{"id":48179,"date":"2022-02-21T19:52:22","date_gmt":"2022-02-21T18:52:22","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=48179"},"modified":"2022-02-21T19:52:22","modified_gmt":"2022-02-21T18:52:22","slug":"premio-racconti-nella-rete-2022-armida-detta-la-strega-di-delia-giordano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=48179","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2022 &#8220;Armida detta la Strega&#8221; di Delia Giordano"},"content":{"rendered":"\n<p>Quella mattina di gennaio il freddo era pungente, un leggero nevischio bagnava le strade. La notte prima la temperatura era scesa sotto lo zero. Lungo il Tevere un battello navigava svogliatamente portando il suo carico di turisti, nonostante la giornata non proprio ideale. Armida, stretta al suo gatto Mim\u00ec, il freddo, quella notte lo aveva sentito tutto. A nulla era servita la coperta che i volontari le avevano dato la sera prima e nemmeno i cartoni che aveva messo a terra sul pavimento del marciapiede. Il ponte riusciva a ripararla dalla pioggia ma non certo dal freddo.Armida non era n\u00e9 vecchia, n\u00e9 giovane. Era una di quelle creature senza tempo, nate chiss\u00e0 quando, che passano in punta di piedi su questa terra. Creature che nascono senza fare rumore e vivono nell\u2019ombra. Tutti la chiamavano la Strega, per via del grosso cappello a punta che portava sempre in testa, estate e inverno. Viveva per strada da che aveva memoria. In verit\u00e0, di ricordi ultimamente gliene erano rimasti pochi, avvolti da una nebbia che diventava sempre pi\u00f9 densa. A volte, aveva la sensazione di essere venuta al mondo cos\u00ec come era adesso. Per il passato aveva cercato di recuperare qualche ricordo. Chi era lei, da dove veniva? Armida era il suo vero nome? Ma per quanto si sforzasse, il passato non riaffiorava.&nbsp; Con le dite carezzava i segni impressi sui polsi, due lunghe cicatrici che&nbsp;le&nbsp;attraversavano il braccio, sperando di ricordare il perch\u00e9 della loro presenza. La sua memoria non riusciva ad andare pi\u00f9 lontano del Natale passato. Quella mattina il suo Gigi se ne era andato. Lo aveva lei trovato nel suo giaciglio, proprio accanto al suo. Freddo, rigido, chiss\u00e0 da quanto era morto. Eppure la sera prima erano andati insieme al banco della Caritas a prendere il pasto.<\/p>\n\n\n\n<p>&lt;Cara la mia Armida. Dammi il braccio, \u00e8 Natale. Ti invito a cena.&gt;<\/p>\n\n\n\n<p>Cos\u00ec le aveva detto, tirando fuori dal cappotto un piccolo cioccolatino. La carta d\u2019orata brillava alla luce dei lampioni, come un gioiello tutto d\u2019oro.<\/p>\n\n\n\n<p>&lt;Oh, il mio Gigi, sei sempre galante.&gt;<\/p>\n\n\n\n<p>Le sussurro lei, mentre si incamminarono insieme. Seduti sulla panchina lungo il Tevere, mangiarono il pasto caldo, che quegli angeli gli avevano offerto, e bevvero il vino che la cassiera del supermercato gli aveva regalato. Tutti conoscevano il suo Gigi e tutti gli volevano bene. Sempre gentile, con un sorriso per tutti. Sotto quel cappotto logoro si nascondeva un vero signore.<\/p>\n\n\n\n<p>&lt;Tu sei un uomo d\u2019altri tempi, chiss\u00e0 da dove vieni tu &gt;.<\/p>\n\n\n\n<p>Gli ripeteva Armida. Lui le prendeva la mano, sfiorandola dolcemente.<\/p>\n\n\n\n<p>&lt; Voulez-vous danser avec moi madame?&gt;,<\/p>\n\n\n\n<p>Mentre lei scoppiava a ridere la faceva volteggiare proprio l\u00e0 sul marciapiede. Ora, lui non c\u2019era pi\u00f9, e lei si sentiva ancora pi\u00f9 sola.<\/p>\n\n\n\n<p>La solitudine, come il freddo le entrava nelle ossa e non ne voleva sapere di andarsene. Avvolta nei suoi stracci, spingendo il carrello del supermercato, Armida trascinava i suoi giorni sempre uguali, mentre i ricordi diventavano sempre pi\u00f9 sbiaditi. Di tanto in tanto, tirava fuori una vecchia foto, in bianco e nero, era sbiadita dal tempo, ma si riusciva a vedere una giovane donna con in braccio un bambino che sorrideva felice all\u2019obiettivo. Non sapeva pi\u00f9 chi fosse quella donna, ma il cuore le diceva che le apparteneva. Per lei ormai&nbsp;nulla aveva pi\u00f9&nbsp;importanza, sentiva che la vita le stava scivolando via, e incurante lei la stava lasciando andare. Niente pi\u00f9 la tratteneva sotto quel ponte. Una notte di gennaio, stretta al suo Mim\u00ec, tiro fuori la vecchia foto e se la pose sul cuore. Scav\u00f2 nei suoi ricordi e con tutte le sue forze si aggrapp\u00f2 alla donna della foto. Come sollevata da un forte vento, la foschia che copriva i suoi ricordi, si dirad\u00f2. Si vide bambina correre felice tra i campi. Sent\u00ec l\u2019odore del pane appena sfornato e le carezze di sua madre. Rivide il ragazzo che le faceva battere forte il cuore, e sent\u00ec il sapore dei suoi baci rubati. All\u2019improvviso ud\u00ec grida e i pianti, e si ritrov\u00f2 davanti&nbsp;alla stessa foto che stingeva, impressa su una fredda&nbsp;lapide. Rabbrivid\u00ec al tocco delle mani&nbsp;di un uomo che non conosceva su di lei. Senti le sue stesse&nbsp;urla, mentre altri due uomini vestiti di bianco la portavano via. Rivisse l\u2019inferno, i legacci ai polsi, gli elettroshock, l\u2019acqua ghiacciata sul corpo nudo e le notti, legata a un termosifone. E senti l\u2019odore del sangue che sgorgava dai profondi tagli sui polsi. Si perse in una vita che non conosceva, che non ricordava. E mentre il freddo la attanagliava, senti il corpo cedere e la mente fermarsi, all\u2019attimo in cui, dopo chiss\u00e0&nbsp;quanti anni, guard\u00f2 il cielo senza sbarre e ingurgit\u00f2&nbsp;avidamente l\u2019aria fresca che aveva l\u2019odore&nbsp;dei fiori appena sbocciati&nbsp;e non&nbsp;il fetore di piscio e vomito. Rivide per l\u2019ultima volta l\u2019edificio che l\u2019aveva inghiottita ancora bambina e l\u2019aveva restituita alla vita, ormai vecchia. Rest\u00f2 per strada, per gli anni che le restarono. Dimentic\u00f2 s\u00e9 stessa e ci\u00f2 che aveva vissuto.<\/p>\n\n\n\n<p>Armida, detta&nbsp;la Befana, se ne and\u00f2 una notte di gennaio, sola, cos\u00ec com\u2019era vissuta. Tra le mani le trovarono una vecchia foto sbiadita e sul volto un sorriso.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_48179\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"48179\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quella mattina di gennaio il freddo era pungente, un leggero nevischio bagnava le strade. 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