{"id":48733,"date":"2022-04-13T19:27:52","date_gmt":"2022-04-13T18:27:52","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=48733"},"modified":"2022-04-13T19:27:55","modified_gmt":"2022-04-13T18:27:55","slug":"premio-racconti-nella-rete-2022-lultimo-inverno-di-elena-passoni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=48733","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2022 &#8220;L&#8217;ultimo inverno&#8221; di Elena Passoni"},"content":{"rendered":"\n<p>Laura fece scattare la porta a vetri dell&#8217;uscita di sicurezza, che si spalanc\u00f2 sul terrazzo fermandosi di colpo sulle mattonelle sconnesse. Bisognava sempre fare attenzione, il maniglione aveva un difetto, prima o poi si sarebbe rotto. Anche questa resistenza iniziale della porta e lo scatto con cui si apriva subito dopo facevano parte del rituale di ogni giorno, oramai ne conosceva a memoria ogni secondo. E come ogni giorno, appena uscita sulla terrazza fece un lunghissimo respiro e si massaggi\u00f2 le tempie con le mani.<\/p>\n\n\n\n<p>La prima volta che aveva scoperto quel posto faceva caldo, il sole di settembre era ancora alto alla fine dell&#8217;orario di visita e la Breva che soffiava sul lago le sfiorava il viso rinfrescandola piacevolmente. Ci era arrivata per caso, dopo aver sbagliato strada cercando l&#8217;uscita in un giorno maledetto da una sentenza inappellabile. Non sopportava l&#8217;odore acre che si insinuava nelle narici, di disinfettante misto a fumo, di tappezzeria vecchia di anni, di minestrone che cuoceva nel pentolone e di caff\u00e8 finto delle macchinette, e si era avviata di corsa verso l\u2019uscita perch\u00e9 non vedeva l\u2019ora di poter respirare dopo aver tenuto il fiato per un tempo infinito mentre ascoltava le parole del dottore. Solo che qualcuno prima di lei aveva gi\u00e0 schiacciato il bottone dell&#8217;ascensore e invece che al piano terra dove era inizialmente diretta, si era trovata all&#8217;ultimo piano, davanti a quel finestrone che aveva spalancato di getto, facendo per la prima volta conoscenza con quello splendido panorama che le aveva tolto il fiato da subito, di una bellezza che faceva a pugni con il mostro che le stava mangiando il cuore in quel momento.<\/p>\n\n\n\n<p>Quel giorno invece, molti mesi dopo, il vento le sferzava il volto invece di accarezzarglielo e si era dovuta sistemare la sciarpa intorno al collo fino a coprire il mento, dopo essersi allacciata la giacca fino all&#8217;ultimo bottone. Il contorno delle montagne a quell\u2019ora sembrava disegnato da un&#8217;artista su una tela blu scura come la sera che era appena calata e come sempre, subito dopo il tramonto, la superficie del lago era increspata da piccole onde. Pur amando profondamente il lago, le onde in quel momento le facevano venire voglia di mare, di essere lontana mille chilometri da l\u00ec, da quella realt\u00e0 che ancora faceva fatica ad accettare. A ventidue anni a quell&#8217;ora ci si prepara per uscire con gli amici, si torna dalla palestra, al massimo si studia nella propria camera ascoltando musica. E, soprattutto, quando si saluta il proprio fratello gemello, lo si lascia nella sua camera che gioca ai videogames, o appena uscito dalla doccia dopo l\u2019allenamento. Non nella stanza di un ospedale. Non sotto lenzuola grigiastre e sfilacciate che coprono a fatica grappoli di tubicini, non con il comodino pieno di cartoline e foto di amici che non riconosce e non con il suono monotono dei monitor come unica colonna sonora.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cNon superer\u00e0 l\u2019inverno.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Quella frase le si era infilata sotto la pelle, le era entrata in circolo come veleno quando quel giorno di settembre il medico l\u2019aveva pronunciata davanti a lei e i suoi genitori, che, da quel momento, avevano smesso di vivere. Esistevano, certo. Si alzavano, si vestivano e venivano ogni giorno a trovarlo, gli raccontavano aneddoti del loro quotidiano, gli portavano i saluti dei vicini di casa e dei compagni di squadra. E lui fissava il vuoto, le rarissime volte in cui le palpebre non erano ostinatamente abbassate. La mamma portava un pigiama stirato con cura ogni due giorni e mentre snocciolava commenti sulle notizie sentite al telegiornale, gli spalmava quintali di crema Nivea sulla pelle secca di mani e piedi. Il pap\u00e0, che non era mai stato di molte parole, si limitava ad annaffiare le piantine sul davanzale e a raddrizzare i quadretti e il crocifisso con l\u2019ulivo secco di almeno tre anni prima. Poi, dopo avergli rimboccato le coperte, lo baciavano entrambi sulla fronte e se ne andavano lentamente prima che facesse buio, perch\u00e9 la strada fino a casa era brutta e stretta e l\u2019acqua che colava nelle vecchie gallerie sul lago di sera ghiacciava e diventava pericolosa.<\/p>\n\n\n\n<p>Laura invece restava l\u00ec ancora un po\u2019, preferiva tornare in treno pi\u00f9 tardi. Aveva fisicamente bisogno della solitudine di quei dieci minuti a passo svelto che servivano per raggiungere la stazione di Bellano. Si toglieva le scarpe e si sedeva in fondo al letto, stropicciando le lenzuola che la mamma aveva appena sistemato. Gli leggeva ancora qualche pagina del loro libro preferito, \u201cIl prigioniero di Azkaban\u201d, che portava sempre in borsa e oramai era tutto consumato. A volte invece lo aggiornava sulle statistiche del Fantacalcio e gli appoggiava l\u2019auricolare sul cuscino, per fargli sentire la sua canzone preferita. Poi gli accarezzava la mano che profumava di crema, gli sistemava i capelli e, senza guardare il crocifisso con il quale era momentaneamente molto, molto arrabbiata, gli mandava un bacio da lontano e si girava con gli occhi velati dalle lacrime.<\/p>\n\n\n\n<p>Sul terrazzo, come ogni sera, cercava invano nel lago la forza per arrivare preparata a perdere la sua met\u00e0. Spingere quel maniglione difettoso la catapultava nell\u2019unico luogo in cui era costretta a vedere i giorni che passavano. Poteva fare finta tutto il giorno che niente cambiasse, ma arrivata l\u00ec doveva per forza fare i conti con la realt\u00e0. Da l\u00ec aveva visto le foglie degli alberi del giardino prima cambiare colore e poi cadere lentamente, insieme alle sue speranze. La mamma continuava a ripetere che magari i miracoli succedono davvero, lo aveva letto tante volte, il pap\u00e0 che magari i dottori si sbagliavano e comunque la scienza faceva passi da gigante e quindi non si sa mai. Lei li ascoltava e annuiva, osservando le loro schiene incurvarsi e le loro rughe diventare pi\u00f9 profonde ogni giorno. Ma lei lo sapeva che non era possibile.<\/p>\n\n\n\n<p>Lo sapeva, perch\u00e9 suo fratello era uno preciso. Era lei la ribelle, quella che non ascoltava mai, ma lui era uno ligio alle regole, non attraversava nemmeno la strada fuori dalle strisce. E se aveva sentito la maledetta frase del dottore, quella sera di settembre, allora avrebbe di sicuro obbedito. E lei lo odiava questo cazzo di inverno che non le avrebbe restituito la sua ombra, la sua copia, la sua ragione di vita. E dal terrazzo osservava con terrore la neve sulle montagne in fondo alla valle, sentiva nella pelle ogni grado in meno della temperatura. Non voleva nemmeno togliere il giaccone dall\u2019armadio, non voleva mettere gli stivali quell\u2019anno. Ma poi, arrabbiatissima, si era arresa, anche perch\u00e9 non voleva ammalarsi e rischiare di perdere anche solo uno di quei preziosissimi e maledetti ultimi giorni con lui.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cNon superer\u00e0 l\u2019inverno\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>E come una lama nel cuore tornava la visione di loro due da piccoli, i pupazzi di neve con la carota al posto del naso, i piccoli doposci uguali ad asciugare sotto il calorifero, la pastina la domenica sera, la cioccolata con la panna. Le partite, le maratone di serie TV sotto al plaid con le Gocciole e il bicchiere di latte, ma anche le litigate, i dispetti e i silenzi. Le sarebbero mancate anche le porte sbattute e le bugie, ma soprattutto il loro modo unico di volersi bene, soli contro il mondo.<\/p>\n\n\n\n<p>Lei e i suoi genitori avevano passato il Natale di quell\u2019anno in apnea, fingendo di gradire le visite, i regali e gli addobbi obsoleti di quell\u2019ospedale terrificante, che aveva l\u2019unico pregio di trovarsi in una posizione meravigliosa. Chiss\u00e0, forse chi l\u2019aveva progettato aveva immaginato che la bellezza incredibile che lo circondava avrebbe in qualche modo compensato il dolore di chi si trovava all\u2019interno di quell\u2019obbrobrio architettonico.<\/p>\n\n\n\n<p>Poi, i mesi freddi che passavano, le pagine del calendario che giravano troppo velocemente. Ogni giorno un dono, ogni giorno un piccolo passo verso il buio.<\/p>\n\n\n\n<p>Quella sera il vento freddo le sferzava il viso, ma adesso poteva sopportarlo ancora per tanto, adesso non voleva finisse pi\u00f9 quel freddo che aveva tanto temuto. Dal lago, un movimento nel cielo attir\u00f2 la sua attenzione nella penombra di quel tramonto dipinto. Laura strizz\u00f2 gli occhi e dopo qualche istante mise a fuoco con terrore quel piccolo puntino che si avvicinava. Non era preparata a quello che avrebbe provocato nel suo cuore quella visione, a sentirlo andare in mille pezzi.<\/p>\n\n\n\n<p>Scoppi\u00f2 a piangere disperata e si lasci\u00f2 scivolare a terra, appoggiata alla ringhiera del terrazzo. La prima rondine si era posata sotto la grondaia e aveva iniziato a costruire il suo nido.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019ultimo inverno, adesso, stava davvero per finire.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_48733\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"48733\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Laura fece scattare la porta a vetri dell&#8217;uscita di sicurezza, che si spalanc\u00f2 sul terrazzo fermandosi di colpo sulle mattonelle sconnesse. 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