{"id":4860,"date":"2010-12-17T18:37:36","date_gmt":"2010-12-17T17:37:36","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=4860"},"modified":"2010-12-17T18:37:36","modified_gmt":"2010-12-17T17:37:36","slug":"premio-racconti-nella-rete-2011-il-giocatore-e-il-giocoliere-di-ivano-bisozzi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=4860","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2011 &#8220;Il giocatore e il giocoliere&#8221; di Ivano Bisozzi"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: left;\">Tutti ricorderanno la storia di Piero che a 86 metri di altezza giocherellava sulla fune con birilli rossi e spade di legno lucido. Il cavo era stato sistemato in piena notte tra il pendio e il ponte che conduce al paese, e l\u2019unico ad accorgersi dei preparativi era stato Leo, che si trovava sulla riva del fiume sottostante con un fiasco in mano, intento a contare cento stelle e altrettante sventure patite giocando ai dadi.<\/p>\n<p>Stava riflettendo su come non gli fosse mai uscita una coppia di 6, quando gli era sembrato di vedere nell\u2019oscurit\u00e0 tre nani, una vecchia e un ometto in groppa a un cammello che fissava la corda da una sponda all\u2019altra del precipizio. Tracann\u00f2 l\u2019ultimo sorso di vino, fece di s\u00ec con la testa e si addorment\u00f2 sognando alberi della cuccagna e tesori dissotterrati.<\/p>\n<p>Il mattino seguente, la gente accorse ad ammirare le prodezze del funambolo che, ritto nel cielo, si esibiva in giochi di un\u2019abilit\u00e0 straordinaria. Invece di accalorarmi come gli altri, io ero rimasto assorto a guardare oltre il mago e la montagna. Eppure, pensavo, Ugo me lo aveva detto che non dovevo mettermi con una di paese. Ti toccher\u00e0 andare a vivere laggi\u00f9, ripeteva ogni volta che parlavo di Marisa. Poi il giorno della mia partenza mi aveva salutato col gesto dell\u2019ombrello prima che il treno imboccasse la galleria.<\/p>\n<p>Il funambolo padroneggiava le nuvole sopra i miei pensieri, quando a un tratto mi sentii bussare sulla spalla e mi voltai. Era Leo sozzo di fango dalla testa ai piedi che con una fiatata acida mi chiese se stavo gradendo lo spettacolo. Voi siete nuovo di qui, si dice che fate l\u2019avvocato, aveva aggiunto senza aspettare risposta. Mi presento, sono Leo, Leo il giocatore. In paese, sapete, si parla bene di voi. Era la prima volta che oltre a Marisa qualcuno del posto mi rivolgesse parola.<\/p>\n<p>L\u2019incontro con Leo mi tolse il malumore. Si allontan\u00f2 tra palloncini colorati e buste della spesa continuando a guardare in alto. Mi aveva fatto piacere sapere che in paese si parlasse di me in quel modo. Cominciai a sentirmi inaspettatamente a mio agio tra la folla, e sobbalzai quando l\u2019uomo sul filo a met\u00e0 tragitto simul\u00f2 una caduta che trasform\u00f2 in inchino. Applaudii anch\u2019io. Non vedevo l\u2019ora di tornare a casa e raccontare tutto a Marisa.<\/p>\n<p>Il giocoliere fu arrestato appena mise piede a terra, e osservare la gente cos\u00ec unita che fischiava e strillava contro gli agenti che lo portavano via, mi indusse a pensare che da quel posto non me ne sarei pi\u00f9 andato. Acclamavano l\u2019uomo con affetto, come se lo conoscessero da un secolo, come fosse uno di casa. Un bambino mi tir\u00f2 per la giacca. Mi disse avvocato, per favore, faccia qualcosa. Magari potessi, pensai.<\/p>\n<p>Ma il fato a volte fa giochi strani. Quando al funambolo chiesero di nominare un avvocato, lui rispose datemi il pi\u00f9 giovane. Esamin\u00f2 l\u2019elenco per date di nascita e lesse 23\/09\/1982, poi lesse il mio nome: Marco T. Ero alla mia prima causa e avevo una paura che mi paralizzava l\u2019anima. Marisa mi incitava per infondermi coraggio, ma anche se cercavo di non darglielo a vedere, la paura stava sempre l\u00ec, tra gola e petto.<\/p>\n<p>Malgrado ci\u00f2, volevo conoscere al pi\u00f9 presto possibile il mio cliente. Al colloquio in carcere egli si rese subito conto della mia tensione senza neppure guardarmi. Mi chiamo Piero, disse, sei pronto a fare il primo passo sulla fune? Non seppi rispondere, e azzardai la domanda che desideravo fare: Lei ha mai paura di cadere? Ricordo rispose \u201cogni istante, mille volte in ogni istante\u201d, e indic\u00f2 la pioggia dietro l\u2019inferriata.<\/p>\n<p>Era per\u00f2 arrivato il momento che dovevo decidere se accettare o no quell\u2019incarico. Infine fui sincero e gli confessai che non me la sentivo. Ebbi per\u00f2 l\u2019impressione che lui neanche mi ascoltasse. Disse solo ci vediamo domani, mentre poco pi\u00f9 in l\u00e0, in un\u2019osteria fuori paese, Leo si soffi\u00f2 sul pugno della mano e lanci\u00f2 i dadi sul tavolo verde: 4 e 2, e perse quel poco che gli era rimasto da perdere.<\/p>\n<p>Non pago della mazzata rimediata, Leo decise di giocarsi anche ci\u00f2 che non possedeva e sciup\u00f2 l\u2019impossibile. Tutto sta nel gioco di polso e nel calcolo delle probabilit\u00e0, ripeteva tra s\u00e9 agognando il doppio 6. Dai Leo, questo \u00e8 il tuo lancio fortunato, si era augurato prima di leggere 5 e 1 sul piano. Tornato a casa aveva baciato sulla fronte il figlioletto Mario che gi\u00e0 dormiva. Quella notte il giocatore sogn\u00f2 il giocoliere.<\/p>\n<p>Il giorno dopo alle 9.00 in punto Marisa mi accompagn\u00f2 a spintoni in Tribunale. Una calca di persone affollava l\u2019aula e Piero non sembr\u00f2 sorpreso del mio arrivo, sebbene conoscesse i miei timori. Leo fu ascoltato in quanto testimone del fissaggio della fune. Parl\u00f2 dei nani, della vecchia, e tutti risero quando salt\u00f2 fuori che aveva confuso due cespugli per un cammello.<\/p>\n<p>Quando tocc\u00f2 al giocoliere parlare, non rise pi\u00f9 nessuno. In un silenzio irreale aveva detto \u201cposso liberare queste mani da ferri e catene quando voglio; posso attraversare sbarre e cancelli, e passeggiare sui tetti delle vostre case senza che ve ne accorgiate, ma prima che me ne vada, non ridete se vi offro quel tanto di amore che basta per vedere tigri o cammelli tra intagli di rocce e fogliame\u201d. Piero fu assolto pi\u00f9 per merito suo che mio e il parroco corse a suonare le campane della chiesa.<\/p>\n<p>Piero prese la stradina di tergo seguito dai nani e dalla vecchia, lanciando birilli al cielo e baci ai presenti. Non lo rivedremo pi\u00f9, pensai, tranne le volte che alzeremo lo sguardo e lo immagineremo danzare tra palazzi e stelle. Avevo vinto la paura e per tutti ero l\u2019eroe che aveva salvato il giocoliere, ma fu proprio quello il momento che caddi: Leo mi preg\u00f2 di trovare rimedio alle sue sventure e non seppi rassicurarlo abbastanza.<\/p>\n<p>Il giocatore sognava il giocoliere. Il giocoliere camminava tra i confini del vuoto senza mai cadere, mentre il giocatore lo osservava dal punto pi\u00f9 fondo dell\u2019abisso. Pioveva a dirotto. Leo torn\u00f2 gi\u00f9 al fiume e lanci\u00f2 con disprezzo i dadi nell\u2019acqua. Un doppio 6 si adagi\u00f2 tra i ciottoli prima che la piena portasse via tutto, compresa la sua vita. Quando lo seppi, sentii come se il fiume avesse inghiottito anche me.<\/p>\n<p>Non si scopr\u00ec mai se Leo si fosse lasciato morire o se fosse scivolato. Stavo nel mio studio e guardavo la pioggia battere contro i vetri. Pensavo a Piero che indicando la pioggia aveva detto \u201cc\u2019\u00e8 un momento, arriva dopo pochi passi, prima che sopraggiunga la fatica e inizi a oscillare la fune, che ti senti impalpabile quanto l\u2019aria, e in quel momento sono caduti in tanti\u201d. Non diedi importanza a quella confidenza, pensai si trattasse solo di rischi da funambolo, ma sbagliavo. Leo era morto e io mi sentivo in colpa per non aver ben compreso i suoi dolori. Mi ero fatto distrarre dalla gloria ed ero caduto. Misi nella valigia i pochi libri che avevo. Volevo lasciare la professione e stavo chiudendo le imposte, quando un orfano buss\u00f2 alla porta. Era Mario il figliolo di Leo. Lo riconobbi. Era il bambino che mi aveva tirato per la giacca durante l\u2019arresto di Piero. Disse \u201cmio padre non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 e ho paura. Voglio fare causa alla pioggia e al vento, avvocato, accetta il mio incarico?\u201d Dissi di s\u00ec! Disfeci la valigia, gli poggiai la mia giacca sulle spalle e ascoltai i suoi racconti da bambino ferito, con attenzione. S\u00ec, con attenzione, perch\u00e9 io ero l\u2019avvocato del giocatore, del giocoliere, e di ogni storia buona che caccia via il tempo cattivo.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_4860\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"4860\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tutti ricorderanno la storia di Piero che a 86 metri di altezza giocherellava sulla fune con birilli rossi e spade di legno lucido. 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