{"id":4820,"date":"2010-12-11T19:46:52","date_gmt":"2010-12-11T18:46:52","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=4820"},"modified":"2010-12-11T19:48:22","modified_gmt":"2010-12-11T18:48:22","slug":"premio-racconti-nella-rete-2011-caffe-di-massimo-pedroni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=4820","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2011 &#8220;Caff\u00e8&#8221; di Massimo Pedroni"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Da tempo aveva risolto un dilemma esistenziale. Dilemma non di poco conto, la cui soluzione, gli era risultata fino a quel momento ottimale. Il Bernardo, era un pragmatico. Cercava di rendersi la vita, meno pesante e severa di quello che a suo modo di pensare \u00e8.\u00a0 Il suo pragmatismo, consisteva, nell\u2019 avere coscienza dei suoi limiti. Di conseguenza come superare con leggerezza i medesimi. Seguendo questa stella polare, poteva ritenersi soddisfatto dell\u2019equilibrio raggiunto nell\u2019affrontare le urgenze della vita. Il dilemma che aveva sciolto, potrebbe sembrare di scarsa rilevanza, ma in realt\u00e0 non \u00e8 una cosa poi cos\u00ec banale. Per anni, aveva patito l\u2019indecisione, al risveglio del mattino, se cominciare la giornata, \u201cdocciandosi\u201d e vestendosi, oppure dare inizio al suo fare dopo avere preso il caff\u00e8&#8230; Fatte le dovute verifiche, aveva optato per la seconda soluzione. Quella mattina, mattina da classico pietoso Novembre, con sonnolenta perizia, stava armeggiando in cucina nella preparazione di una generosa quantit\u00e0 di pozione. Sul fuoco , la miscela gorgogliava come dovuto. Lo stesso avveniva nel suo cranio. Offuscate considerazioni sulla sua vita, nostalgie, pentimenti, schegge oniriche, e progettualit\u00e0 di giornata, si intrecciavano in quella mente, con arabeschi urticanti. Pi\u00f9 di una volta, in quei primi minuti dal risveglio, il Bernardo, era stato tentato dal rituffarsi paciosamente nel letto. Quello a due piazze. Una delle quali tra uno sventagliare di valigie, sottane, e altri effetti personali, era da qualche tempo rimasta deserta.\u00a0 Per l\u2019occasione tra un invettiva e l\u2019altra, l\u2019adamantina, gli aveva scagliato contro, centrandolo in pieno al basso ventre, il suo dizionario d\u2019Inglese. Lingua che come comunemente si dice, conosceva a livello scolastico. Non aveva ancora compreso i motivi che scatenarono la burrasca. Una delle frasi che gli erano state vomitate addosso, l\u2019aveva estremamente presente \u201cSai fare solo quello\u201d, il pragmatico rispose timidamente \u201cTi pare poco\u201d. A quel punto la furia dilag\u00f2. Nel frattempo la caffettiera si era colmata. Per dare un taglio netto, agli arruffamenti mattutini della mente,\u00a0 si trasfer\u00ec con tazzina e \u201ccuccumella\u201d fumante in sala da pranzo. Unica camera, oltre quella da letto, costituente l\u2019appartamento. Servizi ovviamente esclusi. Il tenore della vita che conduceva si poteva definire di una magra dignit\u00e0. Le sue entrate economiche, erano costituite unicamente dai suoi compensi come collaboratore di quotidiani o riviste, in qualit\u00e0 di giornalista. Era appassionato di musica, per la precisione del repertorio lirico. Ne scriveva, non tanto come critico, anche se il Bernardo si sarebbe ritenuto idoneo a ricoprire quell\u2019incarico, ma come cronista di quel mondo. Per la \u201cmezza\u201d di quel giorno, aveva un appuntamento con il personaggio che doveva intervistare. A seguito di questa considerazione, un refolo di inquietudine,\u00a0 si inabiss\u00f2 nei labirinti mentali del cogitante. Comunque sia, terminata la tazzina di caff\u00e8, consumata rigorosamente senza zucchero, come ogni esperto della bevanda sa,\u00a0 il Bernardo rinfrancato, pass\u00f2 a espletare le altre operazioni mattutine. L\u2019incontro che aveva in agenda, si sarebbe tenuto in un Bar. Per essere pi\u00f9 precisi, usando un termine oramai negletto dalla modernit\u00e0, in un Caff\u00e8, il Caff\u00e8 Greco. Il soggetto, passibile della sua intervista, aveva fissato il luogo e l\u2019ora dell\u2019incontro. Avere un appuntamento al Caff\u00e8, suona un poco anacronistico, desueto, obsoleto. I tempi del Caff\u00e8, sono sicuramente pi\u00f9 dilatati di quelli del bar. Al bar si consuma in fretta e in piedi. Ci si scambiano generalmente delle battute, talvolta salaci, di natura calcistica ad esempio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al Caff\u00e8 ci si confronta in modo pi\u00f9 profondo, maturamente dialettico. Talvolta, alcuni trovano questi locali per confrontarsi con una solitudine, venata da tristezze intelletual \u2013 aristocratiche. Bernardo, oramai vestito a puntino, si era abbandonato a queste digressioni. Ripass\u00f2 celermente alcuni appunti, inerenti all\u2019intervista che avrebbe dovuto fare.. Lim\u00f2 qualche punto, ne arricch\u00ec degli altri. Imbellett\u00f2 al suo meglio le domande pi\u00f9 \u201cscottanti\u201d. E in effetti di materia scottante ce ne era. Argante Quaglioni, era il nome dell\u2019uomo che avrebbe dovuto intervistare. Negli anni passati, Quaglioni, aveva raggiunto ricchezza e celebrit\u00e0 come baritono. Poi\u2026\u2026Aveva eseguito in tutto il mondo una grande quantit\u00e0 di repliche del Rigoletto, opera nella quale era il protagonista. Dopo aver terminato di essersi preparato a puntino, bevve una ultima sorsata di caff\u00e8.. Con passo lesto quindi usc\u00ec, ben tonificato dall\u2019ultimo sorso. L\u2019autobus era pieno, con viaggiatori sgocciolanti da ombrelli e soprabiti. Il mezzo pubblico era il pi\u00f9 idoneo, secondo il giornalista, per raggiungere il centro della citt\u00e0. Luogo nel quale si trovava il Caff\u00e8, inteso come locale ben s\u2019intende. L\u2019autobus sul quale era salito, avrebbe dovuto effettuare molte fermate, prima di condurlo nei pressi della meta prevista. Pioveva, in modo costante, fitto, con quelle piccole gocce che nella loro protervia, spezzano il fiato. Chi non si trova in un saldo riparo, consuma tutti i pensieri e le energie per trovarlo, e accovacciarvisi una volta raggiunto, con un anelito quasi infantile. Il Bernardo, aveva sempre pensato, che nel cuore delle umane genti, la pioggia,\u00a0 destava, oltre che imbarazzi di ordine generale, un inconsapevole, quanto intrattenibile stato di latente regressione. Ci si sente piccoli, impataccati dalle gocce, spiazzati dall\u2019evento che per quanto razionalmente prevedibile, rimesta disagi personali anche profondi. Si formano spontanei capannelli, dentro i portoni, tra gente che altro non ha in comune, se non la necessit\u00e0 di ovviare all\u2019inconveniente di natura meteorologica. Il giornalista in vena di acute considerazioni mattutine, riteneva che al fondo di quei comportamenti, ci fosse dell\u2019altro. Una ricerca di tepore umano, di rassicurazione. Il cielo sfregiato dai lampi, e i tuoni conseguenti, costituivano una remora, che in varia misura, accompagnava ciascuno. Ovviamente sul convoglio comunale, i posti a sedere erano tutti occupati. I pi\u00f9, compreso Bernardo, stavano in piedi, in balia delle turbolenze provocate dai vari sali e scendi dei trasportati, che\u00a0 puntualmente si determinava a ogni fermata. E di fermate, con i disagi conseguenti, il promesso intervistatore, ne doveva inanellare una discreta quantit\u00e0. Il suo punto di partenza, era una zona non proprio centrale della capitale. Zona per\u00f2, avvolta da un fascino, che per un certo periodo fu abbacinante. Cinecitt\u00e0, era la zona dove il nostro era nato e attualmente risiedeva. Vicino a quella fabbrica di sogni, s\u2019era sviluppata la sua personalit\u00e0. L\u2019attivit\u00e0 di giornalista, per la precisione del giornalista pubblicista, per il Bernardo era stato un ripiego. Cosa difficile da accettare e da confessarsi, ma l\u2019amareggiato aveva compiuto il passaggio da tempo e con determinazione. Lui avrebbe voluto fare lo sceneggiatore. Di questa realizzazione mancata, i cassetti della scrivania di casa sua ne recavano opulente testimonianze. Per essere un fallito, riteneva di esserlo, con convinta serenit\u00e0. In giovent\u00f9, aveva fatto qualche comparsata. Roba dozzinale, di quei film che venivano definiti di serie B\u00a0 Con gli scarsi introiti di quelle prestazioni, si era pagato gli studi universitari. \u201cDotto\u2019 c\u2019\u00e8 pronto, caldo caldo un buon caff\u00e8\u201d. Era la frase tipica, che gli era rimasta impressa, di quelle lavorazioni. I vari assistenti, cercavano di ammansire cos\u00ec il regista di turno. Il quale il pi\u00f9 delle volte, aveva bisogno di ricorrere al conforto della pregiata bevanda, per recuperare lucidit\u00e0 e efficienza. Una comparsa come lui, il caff\u00e8 poteva andare a prenderselo solo al bar, durante qualche interruzione delle riprese. Certo consider\u00f2, senza mai avervi fatto precedentemente attenzione a questo aspetto, le modalit\u00e0 di assunzione del caff\u00e8 segnavano, se non una gerarchia sociale, almeno una gerarchia di responsabilit\u00e0. La nuvola di ininfluenti riflessioni del Bernardo, furono infrante da pirotecnici spintonamenti che si vennero a determinare alla fermata del Colosseo. L\u2019autobus, era colmo quasi all\u2019inverosimile. Ciascuno cercava il suo spazio, un confortevole riposizionamento. Brandendo gli ombrelli con fare gladiatorio, qualcuno era riuscito a salire facendosi largo. Bernardo, fu\u00a0 tramortito dall\u2019insofferenza. Si sentiva, stretto, stritolato, soffocato senza speranza. Non si rese conto come fece, ma lasciandosi alle spalle uno strascico di maledizioni e invettive, si ritrov\u00f2 in mezzo alla strada. Libero. Come tutte le conquiste, anche quella della libert\u00e0 ha un costo. Nel caso dell\u2019ex comparsa, il prezzo da pagare, fu rappresentato dall\u2019ulteriore generosa bagnata, che gli procur\u00f2 l\u2019audace sortita. Il traffico sotto quei rovesci, era impazzito, a tratti completamente bloccato. Il tempo a disposizione si stava assottigliando. La ribellione intrattenibile,che era esplosa sul cargo municipale, rivel\u00f2, contro ogni superficiale valutazione, un aspetto di grande utilit\u00e0. Bernardo nella concitazione, senza rendersene conto, era fuggito dallo strangolante convoglio, alla fermata del Colosseo. Pioveva anche l\u00ec come naturale che fosse. In modo feroce. Senza requie. Rischiando una scivolata pacchiana, raggiunse il primo ricovero a disposizione. Il luogo era colmo di rifugiati. Trovato un minimo spazio, con un senso di fastidio, si rese conto che il luogo dove aveva trovato ricovero, era oggetto di un costante effervescente andirivieni, di una indistinguibile moltitudine di persone. Sulle prime, tra uno sgocciolamento e l\u2019altro, non fu in grado di realizzare, le cause di tanta complessiva agitazione. Per i temerari che in modo scomposto, effettuavano le sortite, uscendo dal riparo,si era fatta una ragione plausibile, del tipo \u201cimpegni improrogabili da onorare. Per gli altri, quelli che entravano altrettanto scompostamente, vedendoli addentrarsi in corridoi limitrofi, impieg\u00f2 qualche istante di pi\u00f9 per dare un senso al loro agire. Dopo qualche riflessione di troppo si avvide finalmente di\u00a0 trovarsi alla stazione della metropolitana del Colosseo. La constatazione, gli trasmise una certa euforia. Dal punto nel quale si era venuto a trovare, cominci\u00f2 a fare delle prime valutazioni sul raggiungimento tempestivo della sua destinazione.\u00a0 Ora necessitava di un poco di concentrazione, cosa non facile in mezzo a quella sparigliata atmosfera. Vide con soddisfazione, che la stazione della metropolitana, era dotata di un punto bar. Nel locale, trov\u00f2 una confusione, almeno equivalente a quella che aveva lasciato alle sue spalle. La cassa, era praticamente sotto assedio. Avventori, che avevano con successo, superato la trafila, sbandieravano sotto il naso degli inservienti al banco, scontrini, comprovanti il loro diritto ad avere cappuccini, cornetti, e altri generi di conforto. Giunto il suo turno, contrastato dalla \u201cfurba\u201d di turno, che cercava di passargli avanti, dichiar\u00f2 la volont\u00e0 di avere un caff\u00e8 macchiato. La cassiera ad alta voce ribatt\u00e9, consegnandogli lo scontrino \u201cUn caff\u00e8\u201d. Il Bernardo, si rese conto, che la puntualizzazione, da lui fatta era stata inutile. Certe \u201cmacchie\u201d, non comportano costi aggiuntivi, sono, come si dice in romanesco \u201ca gratise\u201d. Al banco, l\u2019inciso trov\u00f2 senso e ragione. La gente il caff\u00e8, bevanda per la quale\u00a0 nutre quasi un sentimento di devozione, lo consuma nelle maniere pi\u00f9 personali, quasi animando un capriccio. Chi lo vuole lungo, chi ristretto, chi in tazza grande, chi \u201cal vetro\u201d, chi con zucchero raffinato, chi con zucchero di canna e chi, come per l\u2019appunto il nostro cronista, \u201cmacchiato\u201d con una lacrima di latte. Quello che era veramente e incresciosamente macchiato era il bancone. Briciole di cornetti, o di altri lieviti, resti di scontrini accartocciati e strappati, sbavature di cappuccini o altro, impreziosivano il ripiano. Il residente di Cinecitt\u00e0, soddisfatta la necessit\u00e0, perch\u00e9 di questo si trattava, sentiva che assaporato il nettare richiesto, cominciava a carburare meglio. Permaneva il disagio, provocato dalla gazzarra che furoreggiava al bancone. L\u2019intento prioritario del nostro, adesso era quello di allontanarsi lestamente dall\u2019ispida situazione, alla ricerca di qualche anfratto, \u201cmetropolitano\u201d, nel vero senso della parola, ove potesse fare mente locale sugli impegni e le relative tempistiche della giornata. Nella manovra di sganciamento dall\u2019effervescente luogo di ristoro, urt\u00f2 corposamente un affannato subentrante. Espressioni di vicendevole scuse gemmarono tra i due. Ma la cosa non fin\u00ec l\u00ec. I due dopo una reciproca insistita sbirciata, si riconobbero e, si abbracciarono con entusiasmo. Nell\u2019avventore inopinatamente urtato, Bernardo, aveva riconosciuto Odoacre Chiericoni capo comparse a Cinecitt\u00e0, che tante occasioni di lavoro, gli aveva dato ai bei tempi. Come va, come stai,che fai e dove vai, si intrecciarono fra i ritrovati con fare amichevole e ridanciano. Ognuno fece il suo sintetico, quanto parziale resoconto. Bernardo, disse tra le altre cose di essersi avventurato come gli aveva accennato all\u2019epoca nella professione giornalistica, che era riuscito a conseguire la laurea, traguardo quest\u2019ultimo, dal quale non aveva fino a quel momento ottenuto alcun beneficio ipotizzato. Chiericoni seguiva con attenta partecipazione. Il cronista, fece un passaggio sullo stato della sua vita sentimentale. La defin\u00ec catastrofica, dopo l\u2019ultima esperienza con la scagliatrice di vocabolari d\u2019inglese. Odoacre, di una decina d\u2019anni pi\u00f9 adulto del suo interlocutore, argoment\u00f2 di rimando che con la moglie Ines, le cose non andavano poi tanto male, che i figli crescevano, che erano arrivati a pagare pi\u00f9 della met\u00e0 delle rate del mutuo della casa. Doveva continuare a piovere con insistenza, in quanto gente con palandrane fradice, continuavano ad affluire nel riparo, con fare che andava dallo stizzito di alcuni, al variegato turpiloquio di altri. Sulla classica domanda, rivolta dal pi\u00f9 giovane dei due interlocutori all\u2019altro \u201cCosa fai da queste parti?\u201d. L\u2019interloquito, prima di dare una esaustiva risposta, ricord\u00f2 per primo a se stesso, che lui ancora non aveva \u201cconsumato\u201d. Detto questo, con fare deciso e schietto,\u00a0 guadagn\u00f2 la ribalta del bancone. Con voce baritonale e chiara, scand\u00ec, con qualche inflessione dialettale di troppo, la sua comanda \u201cCaff\u00e8 al vetro con la schiuma\u201d. L\u2019esclamazione, fu nettamente udibile anche da Bernardo ,che era rimasto poco pi\u00f9 indietro. \u201cUna ennesima variazione sul consumo del caff\u00e8. Accidenti, ma quante saranno mai?\u201d Con il dubbio irrisolto, l\u2019ex comparsa si accinse ad attendere l\u2019amico all\u2019uscita dell\u2019esercizio pubblico metropolitano. Il Chiericoni, brandendo due bei cornetti alla crema, uscendo dal bar, ne porse uno all\u2019amico. Quest\u2019ultimo, mostr\u00f2 di gradire, sbocconcellando con trasparente avidit\u00e0 la leccornia. \u201cEravamo rimasti al cosa faccio da queste parti. Giusto?\u201d \u201cLa mia era una semplice domanda, da conversazione tra due vecchi amici che si rincontrano, niente di pi\u00f9. Niente di inquisitorio.\u201d \u201cLa domanda \u00e8 giusta, pertinente. Ho cambiato vita, radicalmente. Per una molteplicit\u00e0 di motivi che non sto qui a elencare, per non mettere a dura prova la tua pazienza.\u201d Nel frattempo, una signora che concitatamente, aveva cercato riparo dalla pioggia, nell\u2019antro metropolitano, era scivolata malamente gambe all\u2019aria. Niente di preoccupante fortunatamente, un poco di spavento e qualche lieve ammaccatura. I soccorritori, equamente distribuiti fra donne e uomini, si prodigarono a dovere. Fra essi non spicc\u00f2 l\u2019ausilio dei due dialoganti, ancora alle prese con gli ultimi brandelli di cornetto alla crema. \u201cHo cambiato vita, si, si\u201d riprese il discorso Odoacre, con palpabile soddisfazione. \u201cMi hai incontrato proprio in una piccola pausa che mi ero preso dal lavoro.\u201d Prima che Bernardo potesse fiatare, la sua curiosit\u00e0 fu appagata dall\u2019affermazione dell\u2019amico. \u201cSono tassinaro, niente pi\u00f9 mondi di cartapesta, lusinghe e mortificazioni a buon mercato. Ho cambiato pure casa, dopo aver fatto delle operazioni economiche sulla met\u00e0 di mutuo residuo.Sono scappato da Cinecitt\u00e0, vivo a Fiano, piccolo paese vicino Roma. Ines pure \u00e8 contenta di questa scelta. \u201d \u201cUna vera e propria rivoluzione.\u201d \u201cPiena rivoluzione, e ne sono felicissimo. Ma a proposito, tu che ci facevi da queste parti?\u201d \u201cStavo recandomi ad un appuntamento di lavoro.\u201d \u201cProvi ancora a fare il giornalista?\u201d \u201cSai com\u2019\u00e8, non sono uno che si rassegni facilmente. Devo andare a fare un\u2019intervista. Se non mi sbaglio anche tu eri appassionato di lirica.\u201d \u201cNon sbagli, \u00e8 proprio cos\u00ec. E\u2019 la musica che ascolto, quando posso anche in servizio. La Tebaldi, la Callas, Corelli, Di Stefano, ma che te lo dico a fare. Sai gi\u00e0 tutto tu. Ma una cosa te la voglio dire, sapessi l\u2019incanto, inebriato dalle romanze, quando faccio il turno di notte. Per non parlare quando passo sotto Castel S. Angelo, con la Tosca a tutto volume. Robba forte eh?\u201d Non pot\u00e9 fare a meno di farsi scappare un entusiastica espressione del dialetto romano pi\u00f9 recente. \u201cMa riprendendo il discorso dove e a chi devi fare questa intervista?\u201d \u201cDevo intervistare il baritono Argante Quaglioni\u201d \u201cMa quello era veramente un grande\u2026\u2026.Certo dopo tutte le sue vicissitudini.\u201d Bernardo incass\u00f2 l\u2019osservazione del Chiericoni, senza fare commenti, e senza alimentare in alcun modo approfondimenti su quella allusione \u201cAbbiamo fissato per\u00a0 mezzogiorno di stamane al Caff\u00e8 Greco.\u201d \u201cPossiedo ancora delle registrazioni del suo fenomenale Rigoletto. Accidenti, ma hai detto che l\u2019appuntamento \u00e8 fissato per mezzogiorno, sono le undici e trequarti.\u201d \u201cCaspita, hai ragione.\u201d Esclam\u00f2 di rimando il melomane, dopo aver consultato l\u2019orologio. \u201cChe sbadato, come non posso detestarmi, tra un caff\u00e8, una chiacchiera e un cornetto ho perduto la contezza del fluire del tempo. Ciao, scusami, ma devo scappare a raggiungere il primo convoglio della metropolitana, diretto per la mia destinazione.\u201d L\u2019agitazione, lo stava contagiando in modo evidente. Non si sa come gli era comparso tra le mani il notes degli appunti per l\u2019intervista. Blocco di carta che nella veemenza dettata dal possibile ritardo, stava con scarsa coscienza accartocciando ben bene. Stava gi\u00e0 proiettandosi, in qualche percorso A o B, della ramificata tuberosa qual \u00e8 la ferrata sottotraccia della metropolitana. Con decisione intervenne l\u2019Odoacre. \u201cMa dove vai. Ti do un passaggio io, ho la vettura qua fuori, cos\u00ec te la presento pure:\u201d Ultim\u00f2 con fare scherzosa la frase, con l\u2019intento di sedare almeno parzialmente l\u2019agitazione montante dell\u2019amico. \u201cNon ha senso, ti ringrazio, ma \u00e8 una proposta priva di logica la tua. Non\u00a0 si \u00e8 mai visto al mondo un taxi pi\u00f9 rapido di una metropolitana.\u201d \u201cErrore, errore marchiano. Il taxi \u00e8 qui fuori a disposizione, senza tare di attese e spintonamenti\u201d Nonostante fosse mugugnante e recalcitrante aveva cominciato a seguire l\u2019amico, non senza privarsi dal fare esclamazioni desolatamente \u201cstrappacuore\u201d del tipo \u201cNon ha senso, forse l\u2019intervista con Quaglioni era l\u2019ultima occasione per me.\u201d Dai, dai che ce la facciamo te l\u2019assicuro\u201d \u201cNon ce la faremo mai ne sono certo.\u201d \u201cMa per arrivare al Caff\u00e8 Greco, \u00e8 tutta una corsia preferenziale per noi tassisti.\u201d Essendo usciti dal ricovero, la pioggia tintinnava dispettosamente sulle loro teste e non solo. Con un ultimo singulto, il recalcitrante dichiar\u00f2 \u201cE i semafori. Non li consideri?\u201d Aprendogli lo sportello posteriore del taxi Chiericoni di rimando \u201cScommettiamo che ce la facciamo.\u201d La ex comparsa, e il suo ex capo, erano oramai accomodati nel veicolo, il quale con antico sapere, aveva cominciato a inghiottire il percorso. Nell\u2019abitacolo, per poco tempo, si spanse un silenzio al borotalco. \u201cNon abbiamo specificato cosa c\u2019\u00e8 in palio nella scommessa.\u201d Il conducente, guardando con un sorriso, l\u2019ospite dallo specchietto retrovisore \u201cTra amici non si scommettono soldi, e quindi\u2026.\u201d \u201cQuindi\u201d \u201cUn bel caff\u00e8, alla napoletana, che chi perde offrir\u00e0 nella sua dimora al vincitore. Avremo cos\u00ec anche l\u2019occasione di farci visita\u201d \u201cOk Vorrei solo farti presente che \u00e8 mezzogiorno meno dieci, e abbiamo solamente superato Piazza Venezia.\u201d Bernardo non aveva sospeso neanche per un istante di tormentare con feroci manipolazioni, il notes con gli appunti. La pioggia era accompagnata da qualche tuono, la disarmonica venatura dei lampi tesseva una ragnatela di atavici timori. Inaspettatamente il traffico, per motivi incomprensibili ai pi\u00f9, si era fluidificato. Odoacre approfitt\u00f2 dell\u2019occasione con efficiente vellutata perizia. Il tassista senza darne preavviso, decise che quegli ultimi tratti di percorso, li avrebbero passati accompagnati dalla musica. Organizz\u00f2 e dispose il necessario a questo fine.Da una datata registrazione sgorg\u00f2 la monumentale voce dl Quaglioni, nel passaggio del Rigoletto \u201cPer lei e per me piet\u00e0, piet\u00e0 Signori, piet\u00e0 Signori, piet\u00e0.\u201d \u201cOltre che domande di natura professionale, farai anche dei riferimenti alle sue controverse vicissitudini?\u201d quasi sussurr\u00f2 l\u2019incuriosito conducente. \u201cCome sai, la carriera dell\u2019Argante si \u00e8 conclusa da un pezzo. Anche nei colloqui telefonici, intercorsi tra noi, per fissare i termini dell\u2019appuntamento, ho trovato un interlocutore strano, sospettoso, reticente. Mi sembrava una persona che fosse sempre sul \u201cchi va la\u201d \u201cDopo tutto quello che \u00e8 accaduto, mi sembra anche naturale\u201d esclam\u00f2 Odoacre, superando brillantemente il penultimo semaforo, prima del raggiungimento della met\u00e0. \u201cMa anche la voce, soprattutto la voce, mi \u00e8 sembrata calligrafica, stentata, quasi dissociata dalla persona che parlava. Da tempo non compare in pubblico, non rilascia interviste da un pezzo. Non mi ha chiesto nulla su ci\u00f2 che gli chieder\u00f2. E\u2019 stato solamente perentorio nella fissazione delle modalit\u00e0 dell\u2019incontro. Certamente gli rivolger\u00f2 qualche domanda sugli eventi da cui \u00e8 stato travolto, e che ha duramente pagato. Non so quanto giustamente. Non sta certo a me giudicare. Posso solo considerare, spero che tu ne convenga con me, che finora le interpretazioni di Rigoletto realizzate da Quaglioni sono rimaste finora ineguagliate.\u201d \u201cNe convengo, sono assolutamente d\u2019accordo con te.\u201d Un ultima manovra, e l\u2019amico tassista spense il motore della vettura. Bernardo, aiutandosi con la mano spann\u00f2 il finestrino accanto a lui. Erano arrivati di fronte l\u2019ingresso del Caff\u00e8 Greco. \u201cMissione compiuta. Mezzogiorno meno due minuti, ho vinto la scommessa, comincia a preparare la\u00a0 \u201ccuccumella\u201d. Chiericoni,\u00a0 da ogni poro, manifestava soddisfazione e orgoglio professionale per l\u2019obiettivo raggiunto. Il trasportato, felicemente sorpreso, quasi incredulo prese atto del fatto. La pioggia non aveva cessato di cadere un istante, ma si era trasformata in quella sottile tipica di Londra e di altre localit\u00e0 del Nord Europa. \u201cTi aspetto qui fuori, cos\u00ec quando hai terminato, ti riaccompagno\u201d.\u00a0 \u201cDai, ti ho gi\u00e0 dato troppo disturbo, ci sentiamo telefonicamente, tanto tu avrai il mio vecchio numero, cos\u00ec ci mettiamo d\u2019accordo per vederci, e per darmi modo di onorare la scommessa persa\u201d. \u201dDai ti aspetto,cos\u00ec mi racconti come \u00e8 andata e sazi la mia curiosit\u00e0 da povero provinciale. Cerca di rimettere un po\u2019 in ordine, il\u00a0 tormentato\u00a0 blocco degli appunti. Non ti puoi presentare cos\u00ec\u201d. \u201cNon mi dare altri pensieri, ne ho gi\u00e0 tanti per conto mio. Ora comincia la parte pi\u00f9 complessa e delicata. Ok, aspettami pure. Non ho la minima idea di quanto tempo impiegher\u00f2. Ora vado se no faccio veramente tardi\u201d. \u201cVai, vai in bocca al lupo\u201d:Varcata la soglia del prestigioso locale, Bernardo non pot\u00e9 fare a meno di auspicare l\u2019entrata in vigore al pi\u00f9 presto, della paventata da alcuni, legge con il divieto di fumo nei locali pubblici. Nella sala, finemente arredata, strati di esalazioni di vari tabacchi, messi in combustione sotto forma di sigari, sigarette o pipe, dilagavano in ogni anfratto. Pi\u00f9 che in un Caff\u00e8 Greco, al sopraggiunto, sembrava di trovarsi in un Caff\u00e8 Turco. Non gli fu difficile, individuare nel locale, l\u2019uomo con il quale aveva fissato l\u2019appuntamento. Telefonicamente, gli era stato detto, che si sarebbe fatto trovare all\u2019ultimo tavolino in fondo entrando sulla sinistra. Da quella distanza, la nuvola di fumo, sagomava in modo quasi luciferino il cantante. Cappotto, che teneva indosso, e il resto dell\u2019abbigliamento, avevano un aspetto dimesso. Sar\u00e0 stato per il loro colore cenerino. Unica nota di vezzo era rappresentata da una rigogliosa sciarpa, color verde bottiglia, che l\u2019uomo sembrava quasi ostentare. Lo sguardo era di pietra lavica. Febbricitante. Il Quaglioni, non aveva mai visto il suo intervistatore. Non prest\u00f2 quindi la minima attenzione al sopraggiunto. Forte della consapevolezza, della sua notoriet\u00e0, che per quanto sbiadita, ancora sussisteva, sapeva che sarebbe stato riconosciuto e avvicinato. In effetti fu cos\u00ec. Una mora, ancora desiderabile signora, dopo qualche convenevole, porse al baritono un foglio bianco, con l\u2019evidente intento di farsi fare un autografo. Cosa alla quale l\u2019Argante si prest\u00f2 con una discrezione desueta per quei tempi. Fece solo cenni di saluto, senza profferire una sola parola. Agli altri tavoli, gli avventori consumavano. Il tempo soprattutto. Il fumo di tabacco si destreggiava con quello delle bevande calde. Bernardo, giunto quasi esitante al cospetto del dimessamente abbigliato, ruppe il ghiaccio \u201cBuongiorno Maestro, sono Bernardo Schiaretta.\u201d Il Maestro, fece solamente un sobrio cenno d\u2019invito ad accomodarsi. Il giornalista, not\u00f2 che sul tavolino, oltre un intonso caff\u00e8 con panna, trovava posto anche un termos, grande, di quelli da viaggio o da campeggio. Accomodatosi, seguirono degli insostenibili momenti di silenzio. Quaglioni, lo osservava, per meglio dire scrutava, senza manifestare il bench\u00e9 minimo disagio, contrariamente all\u2019intervistatore, che aveva ripreso a tormentare il blocco degli appunti. Il silenzio tra i due perdurava. \u201cBene, se vuole possiamo cominciare\u201d esord\u00ec Bernardo, tentando di assumere un atteggiamento il pi\u00f9 disinvolto possibile. Lo sguardo di pietra lavica, che lo fissava, fu attraversato da un lieve battere di ciglia, che fu interpretato come cenno di assenso all\u2019inizio dell\u2019intervista. Sostenendosi agli appunti, forgi\u00f2 la prima domanda. Banalissima del resto. \u201cQuando e dove ha debuttato nella sua ricchissima carriera?\u201d. Mentre poneva il quesito, il baritono, aveva aperto il termos, cominciando a sorseggiarne il contenuto. Il caff\u00e8 alla panna era stato lasciato inviolato. Panna che aveva cominciato a sciogliersi vistosamente. Qualche rivolo ne colava sulla tazzina, fino al piattino. Terminato, almeno per il momento di abbeverarsi al termos, Quaglioni, fece due gesti quasi simultanei. Con il primo liber\u00f2 il collo dalla generosa sciarpa, con l\u2019altro estrasse dalla tasca, una macchinetta, che poteva sembrare una radiolina. Port\u00f2 l\u2019oggetto alla base del collo, e cominci\u00f2 a parlare. Schiaretta, ebbe un singulto interiore, ora capiva perch\u00e9 la voce al telefono del suo interlocutore gli era sembrata cos\u00ec strana. Dal vivo pi\u00f9 che strana era inquietante. Risultava esserlo ancor di pi\u00f9, considerando che apparteneva a un eccellente cantante lirico. \u201cQualche sorso del caff\u00e8 che\u00a0 porto nel termos sempre con me,\u00a0 aiuta a sciogliermi la lingua per cos\u00ec dire. Nei locali pubblici ordino sempre qualcosa, che poi non consumo.Vede, ordin\u00f2 spesso del caff\u00e8 con panna, per l\u2019attrazione che provo nel vederla sciogliere gradualmente. Ci\u00f2, ho potuto constatare, non avviene in modo costantemente uniforme, no, no, ci sono delle improvvise accelerazioni, degli imprevisti percorsi che prendono i piccoli blocchi cedenti\u201d Lo sguardo era fisso sulla tazzina, la voce metallica con inequivocabili rantoli di smisurata sofferenza di sottofondo. Bernardo era completamente spiazzato dalla situazione nella quale si era venuto a trovare. Mai era venuto a conoscenza, del fatto, che con tutta evidenza il Maestro aveva subito un intervento cos\u00ec severo alle corde vocali. Sar\u00e0 stata una cosa recente, forse frutto di un brutto male, fiorito dopo tutte le peripezie passate da l\u2019uomo. \u201cE\u2019 sorpreso di trovarmi in queste condizioni vero. Su dica la verit\u00e0.\u201d Schiaretta annu\u00ec con un malcelato imbarazzo. \u201cDa tempo non compaio in pubblico e, non rilascio interviste. Ma questo lo sapeva gi\u00e0. Come tutti non era a conoscenza della mia nuova condizione. Mi sono divertito, con un pizzico di perfidia, lo ammetto, a spiazzarla, a metterla in imbarazzo. Una microscopica vendetta verso tutti i giornalisti come lei.\u201d \u201cMa io veramente\u2026..\u201d \u201cSi, sta facendo solo il suo lavoro, ed altre menate del genere. E lo fa male, malissimo. Ritiene che qualcuno, dopo gli eventi ben noti, dai quali sono rimasto travolto, abbia ancora il minimo interesse per il baritono Argante Quaglioni?\u201d\u00a0 Lo sguardo dell\u2019Argante era attraversato da ben visibili, enigmatiche passioni. Si abbever\u00f2 nuovamente al termos. L\u2019agghindato cameriere sopraggiunto, rilev\u00f2 l\u2019ordinazione del Bernardo. Un caff\u00e8 all\u2019americana, gli sembr\u00f2, la comanda pi\u00f9 consona al luogo dove si trovava. L\u2019ordinante gi\u00e0 sapeva che non l\u2019avrebbe neanche assaggiato. Per tentare di sedare, il vivo imbarazzo nel quale si era venuto a trovare, ordinando in quel modo, tentava di accreditarsi come un cosmopolita di vaglia. \u201cChe senso ha parlare oggi della mia carriera, da tempo tra l\u2019altro interrotta in modo traumatico. Nessuno. Tutti abbiamo bisogno di un alibi. Sempre. Con noi stessi o con gli altri, poco importa. Lei, devo dire con fantasia formato bonsai ha trovato il suo.\u201d \u201cMi scusi Maestro, ma non so cosa intende dire?\u201d \u201cAh no, ma lei cerca un intervista con il baritono Quaglioni, insuperato interprete di Rigoletto, oppure il Quaglioni, mostro da prima pagina di qualche tempo fa. Su sia sincero.\u201d Alcune delle pagine del notes degli appunti, stavano staccandosi tra le brutali manipolazioni esperite dal pubblicista. Bernardo, onesto individuo, nonostante fosse un giornalista, era avvampato di rossore, incassando la caustica insinuazione dell\u2019intervistato. \u201cIn effetti nell\u2019arco dell\u2019incontro, qualche domanda su quella triste vicenda, gli e l\u2019avrei posta.\u201d Ci\u00f2 fu pronunciato, mentre il dichiarante di turno, spezzava con se stesso il patto segreto di neanche assaggiare\u00a0 il caff\u00e8 appena posto sul loro tavolo. Un\u2019altra manciata di silenzio, avvilupp\u00f2 i due dialoganti. Senza nesso\u00a0 con ci\u00f2 che si era detto, con fare repentino Argante posizion\u00f2 sul ripiano un mangianastri o registratore, all\u2019apparenza spento. L\u2019azione, non fu fonte di timori per Bernardo, ma di curiosit\u00e0 si. Da come stava seduto, con un\u2019occhiata, si era sincerato che il Chiericoni lo stesse attendendo con il taxi parcheggiato proprio davanti all\u2019ingresso del fumoso locale. Argante riprese il discorso, non senza prima aver oscuramente armeggiato con la macchinette che gli consentiva rapporti, per quanto provata con la viva voce. \u201cSu quella triste vicenda ha detto. Anni ho vissuto nella macerante incertezza sul da farsi, allora si che avevo necessit\u00e0 di trovarmi degli alibi. Ne trovai a bizzeffe, non so dire se la mia era forza, debolezza, paura o solamente amore. Come sa noi della lirica non viviamo di psicologismi, ma di sentimenti dirompenti, irreversibili. Quel \u201cPiet\u00e0 piet\u00e0 signori\u2026.\u201d che intonavo ogni sera in scena mi dilaniava, chiedevo in realt\u00e0 una piet\u00e0 astratta, al destino o a chi per esso. Ma non giungeva nessun segnale positivo. E lei soffriva, continuava a soffrire. Persino le pareti della nostra casa erano sopraffatte da tanta atrocit\u00e0. La carne della mia carne, si stava accartocciando su se stessa.\u201d Una pausa sfibrante, accompagn\u00f2 lo sguardo dell\u2019uomo sul precipizio dei ricordi. La macchinetta, rendeva ancora pi\u00f9 assurda quella voce, che con il suo sferragliare, quanto una lama oculatamente affilata, tranciava il cuore dell\u2019ascoltatore. Si dimen\u00f2 goffamente sulla sedia il Bernardo, avvolto da tutti quei fumi. Voleva inserirsi in quel parlare, ma non sapeva da che parte cominciare. Si sentiva inetto, impotente. Gli balenarono in mente i titoli sparati a tutta pagina dai giornali, sulla vicenda. \u201cCostanza\u201d, il nome fu pronunciato dal cantante con il tono precario di chi \u00e8 alla ricerca di una qualche certezza. \u201cSi ha sempre bisogno di alibi, sia per agire che per rimanere inerti. Alibi, argomenti, motivazioni, chiamiamoli come si vuole. Il punto, che non si capisce subito, \u00e8 quello che dobbiamo salvarci di fronte a noi stessi, almeno di fronte a noi stessi.\u201d \u201cCerto\u201d intercal\u00f2 Schiavetta, tentando di recuperare un ruolo, quale che fosse, in una situazione che stava in modo evidente, inerpicandosi su percorsi troppo acuminati. \u201cCome ogni mattina\u201d riprese metallicamente Quaglioni \u201cPreparai il caff\u00e8, rito mattutino, che celebravo in casa, quando ancora c\u2019era mia moglie. Ero sempre il primo a svegliarmi, pure perch\u00e9 da tempo i medici facevano affrontare a Costanza, la botola della notte completamente sedata. L\u2019ambita pozione mattutina, era, come si usa dire venuta su, con festante gorgoglio. La luminosa giornata sembrava partire al meglio. Ero gi\u00e0, come d\u2019abitudine lavato e vestito.\u201d \u201cDifferentemente a quanto faccio io\u201d pens\u00f2 tra se, con superficialit\u00e0 degna di miglior causa il disorientato. \u201cTolta dal fuoco la macchinetta colma del caff\u00e8 ,\u00a0 spenta la fonte di calore, mi accingevo a attivare le procedure quotidiane. Ma la mia mano rimase aggrappata al pomello del gas che avevo appena spento. Curioso no?\u201d Una sorsata dal termos sanc\u00ec un istante di tregua per tutti. La situazione stava diventando claustrofobica. Bernardo, vincendo tutti i suoi imbarazzi e sensi di deferenza nutriti nei confronti dell\u2019interlocutore doveva quantomeno aggiustare l\u2019andamento dell\u2019incontro. In realt\u00e0 poi, lui doveva portare in redazione, la testimonianza, di un eccelso interprete lirico. L\u2019aspetto \u201cnero\u201d per cos\u00ec dire, per quanto di sua competenza, lo riteneva abbastanza marginale. Sicuramente non centrale. Tent\u00f2 una sortita in tal senso. \u201cPerch\u00e9 non\u00a0 racconta qualcosa per i nostri lettori, della sua memorabile interpretazione al Metropolitan di New York?\u201d Quaglioni, non raccolse. Cominciando a giocherellare lievemente con il registratore prosegu\u00ec nel suo rievocare \u201cLa mia mano destra, non riusciva a staccarsi da quella improvvisa ancora di salvezza o di dannazione. Di una mano ce ne sarebbe stato bisogno, eccome. Di un&#8217;altra, quella di Dio, che avevo invocato con intermittente convinzione. Tra il pollice e l\u2019indice, era rimasto serrato l\u2019oggetto predisposto per chiudere o aprire. La mano fece girare verso l\u2019apertura la manopola, senza aggressivit\u00e0, accanimento. Una foresta di alibi stormiva in tutto il mio essere. Con un soffio cominci\u00f2 la imminente saturazione. Era tutto cos\u00ec, calmo, tranquillo quella mattina in casa. Le peripezie del dolore, stavano evaporando, seguendo le volute di quel soffio. Non\u00a0 passai in nessun vano della dimora. Diedi le mandate di chiusura della porta, con l\u2019enfasi di un ultima carezza. Mi ritrovai sperso nei dedali della giornata, con la tempesta di quel soffio nel cuore che mi faceva vacillare.\u201d La panna si era completamente liquefatta, facendo cos\u00ec tracimare abbondantemente quella inelegante mistura dalla tazzina nel piattino. A quel punto anche il Bernardo, si sentiva liquefatto, ci\u00f2 che aveva ascoltato, da quella voce addomesticata in modo inquietante lo aveva annichilito. L\u2019uomo dallo sguardo di pietra lavica, lo fissava con una espressione indefinibile. Forse neanche lo vedeva pi\u00f9. Il trascorrere del tempo, punzonava l\u2019imbarazzo generale. Odoacre continuava diligentemente ad attendere. fuori. Il pubblicista, non poteva non commentare, dire qualcosa. Troppi erano gli elementi di quella storia, che gi\u00e0 all\u2019epoca, avevano fatto maturare in lui,sentimenti e valutazioni contrastanti. Cerc\u00f2 di riaprire la conversazione nel modo pi\u00f9 costruttivo possibile \u201cSono sinceramente desolato per la situazione straziante nella quale si \u00e8 venuto a trovare. Sono vicende estremamente complesse, sulle quali \u00e8 difficile dall\u2019esterno,se non impossibile dire qualcosa. Di certo si pu\u00f2 condividere il dolore.\u201d \u201cMa quelli vestiti in palandrana nera, hanno avuto a che dire, hanno sentenziato. Si si, addirittura sentenziato.\u201d Un sorriso incendiato, vest\u00ec quelle parole. \u201cIo posso solamente esprimerle vicinanza di comprensione umana.. Per il resto non ho capacit\u00e0, competenza, per esprimere valutazioni sulle deliberazioni della Corte.\u201d \u201cChiacchiere e formalit\u00e0. Passano il tempo a violentare la vita. La morte. Chiacchiere e formalit\u00e0.\u201d Argante, si stava esaltando sempre di pi\u00f9 nel suo dire. Si era alzato in piedi e aveva cominciato ad armeggiare furiosamente quanto incomprensibilmente con il registratore. \u201cNon si agiti, chiudiamo l\u2019argomento, e parliamo di bel canto piuttosto.\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cQuelli della Corte, quelli della Corte\u201d Quaglioni plac\u00f2 per un istante il suo maneggiare scomposto sul registratore, quando ritenne di aver raggiunto il suo misterioso intento. Con fare sprezzante disse, sempre rimanendo in piedi \u201cI togati, quelli della i miei giudici, quelli della Corte, ecco cosa sono.\u201d Avviandosi\u00a0 con decisione verso l\u2019uscita, attiv\u00f2 nel punto voluto il registratore. Ne sgorg\u00f2 la sua celebrata voce d\u2019un tempo, nelle invettive scagliate da Rigoletto. A tutto volume risuon\u00f2 \u201cCortigiani vil razza dannata per qual prezzo vendeste il mio bene\u2026\u201d Anche la fumosit\u00e0\u00a0 del locale apparve trovarsi in soggezione. La porta d\u2019ingresso del Caff\u00e8 si richiuse alle sue spalle con il dovuto rispetto. Prese posto nel taxi del Chiericoni, senza porsi il quesito se il mezzo fosse libero o meno. In un battere di ciglia la sciarpa verde bottiglia e il resto scomparve alle viste. Sguardi interrogativi, si sovrapponevano tra i superstiti del Caff\u00e8. Ciascuno si domandava, se apparteneva ai \u201ccortigiani\u201d o alla \u201cvil razza dannata\u201d il chicco di esame di coscienza, si miscel\u00f2 con una corale indulgente autoassoluzione. Bernardo dal canto suo fece ulteriori considerazioni, di essere rimasto a piedi, senza aver fatto l\u2019intervista, con un dilagante disagio interiore. Ma in fondo lui era, ed era rimasto sempre una \u201ccomparsa\u201d. Come tutti d\u2019altronde, opin\u00f2 tra se con fare autoconsolatorio.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_4820\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"4820\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Da tempo aveva risolto un dilemma esistenziale. Dilemma non di poco conto, la cui soluzione, gli era risultata fino a quel momento ottimale. Il Bernardo, era un pragmatico. Cercava di rendersi la vita, meno pesante e severa di quello che a suo modo di pensare \u00e8.\u00a0 Il suo pragmatismo, consisteva, nell\u2019 avere coscienza dei suoi [&hellip;]<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_4820\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"4820\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"author":1319,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[14],"tags":[],"class_list":["post-4820","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-premio-racconti-nella-rete-2011"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/4820"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1319"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=4820"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/4820\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":4829,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/4820\/revisions\/4829"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=4820"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=4820"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=4820"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}