{"id":48272,"date":"2022-02-28T19:36:32","date_gmt":"2022-02-28T18:36:32","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=48272"},"modified":"2022-02-28T19:36:32","modified_gmt":"2022-02-28T18:36:32","slug":"premio-racconti-nella-rete-2022-suono-liquido-di-luigi-michetti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=48272","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2022 &#8220;Suono liquido&#8221; di Luigi Michetti"},"content":{"rendered":"\n<p>Per Ruggero erano giorni in cui il suono ed il ritmo della sua vita stava cambiando, ed un\u2019incertezza prendeva forma nei suoni acuti che gli riempivano la testa. Una costante ormai, che andava a compromettere l\u2019armonia della sua vita fino a quei giorni. Il soave e piacevole andamento che gli faceva leggera l\u2019esistenza, era sempre pi\u00f9 evanescente, e prendeva la forma di suoni sgraziati, che lo travolsero come una rumorosa cascata, durante l\u2019ultima telefonata a Marta. I suoi pensieri erano in subbuglio gi\u00e0 da qualche giorno, attraversati da speranza e dubbi, sicuro per\u00f2 che la sua donna sarebbe tornata. Aspettava solo a dirglielo, a chiedergli di stare di nuovo insieme, nella casa della loro vita. Dopo alcuni incontri, tra fischi nella testa e la certezza di un s\u00ec, finalmente trov\u00f2 il coraggio. Quel pomeriggio di luglio la chiam\u00f2, ma da subito lei sciolse il suo entusiasmo con parole che fluivano determinate e distaccate. Smont\u00f2 le sue illusioni lentamente, ma in modo netto.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ruggero era rimasto l\u00ec, davanti al telefono da pi\u00f9 di un\u2019ora, dopo che Marta aveva riagganciato. Di questo non si dava pace, aveva ancora bisogno di parlarle. Ora finalmente avrebbe potuto dirle che non poteva fare a meno di lei, che senza di lei non viveva, che i suoi occhi, i suoi capelli, il suo modo di camminare, erano immagini della sua vita, dei suoi sogni, di ogni istante suo, qualunque esso fosse. Ma tutto questo non era uscito dalla sua bocca. Le parole che tanto aveva pensato non si erano potute materializzare nei suoni della sua voce, che con tanta cura negli ultimi giorni aveva provveduto ad ammorbidire, a rendere il meno banale possibile, a farla pi\u00f9 dolce ma anche determinata, cos\u00ec da avere in suo soccorso parole pi\u00f9 efficaci. E le parole si sa, sono importanti specie quando sono dette con convinzione, motivo di pi\u00f9 se desideri qualcuno, perch\u00e9 la voce comincia a tremare, e se non ti controlli, allora, le parole te le mangi e balbetti. Cos\u00ec erano arrivati quei giorni, e credeva che tutto fosse dalla sua parte. Ma il meccanismo dei suoi pensieri gli si sciolse tra le mani. Marta aveva riagganciato, prima che lui potesse riprendere il discorso interrotto dal suono del citofono, impietoso, che sembrava non smettere pi\u00f9. Lei aveva colto al volo l\u2019occasione dopo averlo inondato con la sua voce disillusa, e per Ruggero, rimasto con la cornetta attaccata all\u2019orecchio sinistro, sentire quel rumore cupo con la U, che visualizzava nella sua mente tutta la delusione di un incontro mancato, \u00e8 stato un dolore secco e distribuito in tutto lo stomaco. Questa U, di colore blu, gigantesca, in una stanza completamente buia, che suonava come una cornamusa, ha continuato a riecheggiare per qualche minuto nelle sue viscere.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019orologio a muro faceva Tic &#8211; tac, forte come un martello pneumatico, e un altro orologio rispondeva dal lato opposto della casa. Li avrebbe spaccati in terra, senza lasciare nemmeno la polvere del ricordo di quei Tic &#8211; Tac.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ma gi\u00e0 iniziava a sentire i muscoli di tutto il corpo che si rilassavano in modo incontrollabile, come se si allentassero, come se si facessero sempre pi\u00f9 flaccidi. Le forze effettivamente cominciavano a mancare, e una sorda fitta cresceva sempre pi\u00f9 nel suo ventre. Le articolazioni delle ossa gli si erano mobilizzate di colpo, non poteva pi\u00f9 controllare i movimenti.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Gli sembrava che la cornetta aumentasse di volume, ma in realt\u00e0 era la sua mano sinistra che si assottigliava sempre di pi\u00f9, iniziava a liquefarsi pi\u00f9 velocemente del resto del corpo, perch\u00e9 a contatto della cornetta che teneva stretta in mano da molto, il calore era maggiore. Il suo braccio tirava a sinistra, la sua testa si inclinava e andava a sinistra, per\u00f2 con una spinta in avanti fino a diventare tutt\u2019uno con il foglio su cui era scritto il numero di telefono di Marta. Idee e pensieri si portavano sul foglio, senza passare per il braccio e la mano, ma direttamente incollando il cervello sul foglio, facendo penetrare i neuroni nelle molecole della carta.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Le voci di fuori e i rumori di sopra lo penetravano come fosse una sagoma trasparente che svaniva lentamente.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>I muscoli del braccio fiorivano dal suo corpo come gigli e tutto si faceva sempre pi\u00f9 indefinibile, dai contorni del suo corpo alla densit\u00e0 di materia della stanza.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>I lembi dei suoi abiti si avvicinavano sempre di pi\u00f9, fino a toccarsi in alcuni tratti, ed erano gi\u00e0 impregnati di quell\u2019essenza che un tempo era Ruggero, che lentamente si andava sciogliendo. Alcune gocce scendevano dalle maniche della camicia, le scarpe contenevano una discreta quantit\u00e0 di liquido, sembravano appena recuperate da un pescatore maldestro in un fiumicello putrido di una periferia urbana. Ruggero intanto se ne andava, piano piano, allo stato liquido, per tutta la stanza. I suoi abiti si erano accartocciati alla sedia. Una gran parte di lui si era ficcata sotto il letto e la stanza si era riempita di un profumo intenso, che dava veramente allo stomaco. Era il suo dopo barba, che in quel trambusto di liquefazione era evaporato velocemente separandosi dal resto, come dire: non \u00e8 roba mia. Ora Ruggero aveva un colorito molto bello, vivo, che brillava di luce riflessa e rispecchiava tutti i colori della scala cromatica. Tutto quello che di lui restava, era l\u00ec uniformemente distribuito sul pavimento della sua stanza. Ma pian piano cominci\u00f2 ad evaporare, verso un particolare tipo di stato gassoso. Contemporaneamente in tutto il palazzo inizi\u00f2 un suono, di un\u2019intensit\u00e0 mai sentita. Tutti si fermarono ad ascoltarlo rapiti. Eri tu Ruggero! Il tuo stato gassoso aveva dato origine a delle onde sonore, che dilatandosi nel palazzo di 7 piani suonarono la melodia della tua vita, al ritmo che aveva accompagnato la tua esistenza.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_48272\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"48272\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Per Ruggero erano giorni in cui il suono ed il ritmo della sua vita stava cambiando, ed un\u2019incertezza prendeva forma nei suoni acuti che gli riempivano la testa. 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