{"id":47918,"date":"2022-01-30T19:44:29","date_gmt":"2022-01-30T18:44:29","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=47918"},"modified":"2022-01-30T19:44:30","modified_gmt":"2022-01-30T18:44:30","slug":"premio-racconti-nella-rete-2022-tre-storie-una-storia-di-stefano-facciolo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=47918","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2022 &#8220;Tre storie, una storia&#8221; di Stefano Facciolo"},"content":{"rendered":"\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Mi chiamo Alexander, e oggi 30 giugno 1992 divento grande: compio dieci anni e i miei genitori mi hanno organizzato una bella festa di compleanno.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201c Auguri Sasha, hai raggiunto il tuo primo importante traguardo: la tua et\u00e0 \u00e8 arrivata alla doppia cifra, dieci anni! Complimenti!\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Non fece in tempo a dire queste parole mio padre, che la porta della nostra abitazione con un boato che sembr\u00f2 un tuono, si spalanc\u00f2 di colpo e la nostra casa si riemp\u00ec di persone che altri non erano se non i nostri vicini di appartamento. Il mio primo pensiero fu di una entrata a sorpresa da parte loro per il mio compleanno, ma quando vidi che erano armati di bastoni e manganelli di gomma e si avventarono su mio padre e mia madre, picchiandoli selvaggiamente, la paura che colpissero anche me mi mise le ali ai piedi e fuggii per le scale. Quando, ore dopo, tornai a casa, la trovai devastata. Mio padre era a terra, coperto di sangue e non respirava pi\u00f9. Mia madre era rannicchiata su se stessa in un angolo, nuda, e piangeva senza lacrime. Mi avvicinai a lei tremante e timoroso; quando lei mi vide, mi prese e mi strinse a se. Con un filo di voce mi disse: \u201cdobbiamo andar via di qui, prima possibile\u201d. Tra le lacrime, le chiesi il perch\u00e9, ma lei non mi rispose. Si alz\u00f2, tenendomi per mano mi port\u00f2 nella loro camera da letto, dove si vest\u00ec, prese una borsa e la riemp\u00ec con poche cose sue e mie e senza guardarsi dietro, quasi strattonandomi uscimmo da quell\u2019appartamento della periferia di Sarajevo. E non avrei pi\u00f9 rivisto n\u00e9 l\u2019uno n\u00e9 l\u2019altra!<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><em>Era una mattina piena di sole e di calore come ce ne sono tante in Burundi, ed insieme a mia madre stavamo mangiando quel poco di cibo che era rimasto nella capanna. La capra che portavo al pascolo tutte le mattine era stata uccisa da dei soldati che il giorno prima erano venuti nel villaggio ed avevano ucciso anche tutti coloro che vi avevano trovato. Non erano molti:c\u2019erano soprattutto bambini, donne e vecchi. Escluso me, che vedendoli arrivare ho abbandonato la capra e mi sono nascosto in una buca, mia madre e poche altre donne che erano in un campo poco lontano dal villaggio e qualche altro mio compagno di giochi che \u00e8 riuscito a fuggire, non era rimasto vivo nessuno. In silenzio cos\u00ec come eravamo stati fino a quel momento, mia madre si alz\u00f2, mi prese per mano e iniziando a camminare, senza voltarci indietro ci allontanammo dal villaggio percorrendo il sentiero polveroso e assolato che loattraversa. Fatti pochi passi, un piccolo sasso bianco colp\u00ec la mia attenzione e lasciata la mano di mia madre andai a raccoglierlo. \u201cEnoch, vieni qui, non mi lasciare sola\u201d mi disse mia madre. \u201cNon ti preoccupare, mamma. Sto solo prendendo il mio talismano che mi aiuter\u00e0 a proteggermi e a proteggerti. Oramai con i miei dodici anni sono io l\u2019uomo della famiglia\u201d. E questa volta prendendola io per mano, abbiamo continuato a camminare su quel sentiero rosso, assolato e polveroso verso l\u2019ignoto, portando con noi il nostro orgoglio di appartenere al laborioso popolo Hutu e la grande voglia di vivere liberi.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Era una bella citt\u00e0 Aleppo. Ci si viveva bene nel quartiere di Sal\u00e0 al Din nell\u2019oramai lontano 2010. La mia vita di ragazzo la dividevo con i miei amichetti del cuore, Emre ( che significa amico) e sua sorella Serckin ( che significa distinta). Eravamo coetanei e vicini di casa. Le giornate trascorrevano tra la scuola che frequentavamo (stava in fondo alla via dove era il palazzo in cui abitavamo), e il parco attrezzato con tutti i giochi che dei ragazzi di undici anni possono desiderare per vivere serenamente e spensieratamente le loro ore libere dai compiti. Ed io, i miei amici e tanti altri bambini con le loro mamme e pap\u00e0 e nonni lo affollavamo e riempivamo di voci, suoni, allegria. Poi, una sera dell\u2019estate del 2011, la sera del giorno del mio dodicesimo compleanno, mentre con i miei amici e i loro genitori stavamo festeggiando, mio padre chiese un attimo di silenzio e disse a tutti noi ragazzi queste parole: \u201c Ragazzi, \u00e8 a voi che voglio rivolgermi. Sono alcuni giorni che in citt\u00e0 ci sono scontri armati. Quello di cui vogliamo avvisarvi \u00e8 che stiate attenti mentre andate a scuola o se siete al parco a ci\u00f2 che vi accade attorno. Se vedete o sentite o vi trovate in situazioni anomale rispetto al solito, cercate di mettervi al riparo il prima possibile\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Io, Emre e Serckin ci guardammo, senza capire a cosa volesse riferirsi mio padre, tanta era la voglia di continuare a giocare con la playstation che i miei genitori mi avevano regalato per il compleanno. Quindi, dopo un vago cenno di s\u00ec con la testa e dopo un \u201cva bene, faremo attenzione\u201d, continuammo a giocare.<\/p>\n\n\n\n<p>Passarono appena sei mesi da quella bellissima sera, e la mia vita e quella dei miei genitori e quella dei genitori dei miei amici, cambi\u00f2 radicalmente. Mentre noi ragazzi eravamo al parco, senza che n\u00e9 noi n\u00e9 nessuno delle numerose altre persone presenti ci si accorgesse di nulla, un\u2019auto bomba esplose vicino a noi. Dei miei amici mi rimangono delle schegge di metallo che ho preso staccandole dal tronco di un albero dove c\u2019erano spalmati i resti dei loro corpi dilaniati. Il giorno successivo, i miei genitori decisero che era meglio per noi lasciare Aleppo e trasferirci dai nostri parenti in Turchia. E cos\u00ec, dopo aver chiuso la porta di casa, con poche cose chiuse in una valigia, senza guardarci dietro, inizi\u00f2 il nostro pellegrinaggio. Perch\u00e9 io mi sono salvato? Non lo so; forse perch\u00e9 mi chiamo Yasar che vuol dire vivente, che vive?<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Sono passati molti anni da quel triste giorno che con mia madre lasciammo Sarajevo. Il nostro viaggio verso la Germania non fu semplice. Senza documenti e con pochissimi soldi, una donna sola e un ragazzo non hanno una vita semplice. Se ci aggiungi che nel paese in cui arrivi non conosci nessuno, non conosci la lingua, non hai una casa n\u00e9 un semplice punto di appoggio dove dormire la sera e anche se bianco ti guardano tutti a dir poco con diffidenza \u2026<\/p>\n\n\n\n<p>Oggi, viviamo nella periferia di Stoccarda. Mia madre si \u00e8 rifatta una vita con un nuovo compagno. Io, oramai quarantenne, sono riuscito a fare una qualche scuola che mi ha permesso di avere una mia attivit\u00e0 da falegname. La nostra vita si \u00e8 stabilizzata, abbiamo nuovi amici e ci siamo inseriti nella comunit\u00e0 musulmana locale. La mia giovent\u00f9 \u2026 \u00e8 come Sarajevo: un triste ricordo!<\/p>\n\n\n\n<p>Non \u00e8 stato facile farmi spiegare perch\u00e9 i nostri vicini si comportarono cos\u00ec con noi, facendoci affrontare la vita e le vicissitudini che abbiamo vissuto sino ad oggi: ma avere scoperto che tutto ci\u00f2 \u00e8 avvenuto perch\u00e9 siamo musulmani \u2026<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><em>Non avevo mai visto il mare, n\u00e9 ero pronto a perdere mia madre. E conoscere quel cielo immenso che si stendeva sotto i miei piedi e i miei occhi, mi ha fatto piangere di gioia per un giorno intero. Non essere riuscito a difendere mia madre dallo stupro e dal successivo assassinio avvenuto da parte di alcuni carovanieri, ancora oggi mi fa piangere amaramente. Mi ritengo molto fortunato ad avere con me il mio talismano preso poco distante dalla mia capanna, perch\u00e9 credo che se sono vivo dopo la disavventura di mia madre, dopo un viaggio in mare dove ci hanno salvato quando oramai, lo stesso mare che ci aveva cullato per qualche giorno, ci stava inghiottendo; dove dopo essere stato sbarcato sulla terra ferma, oggi posso dormire in una capanna di latta dopo una giornata faticosa di lavoro sotto il sole, lo devo a lui. Qualche volta, la sera e pi\u00f9 spesso la notte, toccando il mio talismano, mi tornano in mente il mio villaggio, il mio popolo, mia madre. E sono tutti bellissimi ricordi, che mi riempiono il cuore s\u00ec di nostalgia, ma anche di gioia. Qualche volta vedo dei ragazzini che vengono a giocare nel campo vicino al villaggio dove ora vivo. Perch\u00e9 non ho ricordi di me a quell\u2019et\u00e0?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Il nostro viaggio verso la Turchia fu un\u2019odissea. La nostra vettura si guast\u00f2 dopo pochi giorni e non molti chilometri percorsi. In un posto di blocco poco prima della frontiera, ci furono sequestrati i documenti e parte dei soldi che avevamo. Tramite dei trafficanti di uomini, mio padre riusc\u00ec a farci arrivare in Turchia, ma purtroppo il popolo Curdo al quale appartengo, non \u00e8 ben accetto neanche nella sua patria: \u00e8 destinato a non avere una terra dove fermarsi e vivere in pace. Dopo molti sforzi e tentativi non riusciti di sistemarci nella citt\u00e0 di confine di Nusaybin, dopo aver passato questo inverno sotto una tenda e nella neve nel nord della Turchia, stiamo tentando di traversare la frontiera per raggiungere la Germania, ma ogni tentativo di fuga \u00e8 come tentare di scalare un alto monte a mani nude e senza scarpe. Ho sempre con me le schegge che presi quel lontano giorno in cui i miei amici morirono. Ho raccontato la loro, la nostra storia, ai ragazzi miei coetanei con cui ho fatto amicizia e con cui condivido questi luoghi. Le loro storie non sono poi molto differenti dalla mia. In tutti noi c\u2019\u00e8 la consapevolezza che la nostra giovent\u00f9 ci \u00e8 stata rubata, ma gli anni che abbiamo davanti li vogliamo spendere alla ricerca di un futuro migliore da offrire ai giovani che ci seguiranno. In fondo \u00e8 un buon motivo vivere investendo i propri sforzi per la crescita serena e felice di un ragazzo. O no?<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_47918\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"47918\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Mi chiamo Alexander, e oggi 30 giugno 1992 divento grande: compio dieci anni e i miei genitori mi hanno organizzato una bella festa di compleanno. \u201c Auguri Sasha, hai raggiunto il tuo primo importante traguardo: la tua et\u00e0 \u00e8 arrivata alla doppia cifra, dieci anni! 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