiancarono i muri e la luce rimbalz\u00f2 da una parete all\u2019altra trasformando la piccola casa in un luminoso rifugio. La loro vita insieme iniziava cos\u00ec nella luce, danzando su un prato fiorito.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;Pietra si sent\u00ec spaesata, lontana dal qui e ora. La sensazione dur\u00f2, forse, pochi secondi, quando riprese il controllo dello spazio e del tempo, lui camminava lento guardando fisso in avanti, non la not\u00f2 immediatamente e quando lo fece mostr\u00f2 stupore e incredulit\u00e0.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Si tolse gli occhiali da sole, come se volesse verificare ci\u00f2 che aveva visto e subito li&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>rimise.<\/p>\n\n\n\n<p>Pietra seppe in quel momento che avrebbe dovuto dare delle spiegazioni.<\/p>\n\n\n\n<p>Erano ormai ad un passo. Lui si ferm\u00f2 allarg\u00f2 le braccia e disse \u201cSei tu?\u201d&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Rispose \u201cSi sono io e tu sei tu?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;inizi\u00f2 cos\u00ec un gioco di parole e significati intrecciati senza senso che allora li divertivano, e anche ora li fecero sorridere allentando la tensione dell\u2019incontro.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cChe fai qui? Dove stai andando?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;Parlava in fretta, era agitato, non osava salutarla come si fa quando s\u2019incontra una vecchia amica. Le prese la mano e la strinse tra le sue che ora erano quasi paffute come quelle di un bambino e rugose sul dorso come quelle di un vecchio, diverse dalle mani che avevano tenuto la sua nell\u2019andare, verso l\u2019universit\u00e0, per le vie di Palermo. Fu una calda, e lunga stretta di mano, una mano sconosciuta, la tessera mancante ad un puzzle abbandonato da tempo.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;\u201cCi sediamo? Prendiamo un caff\u00e8? Non posso crederci di averti qui\u201d&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Non le dava tempo di rispondere.<\/p>\n\n\n\n<p>La signora Pietra accett\u00f2 con un cenno della testa, era impaziente di gustare lo scuro elisir che a questo punto era diventato indispensabile.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Disse \u201cVa bene prendiamo un buon caff\u00e8, il profumo \u00e8 molto invitante\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Era curiosa di sapere chi avesse sposato, aveva notato la fede al dito e si era inquietata, un polverone era emerso dalle profondit\u00e0 della grotta del tempo e faceva fatica a distinguere i contorni dei pensieri.&nbsp;<br>Si sedettero sulle comode poltroncine in vimini del dehor, la mattinata avanzava, l\u2019aria fresca si stava intiepidendo.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;\u201cCome stai? Mi sembra inutile chiedertelo ti vedo in ottima forma, non sei cambiata, sempre snella come una gazzella\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Il suo sguardo la mise a disagio, si sent\u00ec nuda, anzi peggio, come se le avesse fatto la radiografia, non le piacque quel complimento, cos\u00ec ribatt\u00e8:<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;\u201cTu invece sei molto cambiato, ti ho riconosciuto dal tuo vezzo di vestirti di bianco\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;Intanto lo pensava come un sepolcro imbiancato.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Continu\u00f2 \u201cHai fatto una vita tranquilla in tutti questi anni?\u201d&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Avrebbe aggiunto altro, ma non volle essere scortese.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cVero, dopo la tua sparizione, ci fu un periodo di mare grosso ma come tu ben sai, tutto passa.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Lei arriv\u00f2 al punto, senza pi\u00f9 indugiare \u201cL\u2019hai sposata, spero\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Le rispose abbassando lo sguardo sulle sue mani, sui polpastrelli che tamburellavano sul bordo del tavolino. In quel momento non la signora Pietra non avrebbe voluto essere l\u00ec, unica consolazione la trov\u00f2 nella persistenza del profumo di caff\u00e8.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cCi siamo sposati dopo un anno dalla nascita di Amedeo, dopo due anni \u00e8 nata Amalia, una vita normale. Perch\u00e9 sei sparita in quel modo? Sono tornato a casa e tu non c\u2019eri pi\u00f9, solo quel biglietto di saluti e auguri attaccato alla porta della camera, una storia inchiodata, sacrificata su una porta di legno. Perch\u00e9?\u201d. Anche lui era giunto al punto.<\/p>\n\n\n\n<p>Arriv\u00f2 il cameriere a prendere l\u2019ordine, un ragazzotto educatissimo, forse troppo cerimonioso, lui lo salut\u00f2:&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cCiao Giovanni ci porti due caff\u00e8?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Rivolgendosi a lei \u201cTu lo prendi sempre doppio e ristretto. Vero?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cSi grazie, doppio e ristretto e senza zucchero\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Il cameriere fece un cenno di assenso con la testa e si allontan\u00f2<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cGiovanni \u00e8 il figlio di Michele, ricordi?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cSi certo che ricordo, le interminabili partite a risiko nelle notti in cui avremmo dovuto studiare, per\u00f2 poi all\u2019esame ci andava sempre bene\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cMerito delle caffettiere che ci scolavamo negli ultimi giorni per accumulare pi\u00f9 nozioni possibili. Ti ricordi quando prima dell\u2019esame di filosofia ti \u00e8 venuta la tremarella? Con tutta la caffeina che ti eri bevuta\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cSi lo ricordo e non ne vado fiera, fu un disastro, un venticinque risicato. Mentre rispondevo alle domande mi tenevo le mani sul grembo perch\u00e9 mi tremavano.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Quei ricordi allentarono per un attimo la tensione, ma subito lei torn\u00f2 al nocciolo della questione, infondo si erano seduti per il dovuto chiarimento. Raccolse le idee, sentiva la bocca asciutta, ritrasse le labbra in un gesto di chiusura, poi allent\u00f2 la presa e rispose \u201cNon avevo pi\u00f9 niente da dire, lei era incinta di cinque mesi, il tuo posto era con lei. Avevamo vissuto un amore rubato. La prova \u00e8 che dopo la mia sparizione avete avuto una vita insieme\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Lui rispose inarcando le sopracciglia che in quel gesto si sporsero sopra la montatura degli occhiali&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cUna vita rassegnata. Tu hai deciso per me\u201d&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Poi con un guizzo si sporse in avanti, si tolse gli occhiali da sole e punt\u00f2 le sue pupille come se dal fondo verde dei suoi occhi due dardi uscissero per colpirla in quello che avrebbe dovuto essere il suo senso di colpa.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cMi sono tormentato per mesi, non sapevo dove cercarti\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Il suo attacco non aveva colpito nel segno, lei non sentiva alcun senso di colpa, quindi rispose<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cPer fortuna che allora non c\u2019erano i cellulari, altrimenti mi avresti trovata e sarebbe stata una lunga, straziante, agonia. Meglio cos\u00ec un taglio netto e via, ognuno alla propria libert\u00e0\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Giovanni serv\u00ec loro il caff\u00e8, una pausa in quell\u2019inevitabile sottile battaglia, consumata su un invisibile filo di seta trasparente e tenace.<\/p>\n\n\n\n<p>In silenzio gustarono il liquido scuro, denso perfetto per quell\u2019inaspettato incontro, infatti ne rifletteva tutte le caratteristiche, l\u2019amarezza e la pesantezza oleosa dell\u2019abbandono, un gusto forte che rimane sulla lingua, l\u2019acidit\u00e0 dei pensieri pungenti, astiosi che ne conseguono, lasciando, nel loro sciamare, una sensazione apatica, di vuota indifferenza. Tuttavia l\u2019aroma fruttato riporta inevitabilmente agli esordi di quella passione danzata con leggerezza su un prato fiorito di mattonelle, rimane la dolcezza di quel tempo.&nbsp;&nbsp;&nbsp;Come la dolcezza finale dell\u2019assaggio al primo sorso di caff\u00e8.<\/p>\n\n\n\n<p>Lui il caff\u00e8 l\u2019aveva bevuto in un sol sorso, bollente, con la fretta di chiudere l\u2019armistizio che tra loro si era creato.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cTu che hai fatto in questi anni?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cHo avuto una figlia, Viola che ora ha vent\u2019anni, mi sono sposata con suo padre dopo dieci anni dalla sua nascita\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cSi ho visto la fede. Sei felice?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cHo vissuto, felice e non felice tra alti e bassi. Come tutti\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cCosa sei venuta a fare qui?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cMio padre ha un piccolo terreno nella provincia, verso l\u2019interno \u00e8 sempre stato affittato, ora l\u2019affittuario vuole comprarlo. Sono qui per il rogito\u201d<br>\u201cTi fermerai qualche giorno?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cDomani parto. Ora ti saluto devo passare dal notaio.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Dichiarare il tempo della partenza le dava un senso di libert\u00e0 ritrovata.<\/p>\n\n\n\n<p>Si salutarono con un abbraccio, o meglio un mezzo abbraccio, le loro mani rimasero sui bicipiti senza spingersi oltre. Si augurarono reciprocamente una buona vita. Nessuno dei due si azzard\u00f2 a dire arrivederci.<\/p>\n\n\n\n<p>Alla fine della giornata la signora Pietra torn\u00f2 alla torrefazione per acquistare un pacchetto di caff\u00e8 in grani, un souvenir, da portare a casa, giusto per rimettere in funzione il vecchio macinino a manovella. Croc-croc-cric-croc, ritrovava, nella mente, il rumore dei chicchi spietatamente triturati dalle rotelle dentate azionate dalle sue manine di bambina. Quando il croc-cric non si sentiva pi\u00f9 era il segnale che tutti i chicchi erano stati triturati, la piccola Pietra apriva il cassettino del macinino e vi trovava una montagnola scura, la nonna diceva&nbsp;:<em>\u201cBrava bonu lu fascisti<\/em>\u201d.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_48811\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"48811\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In questo paese che si dispiega su due opposte colline, unite nel mezzo da un importante stradone, la signora Pietra stava scendendo la scalinata che dal sommo dell\u2019abitato l\u2019avrebbe portata allo studio del notaio Cosimino. 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