{"id":48673,"date":"2022-04-12T15:36:38","date_gmt":"2022-04-12T14:36:38","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=48673"},"modified":"2022-04-12T15:36:39","modified_gmt":"2022-04-12T14:36:39","slug":"premio-racconti-nella-rete-2022-la-svolta-di-claude-di-paolo-durando","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=48673","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2022 &#8220;La svolta di Claude&#8221; di Paolo Durando"},"content":{"rendered":"\n<p>Lo sento anche stavolta il richiamo.<\/p>\n\n\n\n<p>Tutto \u00e8 iniziato con piccoli rumori, fruscii, poi \u00e8 diventato qualcosa di diverso, di oscuramente fondamentale. Dopo aver cenato, sono qui seduto in poltrona nel soggiorno di casa mia e davanti a me, momentaneamente assente, c\u2019\u00e8 mia madre. Sta cucendo e tra noi c\u2019\u00e8 un tavolino con sopra, in bella mostra, la Bibbia.<\/p>\n\n\n\n<p>In casa nostra la televisione \u00e8 quasi sempre spenta. Da quando \u00e8 morto mio padre abbiamo continuato a vivere in questa casa grande, del XVIII secolo, propriet\u00e0 della sua famiglia dall\u2019ultima guerra. Ha la facciata spoglia, qua e l\u00e0 scrostata, e sin da bambino osservavo compiaciuto le cimase sullo sfondo del cielo del nord, quasi sempre agitato. E\u2019 circondata da un giardino non molto curato perch\u00e9 non abbiamo mai potuto permetterci un giardiniere. Fuori la notte \u00e8 silenziosa e mi piace pensare all\u2019oscurit\u00e0 del bosco poco distante, con la strada, mai molto frequentata, che conduce al paese. Il mio mondo di sempre. Oggi il tempo \u00e8 stato bello, ma verso sera il cielo si \u00e8 guastato ed ora si sente soffiare il vento e l\u2019aria \u00e8 molto umida. Forse piover\u00e0. Guardo mia madre e sospiro. Ha i capelli grigi impeccabili nella messa in piega. Corpulenta, rocciosa, indossa abiti prevalentemente scuri o neutri. Si muove con lentezza ma precisione, autorevole come chi \u00e8 in fondo certo di una nobilt\u00e0 passata. Dietro gli occhiali i suoi occhi hanno continuato a scrutarmi severamente per decenni. I suoi occhi appesantiti di maestra elementare severa, che hanno sempre guidato ogni mio passo. Superati i settant\u2019anni, \u00e8 tuttora dolentemente sicura del suo ruolo nel mondo e, soprattutto, nei miei confronti. Ma anche stasera sento il richiamo che mi incita a sottrarmi alla sua protezione. E\u2019 quasi una voce, ma non ancora una voce, che vorrebbe farmi andare nella mia camera prima del tempo. Tuttavia non mi muovo. Come potrei interrompere il calore radicato, atavico, di questo nostro riposo? E\u2019 troppo presto e io soffro di insonnia. Domani, come sempre, mi alzer\u00f2 alle sette e mezzo. Trover\u00f2 la colazione accuratamente preparata e dopo mangiato mi recher\u00f2 a piedi in paese, per fare le mie sei ore in Comune. Ho un ufficio tutto mio, che ormai non \u00e8 che un prolungamento della mia casa. Ho quarant\u2019anni e lavoro da venti. Quello \u00e8 l\u2019unico posto in cui riesco a stare senza mia madre. La collega con cui di solito scambio due parole \u00e8 allampanata e anemica, si muove come se avesse ingoiato una scopa che le si fosse incastrata obliquamente nel corpo. Che abbia la scoliosi, una grave forma di scoliosi, me lo ha confermato subito lei stessa. I suoi capelli biondicci coprono il viso slavato con una bocca larga e dentuta, dall\u2019espressione timida, come se di continuo si scusasse. Un\u2019altra compagnia, si fa per dire, \u00e8 un collega dagli straripanti capelli neri ispidi, basso di statura, i piedi piatti, che cerca a suo modo di accettare di buon grado la vita. Qualche volta mi offre il caff\u00e8 e sembra cercare di entrare in confidenza. Ma non gli do spazio. Resto immerso nelle mie pratiche fino all\u2019ora di pranzo. Tornato a casa, trovo mia madre che cucina, solida tra i fornelli, concentrata, mentre la radio o la televisione trasmettono le ultime notizie. Tolleriamo poco la televisione. Le sue immagini sono troppo colorate, troppo movimentate. Io e mia madre abbiamo bisogno di quiete. Dopo mangiato mi capita di addormentarmi sul divano, ma presto inizio a dedicarmi al giardino. Cos\u00ec passano le ore. Finita la cena abitualmente scelgo un libro da sfogliare, mentre lei cuce tranquillamente, oppure legge la Bibbia. Stiamo talmente bene io e lei soli da non essere mai sfiorati dal desiderio di aver bisogno d\u2019altro.<br>Ma stasera non posso leggere. Per la terza volta, da un abisso di impotenza e solitudine, qualcosa mi chiede di accorrere nella mia camera. Ma ancora non mi muovo. In effetti ho paura, la casa \u00e8 troppo grande, il corridoio \u00e8 lungo. E la sera \u00e8 buia. Io ho paura del buio. Da bambino mia madre mi puniva cos\u00ec qualche volta, rinchiudendomi al buio nella mia stanza. Mia madre \u00e8 sempre stata di poche parole, come con i suoi alunni, e quando parla si pu\u00f2 stare certi che alle parole seguiranno i fatti. Io sono stato suo alunno per tutta la vita. Una paura invincibile mi inchioda al divano. Ogni tanto mia madre mi guarda sottecchi. Si sente il vento che fischia tra le foglie degli alberi. Anche stasera forse piover\u00e0.<br>\u201cPerch\u00e9 non leggi stasera?\u201d mi chiede mia madre. Le sue parole sono nitide, con tutte le vocali e le consonanti esattamente calibrate. E\u2019 una voce antica, forte. La usa poco ma sempre a proposito. La voce della mia collega invece \u00e8 debole e tremula, come se le cedesse continuamente il terreno sotto le scarpe. Il pensiero mi fa sorridere.<br>\u201cNon ho voglia di leggere\u201d rispondo, fingendo di rilassarmi maggiormente sul divano abbandonando la schiena indietro. Gli occhi mi si socchiudono, cerco di catturare un\u2019idea, una risposta che mi sta sfuggendo.<br>In effetti non ho mai avuto una donna. Mi sono masturbato moltissimo, sin dall\u2019adolescenza, ma non ho mai avuto donne come, del resto, non ho mai avuto amici. Mia madre mi bastava. E se accettavo qualche invito fuori, a mangiare una pizza o a giocare a calcetto mi sentivo troppo in colpa per voler ripetere quell\u2019esperienza. Sentivo che non era giusto lasciare sola mia madre. Lei non mi aveva proibito di uscire, quelle poche volte, ma al ritorno il suo sguardo era inequivocabile: l\u2019avevo tradita, e per un po\u2019 non mi avrebbe parlato e neppure mi avrebbe guardato direttamente. Una volta aveva addirittura gli occhi rossi. Doveva aver pianto e io mi ero sentito davvero un verme. Fu da quella volta che rinunciai definitivamente a uscire. Andiamo insieme a fare la spesa, ed anche al cinema, seppur raramente. La domenica mattina andiamo insieme alla Messa. La gente del paese ci guarda rispettosa, da una certa distanza, e mi imbatto talvolta nella mia collega che, vedendomi sul sagrato, pare voler avvicinarsi per scrutarmi meglio, con la sua andatura sbilenca; nei suoi occhi appare una richiesta interrogativa, unita ad una scintilla di ilarit\u00e0.<br>E stasera vengo di nuovo chiamato. Non saprei dire di cosa si tratta. Una sorta di grave, struggente promessa. Qualcosa che mi attende nella mia camera.<br>Nel buio della mia camera.<br>Il tempo passa in un irresoluto silenzio. Quando \u00e8 l\u2019ora di andare a letto, circa le undici, appare normale ritirarci e nella mia stanza nulla, anche stavolta, \u00e8 diverso dal solito: il com\u00f2, la Madonna sopra il letto, la piccola finestra, l\u2019alto soffitto, la fioca luce dell\u2019abat-jour. Una certa inquietudine mi porta a tardare a spegnere la luce, perch\u00e9 la paura del buio mi ha colto pi\u00f9 intensa di quanto non sia mai stata nel corso degli ultimi anni. Trascorre cos\u00ec un\u2019altra notte, con frammenti confusi di sogni agitati e frustrati. Mi appaiono di continuo membra diafane intente a definirsi, spasimi di braccia, tensioni di carni che si gonfiano, che formano gambe, labbra, scapole, tutto che confluisce in un corpo palpitante, sconfitto. Allora ho la sensazione di aver gi\u00e0 visto, gi\u00e0 saputo. E\u2019 un riconoscimento. In quel crogiolo di membra devo trovare qualcosa e ritrovarmi. E stamani mi ritrovo qui, nel mio vecchio ufficio. Non so per quale misterioso influsso mi muovo con innaturale efficienza, non riconoscendo i miei gesti cos\u00ec rapidi e mirati; vedo che la collega mi osserva divertita, i denti sporgenti ancora pi\u00f9 sporgenti del solito, perch\u00e9 forse nota questa mia stanchezza , questa smania. E al ritorno non faccio che pensare alla sotterranea novit\u00e0 che scuote inaspettatamente il mio essere. Una volta arrivato nei pressi del mio cancelletto, sono sorpreso da un ricordo improvviso. Rivivo un episodio di alcuni mesi prima &#8211; a cui non avevo in definitiva prestato troppa attenzione &#8211; in un giorno guasto e umido di primavera. Al ritorno dal lavoro avevo visto un gruppo di bambini che giocava l\u00ec vicino. Mi ero meravigliato del fatto che si spingessero fin in quei paraggi. C\u2019era qualcosa di strano, e mi ero accorto che avevano formato un disciplinato girotondo di maschietti che cantavano: \u201cla ragazza che non doveva amare cerca ancora il suo sposo, gira bella monaca, gira bella monaca, chi sceglierai questa volta?\u201d Al centro del cerchio stava una bambina giallastra. Mi ero avvicinato e il cerchio subito si era sciolto, avevo preso per un braccio la bambina conducendola in disparte. Aveva gli occhi piccoli, le labbra sottili e screpolate \u201cChe gioco \u00e8 questo? Chi \u00e8 la ragazza che non poteva amare?\u201d La bambina aveva distolto lo sguardo e aveva accennato un sorriso di scherno \u201cQuella che si \u00e8 uccisa nella tua casa, tanti anni fa\u201d.<br>Sembrava un\u2019accusa e avevo avuto un mancamento ingiustificato. La cosa, allora, non poteva avere molto senso per me. Mi ero voltato a guardare i maschietti che avevano ricominciato il girotondo e un\u2019altra bambina aveva preso il posto dell\u2019interrogata. Avrei voluto saperne di pi\u00f9, ma non ero in grado di continuare a porre domande. A mia madre non avevo detto nulla.&nbsp; E ora sono di nuovo nel presente, stordito. Rientro in casa e vedo mia madre intenta a rimestare ai fornelli. Ci scambiamo un\u2019occhiata rapida, mentre vado a cambiarmi. Dopo mangiato decido di dedicarmi subito un poco all\u2019orto e al giardino. Trascorro il resto del pomeriggio in uno stato di trasognata inquietudine, mi aggiro ripetutamente nel soggiorno e ad un tratto apro tutti i cassetti, alla confusa ricerca di qualcosa, finch\u00e9 mi accorgo che uno di questi, che raramente \u00e8 stato aperto, risulta bloccato. Sono riuscito a toglierlo e ho visto che a fermarlo era un vecchio quaderno sgualcito. E\u2019 pieno di polvere e pare esso stesso doversi polverizzare da un momento all\u2019altro. Riesco ad aprirlo e vedo che riporta in prima pagina una lunga scritta. L\u2019elegante calligrafia, tipicamente femminile, \u00e8 alquanto laboriosa, come quelle di una volta. La data per\u00f2 \u00e8 indecifrabile. Maneggiando cautamente quella pagina molto ingiallita e fragile, inizio a leggere:<br>\u201cSapevo che non era possibile. Non potevo anelare a tanto. Meritavo forse di ottenere mercede per gli eccessi del mio ardore? Oh caro! Volesti unirti ad un cuore puro d\u2019amore, e quello che avesti fu il tradimento del mio voto. Mi sono privata per sempre della pace del chiostro. Io muoio. Il mio patrigno mi ha punita. Ah Dio sa cosa vuol dire questo stillicidio della mia anima, in questo mio corpo esangue. Dunque io amai. Dunque io amo. Ma il verdetto \u00e8 inappellabile. Non ho visto clemenza negli occhi tuoi, n\u00e9 il mio patrigno l\u2019ha impetrata. E\u2019 forse la fine, l\u2019orrido velo della Signora la soluzione vera del mio peccato? Perd\u00f2no perd\u00f2no!\u201d<br>Rimango a lungo in silenzio, dopo aver riposto quel quaderno, mentre una ridda di pensieri, senza n\u00e9 capo n\u00e9 coda, si affolla nella mia mente. Dopo cena ci sediamo come al solito in soggiorno. Ed ecco, ancora, il richiamo.<br>Stavolta decido che non posso esimermi dall\u2019andare a vedere. S\u00ec, in camera mia c\u2019\u00e8 qualcosa che attende di essere verificato, di essere conosciuto. So che mi devo alzare e devo andare. Mia madre alza gli occhi sopra gli occhiali, continuando a cucire.<br>\u201cNeanche stasera leggi?\u201d Mi chiede con la sua voce fonda.<br>\u201cNo, anzi, credo che andr\u00f2 subito a letto\u201d<br>Mia madre solleva la testa. Mi osserva con moderata apprensione.<br>\u201cNon ti sentirai male, spero\u201d<br>\u201cNo, sono molto stanco\u201d<br>\u201cTi sfruttano sul lavoro\u201d<br>\u201cNo, i colleghi sono gentili\u201d<br>\u201cSono tutti sanguisughe, non devi fidarti di nessuno. Tu sei troppo al di sopra di loro. Non ti immischiare\u201d<br>\u201cNon \u00e8 accaduto nulla\u201d<br>\u201cNon \u00e8 ci\u00f2 che accade, ma ci\u00f2 che si sente. Loro non possono capire chi sei tu. Non dargli corda, Claude\u201d<br>Io annuisco nervosamente, in fondo soddisfatto, consapevole che mia madre ha ragione, come sempre. Mi alzo quasi a fatica e mi avvio verso il corridoio. Di nuovo la paura mi immobilizza. Cosa ci sar\u00e0 in fondo al corridoio, nella mia camera, che mi aspetta al varco?<br>\u201cAllora vai a letto o no?\u201d Mi chiede mia madre<br>Il lavoro di cucito la impegna molto. E\u2019 l\u2019ennesimo maglione che mi prepara, scegliendo con cura colore e tessuto.<br>\u201cS\u00ec, vado davvero. Buonanotte\u201d<br>\u201cBuonanotte\u201d<br>Sento lo sguardo di mia madre dietro la schiena, come un brivido. Percorro il corridoio umido. Macchie di umidit\u00e0 sul soffitto aspettano da anni di essere sanate. Mi riconosco sgomento di fronte alla porta della mia stanza. Non sta succedendo nulla, questa \u00e8 la stanza che ho sempre occupato, la mia stanza di bambino, il paesaggio interiore dei miei giocattoli, la grotta segreta delle mie figurine, la valle nascosta di tutti i pochi orpelli della mia infanzia solitaria. Spingo un poco la porta e di nuovo mi immobilizzo. Chi ha cominciato da giorni a chiamarmi da lontano, fiocamente, ma sempre pi\u00f9 a lungo? Possibile che io sia arrivato a quarant\u2019anni senza notare nulla di irregolare, di profondamente estraneo, nel mio mondo?<br>Il capo mi cede e devo appoggiarlo al muro. Mi scende addosso tutto il peso della solitudine di sempre, dell\u2019immutabilit\u00e0 della mia condizione. Poi spingo risolutamente ed entro. Tasto la parete alla cieca per trovare l\u2019interruttore, ma lascio perdere. In effetti nella stanza c\u2019\u00e8 luce. Mi accoglie un chiarore soffuso, inafferrabile. E sul letto\u2026 oh sul letto \u00e8 distesa una donna. A questo punto mi chiudo la porta alle spalle e mi soffermo trasognato a guardare. Una donna bellissima, tutta innervata da una debole luce di sogno, \u00e8 abbandonata languidamente sul mio letto e mi guarda con dolcezza mista a rimprovero.<br>Mi avvicino, man mano che la paura fa posto a una strana, mai provata, sicurezza. Mi avvicino al mio letto e vedo il bel corpo raggomitolarsi lentamente come un\u2019anguilla addormentata. Ha i capelli ricci quasi azzurri nel buio, una stoffa impalpabile avvolge il busto e parte delle cosce. Faccio per toccarla, ma lei scivola impercettibilmente verso il fondo del letto e scompare. Nel momento stesso in cui svanisce qualcosa viene meno nell\u2019atmosfera della stanza, come se una tensione antica si fosse improvvisamente scaricata e tutto fosse tornato ad essere come sempre, senza storia e senza sorprese.<br>Dormo agitato, senza potermi riavere da uno sbigottimento infantile. La mattina mi ritrovo a fare colazione con mia madre, che dopo aver portato in tavola il caffelatte mi guarda con sospetto.<br>\u201cHai dormito bene?\u201d mi chiede e mi pone una mano sulla fronte per verificare se sono febbricitante.<br>\u201cSto bene, non ti preoccupare\u201d<br>Mia madre comincia a rassettare ed io esco. La mattina scorre normalmente, riesco tra l\u2019altro ad accettare un caff\u00e8 dall\u2019ometto porcospino, parlando del mite inverno che sta scorrendo.<br>Ma al mio rientro non mi trattengo e affronto mia madre di petto.<br>\u201cMamma, tu sai nulla di una giovane donna che si \u00e8 uccisa in questa casa?\u201d<br>La domanda che avevo evitato in passato \u00e8 insopprimibile adesso. Gli occhi di mia madre paiono iniettarsi di sangue.<br>\u201cE\u2019 una vecchia storia. La gente del paese la racconta ancora.\u201d<br>\u201cInfatti\u201d sospiro.<br>\u201cUna ragazza che doveva farsi monaca si diede a un uomo pochi giorni prima di entrare in convento. Si uccise. \u201c<br>\u201cQuando accadde?\u201d Chiedo, affascinato.<br>\u201cAgli inizi dell\u2019800, credo\u201d<br>Sono sconvolto. Non so cosa rispondere. Mia madre \u00e8 pi\u00f9 che mai glaciale.<br>\u201cLe donne cercano la loro rovina\u201d continua, sollevando cucchiaiate di minestrone e valutando con occhio esperto la consistenza dei legumi \u201cle donne sono tutte figlie di Eva\u201d. Si volta pacatamente, guardandomi sin dentro l\u2019anima. Non sostengo il suo muto rimprovero e mi siedo seduto al mio posto a tavola.<br>Dopo la frutta mi decido a mostrarle il quaderno che ho ritrovato. Mia madre, sedutasi in soggiorno, legge con attenzione quello sfogo disperato. Poi prende la Bibbia dal tavolino e mi invita a sedermi di fronte a lei.<br>\u201cPreghiamo per la nostra pace\u201d mormora, socchiudendo gli occhi, ispirata da una solennit\u00e0 senza nome \u201cpreghiamo perch\u00e9 il Maligno non ci corrompa\u201d.<br>Non so quanto tempo trascorre, io e lei nel soggiorno, persi ciascuno nei nostri pensieri, seduti uno di fronte all\u2019altra, mentre la luce del giorno va smorzandosi poco a poco a causa di grosse nubi da temporale e tutto viene invaso da una penombra spossata, che va inghiottendo i soprammobili, il pesante tavolo oblungo di ebano, la cristalliera, i quadri anneriti.<br>Decido di mettere in ordine la cantina. Le ore passano dunque tra le cianfrusaglie, gli abiti dismessi, i vecchi paralumi. E\u2019 un modo per non pensare. E dopo cena, di nuovo, vengo chiamato. Questa volta proprio per nome. Mi risuona nelle orecchie, nitido e argentino \u201cClaude, Claude\u2026\u201d La televisione \u00e8 guasta e mi accingevo ad accendere la radio quando ho capito che dovevo sedermi e ascoltare quello che iniziava ad avvenire dentro di me. Mia madre sta sparecchiando, fra poco laver\u00e0 i piatti. Per non suscitare sospetti continuer\u00f2 a stare seduto qui per un altro po\u2019, poi dir\u00f2 che devo tornare a coricarmi presto, per un malessere che non demorde.<br>La madre mi previene.<br>\u201cTi vedo pallido anche stasera. Dovresti fare una cura ricostituente\u201d.<br>\u201cE\u2019 probabile mamma\u201d rispondo.<br>Il silenzio \u00e8 di nuovo assoluto. Il vento soffia nel giardino, le nubi sono ancora aumentate di consistenza. E\u2019 la fine definitiva, forse, della mitezza di questo inverno. Ho sempre amato questa solitudine, questo cielo del nord, mai del tutto sereno, questi alberi mai del tutto risparmiati dal vento.<br>Quando sento di poter andare do la buonanotte a mia madre e mi reco nella mia stanza.<br>Rivedo allora, nel buio clemente di questa notte di luna piena, la ragazza di ieri, appena luminescente d\u2019azzurro. Si \u00e8 sollevata ginocchioni sopra il letto, con i capelli che scendono a ricoprire i lati del viso d\u2019avorio. Ma quello che pi\u00f9 mi sorprende \u00e8 la sua mobile espressione. E\u2019 qualcosa che non si pu\u00f2 descrivere con le parole, qualcosa che mi ferisce e mi commuove e mi innalza. I suoi occhi sfavillano ora di un desiderio mai visto di vita, di piacere, ora di tristezza profonda, vissuta goccia a goccia, una desolazione tanto esausta da sconfinare nell\u2019ironia. Il suo corpo sta assorbendo energia, con una foga quasi disperata. Mi avvicino a lei e stavolta riesco a toccarla, \u00e8 evanescente al tatto, ma calda e morbida. Comincio ad accarezzarla, lei mi abbraccia, mi stringe a s\u00e9. Sento un gemito che pare rompere in quel corpo le dighe del tempo. E\u2019 sensualit\u00e0 allo stato puro, il ricordo e l\u2019 espressione di un amore senza limiti. E inaspettatamente \u00e8 come se tutta la mia vita venisse passata al setaccio e non rimanesse nulla in superficie, nulla se non quell\u2019ebbrezza d\u2019amore, quella fame di gioia, annuncio di un abisso indecifrabile. Rivedo la mia vita all\u2019ombra di mia madre, le risa dei compagni di scuola per il mio corpo debole, la mia timidezza morbosa. La solitudine di sempre che ora giganteggia nel buio. E sono travolto da una grande, affannata complicit\u00e0. Lei \u00e8 dunque la ragazza che non poteva amare, io il ragazzo che cercava la sua sposa. Vengo risucchiato da un vortice di aerea, sinfonica felicit\u00e0, gi\u00f9 nel mio primo amplesso, il mio primo possesso. Lei si dibatte senza rumore sul letto, in preda ad un piacere smisurato, che le fa rifluire aria dai recessi del petto, lasciandola come svuotata. E io accedo ad una realt\u00e0 dove tutto, fisicamente e psicologicamente \u00e8 amplificato, incontenibile. Accarezzo protettivo quelle braccia, quelle cosce fervide, le gambe perfette, il seno marmoreo ed elastico. Le sue iridi sono talvolta invisibili, nel culmine del piacere, e le labbra carnose vanno liquefacendosi tra i denti, dove vedo oscillare mollemente la lingua. I ricci bluastri contornano la fronte imperlata di un sudore trasparente e senza odore.<br>Tutto, tutto viene rivisto, ricostruito, rivissuto. Perch\u00e9 sono un uomo nuovo. Infine lei inizia a ritirarsi, a restringersi, mentre un\u2019autentica disperazione si dipinge sul suo viso.<br>\u201cNo no no\u201d balbetta, ma qualcosa di inesorabile la sottrae al mio abbraccio, sempre pi\u00f9, sempre pi\u00f9. Annaspo tra le lenzuola, mi riesce di abbrancare ancora una sua mano, un suo braccio, mi capita di imbattermi nel calore del suo sesso, ma sono percezioni sempre pi\u00f9 frammentarie. Infine mi ritrovo solo, madido di sudore, col cuore in tumulto. La stanza irrimediabilmente deserta, tutto al suo posto come sempre, in un silenzio assoluto. Il vento che soffia tra gli alberi. La luna piena che inserisce un timido bagliore tra le persiane.<br>E perci\u00f2 \u00e8 finita con la rassegnazione tranquilla della mia vita, delle mie giornate. Sono stato dunque tradito dal mio stesso saggio rinunciare. E ora ho paura. Come potr\u00f2 invero tornare al mio lavoro, alla mia esistenza, dopo aver captato qualcosa di cos\u00ec grande, di cos\u00ec sommamente meraviglioso? Mi sento soffocare. Mi alzo barcollando, vado in cucina a versarmi dell\u2019acqua. Mi riprendo poco a poco ed arriva il momento in cui quasi mi convinco di aver solo sognato, di essere stato vittima di un\u2019alterazione dei miei nervi provati. In quel momento vedo mia madre. Mi sorprende mentre ripongo il bicchiere al suo posto E\u2019 spettinata, i capelli grigi sono sparpagliati lungo le sue possenti spalle, gli occhi hanno luce interrogativa, malevola, da cui mi devo distogliere.<br>\u201cTi senti bene?\u201d Mi chiede con voce impastata.<br>\u201cS\u00ec, dovevo bere. Ora torno a letto\u201d<br>Lei mi osserva indagatrice, diffidente, poi si volta e si riavvia verso la sua stanza, strascicando le ciabatte. La sento tossire mentre richiude la porta.<br>Il giorno dopo fingo che nulla sia successo, ma la sera tutto si ripete, tale e quale. So che \u00e8 l\u2019inizio di un\u2019ossessione, forse della mia follia, ma non importa. Per giorni e giorni l\u2019appuntamento si rinnova, e sempre quell\u2019amore appassionato, selvaggio, sconvolge la mia mente e i miei sensi, sempre e comunque raggiungo la vetta di quel sublime che a me era stato negato, sottratto sin dalla nascita. Cos\u00ec, un po\u2019 per volta, qualcosa di me muta, si trasforma. Il mio viso \u00e8 meno olivastro, meno smorto. Il mio corpo acquista in forza e salute. Ora sorrido pi\u00f9 spesso. Gli impiegati meravigliati si accorgono del cambiamento. Anche la mia smarrita collega trova pi\u00f9 pretesti per avvicinarsi a me, arrancando con la sua scoliosi, masticando parole tra i denti sporgenti, con una luce vagamente maliziosa nello sguardo. Ho finito di essere uno di loro, di essere tutt\u2019uno con le loro esistenze dimenticate, invisibili. Comincio ad accorgermi degli altri. Della bella commessa del bar della piazza, del noto attore in vacanza nella villa sopra il paese. Finalmente vedo gli altri. Uomini e donne dentro la vita, dentro lo scorrere grandioso degli avvenimenti e della storia. Perch\u00e9 ora prendo congedo, amici miei, prendo congedo dalla vostra lenta rovina, dall\u2019esistenza sciupata e perduta di cui avete fatto un bozzolo protettivo e persino piacevole nella sua assenza di pretese. Perch\u00e9 nulla pu\u00f2 essere pi\u00f9 dolce dell\u2019irresponsabilit\u00e0 del fallimento.<br>Anche mia madre deve ammettere che non sono pi\u00f9 quello di prima. E\u2019 ormai sempre pi\u00f9 chiusa e diffidente, ma non osa disturbare il mio buon umore, resta intimamente certa che si tratta di un mio passeggero sbandamento e si trincera in quella sua incipiente vecchiaia con un certo orgoglio doloroso.<br>E il periodo felice, infatti, ha breve durata. Man mano che passano i giorni sento che qualcosa mi manca, si sottrae al mio controllo. Il mio amplesso notturno \u00e8 sempre meraviglioso ma ormai non basta a soddisfare la nostra brama, la nostra ansia di unire le nostre vite. Le nostre \u2018vite\u2019? La parola \u2018vita\u2019 assume un nuovo significato ai miei occhi, nasconde in s\u00e9 un paradosso. Come fare? Come fare per raggiungere la vita? Ma forse un modo c\u2019\u00e8 e un brivido di angoscia mi percorre tutto anche la notte tra le sue braccia. Non ho bisogno di dire nulla. Lei ha capito. Le sa. Lei sa da molto tempo. Forse era tutto predisposto sin dall\u2019inizio. Non ho bisogno di dire nulla, ma solo di guardarla intensamente, di perdermi nel mare in tempesta dei suoi occhi liquidi. Cos\u00ec sar\u00e0. Per raggiungere la ragazza che non poteva amare, io, il suo legittimo sposo.<br>Trascorro la giornata adempiendo scrupolosamente ai miei doveri, scambiando qualche battuta melensa con la mia melensa collega, prendendo un caff\u00e8 col porcospino dai piedi di papero. Ma quando esco so che \u00e8 tutto finito, che non mi resta che affidarmi al mio destino.<br>Con mia madre sono insolitamente amabile, cordiale. La aiuto in cucina, le parlo dell\u2019ufficio, le do notizie svagate sulla vita del paese e lei mi ascolta perplessa ma, di nuovo, orgogliosa di me, fieramente orgogliosa e pronta a difendermi dal mondo.<br>Questa sera prima di ritirarmi scendo in cantina a prendere una lama adatta. Quando poi sono seduto sul mio letto, nella consapevole ubriachezza di chi si appresta a compiere un rituale di sacrificio, comincio a tagliarmi le vene dei polsi. Lo faccio silenziosamente, osservando affascinato il mio sangue che cola copioso sulle mie ginocchia, sul pavimento, quindi mi sdraio accanto a lei, sopportando la marea montante del dolore, accanto a lei che si protende verso di me, guardandomi in una condizione perfetta di attesa. Mentre guarda il suo viso, se possibile, si illumina ancora, i capelli scendono ad onde pi\u00f9 ricche, pi\u00f9 azzurre, il suo sorriso si fa pi\u00f9 abissalmente distante. Non so quanto tempo passa, ormai il tempo non conta pi\u00f9, non si conforma ad un\u2019ordinata successione di minuti e di secondi. Muoio accanto a lei, accanto al suo corpo tornito, muoio intrepidamente, entusiasticamente, tanto che il dolore non mi spaventa pi\u00f9 anzi mi nutre senza saziarmi, entra a far parte della mia intima esaltazione. Allora mi accorgo che sono davvero felice. Felice come non sono mai stato in vita mia. Sorrido gagliardamente, sentendomi vendicato. Subentra poi un\u2019ondata di diversa, indescrivibile dolcezza. E dal fondo dell\u2019universo arriva il mio passato, la musica misteriosa del mio ritmo personale, arriva il mio mondo, il colore ed il sapore dei miei pensieri e delle mie passioni.<br>E lei ride, sento la sua risata scrosciante, ineludibile, la sua risata un po\u2019 amara, mentre mi accoglie.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_48673\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"48673\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Lo sento anche stavolta il richiamo. 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