{"id":48693,"date":"2022-04-12T19:13:03","date_gmt":"2022-04-12T18:13:03","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=48693"},"modified":"2022-04-12T19:13:04","modified_gmt":"2022-04-12T18:13:04","slug":"premio-racconti-nella-rete-2022-click-di-martina-busola","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=48693","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2022 &#8220;Click&#8221; di Martina Busola"},"content":{"rendered":"\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Quella mattina mi ero svegliata inebriata dal profumo dolce e intenso di gelsomino che era entrato dalla finestra socchiusa, trasportato da un flebile soffio primaverile. Mi alzai e aprii la finestra. Un sole tiepido stava facendo capolino sui tetti, trasformandoli in lucenti giochi di colore. Sembravano un enorme caleidoscopio.<\/p>\n\n\n\n<p>Quella piacevole sensazione dur\u00f2 qualche minuto, una manciata di secondi. Poi il mio corpo inizi\u00f2 ad agitarsi. Il respiro contratto, le mani sudate e fredde ed il cuore che sobbalzava come se stesse per scoppiare.<\/p>\n\n\n\n<p>Ero tornata alla realt\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>E non avevo voglia di affrontarla.<\/p>\n\n\n\n<p>Cercai di tranquillizzarmi lavando con cura faccia e denti, ma lo specchio rifletteva la mia appannata sofferenza, in un\u2019immagine contrita. I pensieri cominciarono ad arrivare, ad infilarsi tra le pieghe della mente densi e impetuosi, non riuscivo a fermarli, mi inondavano come un mare increspato e schiumoso.<\/p>\n\n\n\n<p>Non mi davano tregua.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;Iniziai ad urlare il silenzio con i pugni sollevati, gli occhi chiusi, serrati, come cuciti. Il dolore che echeggiava dentro il petto, nello stomaco, scorreva nelle vene, marciva.<\/p>\n\n\n\n<p>E poi arriv\u00f2 la rabbia, cattiva e feroce, che mi fece rompere quello specchio nel quale la mia immagine si spezz\u00f2, creando crepe e ferite.<\/p>\n\n\n\n<p>Iniziai a piangere, goccia a goccia, mentre rivoli di sangue tracciavano una sottile ragnatela.<\/p>\n\n\n\n<p>Presi del cotone e del disinfettante, le nocche erano livide e tagliuzzate, avvolsi la mano in una benda e la chiusi facendo un nodo aiutandomi con i denti. Un nodo stretto stretto, come quello che mi sentivo in gola, ancora, e che mi impediva di sputare fuori tutta la mia sofferenza.<\/p>\n\n\n\n<p>Tornai a letto cercando di riprendere sonno, volevo solo dormire per dimenticare, per evitare il contatto con la realt\u00e0, con la vita che era stata cos\u00ec bastarda.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi coprii con il lenzuolo, infilai sotto anche la testa e mi rannicchiai nella mia posizione preferita, chiusa come un riccio, chiusa per non fare entrare niente e nessuno, come in una gabbia. Chiusa nella mia disperazione e tormento.<\/p>\n\n\n\n<p>Quanto era passato? Giorni, forse settimane. Il tempo per me era diventato inconsistente, una coltre che si appiccicava al mio campo visivo. Non parlavo pi\u00f9 nemmeno con pap\u00e0. Mi ero segregata nella mia camera, volevo restare da sola con il mio dolore, non lo volevo condividere, volevo che appartenesse solo a me, volevo che mi vestisse.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;Povero pap\u00e0. Anche lui stava soffrendo.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;Ogni tanto si fermava fuori dalla porta della mia camera. Bussava leggermente con le nocche della mano. Mi chiamava sussurrando piano il mio nome, quasi che non volesse disturbare. Mi chiedeva se avessi fame o se avessi bisogno di qualcosa. A volte sentivo che si sedeva per terra, appoggiava la schiena alla porta, girava la testa e mi raccontava com\u2019era andata la sua giornata, chi mi aveva cercata, notizie dal mondo e poi aggiungeva sempre prima di andare via che gli mancavo e che gli sarebbe servito un mio abbraccio, uno di quelli forti che ti tolgono il respiro e che odorano di buono.<\/p>\n\n\n\n<p>Io non gli aprivo mai e gli rispondevo sempre a monosillabi. Era preoccupato, lo sentivo dalla voce che tremava.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma non ero pronta. Avevo paura. Affrontare quello che avevo lasciato fuori: la vita di prima, le amicizie, la scuola. Tutto era cambiato, tutto si era trasformato, tutto era diventato senza senso.<\/p>\n\n\n\n<p>Ed io non lo sopportavo.<\/p>\n\n\n\n<p>Forse avevo perso il contatto con la realt\u00e0, tutto era distorto, anche i ricordi. Quelli poi mi facevano male, si erano sedimentati all\u2019interno del mio corpo, avevano attecchito come la gramigna.<\/p>\n\n\n\n<p>Sola, volevo solo restare sola. Non volevo sentire parole, non volevo che qualcuno mi abbracciasse o mi baciasse sulla fronte, non volevo sentire nulla.<\/p>\n\n\n\n<p>Perch\u00e9 nessuno lo capiva? Perch\u00e9 mi cercavano? Non ero pi\u00f9 quella che ero, non ero pi\u00f9 niente.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi sentivo come se avessero strappato una parte di me, del mio cuore che ora era a met\u00e0, del mio respiro che ora incespicava, della mia anima che era diventata uno stoppino fumante, del mio corpo che faticava a muoversi come se fosse immobilizzato da una forza esterna che lo incatenava.<\/p>\n\n\n\n<p>Aprii un album dove avevo messo alcune foto: le pi\u00f9 belle, le pi\u00f9 care. Ne avevo incollata una per pagina ed avevo disegnato intorno dei ghirigori, tutti colorati. Avevo anche fatto dei disegni a mano libera, ero brava a disegnare, la mia mano scivolava leggera sul foglio, creava visi, sguardi in perfetta sincronia con la mente e il cuore. Mi faceva stare bene disegnare.<\/p>\n\n\n\n<p>Chiusi l\u2019album, di scatto, con forza. Quel tempo non esisteva pi\u00f9, era stato cancellato, spazzato via come la polvere che sottile si posa sui ricordi.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;Prima ero felice, si, tanto felice. Non mi ricordo la sensazione della felicit\u00e0, la forma, la consistenza, ma mi faceva stare bene. Vorrei averne una dose, adesso, a disposizione da iniettarmi\u2026se solo bastasse.<\/p>\n\n\n\n<p>Piove, mi avvicinai alla finestra e la spalancai: i tetti erano lucidi, sembravano ricoperti da bava di lumaca, e la pioggia ci saltellava sopra, creando piccoli giochi di luce. Era un saltellare cadenzato, sincopato, poi veloce, quasi frenetico. Aumentava e diminuiva con un suono che sovrastava tutti gli altri rumori, rimbombava perfino nella mia stanza e sui vetri dove le gocce si inseguivano come in una spietata caccia, finendo poi per mangiarsi l\u2019una con l\u2019altra.<\/p>\n\n\n\n<p>Chiss\u00e0 se anch\u2019io finir\u00f2 per mangiarmi da sola. Forse lo stavo gi\u00e0 facendo.<\/p>\n\n\n\n<p>Non vedevo uno spiraglio di luce, era tutto coperto da una fitta coltre di fumo nero che mi smorzava dentro, si depositava lieve come pulviscolo ed ostruiva, non filtrava pi\u00f9 nemmeno l\u2019aria che sentivo densa e acre. Facevo fatica ad essere lucida, me ne rendevo conto, e volevo scappare.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;Saltare gi\u00f9 dalla finestra, fuggire lontano affinch\u00e9 i pensieri restassero qui, chiusi in questa camera, in questa casa, abbandonati e lontani.<\/p>\n\n\n\n<p>Avevo freddo. Ritornai nel mio letto e mi aggrovigliai alle coperte. Il cellulare era l\u00ec, spento. Avevo chiuso i contatti con il mondo esterno, avrei potuto gettarlo dalla finestra. Non mi serviva pi\u00f9, non lo volevo.<\/p>\n\n\n\n<p>Mio padre buss\u00f2, disse che doveva darmi una cosa e mi pass\u00f2 un foglietto sotto la porta. Mi chiese come stavo, disse che avrebbe voluto vedermi e sentirmi, che gli mancavo tanto. Restai nel letto. Poi aggiunse che ero cocciuta, come la mamma.<\/p>\n\n\n\n<p>Ed \u00e8 stato in questo preciso momento che ho sentito come un click.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;Come se si fosse azionato un interruttore dentro di me.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;La parola \u201cmamma\u201d che non avevo pi\u00f9 pronunciato.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;La dissi a voce bassa con un sospiro: \u201cmamma\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;Dio com\u2019era bella quella parola, era piena, era musicale era densa, rotonda e piena di amore. Mi alzai dal letto e presi il foglietto che pap\u00e0 mi aveva passato sotto la porta.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;Era l\u2019ultimo messaggio di mamma scritto su un post-it giallo che solitamente attaccava sul frigorifero, era il nostro modo di comunicare quando facevamo fatica ad incontrarci.<\/p>\n\n\n\n<p>Lo aprii: \u201cFamiglia, comunico che oggi dovr\u00f2 recarmi a Torino per una riunione di lavoro, sono le ore 4 del mattino, praticamente \u00e8 ancora notte, credo di non aver fatto le 4 del mattino nemmeno quando andavo in discoteca, nei miei anni pi\u00f9 sfrenati, comunque vi auguro una splendida giornata e ci sentiamo appena i miei capi mi lasceranno libero il guinzaglio! VVTTB\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Quel giorno mamma era morta in un incidente stradale.<\/p>\n\n\n\n<p>Era una donna straordinaria, il mio punto di riferimento, la mia icona. Perch\u00e9 oltre ad essere bella era paziente, mi ascoltava, mi amava, mi sosteneva, mi abbracciava, era tutta la mia vita.<\/p>\n\n\n\n<p>Quel biglietto racchiudeva il suo ultimo messaggio, era un ponte tra noi, scritto in fretta com\u2019era suo solito fare, con le parole un po&#8217; mangiate con la sua penna nera, e con il suo tocco personale: una rondine in fondo fatta come se fosse un flag.<\/p>\n\n\n\n<p>Aprii la porta e chiamai pap\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Era l\u00ec che mi guardava con gli occhi lucidi, i capelli spettinati, la barba incolta e un\u2019ombra sul viso smunto. Gli corsi incontro e ci abbracciamo, forte. Sentivo il suo cuore che palpitava con il mio, un palpito lento che produceva il suono di una triste melodia.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi prese il viso tra le mani e mi disse: \u201cce la faremo, insieme, ce la faremo\u201d. Aveva coraggio negli occhi e dalle sue mani sprigionava un forte vigore. Lo guardai e gli risposi: \u201csempre insieme\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Avevo fatto un passo, avevo varcato la soglia, avevo ammesso la morte di mamma.<\/p>\n\n\n\n<p>Avevo bisogno di aiuto e pap\u00e0 era l\u00ec per me, per noi. Questo poteva bastare per ricominciare.<\/p>\n\n\n\n<p>Non ero sola.<\/p>\n\n\n\n<p>Il dolore resta perch\u00e9 la morte strappa, estirpa le nostre radici, ci rende inermi, e non lo possiamo sezionare per rinchiuderlo e sotterrarlo. \u00c8 sempre l\u00ec, in agguato, resta al nostro fianco pronto a farsi sentire, a tirarci la giacchetta.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma ho imparato a condividerlo, fa meno male. Un po&#8217; si disperde come la sabbia quando soffia il vento.<\/p>\n\n\n\n<p>Mia madre ha lasciato un vuoto, incolmabile, ma se la ricordo, se penso a lei, se ne parlo e ricordo i momenti speciali passati insieme, se cerco le foto, ecco, \u00e8 come se fosse un po&#8217; l\u00ec con me, \u00e8 come riportarla in vita.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_48693\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"48693\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quella mattina mi ero svegliata inebriata dal profumo dolce e intenso di gelsomino che era entrato dalla finestra socchiusa, trasportato da un flebile soffio primaverile. 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