{"id":4873,"date":"2010-12-18T18:54:01","date_gmt":"2010-12-18T17:54:01","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=4873"},"modified":"2010-12-28T20:09:26","modified_gmt":"2010-12-28T19:09:26","slug":"premio-racconti-nella-rete-2011-la-rapina-in-banca-di-decimo-lucio-todde","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=4873","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2011 &#8220;La rapina in banca&#8221; di Decimo Lucio Todde"},"content":{"rendered":"<p>Bo\u00e8ddu serr\u00f2 le labbra e fece un cenno del capo da autentico balente.*<\/p>\n<p>&#8211; <em>Sei un vero uomo, Luzi\u00e0! \u2013 <\/em>mi disse, accompagnando le parole con una manata sulle spalle.<\/p>\n<p>Gli avevo appena detto che per quella rapina in banca poteva contare su di me.<\/p>\n<p>Bo\u00e8ddu era un duro. Quando si metteva un&#8217;idea in testa, non ascoltava consigli e storielle, non si perdeva nei meandri del dubbio e del compromesso; fulmineo e impetuoso come l&#8217;artiglio dello sparviero si lanciava all&#8217;assalto del mondo. Aveva un aspetto autoritario e, nonostante la bassa statura, incuteva timore, forse ci\u00f2 era dovuto ai capelli tagliati a zero, agli occhi piccoli, profondi, scintillanti sul suo volto geometrico e scalpellato come pietra lavica. Lo conoscevo fin da bambino, da quando si condividevano libri e quaderni con il gregge e la campagna, che, ben presto, inghiott\u00ec i primi anni delle scuole elementari. Ci ritrovammo, cos\u00ec, negli albeggi umidi e freddi, tra i suoni dei campanacci, a mungere le pecore. Me lo ricordo ancora come una volta, con il suo viso infantile di quegli anni, cresciuto prima del tempo, e la sua smania di diventare grande per uscire alla festa delle Grazie, e camminare con il passo lento del pastore; la giacca di fustagno sulle spalle con le maniche penzoloni, i <em>cambales**<\/em> ben lustrati, lo sguardo fiero per incutere timore e suscitare riverenza. Era diventato adulto in fretta, cos\u00ec come me e come tutti i <em>servi pastore<\/em>; mi sembra di rivederlo con le maniche del maglione rimboccate, che odorava di formaggio e lentisco, la sigaretta tenuta con forza fra le labbra, simile in<\/p>\n<p>* <em>Persona capace di compiere gesta eroiche<\/em><\/p>\n<p>** <em>Parastinchi di cuoio<\/em><em> <\/em><\/p>\n<p>questo atteggiamento a tziu* Tandeddu, il nostro padrone.<\/p>\n<p>Tziu Tandeddu era un uomo d&#8217;altri tempi: aveva trascorso la sua vita nei luoghi pi\u00f9 agresti e raminghi, tra pietre, capre, alberi e pecore, a contatto con ogni sorta di fuorilegge che, nel passato, erano numerosi per le campagne della Sardegna. Una donna, che viveva solitaria in una casupola alla periferia del paese e, da tutti, additata come strega, gli aveva dato un figlio. Con quella donna il nostro padrone aveva avuto solo il figlio e basta, in seguito ricevette soltanto strali e malefici, che si abbatterono sull&#8217;innocenza di quel ragazzo. Il figlio, infatti, scomparve nel temporale di una cupa sera autunnale; inghiottito dal fiume, mentre era intento al ritiro del gregge. Non fu mai pi\u00f9 ritrovato.<\/p>\n<p>Nelle serate fredde tziu Tandeddu non lesinava l&#8217;agnello arrosto nel camino, il formaggio, il pane carasau e il bicchiere di vino. In quelle ore incantava la nostra adolescenza sfogliando le pagine dei suoi ricordi giovanili: saltavano fuori cos\u00ec, e danzavano sul focolare, uomini crudeli e feroci, emersi dalla natura selvatica e oscura. Banditi dipinti come eroi, poich\u00e9 avevano avuto la speme e l&#8217;ardimento di trucidare i tiranni che dissanguavano la povera gente. E noi: io e Bo\u00e8ddu, l\u00ec, davanti a ztiu Tandeddu, con gli occhi lucidi e il cuore in tumulto, gi\u00e0 desiderosi di imitarne le gesta.<\/p>\n<p>Bo\u00e8ddu: un ragazzo venuto al mondo alla pari di un capretto selvatico, abbandonato dal destino tra i dirupi dei monti. La madre morta di parto e lui svezzato da quella natura indomita e severa; il padre risucchiato nel vortice di quel mondo agreste, pietrificato nel grembo di quella selva primordiale, scosso soltanto dal belato delle greggi. Non che io fossi da meno di Bo\u00e8ddu, per tutti questi aspetti riguardanti gli anni spartani dell&#8217;infanzia, tuttavia avevo avuto la fortuna di ritrovare sempre la mia casa ripiena dall&#8217;affetto dei miei genitori.<\/p>\n<p>* <em>Letteralmente significa zio, ma che equivale a un termine di rispetto<\/em>.<\/p>\n<p>Intendiamoci, a casa si riusciva, a malapena, a raccapezzare pranzo e cena, poich\u00e9 c&#8217;erano altri due fratelli e tre sorelle, tutti in tenera et\u00e0. Forse sar\u00e0 stato tutto questo bisogno a generare in me una notevole componente aggressiva, ma rispetto al mio pi\u00f9 caro amico, il mio modus operandi era pi\u00f9 subdolo e ingannevole. Cos\u00ec, io e Bo\u00e8ddu ci siamo barcamenati fino ai vent&#8217;anni, accudendo, per un pezzo di pane, le greggi dei vari padroni. L&#8217;occasione del nostro affrancamento da quella servit\u00f9 millenaria, ci fu spiattellata inaspettata da tziu Tandeddu:<\/p>\n<p>&#8211; <em>Fiztos caros, deo so mannu e istraccu de custa vida remitana&#8230; * &#8211; <\/em>ci disse.<\/p>\n<p>Ci offriva le sue seicentocinquanta pecore e sei ettari di pascolo ad un prezzo stracciato per chiunque, ma non per me e il mio amico, che avevamo le tasche gonfie soltanto di fatiche e sudori.<\/p>\n<p>&#8211; <em>Toh!- <\/em>mi disse Bo\u00e8ddu, porgendomi un mezzo bicchiere di acquavite \u2013 <em>Non temere Luzi\u00e0, tutto andr\u00e0 bene \u2013 <\/em>aggiunse con un sorriso maligno.<\/p>\n<p>&#8211; <em>Quanti siamo? &#8211; <\/em>domandai non senza qualche perplessit\u00e0, vista la frenesia del mio amico.<\/p>\n<p>&#8211; <em>In tre, siamo in tre. Pasc\u00e0le con la macchina sa il fatto suo.<\/em><\/p>\n<p>Pasc\u00e0le era un tipo sveglio. Aveva l&#8217;occhio scaltro e il fare sbrigativo, fisico asciutto e nervoso di media statura, capelli neri e ricciuti, viso olivastro, ma sopratutto una grande passione per i motori. La prima volta che l&#8217;incontrai indossava una tuta da meccanico imbrattata d&#8217;olio. Aveva lavorato come apprendista per qualche tempo in un&#8217;officina di Nuoro e, durante quel periodo, aveva imparato in maniera magistrale a guidare automobili di grossa cilindrata. Sarebbe diventato sicuramente un ottimo meccanico e invece&#8230; qualche furto, qualche processo, e infine la galera.<\/p>\n<p>* <em>Figli cari, io sono vecchio e stanco di questa vita raminga.<\/em><\/p>\n<p>Scontata la pena e riacquistata la libert\u00e0 riprese a lavorare per qualche tempo nella solita officina, ma il marchio del galeotto l&#8217;aveva reso ancora pi\u00f9 ribelle; pi\u00f9 propenso al guadagno facile.<\/p>\n<p>&#8211; <em>Volevo farti vedere dell&#8217;altro&#8230; &#8211; <\/em>continu\u00f2 Bo\u00e8ddu, aprendo la porta dello stanzino, dove mettevamo il formaggio fresco ad essiccare. Mi invit\u00f2 ad entrare e dalla cassapanca tolse alcuni passamontagna, una pistola calibro 7.65 e due fucili a canne mozze &#8211; <em>Uno \u00e8 per te. Toh, prova un po&#8217;. \u2013 <\/em>disse, e accenn\u00f2 quel suo sorriso maligno \u2013 <em>Pasc\u00e0le arriva qui domattina alle undici. Si parte subito per Olbia \u2013 <\/em>aggiunse con voce grave.<\/p>\n<p>Era una mattina fredda di febbraio, quando Pasc\u00e0le arriv\u00f2 all&#8217;ovile puntuale, come stabilito, alla guida di una<em> alfa romeo 1600<\/em>. Ci sedemmo intorno al tavolo per alcuni chiarimenti, subito dopo Pasc\u00e0le s&#8217;infil\u00f2 la pistola sotto la cintura e tir\u00f2 su la cerniera del giubbotto in pelle. Bo\u00e8ddu incroci\u00f2 per un istante i nostri sguardi e, in quei momenti, lo vidi come il lupo affamato in cerca della sua preda. Un&#8217;ora pi\u00f9 tardi raggiungemmo viale Diaz a Olbia. Pasc\u00e0le rallent\u00f2, e si accost\u00f2 sulla destra a pochi passi dall&#8217;ingresso al Banco di Sardegna. Bo\u00e8ddu mi fece un segno del capo, infilammo i passamontagna e alcuni secondi dopo tenevo gi\u00e0 sotto la minaccia del fucile sei o sette persone tra impiegati e clienti; pallidi e spaventati. Bo\u00e8ddu aveva saltato il bancone e come una furia riempiva di banconote un sacco che teneva ben stretto. Tutto sembrava scorrere per un evento benevolo al nostro disegno, e invece il suono di una sirena mi spacc\u00f2 in due.<\/p>\n<p>Mille tumultuosi pensieri si scatenarono nella mia testa. Agile come un cervo, Bo\u00e8ddu salt\u00f2 il bancone degli impiegati e via fuori nell&#8217;aria gelida e traballante gi\u00e0 di dolore. Una raffica di mitra squarci\u00f2 il nostro sogno meschino. Mi ritrovai a terra dolorante e smarrito, sulla spalla destra avevo una profonda ferita dalla quale perdevo molto sangue. Quando due poliziotti mi sollevarono da terra per portarmi via, vidi Bo\u00e8ddu. Stava disteso sul marciapiede di granito, gli occhi impietriti rivolti al cielo plumbeo, la testa in una pozza di sangue: era morto. Aveva il sacco ancora tra le mani, alcuni biglietti da centomila lire sparsi intorno a lui e nulla pi\u00f9. Mi sono fatto cinque anni di prigione cos\u00ec come Pasc\u00e0le, che da quel giorno ho rivisto poche volte, poich\u00e9 lui, scontata la galera, era emigrato in continente. Io, invece, tornai al mio solito lavoro di pastore e abbandonai definitivamente quella perversa via del male. La mia vita cambi\u00f2, una luce nuova entr\u00f2 in me: con il frutto del mio onesto lavoro mi riscattai da quella condizione barbara e disumana.<\/p>\n<p>Oggi che gli anni sono appassiti sui miei capelli bianchi, cadenti sul volto rugoso, e vivo serenamente nell&#8217;affetto di mia moglie, dei miei figli e nipoti, confesso che, quando all&#8217;albeggiare mi ritrovo da solo a mungere le pecore e il latte mi sgorga generoso tra le mani, rivedo gli occhi impietriti di Bo\u00e8ddu e un brivido silenzioso, che mi percuote l&#8217;anima, si avvita intorno ad un&#8217;antica preghiera.<\/p>\n<ul><\/ul>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_4873\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"4873\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Bo\u00e8ddu serr\u00f2 le labbra e fece un cenno del capo da autentico balente.* &#8211; Sei un vero uomo, Luzi\u00e0! \u2013 mi disse, accompagnando le parole con una manata sulle spalle. 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