{"id":48353,"date":"2022-03-05T20:13:33","date_gmt":"2022-03-05T19:13:33","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=48353"},"modified":"2022-03-05T20:13:34","modified_gmt":"2022-03-05T19:13:34","slug":"premio-racconti-nella-rete-2022-le-cinque-p-di-marco-tarricone","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=48353","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2022 &#8220;Le cinque &#8220;P&#8221; di Marco Tarricone"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-medium-font-size\">Le cinque &#8220;P&#8221;<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\"><p><em>Con qualche titubanza. e non senza emozione, mi sento autorizzato ad annunciare, che \u00e8 nato<\/em> <em>l&#8217;italiano come lingua nazionale<\/em>. <\/p><p>Pier Paolo Pasolini<\/p><\/blockquote>\n\n\n\n<p>Il mare era una distesa infinita, una tavola piatta senza increspature n\u00e9 onde. Mi pareva quasi di poterne sentire il respiro, un sommesso e ipnotico mormorio che si levava dal pelo dell\u2019acqua di quel mondo cos\u00ec vicino e ugualmente distante nello spazio e nel tempo. Il litorale era deserto sebbene la giornata fosse magnifica e piena di sole. Io ero l\u00ec in compagnia della mia solitudine e delle pagine di un buon libro, e come sempre lo stavo divorando avidamente come un affamato in cerca del proprio cibo quotidiano. Era un mio antico e irrisolto difetto, leggevo correndo dietro alle parole e spesso mi ritrovavo a dover riprendere intere pagine per poter afferrare completamente il senso di ci\u00f2 che esse dicevano.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Ci sono persone di cui \u00e8 difficile dire qualche cosa che le presenti di colpo e per intero nel loro pi\u00f9 tipico e caratteristico aspetto: sono coloro che di solito si chiamano \u201cpersone comuni\u201d o \u201ci pi\u00f9\u201d, e che costituiscono infatti l\u2019enorme maggioranza di ogni societ\u00e0. La maggior parte degli scrittori cercano, nei loro romanzi e nelle loro novelle, di scegliere dei tipi umani e di presentarli in modo pittoresco e artistico: tipi che ben di rado s\u2019incontrano bell\u2019e compiuti nella realt\u00e0 e che nondimeno sono pi\u00f9 reali della realt\u00e0 stessa\u2026<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019incipit della quarta parte de \u201cL\u2019idiota\u201d di Dostoevskij era uno dei brani che amavo di pi\u00f9. Quella specie di gigante russo sulle cui spalle ci eravamo appoggiati via via tutti noi, scrittori e scribacchini di questo meraviglioso e terrificante Ventesimo secolo, era una costante della mia vita, una presenza rassicurante e rasserenante nella quale andavo spesso a rifugiarmi nei momenti pi\u00f9 difficili e tristi della mia traballante vita. Ero solo e lo ero sempre stato, ero un granello di sabbia in mezzo a milioni di altri come quegli stessi minuscoli frammenti di arenaria sui quali posava il mio corpo. Ognuno di essi era unico e irripetibile, esattamente come noi uomini: biondi e bruni, belli e brutti, grassi e magri, intelligenti e stupidi. E la mia solitudine provavo a combatterla cercando negli occhi delle persone che incontravo il mio stesso disagio, i medesimi sogni, uguali aspirazioni. Erano i miei \u201cragazzi di vita\u201d, gli stessi di cui avevo parlato nei miei racconti, coloro verso i quali indirizzavo attenzioni e affetto, talvolta in modo sconsiderato ma sempre con profonda sincerit\u00e0. Io ero cos\u00ec, un uomo sincero e sconsiderato, uno che aveva sempre avuto il difetto di dire la verit\u00e0, anche quando questa poteva risultare scomoda alla maggior parte dell\u2019uditorio. Avevo detto la verit\u00e0 anche per ci\u00f2 che riguardava la sfera sessuale, avevo rivelato al mondo la mia omosessualit\u00e0 e il mondo, a causa del suo finto perbenismo, si era ribellato e mi aveva risposto con ferocia, esiliandomi e ponendomi in uno stretto e buio recesso augurandosi che da l\u00ec la mia vergogna non sarebbe pi\u00f9 uscita allo scoperto, sotto la luce di quel sole autunnale che invece stava scaldando ancora una volta le mie membra.<\/p>\n\n\n\n<p>Quel primo di novembre del 1975, al Lido di Ostia, il sole era caldo come se fosse stato un giorno d\u2019estate, un\u2019estate che sembrava non voler finire. Tuttavia, l\u2019alba del giorno dopo mi sorprese sdraiato a braccia larghe e cuore esanime, abbracciato dal gelo di quella stessa rena che avevo fatto scorrere fra le mie dita, lentamente, con garbo e rispetto come una clessidra che per\u00f2 il tempo non lo pu\u00f2 fermare. Solo il battito del mio cuore si era fermato.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi servivano soltanto un po\u2019 di soldi per aggiustare la mia Fiat 850, ferma per un guasto da troppi giorni. Come tutte le sere me ne stavo con i miei amici a cazzeggiare in piazza, vicino alla stazione Termini, in cerca di un\u2019occasione buona. Con la mia birretta in una mano e l\u2019altra in una tasca mi sono ritrovato di colpo a sedere su un comodissimo sedile di una \u201cGiulia veloce\u201d, una macchina che fino a quel momento avevo visto solo sui cartelloni pubblicitari dell\u2019Alfa Romeo. Non sapevo chi fosse quell\u2019uomo elegante che indossava un paio di occhiali dalle lenti spesse come il fondo della mia bottiglia e che parlava con un accento del Nord, per\u00f2 avevo capito che quella notte avrei potuto fare un bel po\u2019 di soldi con quel frocio dai modi gentili. Avevo posto una sola condizione: a fare l\u2019uomo sarei stato io.<\/p>\n\n\n\n<p>I lampioni della strada, con la loro luce giallognola e fioca, erano buoni solo per segnalare la loro presenza e non certo per illuminare la striscia d\u2019asfalto sconnesso che la Giulia stava divorando, chilometro dopo chilometro. Pierpaolo, l\u2019uomo che mi aveva caricato, mi aveva fatto venire il mal di testa con i suoi racconti e forse non si era nemmeno reso conto che a me interessavano solo i suoi soldi, non certo le sue idee. Da parte mia, io mi ero limitato a presentarmi e a fare di finta di ascoltarlo.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Vedi, Pino, <\/em>\u2013 mi aveva detto mettendomi una mano sul ginocchio \u2013 <em>questo paese \u00e8 ormai diventato l\u2019ombra di s\u00e9 stesso. Sotto ogni punto di vista. Sono morti gli ideali che ci hanno portato fuori dal Fascismo e dalla guerra, sta morendo la fratellanza che ha accompagnato la rinascita del nostro popolo e poi, lasciamelo dire da studioso delle lingue quale sono, anche il nostro bell\u2019italiano sta per tirare le cuoia a causa dell\u2019imborghesimento della Societ\u00e0, della progressiva industrializzazione che porta con s\u00e9 i suoi linguaggi tecnologici<\/em>\u2026<\/p>\n\n\n\n<p>Per me parlava arabo, quell\u2019uomo cos\u00ec colto e intelligente sembrava non capire che seduto al suo fianco c\u2019era soltanto un povero ignorante che aveva a malapena finito le scuole medie. Fingevo e annuivo, continuavo a fare s\u00ec con la testa e intanto pensavo alle trentamila lire che mi aveva promesso. Con quei soldi avrei sistemato la macchina, quello era il mio unico obiettivo.<\/p>\n\n\n\n<p>Alla fine, siamo arrivati qui, al Lido di Ostia. Lo conosco bene questo posto, ogni tanto vengo con gli amici, quand\u2019\u00e8 stagione: ci facciamo il bagno in questo schifo di mare pieno di alghe e chiazze d\u2019olio. Del resto, tutta la mia vita fa schifo. Ecco perch\u00e9 stare a insozzarmi nell\u2019acqua del Tirreno o sul bagnasciuga insieme a questo frocio dai modi gentili, per me cambia poco. Ci\u00f2 che conta sono i soldi che Pierpaolo mi ha promesso.<\/p>\n\n\n\n<p>Avveniva di frequente che durante i miei incontri notturni, magari durante quegli amplessi che di notte costituivano il sale della mia vita e che di giorno aborrivo con tutto me stesso, dicevo, avveniva che la mia mente si estraniasse completamente dal presente e andasse alla ricerca di un passato ormai remoto. Quella sera, l\u2019ultima sera, i miei ricordi mi avevano improvvisamente riportato a casa.<\/p>\n\n\n\n<p>All\u2019indomani dell\u2019Armistizio mio fratello Guido si era unito alle schiere partigiane della Carnia lasciando me e mia madre nel rifugio di Versuta, un piccolo villaggio adagiato su una piatta campagna coltivata a vite e infinite file di gelsi. D\u2019altronde, lo diceva anche lei, lui era l\u2019anima coraggiosa della famiglia, l\u2019uomo d\u2019azione, quello votato al sacrificio, niente di meno. Io, un semplice letterato, quello che avrebbe avuto successo grazie alla sua arte di penna e di pennello, niente di pi\u00f9. In quella frazione non distante da Casarsa la nostra vita procedeva serena, nonostante gli ultimi echi della guerra e le operazioni dei nostri partigiani. Avevamo aperto un piccolo ritrovo, il casel, per i giovani che non potevano recarsi a scuola. Mia madre faceva loro da maestra grazie alla sua passione per l\u2019insegnamento mentre io ero un po\u2019 il fratello maggiore per ognuno di loro, e con loro parlavo di letteratura e poesia. I turbamenti che mi avevano da sempre accompagnato si manifestarono allora con tutta la loro forza e presero la forma di uno dei ragazzi pi\u00f9 grandi della compagnia. Lui aveva qualche anno meno di me, un fisico minuto ma tutto nervi, non diverso dal mio ma, soprattutto, aveva due occhi scuri e profondi all\u2019interno dei quali potevo perdermi per pomeriggi interi. Quando terminava l\u2019orario delle lezioni con gli altri, andavamo in giro per la campagna portandoci dietro pennelli e colori, tele e cavalletto. Aveva una particolare propensione per la pittura en plein-air, e ogni volta che gli chiedevo di rappresentare per me un qualsiasi soggetto, Bruno aveva la capacit\u00e0 di emozionarmi con i suoi tratti infantili e ingenui ma ricchi di significati che forse solo io ero in grado di cogliere nella loro essenza. Era in grado di tracciare con pochi colpi di pennello la vera natura delle cose che ci circondavano. La sua mano sapeva descrivere fiori e piante con una semplicit\u00e0 e una profondit\u00e0 che mi lasciava stupefatto; senza l\u2019ombra di una tecnica di base, completamente privo di istruzione, eppure cos\u00ec terribilmente e meravigliosamente vivo. E vivo faceva sentire anche me quando andavamo insieme a esplorare le misteriose rive del nostro Tagliamento, un fiume che era il confine fra due mondi diversi, fra due lingue e due popoli che da sempre si erano spartiti la ricchezza delle sue acque. Il giorno che ci scoprimmo avevamo fatto il bagno completamente nudi e uscendo a riscaldarci nel tiepido pomeriggio ci eravamo sorpresi impauriti ed eccitati nel medesimo istante. Ormai ventiduenne, avevo passato tutta la mia adolescenza a combattere contro la mia vera natura, narcotizzato e preso in ostaggio dalla fede per un Dio che non avevo mai sentito davvero vicino, e da un attaccamento a un\u2019istituzione religiosa che presto avrei formalmente messo da parte. Finalmente, con Bruno, mi sembrava di aver trovato la giusta dimensione, la risposta alle tante domande rimaste per anni solamente un discorso lasciato in sospeso dalle mie paure, dai timori nei confronti di una societ\u00e0 che non mi avrebbe mai capito e, allo stesso tempo, nel rapporto con me stesso e la mia zoppicante consapevolezza. Furono settimane di felicit\u00e0, le prime che trascorsi in sua compagnia, ma dopo meno di un mese mi ero gi\u00e0 stancato di quella che mi pareva essere gi\u00e0 diventata una piatta quotidianit\u00e0. Oltretutto, frequentando Bruno con assiduit\u00e0, avevo avuto la conferma di ci\u00f2 che gi\u00e0 sapevo di me stesso: ero un uomo violento inserito in un mondo di violenza ma perfettamente mimetizzato grazie al mio desiderio di condividere la passione per il sapere. Ero un uomo dalla duplice natura, ero l\u2019acqua mischiata al vino, la violenza e la grazia, ero un perfetto dottor Jeckyll che si accompagnava al suo infido mister Hide.<\/p>\n\n\n\n<p>Pier Paolo Pasolini, ora conosco anche il suo cognome, \u00e8 uno importante. Me l\u2019hanno detto i carabinieri quando mi hanno fermato mentre andavo contromano a tutta velocit\u00e0 su una strada vicino all\u2019Idroscalo. Dopo avermi chiesto i documenti, hanno letto sul libretto della macchina quel nome famoso.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Pelosi <\/em>\u2013 mi hanno detto \u2013 <em>ma tu lo sapevi che questa Giulia \u00e8 dello scrittore<\/em>?<\/p>\n\n\n\n<p><em>Ma che ne so, io <\/em>\u2013 ho risposto da duro \u2013<em> a me bastava de sol\u00e0 la macchina. Che me frega chi \u00e8 il padrone<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>Poi mi hanno portato in caserma e hanno chiamato mio padre, quel povero disgraziato che se mi avesse ammazzato da piccolo forse sarebbe stato meglio. S\u00ec, perch\u00e9 se avessi solo rubato la macchina non sarebbe stato un grande problema, sono gi\u00e0 finito al <em>gabbio<\/em> per un furto. Stavolta, invece, \u00e8 andata molto peggio.<\/p>\n\n\n\n<p>Quello schifoso di un frocio voleva che glielo prendessi in bocca, e queste cose Pino \u201cla rana\u201d non le fa.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Eravamo d\u2019accordo,<\/em> \u2013 gli ho gridato mentre cercava di spingermi la testa in mezzo alle sue gambe \u2013 <em>mi avevi promesso che a fare l\u2019uomo sarei stato<\/em> <em>io<\/em>. <em>Se no non sarei mai venuto qui al lido con te<\/em>\u2026<\/p>\n\n\n\n<p>Ma lui sembrava impazzito, in pochi secondi il suo viso che sembrava docile come quello di un agnellino si era trasformato in quello di un mastino bavoso e arrabbiato. Allora ho cercato di scappare: ho aperto la portiera e sono corso fuori gridando e chiedendo aiuto a quelli che abitano nelle baracche l\u00ec vicino, nessuno per\u00f2 \u00e8 uscito: anzi, le poche luci che c\u2019erano si sono spente in quello stesso momento e io mi sono sentito perduto. Poi Pasolini mi ha raggiunto, io non riuscivo a correre con i pantaloni mezzo calati e le scarpe slacciate che mi facevano ballare i piedi. Mi ha preso da dietro per ficcarmelo nel culo ma io sono riuscito a tirargli una gomitata in faccia, subito dopo per\u00f2 lui ha strappato una tavola di legno da un palo con una forza incredibile e ha cominciato a prendermi a mazzate. A quel punto non ci ho visto pi\u00f9 e con quel poco di forza che mi era rimasta gli ho preso il legno e sono riuscito a spaccarglielo in testa. Alla fine, sono tornato alla macchina e sono scappato via mentre lui urlava di dolore.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 cos\u00ec che sono andate le cose, ed \u00e8 cos\u00ec che le ho raccontate al maresciallo dei carabinieri che mi interrogava il giorno dopo, quando il corpo di Pasolini era stato ritrovato all\u2019Idroscalo di Ostia. Senza vita.<\/p>\n\n\n\n<p>Me lo avevano detto gli amici pi\u00f9 intimi, ne ero consapevole anch\u2019io: presto o tardi avrei fatto una brutta fine. Ancora una volta il mio lato oscuro ha avuto la meglio su quello esteriore, quello prettamente fisico. La violenza che era in me, quella mai del tutto placata, ha provocato una forza di reazione ancora pi\u00f9 potente, una cieca brutalit\u00e0 che ha posto fine ai miei giorni, che ha annichilito il mio corpo trasformandolo in un ammasso di carne lacera e irriconoscibile. Io non lo so di preciso se la mia morte sia stata decretata dall\u2019ennesima imprudenza commessa in una notte uguale a tante altre, oppure se ci\u00f2 \u00e8 avvenuto a causa della paura instillata su qualcuno dalla forza delle mie parole, dall\u2019enorme potere che la verit\u00e0 esercita su ognuno di noi. Anche su coloro i quali abbiano fondato la loro grandezza sulla base delle loro menzogne. Io sono stato un pessimo esempio di uomo, questo l\u2019ho sempre creduto, ma su un aspetto della mia vita non ho mai patteggiato. Per me, la verit\u00e0 \u00e8 sempre stata alla base del mio agire; l\u2019onest\u00e0, anche quella intellettuale, mi ha sempre guidato: \u00e8 ci\u00f2 che mi ha insegnato la mia povera madre che ora star\u00e0 soffrendo in silenzio, come sempre. Credo di poter affermare con una certa sicurezza che sia stata proprio la ricerca della verit\u00e0 a condurmi in questo limbo grigio e inconsistente che accoglie i miei pensieri. Sono convinto che di tutte le parole che ho scritto, di tutte le pellicole che ho girato, di tutte le azioni che ho compiuto, il manoscritto del mio ultimo romanzo sia stata la causa principale della mia morte. Peccato non essere riuscito a pubblicarlo prima di questo 2 novembre del 1975. Chiss\u00e0 se avrebbe avuto la risonanza che secondo me merita, oppure se sarebbe riuscito a scuotere le coscienze di quelli che non possono pi\u00f9 sopportare l\u2019arroganza di chi il potere lo tiene saldamente in pugno con questa finta democrazia. La gente onesta, quelli come me che scrivo e come voi che leggete, gente ancora in grado di vergognarsi di fronte a un\u2019ingiustizia, gli italiani veri, i lavoratori che sudano dalla mattina alla sera, questa gente merita uno straccio di verit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Io ormai posso fare poco da quaggi\u00f9, da questo limbo grigio e inconsistente che incatena i miei pensieri, ma le parole che ho scritto e le opere che ho lasciato potranno, se non cambiare il mondo, quantomeno aiutarlo a riflettere e a fare un po\u2019 di luce su tutto ci\u00f2 che di oscuro lo permea. Io non sono riuscito a trovare una sintesi fra il mio bene e il mio male. Chiedo a voi che restate di farlo, trovate la giusta sintesi, mediate fra il bene e il male, ricercate sempre, ad ogni costo, la verit\u00e0. Fatelo per voi stessi e anche un po\u2019 per me, perch\u00e9 \u00e8 solo nella luce della verit\u00e0 che troveremo finalmente pace.<\/p>\n\n\n\n<p>Con buona pace di tutti.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_48353\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"48353\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le cinque &#8220;P&#8221; Con qualche titubanza. e non senza emozione, mi sento autorizzato ad annunciare, che \u00e8 nato l&#8217;italiano come lingua nazionale. 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