{"id":48554,"date":"2022-04-06T18:47:23","date_gmt":"2022-04-06T17:47:23","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=48554"},"modified":"2022-04-06T18:47:23","modified_gmt":"2022-04-06T17:47:23","slug":"premio-racconti-nella-rete-2022-ricordi-dinfanzia-di-anna-bani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=48554","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2022 &#8220;Ricordi d&#8217;infanzia&#8221; di Anna Bani"},"content":{"rendered":"\n<pre class=\"wp-block-preformatted has-normal-font-size\">Non sapr\u00f2 mai cosa spinse mio padre a spararsi un colpo di pistola in quel bruciante tramonto di trent\u2019anni fa, la sera prima della sua esecuzione all\u2019Opera di Parigi del concerto n. 1 di Chopin.\nEppure la vera tragedia non la vissi allora. No. La mia sensazione, in quel momento, fu quella dell\u2019impossibilit\u00e0 di comprendere ci\u00f2 che era accaduto, o meglio, di credere reale l\u2019intera scena; come se quell\u2019uomo dal capo riverso sulla tastiera bianca macchiata di sangue, non fosse stato realmente mio padre ma un attore mirabilmente calato nella parte, che, da un attimo all\u2019altro, si sarebbe rialzato per assicurarci con un sorriso che, s\u00ec, era stato bello, era stato coinvolgente, ma ora tutto era finito e la realt\u00e0 tornava a rivestire i suoi panni quotidiani. \n\nMa non si trattava di una finzione e l\u2019espressione pi\u00f9 indispettita che disperata di mia madre, lo squarcio sulla manica che un movimento forse troppo brusco aveva provocato nella giacca di mio padre, il terrore che qualcuno mi avvicinasse al suo corpo inanimato e di doverne cos\u00ec contemplare il viso, fecero di quella scena un nodo di sensazioni contrastanti che per anni sono stato incapace di sciogliere.\nCi\u00f2 che avvenne subito dopo l\u2019ho rimosso: ricordo solo vagamente valigie preparate in tutta fretta, traboccanti di abiti eleganti ormai ridotti a stracci di seta, una bottiglia di profumo in frantumi sul pavimento, la sua essenza soffocante che si diffondeva per le stanze deserte e, ancora una volta, il volto serio di mia madre, ma non addolorato.\n\nCerto la memoria ha strani meccanismi: assimila qualsiasi violenza, anestetizza qualsiasi dolore, lasciando solo un lieve malessere che accompagna le ore, i mesi, gli anni e poi diventa la vita stessa , tanto che alla fine, non si percepisce pi\u00f9; come il ticchettio monotono che discende dalla parete dove \u00e8 appesa una vecchia pendola cui pi\u00f9 nessuno d\u00e0 la carica ma che scandisce un suo tempo , misterioso e lontano.\nTornammo in Italia, dove mia madre riprese a impartire lezioni di canto e un giorno, contemplando la mia immagine allo specchio, decise che la mia figura troppo pingue e i chili in eccesso mi avrebbero senz\u2019altro impedito di intraprendere la carriera artistica (giacch\u00e9 era stato deciso che sarei diventato un pianista come mio padre) e che, per questo motivo, era necessario correre al pi\u00f9 presto ai ripari.\nIl \u201criparo\u201d signific\u00f2 per me cinque anni di clausura in un istituto per obesi, dove avrebbero dovuto insegnarmi un\u2019alimentazione corretta e dove imparai a distinguere me stesso dagli altri sulla base dei chili di carne in pi\u00f9 o in meno che caratterizzavano i nostri corpi.\nMa si sa, non c\u2019\u00e8 prigione all\u2019interno della quale un individuo, anche il pi\u00f9 misero , non sappia ritagliarsi un angolo di libert\u00e0 e procurarsi una boccata di ossigeno per ricomporre quell\u2019armonia che la sua esistenza brutalmente gli nega, e tutto ci\u00f2 io lo trovai nello strumento del violino che appresi ad amare proprio in quel collegio, sempre per fuggire dal mio presente e dall\u2019incubo del mio passato.\n\nMi chiedo spesso cosa sarebbe stata la mia vita senza la musica; potrei dire, parafrasando un grande filosofo, che solo suonando riesco ad attingere l\u2019essenza di quella realt\u00e0 che dalla maggior parte degli uomini \u00e8 vissuta come in sogno, ma la verit\u00e0 \u00e8 molto pi\u00f9 semplice: suonare significa afferrarmi alle radici, sentirmi \u201cfondato\u201d in qualche luogo, camminare su una corda tesa, lungo la quale si distribuisce l\u2019equilibrio di tutta la mia esistenza.\nCerto, trascorsa l\u2019adolescenza in quel famigerato istituto svizzero, fu inevitabile, all\u2019inizio della mia giovinezza, misurarmi col pianoforte, giacch\u00e9 mia madre, la cui vocazione irresistibile rimaneva pur sempre quella di pianificare la vita altrui, aveva gi\u00e0 deciso per me un futuro brillante come quello che mio padre, per misteriose ragioni, aveva voluto troncare. Ma dovette ben presto arrendersi: il pianoforte era la mia bestia nera e tale sarebbe rimasto per sempre. Ogni volta che tentavo di eseguire qualcosa, il tremito delle mie dita era tale che a malapena riuscivo a sfiorare i tasti giusti, e questo perch\u00e9 l\u2019armonioso suono associato a ciascuno di essi si trasformava alle mie orecchie nell\u2019eco spaventoso di un colpo di pistola, quello stesso che, tanti anni prima, aveva stroncato la vita di mio padre.\n\nBisognerebbe riconciliarsi col proprio passato ; esso un tempo \u00e8 stato presente ed ha rappresentato il nostro compito, il nodo da sciogliere, l\u2019ostacolo da superare, ma queste sono cose che diciamo agli altri, il sentiero che indichiamo loro quando smarriti ci chiedono la via, non quello che seguiamo noi. Noi ce ne stiamo a letto a fumare, a macerarci e la nostra vita se ne va in fumo, proprio come le nostre sigarette.\nLa verit\u00e0 \u00e8 che il passato, come tutte le cose che abitano il tempo, ci pone davanti alla realt\u00e0 della fine; ogni cosa ci bisbiglia che dobbiamo finire ed \u00e8 appunto questa la terribile verit\u00e0 che il nostro io vuole rinnegare: tutta l\u2019esistenza dell\u2019uomo, in fondo, si riduce a un furioso delirio di negazione.\nQuando fu evidente che il mio trauma infantile mi avrebbe impedito per sempre di realizzare le ambizioni materne, tornai a quella che era per me la voce del presente: il violino, il cui suono \u00e8 armonia, bellezza pura. Non per costruire la brillante carriera che altri sognavano al posto mio, ma solo per ritrovare me stesso e, chiss\u00e0, forse la pace dei ricordi.\n\nCos\u00ec sono tornato a Parigi. Ho salito di nuovo le scale del Sacro Cuore e ho contemplato dall\u2019alto la citt\u00e0 bella come una regina in un giorno di festa, ho ammirato le sue state abbaglianti di gloria, le sue chiese antiche come il mondo; ho sostato sotto l\u2019arco di trionfo e ho imparato i suoi eroi scolpiti nella pietra, ho pregato alla luce sommessa di Notre Dame, mi sono sentito nuovo e antico insieme, ma comunque pronto.\nCredo di aver sempre avuto un aspetto sotterraneo del mio carattere, come tutti del resto; quello dove scorre una corrente segreta che trasporta lontano i mostri evocati dal nostro io quando, per pochi istanti, cessiamo di sorvegliarlo e soffocarlo con le cautele del nostro consolidato buon senso.\nForse per questo ho subito amato la metropolitana di Parigi, quel gigantesco ventre sotterraneo dove l\u2019inizio si ricongiunge con la fine , dove ci si perde e ci si ritrova, dove si vive come in un sogno oscuro, come messi in parentesi prima di essere \u201csbadigliati\u201d alla luce del giorno e restituiti all\u2019incanto della citt\u00e0 che vive in superficie.\nHo stabilito la mia dimora in quel mondo sotterraneo: per vivere suono il violino, suono musiche trasparenti come sogni, o infuocate come danze gitane al chiaro di luna, suono per viaggiatori distratti e nervosi che spesso lasciano cadere nel mio piatto le loro monete di disprezzo o di piet\u00e0. Ma non importa, sono un incantatore e loro i topi che, prima o poi, verranno trascinati dal mio canto.\nNon m\u2019importa del successo e delle sue chincaglierie, mi basta questo tramonto che incendia Parigi, qui, dall\u2019alto di Montmartre, coi suoi quartieri di ex mercanti di schiavi e i suoi bazar di stoffe colorate, impregnati dagli odori pesanti di una cucina a poco prezzo; qui, forse perch\u00e9 \u00e8 di nuovo il tramonto, qui posso comprendere la morte di mio padre e il suo miraggio; qui posso abbeverarmi alla fonte che zampilla dai rimpianti ed uscirne nuovo come un bimbo.\nNon so nemmeno perch\u00e9 ho voluto scrivere questa storia; forse soltanto per sfidarmi, forse per quell\u2019annuncio che parlava di un concorso per giovani scrittori.\nNon mi aspetto premi; \u00e8 gi\u00e0 tanto per me, sopravvivere ogni giorno al mio passato.\n<\/pre>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_48554\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"48554\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non sapr\u00f2 mai cosa spinse mio padre a spararsi un colpo di pistola in quel bruciante tramonto di trent\u2019anni fa, la sera prima della sua esecuzione all\u2019Opera di Parigi del concerto n. 1 di Chopin. 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