{"id":47789,"date":"2022-01-21T12:38:43","date_gmt":"2022-01-21T11:38:43","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=47789"},"modified":"2022-01-21T12:38:44","modified_gmt":"2022-01-21T11:38:44","slug":"premio-racconti-nella-rete-2022-mi-dispiace-di-claudia-losio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=47789","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2022 &#8220;Mi dispiace&#8221; di Claudia Losio"},"content":{"rendered":"\n<p>Mi dispiace averlo pensato.<\/p>\n\n\n\n<p>Non sono pi\u00f9 abituata a viaggiare in treno. Sono stata una pendolare quando tra i viaggiatori esistevano ancora contatti e conversazioni, quando si formavano piccoli gruppi di amici, colleghi o semplicemente compagni di percorso, sempre nello stesso scompartimento, sempre negli stessi posti. Quando la mattina ci si parlava a bassa voce per non disturbare chi leggeva i quotidiani con i gomiti stretti per non invadere lo spazio del vicino. Quando la sera succedeva il contrario, tutti avevano da raccontare, si intrecciavano voci, argomenti, battute che facevano ridere anche chi era l\u00ec per caso, quando una discussione particolarmente vivace metteva in agitazione tutto lo scompartimento.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma questo succedeva trent&#8217;anni fa. Preistoria.<\/p>\n\n\n\n<p>Forse puoi capire il mio turbamento quando ho sentito.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Sempre caro mi fu quest&#8217;ermo colle,<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>e questa siepe che da tanta parte<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>dell&#8217;ultimo orizzonte il guardo esclude.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Cerco subito con lo sguardo chi, con voce chiara e lenta, sta recitando questi versi. Il tono non \u00e8 alto, ma nello scompartimento regna un silenzio assoluto, impossibile non sentirti. E poi ti vedo. Poco pi\u00f9 avanti rispetto a dove sono io. Sei seduto su un bracciolo del sedile, riesco a vedere la tua figura fino alle spalle.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Ma sedendo e mirando, interminati<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>spazi di l\u00e0 da quella, e sovrumani<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>silenzi, e profondissima quiete<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Declami e volgi lentamente il capo. Il volto \u00e8 coperto dalla mascherina, ma noto il colore scuro della pelle e cerco la conferma nelle mani che muovi lentamente. Sanno di un mondo culturale, economico, sociale, religioso lontano, troppo. Comincio ad agitarmi. Non trovo il tuo sguardo che lasci vagare lungo lo scompartimento e tieni fermo sul finestrino, sul paesaggio che scorre. Pianura padana che riprende fiato dopo lo sfinimento dell&#8217;estate, ancora verdeggiante in questo fine settembre, ma noiosa, aperta, senza colli che possano creare mistero, se non infinita cos\u00ec vasta che non serve nemmeno scomodare l&#8217;immaginazione.<\/p>\n\n\n\n<p><em>io nel pensier mi fingo, ove per poco<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>il cor non si spaura. E come il vento<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>odo stormir tra queste piante io quello<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>infinito silenzio e questa voce<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>vo comparando:<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Mi sento inquieta, smarrita, e non per le suggestioni del Leopardi. Chi sei? Perch\u00e9 stai recitando qui, ora, questa poesia? Al contrario di te non smetto un attimo di frugare con lo sguardo. La coppia orientale davanti a me dorme, lei ha il capo appoggiato alla spalla di lui che le tiene il braccio con una mano, abbandonati e protetti a vicenda. La ragazza accanto a me ha appena terminato una videochiamata con il fidanzato. Aveva le cuffie e non sentivo la voce di lui. \u00c8 francese, parlava cos\u00ec velocemente che ho afferrato solo qualche parola qua e l\u00e0, si sono salutati <em>Je t&#8217;aime mon amour, un baiser, je t&#8217;aime<\/em>, e ora appoggia la testa al finestrino con gli occhi chiusi, immersa nell&#8217;abbraccio della conversazione appena lasciata. Gli altri passeggeri che riesco a vedere sono impegnati con i loro smartphone, molti hanno gli auricolari, probabilmente ascoltano musica, altri sui social o in internet, tutti in collegamento con tutto, e indifferenti a quello che succede a un metro da loro.<\/p>\n\n\n\n<p>Io ascolto il silenzio e sento la tua voce, ma tu quale silenzio senti? Quale voce ascolti?<\/p>\n\n\n\n<p><em>e mi sovvien l&#8217;eterno,<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>e le morte stagioni e la presente<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>e viva e il suon di lei.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>I miei pensieri corrono insieme al treno e i battiti impazziti mi rimbombano nelle orecchie. Questi versi che ho sempre amato ora mi sembrano minacciosi, presagio di una sciagura imminente. A quale tempo passato e presente ti riferisci? Perch\u00e9 ora, su questo treno, queste persone sconosciute e indifferenti ti spingono a parlare di eternit\u00e0? Vorrei poter chiedere almeno a una persona <em>Le piace<\/em> <em>questa poesia?<\/em>, e poi coinvolgerti nella conversazione, potrei confrontarmi timidamente con un altro passeggero ma soprattutto potrei capire quale pensiero di eternit\u00e0 ti ispirano ora questi viaggiatori assonnati e impassibili.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Cos\u00ec tra questa<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>immensit\u00e0 s&#8217;annega il pensier mio:<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>e il naufragar m&#8217;\u00e8 dolce in questo mare.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Trattengo il respiro. Sento affiorare nello sguardo, nel volto, nella postura che si irrigidisce tutto il mio smarrimento. A quale mare d&#8217;immensit\u00e0 vuoi abbandonarti? Ancora una volta i miei occhi cercano, frugano, e temono. Per tutto il tempo controllo le tue braccia e le tue mani con la paura di vederle aprire uno zaino o entrare in una tasca per uscirne armate e pronte a colpire. Noi. Distratti e sonnolenti. Sicuri e indifferenti. Il disagio iniziale in pochi minuti, il tempo di recitare la poesia, diventa terrore che vivo nella solitudine di uno scompartimento affollato, inchiodata al sedile, arresa ai versi e paralizzata dall&#8217;angoscia. Ma nessuna arma compare nelle tue mani. Ti alzi e abbandoni lo scompartimento, e ancora i miei occhi a controllare che non ci siano minacce sotto il giubbotto aperto.<\/p>\n\n\n\n<p>Tutto torna in quella che appare normalit\u00e0. Il treno continua la sua corsa, i passeggeri sempre affondati nei sedili e nei telefonini, io finalmente respiro appoggiata allo schienale, con la stanchezza di chi ha speso tutte le sue energie per difendersi da un pericolo incombente.<\/p>\n\n\n\n<p>Lascio scorrere i minuti e sento la tensione che si allenta. Fortunatamente tra poco sar\u00f2 arrivata.<\/p>\n\n\n\n<p>Ti ritrovo seduto sul seggiolino di emergenza nello spazio destinato alla salita e alla discesa del treno. Lo spazio \u00e8 ridotto e altri passeggeri sono gi\u00e0 pronti a scendere, sono costretta a rimanerti accanto ancora vagamente inquieta. Lo zaino a terra \u00e8 aperto e pieno di libri. Tu sei chino su un volume e leggi senza alzare mai lo sguardo. Allora sono io a posare lo sguardo sul libro che tieni tra le mani: poesie. Le poesie sono l&#8217;arma che ho tanto temuto? Improvvisamente vorrei dirti che mi dispiace. Mi dispiace aver pensato a te come a una minaccia, aver associato il colore della tua pelle a scenari terrificanti e non aver nemmeno preso in considerazione che potevi amare la cultura, i sentimenti, le emozioni. Forse volevi trasmettere le stesse emozioni, tu a noi, anestetizzati dalle immagini, diseducati allo stupore, e insegnarci l&#8217;immaginazione, la meraviglia, il bello.<\/p>\n\n\n\n<p>Non so se \u00e8 stato un caso o se a volte lo fai, di recitare a voce alta, di sicuro ora so che ami la poesia, come me.<\/p>\n\n\n\n<p>Con la tua voce ancora nelle orecchie mi allontano e faccio i conti con la mia piccolezza.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_47789\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"47789\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Mi dispiace averlo pensato. 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