{"id":48363,"date":"2022-03-05T20:29:13","date_gmt":"2022-03-05T19:29:13","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=48363"},"modified":"2022-03-05T20:29:14","modified_gmt":"2022-03-05T19:29:14","slug":"premio-racconti-nella-rete-2022-nocturnal-di-francesco-stampatore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=48363","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2022 &#8220;Nocturnal&#8221; di Francesco Stampatore"},"content":{"rendered":"\n<p>Tra monti urbani, felci di pattume e tronchi di ghisa Filip Nowak, con espressione ridente di miseria, s\u2019inebriava voluttuoso del buio. Grazioso era Nowak nel suo mergersi tra i miasmi delle vetture, rassegnato l\u2019udito nell\u2019origliar il silenzio farsi beffa del suo retaggio culturale, morigerato lo sguardo nel posarsi su occhi cos\u00ec fulgidi, come quel dei caseggiati, da celar l\u2019umbratile essenza di laschi individui adunchi su vizi consumistici tanto atavici che, scorgendone i rifiuti, un quadro di matrice post-bellica vi si parerebbe dinnanzi. <\/p>\n\n\n\n<p>Lui amava codesti popolani come amava la luna che, nel suo ergersi come iride-giudice nel regno della notte, gli ricordava la sua cara Polonia, quando vigeva risoluta lungo le sponde del fiume Kondica; allo stesso tempo, per\u00f2, nel cuor suo si rinnovava l\u2019inquietudine quando l\u2019associava all\u2019onnipresenza di un dio tanto illusorio quanto lo fu casa sua: egli nel suo paese di origine fu un personaggio illustre dell\u2019industria siderurgica nello stretto slesiano di Gliwice, dando del tu al metallo con tale maestria da rimembrar colui che fu concepito per divin taglione; e non solo, fu anche sul punto d\u2019ammogliarsi con la figlia del presidente dell\u2019industria (donna mite quanto lui e di sani principi); ora sempre estremamente placido come allora rimaneva ma, per vicende a noi sconosciute, guidando l\u2019autocompattatore in un angusto vicolo della Garbatella (quartiere di Roma Sud) vagheggiando, a suo dire, una solitudine quasi poetica. Da bravo operatore ecologico qual era (il termine \u201cnetturbino\u201d lo ripugnava) sentiva un certo brivido nell\u2019ergersi a paladino della nettezza urbana e nell\u2019accompagnar lo sterzo con tale fermezza da dar l\u2019impressione che dietro di se, pi\u00f9 che un sistema d\u2019aggancio di cassonetti, portasse il fardello di un intera citt\u00e0. Fu nefasta per\u00f2 la notte in cui scese dal mezzo per raccattar il solito cassone nel qual albergava un micio spelacchiato tutt\u2019assonnato, il solo ed unico amico di Nowak; nel taschino anteriore del giubbotto portava sempre un filo di lana con cui allietar l\u2019istinto del fuggitivo, portando il micio ad esser poco pi\u00f9 che un fanciullo in spiaggia incantato dall\u2019eterno incespicar dei paguri sulla battigia; mentre i due giuocavan amabilmente, per\u00f2, sent\u00ec alle sue spalle il dirompente fischio delle ruote ed il camion and\u00f2 per la tangente accompagnato da bizzarri squittii; in quel momento Nowak comprese, nella rabbia e nell\u2019amarezza, chi furon fautori di tale bricconata: gli abitanti delle fogne, il quarto stato romano, insomma, le cosiddette pantegane. Nowak di natura era s\u00ec pacato ma non inetto, e perci\u00f2, come l\u2019operaio dinnanzi alla sfrenata avidit\u00e0 del capitalista, si arm\u00f2 con ci\u00f2 di cui disponeva (nel caso suo si trattava del coraggio e di un malridotto rastrello per le foglie) e s\u2019avventur\u00f2 nelle fogne per riprendersi ci\u00f2 che impropriamente gli era stato tolto.<\/p>\n\n\n\n<p>Asceso nella Cloaca Massima di Tarquinio Prisco, impugnando l\u2019arma da modesto contadinotto, si trov\u00f2 ad arrancar con tenacia tra i fetori delle acque reflue, annichilendo ci\u00f2 che di esiguo era rimasto del suo olfatto. Nowak sapeva che ogni emissario faceva da eremo alla viscerale costernazione del mare, che le carni imputridite facevan da ipostasi alla negligenza di Dio nei confronti degli ultimi e che il solfuro di idrogeno non era altro che il perfetto connubio tra rancura e dispregio; ma non se ne curava granch\u00e9, egli badava solo agli squittii riecheggianti lungo le ferruginee pareti, aveva in mente solo di riprendersi la sua roba, l\u2019unico bene materiale a tenerlo congiunto alla sua umanit\u00e0. Detto questo non pot\u00e9 esimersi, per\u00f2, dal virar l\u2019attenzione verso strida fanciullesche che fecero sussultar persino il carcame incrostato nell\u2019oltretomba: &#8220;Un lattante intrappolato nelle fogne? E perch\u00e9 mai?&#8221;, con l&#8217;ulteriore incentivo Nowak si precipit\u00f2 verso il punto d\u2019origine di quelle urla, per poi trovarsi d\u2019innanzi ad una massa informe di ratti: gargantuesche pantegane avvezze allo stravizio, normodotati sorci, esili topolini, il suo caro ammasso di ferraglie, ma nessun bambino. <\/p>\n\n\n\n<p>Non aveva tempo di razionalizzare ci\u00f2 che fino a poco prima aveva distintamente udito, un infima orda bisognava affrontare, dunque egli pass\u00f2 da esser flemmatico ad esser l\u2019Orlando Furioso abbattendosi sui suoi nemici a colpi di rastrello: spaccava incisivi, molari, neutralizzava attacchi, scardinava difese, colpiva senza piet\u00e0 alcuna, si destreggiava come un guerriero dei miti nipponici, ma la fiumara di ratti si faceva sempre pi\u00f9 dirompente, destra, sinistra, da ogni dove, pareva che persino il terreno sul qual cammin\u00f2 fino a quel momento fosse costituito da irsute spie in borghese che avevano tratto in inganno ogni suo passo; morsi sulla pelle, il sangue scrosciava, le gambe sbilenche a malapena lo sorreggevano ed il dolore cominciava a prendere il sopravvento sull\u2019adrenalina. Prima di allora fu sempre un ligio e probo lavoratore, ora invece, esagitato come un pubblico ufficiale in fuga dalle accuse di concussione, si lanci\u00f2 con arzilla tenacia in uno scatto felino verso l\u2019autocompattatore per rimetterlo in moto e fuggire, ma prima che potesse anche solo avvinghiarsi alle ruote venne afferrato per le caviglie e sbattuto a terra; le intenzioni di Nowak erano quelle di divincolarsi nuovamente se non fosse che, prima di poter anche solo pensare di muovere un muscolo, venne travolto da un tentativo di lapidazione da parte dei sorci con feci dure ed acuminate come amigdala, allora egli riport\u00f2 a s\u00e9 il rastrello e lo agit\u00f2 con sovraumana rattezza parando proietti su proietti. Respingendo quella sottospecie di sassaiola Nowak non s\u2019accorse che tanti colpi deviati finivano sul camion celeri e violenti come pallottole; al ventesimo colpo il camion esplose con potenza inaudita e l\u2019onda d\u2019urto spazz\u00f2 via ogni strascico di subfauna ed ogni oggetto contundente; per sua fortuna Nowak non fu colpito da detriti o quant\u2019altro quindi ebbe la forza di fuggire da quella polveriera prima che il solfuro di idrogeno portasse ad una catena di brillamento ben pi\u00f9 vasta e perigliosa. Salvatosi per un soffio, e tornato ad esser lambito dai raggi lunari, le squittenti grida di bambino non ne vollero comunque sapere di lasciarlo in pace, anzi, esse si intensificarono insieme al fischio nelle orecchie dato dalle esplosioni. Penetranti, perpetue, Nowak implorava e pregava Iddio che tornasse il silenzio della notte, ma quelle urla erano un autentico acufene, un concerto di vuvuzela nella quale egli era unico spettatore pagante: un prezzo pagato con il patimento. Si fecero pi\u00f9 intense, pi\u00f9 intense, pi\u00f9 intense, pi\u00f9 intense, pi\u00f9 intense, pi\u00f9 intense, fu supplizio allo stato puro fino a che l\u2019illuminazione: &#8220;Ho capito di chi sono questi schiamazzi&#8230;&#8221;, e cos\u00ec torno la quiete.<\/p>\n\n\n\n<p>Termin\u00f2 il martirio ma non torn\u00f2 il sollievo, perch\u00e9 egli dopo tanto tempo ricominci\u00f2 a rimembrar: rimembrava della sua vita in Polonia, del viscerale amor per la sua compagna di vita, del giorno in cui la conobbe in succinte vesti e nei suoi modi provocanti, di come lei non si fermasse mai a perder tempo con omaccioni grezzi avvezzi alla protervia, di come carp\u00ec l\u2019essenza del giovinotto impacciato e taciturno che, all\u2019epoca, lottava notte e giorno per ottenere un briciolo di rispetto dai suoi colleghi e da se stesso, della precisa data del loro fidanzamento, di come con il passare dei mesi fantasticavano su fantomatici viaggi da fare una volta ottenuta la tanto agognata promozione, di come tutto il loro mondo venne stravolto una volta scoperto che la sua promessa sposa aspettava un pargoletto, di come le si illumin\u00f2 il viso di indescrivibile gioia, di come le si incup\u00ec di inenarrabile angoscia quando scopr\u00ec che il feto rischiava di venir alla luce gi\u00e0 defunto e che, forse, ella stessa non sarebbe riuscita a sopravvivere al parto, di come in preda al terrore supplicasse i medici di poter abortire, di come la legge anti-aborto, per\u00f2, non avesse piet\u00e0 neanche degli animi pi\u00f9 fragili ed angustiati, di come, una volta terminato il parto, il bimbo alla fine fu portato in salvo tra il giubilo generale di medici e dottorandi\u2026 ma la sua amata no. Corse a stringerne a s\u00e9 il cadavere con tutte le sue forze e distill\u00f2 in lagrime ogni liquido corporeo: pianse per interminabili minuti, lagrim\u00f2 finch\u00e9 ogni goccia non impregn\u00f2 le mattonelle della sala operatoria, finch\u00e9 le lagrime non arrivarono al fiume K<a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/w\/index.php?title=K%C5%82odnica&amp;action=edit&amp;redlink=1\">?<\/a>ondica e non ne strabordarono lo slargo, un cordoglio talmente straziante che in esso riecheggiava il malessere di ogni cittadino abbandonato dallo Stato e di ogni migrante ripudiato dal becero nazionalismo. Quando fin\u00ec di struggersi e lasci\u00f2 ricadere dolcemente il capo dell\u2019amata compianta rivolse lo sguardo verso l\u2019infante e chiese ai medici di poter tenere anche lui tra le sue braccia, loro acconsentirono seppur dubbiosi, augurandosi che, tenendo stretto a s\u00e9 il pargolo, l\u2019amore che in ogni genitore \u00e8 intrinseco e contingente al legame di sangue gli facesse riacquisire la lucidit\u00e0 necessaria, ma la natura non fece il suo corso quella sera: osserv\u00f2 il marmocchio ma non ci vide un dono di Dio bens\u00ec un demone grassoccio e piagnucolante che gli aveva strappato via la sua unica ragione di vita. Avvolto da una brutale e cieca furia prese il bambino e lo strangol\u00f2 nel liquido amniotico della stessa madre che giaceva l\u00ec inerme, lo iugul\u00f2 talmente forte da frantumargli le piccole e gracili vertebre; i medici tentarono in tutti modi di opporsi e di trascinarlo via ma egli non era pi\u00f9 uomo, era una bestia assettata di Dio, come se con quel gesto avesse voluto uccidere il Signore stesso, come se pi\u00f9 che un omicidio la sua fosse solo stata pura e sfrontata blasfemia. Ogni essere definibile uomo in quella stanza gridava, qualcuno prov\u00f2 a correre via per chiamare la polizia, la bestia fugg\u00ec come uno sciacallo diretto verso altri lidi&#8230; ed il resto della scena fu avvolta dal buio della sua psiche.<\/p>\n\n\n\n<p>Rimembrando la sua crudelt\u00e0 Nowak fu dilaniato da un dolore ancora pi\u00f9 profondo, stavolta insito nell\u2019anima. La consapevolezza di aver negato la vita al suo stesso figlio fu un trauma che forse gli lacer\u00f2 il tessuto nervoso, perch\u00e9 fu colpito da improvvisi spasmi tanto da sembrar posseduto da quella stessa forza oscura, e non vi fu autocoscienza o rancore verso la Polonia a salvarlo. Qualcuno di voi magari potrebbe giustificare il suo passato, potrebbe andare l\u00ec in quel vicolo della Garbatella ed avvolgerlo nel conforto del perdono (o perlomeno chiamare un ambulanza) ma egli quella notte era solo in preda alle convulsioni e tutt\u2019intorno gli si faceva tetro, finch\u00e9 non sent\u00ec dentro di se l&#8217;animo cocente, quasi come se gli organi fossero arrivati all\u2019autocombustione o, addirittura, all\u2019evaporazione. Ebbene s\u00ec, quando Maddalena (una signora ubicante in quel vicolo) quella notte usc\u00ec verso il vialetto della sua casetta a schiera chiedendosi tra s\u00e9 e s\u00e9: \u201cMa che diavolo succede?\u201d perch\u00e9 preoccupata da quei rumori e si affacci\u00f2 sulla strada non vide nessuno. L&#8217;ordinaria dannazione s&#8217;era compiuta, perch\u00e9 ora Nowak non era pi\u00f9 n\u00e9 uomo e n\u00e9 bestia, egli si era tramutato in vento: una brezza tanto pura quanto aulente destinata inevitabilmente a venir infettata dai fetori e dai miasmi di Roma, e ben sanno tutti che i gas son ponderosi rispetto all\u2019aria, perci\u00f2 il caro Nowak non avr\u00e0 il lusso di sentirsi libero e lene ma rimarr\u00e0 ancorato al suolo destinato ad esser inspirato, ad esser disprezzato per il puzzo emanato e ad autocommiserarsi per l\u2019altrui dispregio per sempre. Cos\u00ec s\u2019inebri\u00f2 della mortalit\u00e0, cos\u00ec vivr\u00e0 per l\u2019eternit\u00e0. &nbsp;<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_48363\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"48363\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tra monti urbani, felci di pattume e tronchi di ghisa Filip Nowak, con espressione ridente di miseria, s\u2019inebriava voluttuoso del buio. 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