{"id":47888,"date":"2022-01-29T11:27:27","date_gmt":"2022-01-29T10:27:27","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=47888"},"modified":"2022-01-29T11:27:28","modified_gmt":"2022-01-29T10:27:28","slug":"premio-racconti-nella-rete-2022-la-telefonata-di-marco-angelini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=47888","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2022 &#8220;La telefonata&#8221; di Marco Angelini"},"content":{"rendered":"\n<p>Cos\u00ec ho deciso di fare da sola. Mi sono messa la tuta, i sandali e sono uscita sul balcone della camera a prendere la candeggina. Mio marito era in bagno. Lo vedevo attraverso la finestra. Stava davanti allo specchio e si tagliava i peli del petto con le forbicine per le unghie. Seminava i suoi peli ovunque, ogni volta. Quella chiazza rosa che aveva sulla punta della nuca mi pareva sempre pi\u00f9 grande. Un cerchio di pelle quasi perfetto. Raditi, piuttosto: quante volte glielo avevo detto. Ma lui no, quello non era essere calvi, secondo lui. Poi ha cominciato a lavarsi i denti e le ascelle e a fare un sacco di rumori.<br>Sono salita al piano di sopra, sulla terrazza, con la candeggina e lo scopettone. Avevo chiesto a mio marito di pulire la terrazza quante volte? Dieci, almeno. Era dall\u2019estate prima che non la puliva nessuno. Ho sparso due dita di candeggina e l\u2019ho lasciata lavorare per un po\u2019. Sul pavimento del terrazzo ci sono mattonelle un metro per un metro, colore grigio chiaro, ce ne sono un centinaio. Il sole era basso ma faceva gi\u00e0 un gran caldo. Mi sono messa a strusciare con lo scopettone e ho visto che dovevo passarlo parecchie volte e premerlo forte per fare andar via le macchie pi\u00f9 scure. Era lo sporco di tutto un inverno.<\/p>\n\n\n\n<p><br>Ho deciso di fare una fila alla volta. Davo la candeggina su tutta una fila, la lasciavo lavorare, poi passavo lo scopettone e dopo ogni fila facevo una pausa. Alla fine della seconda o della terza, mi sono appoggiata al parapetto per riposare la schiena. Mi faceva un gran male. Di notte dormivo bene, sul divano, ma mi svegliavo con la schiena indurita da una parte e il collo indolenzito. Ho guardato la macchine in fila dal benzinaio, proprio sotto casa, e ho pensato di nuovo al tempo che ci mette il corpo a cadere dall\u2019ottavo piano. Ci mette poco, una manciata di secondi. E ho pensato anche che era una cosa strana, pensarci. Ma ancora pi\u00f9 strano era che, se non ci avevi mai pensato, quell\u2019idea non ce l\u2019avevi in testa. Come prima che mio marito se ne andasse di casa. Quel pensiero era come un percorso, che partiva dalla gronda, oltre la ringhiera, e da l\u00ec scendeva gi\u00f9 sull\u2019asfalto. Poi finiva. Un pensiero lineare e silenzioso come la traiettoria del corpo che cade. Se non lo avevi mai fatto, non lo facevi, ma se lo percorrevi una volta, rimaneva tracciato e allora ritornava. E ogni volta, quel percorso sembrava pi\u00f9 facile e veloce.<\/p>\n\n\n\n<p><br>Ho inarcato la schiena all\u2019indietro, poi in avanti. Ho sparso la candeggina lungo un\u2019altra fila di mattonelle, ho aspettato e poi ho iniziato a grattare, ma quando sono arrivata a met\u00e0 un uccello mi \u00e8 volato proprio sopra la testa. Mi sono voltata e ho visto un gabbiano, una bestia grossa con le ali grigie e nere. Ha ripreso quota, poi ha virato e si \u00e8 diretto di nuovo verso di me. Sono rimasta ferma a guardarlo. Veniva proprio nella mia direzione, mi fissava, ed ero convinta che mi sarebbe arrivato in testa per colpirmi sulla faccia o negli occhi, col suo becco lungo e aguzzo. Ho alzato per aria lo scopettone e ho lanciato un grido: \u00abOh!\u00bb gli ho urlato, e mi sono sentita ridicola. Il gabbiano ha rallentato di colpo e ha cambiato direzione. Poi ha emesso un verso stridulo. Ce l\u2019aveva con me, per qualche ragione. Si \u00e8 allontanato e io l\u2019ho seguito con lo sguardo. Ho pensato: ora si volta di nuovo. E lo ha fatto, ha girato su se stesso e mi ha puntata un\u2019altra volta. Teneva il becco aperto e questa volta emetteva un verso stridulo e continuo. Ho sollevato di nuovo lo scopettone e l\u2019ho sventolato a destra e a sinistra con tutte e due le mani. Il gabbiano ha continuato a scendere, poi ha virato da una parte e subito dopo ha buttato fuori una sostanza liquida che mi \u00e8 finita quasi addosso. Un liquido gelatinoso, di un colore verde, si \u00e8 sparso sulla fila di mattonelle che avevo appena pulito. Sono corsa a prendere la pompa, ho aperto il rubinetto e mi sono messa nel centro della terrazza ad aspettare che il gabbiano tornasse, con lo scopettone in una mano e la pompa nell\u2019altra. Il gabbiano non sembrava intimorito e mi ha attaccata di nuovo, ma con il getto dell\u2019acqua sono riuscita a tenerlo distante. Funzionava. L\u2019acqua saliva in alto, verso il gabbiano, e poi riscendeva gi\u00f9, oltre la ringhiera, fino in fondo alla strada. Il gabbiano attaccava, deviava e tornava. Ce l\u2019aveva proprio con me. Ho pensato che non avrebbe mai smesso e allora mi sono sentita in pericolo. Mi sono anche chiesta cos\u2019avrebbe fatto mio marito, al mio posto.<\/p>\n\n\n\n<p><br>Poi ho abbassato lo scopettone e ho diretto il getto d\u2019acqua sul pavimento. Ho lasciato che il gabbiano si avvicinasse ancora, ma pi\u00f9 delle altre volte. Mi era addosso, ormai, e lo vedevo enorme; ho sollevato d\u2019improvviso entrambe le mani armate e ho gridato pi\u00f9 forte che potevo. Ho preso il gabbiano in pieno con l\u2019acqua e l\u2019ho sfiorato con lo scopettone. \u00c8 volato via, oltre le antenne e oltre il terrazzo del vicino, senza pi\u00f9 voltarsi. Mi sono guardata intorno per vedere se ce n\u2019erano degli altri. In effetti ce n\u2019erano parecchi che volavano in giro, ma si facevano i fatti loro.<br>Ho aspettato. Poi ho spruzzato l\u2019acqua su quel liquido verde e ho pulito un\u2019altra fila di mattonelle. Avevo il fiatone. Allora ho spostato un lettino al sole e mi ci sono sdraiata. Ho sentito il sole che mi riscaldava le gambe e quando ho riaperto gli occhi ho capito che mi ero addormentata. C\u2019era mio marito in piedi che si faceva una sigaretta. S\u2019era messo i pantaloni di una tuta che speravo avesse buttato via da tempo e una maglia che avevamo comprato alla festa della birra, appena ci eravamo conosciuti. Volevo tirarmi su e raccontargli cosa m\u2019era successo con quel grosso gabbiano, ma poi sono rimasta l\u00ec ferma a guardarlo e basta. Non capivo perch\u00e9 si ostinasse a farsi quelle maledette sigarette, invece di comperarle gi\u00e0 fatte. Fuma come tutti gli altri, se vuoi fumare: quante volte glielo avevo detto. Non si era mica accorto che ero sveglia. Si \u00e8 acceso la sigaretta, poi ha preso lo scopettone e si \u00e8 messo a grattare. Senza la candeggina, poteva restare a grattare la solita mattonella per tutta la vita. Allora mi sono tirata su e ho visto che mi aveva messo un panino e una birra ai piedi del lettino. Poteva chiedermelo, io volevo il t\u00e8 che era in frigo, e un toast. Cos\u00ec mi sono alzata e mi sono messa a pulire con lui. Ho versato la candeggina e gli ho detto: \u00abBisogna lasciarla lavorare qualche minuto, prima di grattare\u00bb. Abbiamo fatto due file o tre, poi, a forza di pigiare su quello scopettone, il manico si \u00e8 spezzato in due. \u00abE ora?\u00bb \u00abE ora devi farlo in ginocchio\u00bb gli ho risposto. Cos\u00ec mio marito ha continuato a grattare gi\u00f9 a carponi e io, per dargli una mano, gli spruzzavo l\u2019acqua nel punto dove passava lo scopettone.<\/p>\n\n\n\n<p><br>Quando abbiamo finito, il sole era gi\u00e0 sceso e non faceva pi\u00f9 tanto caldo. Ero sudata. Mio marito si \u00e8 appoggiato alla ringhiera e si \u00e8 messo a preparare un\u2019altra sigaretta. \u00abNe vuoi una?\u00bb Io non avevo mai fumato, cosa me lo chiedeva a fare, ogni volta? Mi sono affacciata alla ringhiera. Era lontana, la casa da dove l\u2019avevo visto uscire con quella donna, e da l\u00ec si distingueva appena come un puntino. Ma sapevo riconoscerla fra tutti i puntini che vedevo in lontananza. Lo sguardo di mio marito non c\u2019era andato neanche una volta, quel pomeriggio.<br>Avrei voluto un massaggio alla schiena, e dopo anche un massaggio ai piedi, che mi facevano male. Quello s\u00ec che glielo avrei chiesto e potevo pure aspettare che finisse di fumarsi la sua sigaretta, ma poi lui avrebbe voluto fare sesso. Eravamo appena tornati dalla vacanza coi ragazzi e c\u2019era tutto da riprendere in mano, anche il sesso.<br>Ero l\u00ec che ci pensavo, e lo sapevo che lui mi voleva parlare. Mi pareva di vederle, le parole che gli salivano su per dire quello che mi voleva dire, ma poi, come al solito, le ha ributtate gi\u00f9. Mi ha chiesto solo: \u00abSe vengo l\u00ec, ti posso abbracciare?\u00bb<br>\u00abFai come vuoi\u00bb gli ho risposto \u00abMeglio dirti cos\u00ec che di no, senn\u00f2 poi finisce che si discute\u00bb.<br>Al suo posto me ne sarei andata. Invece lui \u00e8 rimasto dov\u2019era, ha sbuffato, ha lasciato cadere le spalle come fa sempre, si \u00e8 tirato fuori quella sua stupida sacca dove teneva il tabacco e si \u00e8 preparato un\u2019altra sigaretta. \u201cGi\u00e0 ne fumi un\u2019altra?\u201d gli volevo chiedere, ma poi mi sono detta, fatti tuoi. Se l\u2019\u00e8 preparata e l\u2019ha infilata nella sacca assieme al tabacco. \u00abFaccio la doccia\u00bb. Se la fumer\u00e0 sul balcone della camera, quella sigaretta, ho pensato.<br>Ho raccolto la bottiglia vuota della candeggina, ho preso il panino e la birra, poi mi sono messa in un angolo e ho guardato tutte e cento le mattonelle. Tutte e cento del solito grigio chiaro, come dovevano essere. Il passamano di ferro, per\u00f2, era sporco. Con tutte quelle cacche di uccelli, vecchie e nuove. E allora ho pensato che il giorno dopo mi sarei alzata presto, avrei riempito un catino con acqua e sapone, avrei preso una spugna nuova e avrei pulito tutto il passamano di ferro e anche la striscia di marmo su cui appoggiava. Girava tutto intorno, sui tre lati della terrazza. Ci sarebbe voluto parecchio, non quanto pulire le mattonelle, ma parecchio. Andava fatto.<\/p>\n\n\n\n<p><br>Quando sono scesa, ho trovato mio marito sul balcone della camera che fumava la sua sigaretta e parlava al telefono. Sono andata sul balcone anch\u2019io. Mentre mi avvicinavo, lui ha detto qualcosa, poi ha allontanato il telefono dall\u2019orecchio e ha aspettato che io facessi quel che dovevo. Ho appoggiato da una parte la bottiglia vuota di candeggina e sono tornata in casa. Mi sono fermata dietro l\u2019angolo e ho sentito che ha ricominciato a parlare.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_47888\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"47888\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Cos\u00ec ho deciso di fare da sola. 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