{"id":47750,"date":"2022-01-17T20:11:55","date_gmt":"2022-01-17T19:11:55","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=47750"},"modified":"2022-01-17T20:11:56","modified_gmt":"2022-01-17T19:11:56","slug":"premio-racconti-nella-rete-2022-la-porta-in-fondo-al-corridoio-di-oscar-tison","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=47750","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2022 &#8220;La porta in fondo al corridoio&#8221; di Oscar Tison"},"content":{"rendered":"\n<p>C\u2019era una porta in fondo al corridoio della casa di Matilda. Una porta che nessuno ha mai visto aperta.<\/p>\n\n\n\n<p>Eppure per molti anni tutti gli abitanti del paese si sono recati in quella casa almeno un paio di volte all\u2019anno, ogni anno, in un ordine stabilito tacitamente e sempre rispettato, come accade a quelle cose che sembrano essere accadute da sempre e di cui la memoria non riesce a stabilire l\u2019inizio.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci andavano le donne stremate dalla fatica per il lavoro nei campi e dalle gravidanze e i loro uomini che le accompagnavano col capo chino e il cappello in mano. Ci andavano boscaioli ai quali l\u2019accetta aveva disobbedito, bambini febbricitanti, ragazze impacciate, persone timorose per il proprio destino e insomma avete capito, ci andavano tutti. E per tutti Matilda aveva una tisana, un fiore, una pozione, un giro di carte. In quella casa si entrava con timore e si usciva con riconoscenza.<\/p>\n\n\n\n<p>La casa di Matilda aveva un corridoio molto largo e molto lungo, da fuori non si sarebbe detto, non sembrava possibile poich\u00e9, a guardarla da fuori con occhi terreni, sembrava una costruzione non dissimile dalle altre sparse nella valle: delle costruzioni quadrate senza concessioni alla vanit\u00e0, con i tetti spioventi anche se non nevicava quasi mai da quelle parti e i tetti a scandole da cui spuntava un solo grande camino posizionato nella parte a sud per resistere meglio al vento che nei giorni d\u2019inverno investiva alberi case e uomini e campi e animali creando uno strano stordimento nella testa delle fanciulle e non solo. Proprio alla met\u00e0 di quel corridoio, sulla destra entrando, c\u2019era una statua in legno di pino cembro, che profumava lo spazio e rasserenava l\u2019aria. Nessuno sapeva cosa o chi raffigurasse quella statua, ma lo stesso le donne quando le passavano davanti stentavano a trattenere un inchino. C\u2019era poi un alambicco posato sopra un tavolino che nessuno ha mai visto in funzione, ma tutti erano certi che le pozioni di Matilde passavano attraverso quei sottili tubicini contorti e ritorti, si purificavano gocciando da quei filtri di canapa, si profumavano con le spezie in bella mostra nei vasetti posizionati in cerchio intorno alla sua base. E poi c\u2019era un divano sfondato, in una delle stanze, quella pi\u00f9 frequentata; e molti mazzi di carte, delle canne da pesca, una strana costruzione in metallo rivestito di ceramica con dipinte qua e l\u00e0 immagini di volti di donne e uomini, e bambini anche; volti tristi, sofferenti. A tutti pareva di riconoscere almeno uno di quei visi, eppure nessuno ricordava di averlo visto. Era posizionata subito dopo la statua sulla parte destra del corridoio. Passarci davanti faceva paura e ognuno, giunto l\u00e0, accelerava il passo.<\/p>\n\n\n\n<p>C\u2019erano anche molte altre cose, nella casa di Matilda: un\u2019ampolla di vetro trasparente che penzolava dal soffitto, ad esempio, con dentro un liquido azzurro che nessuno sapeva cosa fosse, n\u00e9 a cosa servisse; Matilda la lucidava ogni giorno. Quando entravi in quella casa, la prima cosa che vedevi erano dei sacchi di patate ammucchiati in un angolo, sui quali spesso chi aspettava si sedeva, gli uomini di solito, e se le mogli li guardavano con quegli occhi di rimprovero che hanno le mogli rispondevano, invariabilmente: \u201cSi sta molto comodi.\u201d E a nulla serviva incupire lo sguardo, non si alzavano, non si sarebbero alzati pi\u00f9 se non fosse stato che a un certo punto, come doveva essere, arrivava Matilda e li guardava con quel suo sorriso che non capivi se fosse di comprensione o di scherno e gli uomini arrossivano e si alzavano e le mogli si ingelosivano, ma solo per un attimo, tutti sapevano che Matilda aveva un solo uomo nella mente e nel cuore, l\u2019unico che da un certo giorno in quella casa ha smesso di entrare: Armando.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 strano come possa dentro una casa cos\u00ec piccola esserci un corridoio cos\u00ec ampio e cos\u00ec lungo, succedeva spesso che qualcuno degli uomini, sconcertato, uscisse e rientrasse pi\u00f9 volte, borbottando calcoli e scuotendo la testa perch\u00e9 non riusciva a capire. Avrebbe voluto chiedere, ma non osava. In fondo a quel corridoio, c\u2019era una porta. Una porta che nessuno ha mai visto aperta. Vi erano persino delle ragnatele negli angoli in alto, e anche sulla maniglia. Si sarebbe detto che neppure Matilda la aprisse mai, e anche questa \u00e8 una cosa strana.<\/p>\n\n\n\n<p>La cosa per\u00f2 che rendeva quella casa veramente unica \u00e8 che dentro ci viveva Matilda. La bella Matilda, Matilda l\u2019altezzosa, Matilda mani di fata e occhi d\u2019immenso, Matilda, la strega.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019unico che chiese a Matilda cosa vi fosse oltre quella porta fu Armando. Glielo chiese un giorno di primavera a pomeriggio inoltrato, dopo che avevano fatto l\u2019amore e aveva corpo e mente invasi di un benessere tale da sentirsi onnipotente.<\/p>\n\n\n\n<p>-Potresti almeno spolverarla, quella porta! &#8211; Disse ridendo \u2013 Ma cosa c\u2019\u00e8 dietro? Se lo chiedono tutti in paese.<\/p>\n\n\n\n<p>-Non la spolvero perch\u00e9 non \u00e8 ancora il momento.<\/p>\n\n\n\n<p>Rispose Matilda, sbilanciandosi nella risposta pi\u00f9 di quanto avrebbe voluto. Poi, cercando di sviare il discorso, gli propose una birra, una di quelle di Oreste, che era l\u2019unico nella valle a farla col grano buono, noialtri tutti con quello ci facevamo solo la farina. Armando per\u00f2 era testardo come testardi sono tutti i boscaioli, e non si accontent\u00f2 di quella risposta vaga. Certo non rifiut\u00f2 la birra, non capita spesso di berne con quel sapore, ma non moll\u00f2 l\u2019osso. Si accan\u00ec anzi, come si accaniva con i tronchi degli alberi che non ne volevano sapere di cedere alla sua scure e fece domande su domande, e cosa sono \u2018sti segreti, disse, e complice la birra, divenne insistente, e si stava innervosendo, la situazione divenne pesante e a quel punto Matilda si arrese. Cap\u00ec che non poteva temporeggiare ancora, l\u2019albero dei lila*<sup><a href=\"#sdfootnote1sym\"><sup>1<\/sup><\/a><\/sup> stava lasciando cadere le ultime foglie, la linea del tempo stava mutando, sapeva che ogni mutamento necessita di rituali precisi fissati inderogabili e a volte incomprensibili, profezie che si devono avverare perch\u00e9 tutto possa accadere. D\u2019altronde era gi\u00e0 da un po\u2019 di tempo che dei deboli rumori inattesi, simili al brontolio di un tuono, rompevano il brusio quotidiano che avvolge ogni cosa sino a portarla a sembrare silenzio e tutti nella valle, gli uomini, le donne e anche i bambini, alzavano gli occhi al cielo pensando a un temporale. Scoprivano non esserci una sola nube e scuotevano la testa, e se ne dimenticavano subito. Solo Matilda sapeva quel che stava accadendo, ma non lo aveva detto ad anima viva, non poteva dirlo, la avrebbero presa per pazza e di una pazza non si sarebbe fidato pi\u00f9 nessuno: quegli scoppi non erano tuoni provenienti da un cielo lontano, ma la prima avvisaglia di un futuro inimmaginabile per gli uomini di quel tempo. Cedette allora, e lasci\u00f2 che accadesse.<\/p>\n\n\n\n<p>-Se deve essere sia.<\/p>\n\n\n\n<p>Disse. E nell\u2019attimo in cui pronunci\u00f2 queste parole Matilda cap\u00ec che l\u2019essere strega non era un dono, ma un peso. E cap\u00ec anche che era arrivato il momento della rinuncia, inevitabile, perch\u00e9 l\u2019amore d\u00e0, ma ancora di pi\u00f9 prende e lei aveva bisogno di tutta la sua energia per affrontare gli avvenimenti futuri. Quando cominci\u00f2 a parlare gi\u00e0 soffriva per quel che sarebbe accaduto.<\/p>\n\n\n\n<p>-Domani, &#8211; disse &#8211; quei tuoni che da un po\u2019 di tempo senti nell\u2019aria saranno pi\u00f9 forti. E dopodomani ancora di pi\u00f9. Ma non si tratter\u00e0 di un temporale in arrivo.<\/p>\n\n\n\n<p>-E di cosa allora? E cosa c\u2019entra la porta?<\/p>\n\n\n\n<p>Armando si stava allertando. Conosceva quel tono che cominciava ade essere ieratico, detestava quando la voce di Matilda cominciava ad essere leggermente stridula, o troppo profonda, e le mani le si alzavano come ad indicare cose che solo lei poteva vedere. Tacque, ma la mascella gli si irrigid\u00ec e la bocca gli divenne sottile. Per dissimulare, inutilmente, bevve un altro sorso di birra.<\/p>\n\n\n\n<p>-Stanno bucando la montagna.<\/p>\n\n\n\n<p>-Sei impazzita? Nessuno pu\u00f2 bucare la montagna.<\/p>\n\n\n\n<p>-Invece s\u00ec. Io l\u2019ho visto. E da quel buco arriver\u00e0 il treno.<\/p>\n\n\n\n<p>Era la prima volta che in quel paese e in tutta quella valle veniva pronunciata la parola \u201ctreno\u201d. Armando scoppi\u00f2 a ridere.<\/p>\n\n\n\n<p>-Inventi anche le parole, adesso?<\/p>\n\n\n\n<p>Bisogna capirlo, era anche la prima volta che un qualcosa veniva nominato prima ancora di essere conosciuto. Come descrivere un oggetto che nessuno sa esistere? Matilda ci prov\u00f2.<\/p>\n\n\n\n<p>-Arriveranno prima degli uomini, preceduti dal frastuono delle loro mazze, leve, picconi e dall\u2019eco dell\u2019ultimo tuono. Bucheranno la polvere e saranno uomini di poco onore, stanchi e sporchi, abbruttiti e cattivi, ma non saranno abbruttiti e sporchi e stanchi perch\u00e9 cattivi, saranno cattivi perch\u00e9 stanchi, sporchi e abbruttiti dalla fatica e dal poco onore riservato loro. Usciranno dalla polvere e sulla strada di ferro che la loro fatica aveva costruito arriver\u00e0 il treno.<\/p>\n\n\n\n<p>Forse la colpa fu solo della birra, ma Armando scoppi\u00f2 in una sonora risata.<\/p>\n\n\n\n<p>-Se lo fai entrare dalla porta fai prima.<\/p>\n\n\n\n<p>Esclam\u00f2 tra un singulto di riso e un altro.<\/p>\n\n\n\n<p>-Non essere stupido!<\/p>\n\n\n\n<p>-Stupido io? Dopo tutte le cazzate che hai detto lo stupido sono io?<\/p>\n\n\n\n<p>Matilda si sarebbe potuta fermare. Era ancora in tempo e ne fu tentata, avrebbe potuto dire che stava scherzando o che la birra le aveva dato alla testa, avrebbe potuto dargli un bacio sulle labbra e l\u2019avrebbe calmato e avrebbero potuto tornare a sognare insieme, ma sarebbe stato inutile e il tutto solo rimandato. Perch\u00e9 le profezie si devono avverare, compiono percorsi incomprensibili che lasciano traccie e ferite indelebili nell\u2019animo prima e nel corpo poi, in modo che nessuno si possa scordare del loro potere. Se si fosse fermata avrebbe solo rimandato l\u2019epilogo e prolungato la sofferenza. Allora continu\u00f2.<\/p>\n\n\n\n<p>-Insieme al treno arriver\u00e0 il mondo che esiste al di l\u00e0 della montagna, oltre la foresta che nessuno di noi ha mai attraversato, e tutto sar\u00e0 diverso. Muter\u00e0 il tempo, muter\u00e0 lo spazio e il ritmo della vita. Non esisteranno pi\u00f9 le distanze, le notti saranno illuminate pi\u00f9 del giorno e non ci si potr\u00e0 pi\u00f9 nascondere in esse. Tutta l\u2019esperienza accumulata in anni di fatiche, sofferenze e piccole felicit\u00e0 diventer\u00e0 inutile, tu sarai inutile, si disperder\u00e0 dentro il vorticare velocissimo del tempo che verr\u00e0 e che sempre meno assomiglier\u00e0 a tutto quello che conosci. Tutto questo \u00e8 il treno, e altro ancora.<\/p>\n\n\n\n<p>Armando la guardava con gli occhi sbarrati e una smorfia di derisione, indeciso tra l\u2019arrabbiarsi o ridere, cercando il modo di farla ritornare in s\u00e9. Indic\u00f2 la porta.<\/p>\n\n\n\n<p>-Non mi hai detto dove conduce.<\/p>\n\n\n\n<p>Sperava di riportare il discorso su un piano pi\u00f9 pratico. Sbagliava.<\/p>\n\n\n\n<p>-Quella porta \u00e8 una scelta. La scelta che noi qui nella valle abbiamo potuto rimandare, ma non potremo farlo per sempre. Ogni volta che ti trovi a un bivio sei costretto a scegliere una strada e sar\u00e0 quella che percorrerai; ma non per questo l\u2019altra strada scompare. La vita \u00e8 piena di bivi e di strade che non abbiamo percorso, ma che comunque ci attendono. La porta conduce a una di quelle strade, che di sicuro sar\u00e0 migliore.<\/p>\n\n\n\n<p>-Sei assurda.<\/p>\n\n\n\n<p>-La tua mente ha bisogno di prove, i tuoi occhi di vedere, le tue mani di toccare. Non posso fare nulla per questo. Solo tu puoi scegliere e adesso hai la fortuna di sapere. Vattene, e ritorna solo se sceglierai di seguirmi oltre quella porta.<\/p>\n\n\n\n<p>Fuori, tutto era come sempre. La notte, le radici sul sentiero. Un tuono in lontananza, pi\u00f9 forte di quelli uditi fino allora. Un enorme spazio vuoto davanti, e poi giorni senza fine dentro i quali i tuoni divennero sempre pi\u00f9 forti e frequenti. Sui fianchi della montagna cominciarono ad aprirsi crepe sempre pi\u00f9 larghe e profonde dentro le quali scomparivano alberi secolari, i terreni alle sue pendici divennero aridi e non pi\u00f9 coltivabili. I campi di grano che rubavano la luce al sole si seccarono, Oreste smise di distillare la birra. Finch\u00e9 un giorno la parete della montagna venne squartata e da un enorme buco usc\u00ec una densa nuvola di polvere e dalla polvere gli uomini che Matilda aveva descritto. Armati di mazze, pale e picconi sembravano non fermarsi mai. Se uno, stremato, cadeva, veniva subito sostituito. Erano passati alcuni mesi dal giorno in cui Armando aveva lasciato la casa della strega, mesi lunghi come anni, che aveva trascorso dimentico del lavoro, entrando raramente in paese, restando per la maggior parte del tempo seduto in una radura in alto sulla valle dalla quale poteva vedere la casa di Matilda. La guardava uscire e rientrare, stendere il bucato, accogliere i visitatori, sempre tentato di lanciarsi a rompicollo gi\u00f9 per la scarpata, raggiungerla, abbracciarla, chiederle scusa. Non lo fece. Guardavo la sua figura dalla piazza del paese stagliarsi sullo sfondo, lo vedevo accucciarsi e rialzarsi, appoggiarsi ad un tronco. Era l\u00e0 anche il giorno che il treno arriv\u00f2 fino alla piazza. Di sicuro osservava la lunga fila di persone davanti alla casa di Matilda, in attesa di entrare per non uscirne, questa volta, mai pi\u00f9. Il treno si avvicinava, pareva inarrestabile, sembrava dovesse travolgere gli uomini che davanti a lui sudavano posizionando rotaie e traversine con un agire frenetico. Emise uno stridio lancinante per i nostri orecchi che si confuse con quello dei cardini della porta in fondo al corridoio della casa di Matilda e si ferm\u00f2 proprio davanti alla fontana del paese. Tutti quelli che lo guardavano arrivare fecero velocemente dei passi indietro, inciampando l\u2019uno sull\u2019altro, impauriti. Dal camino posto sopra la locomotiva usc\u00ec una nuvola di fumo nero, densa e maleodorante, che oscur\u00f2 le case, i boschi, la montagna. Saliva lentamente, sembrava voler raggiungere il cielo, avvolse ogni cosa e ogni pensiero, accarezz\u00f2 i piedi di Armando e l\u2019albero su cui stava appoggiato, oscur\u00f2 i ricordi e tutto il nostro passato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left\"><a href=\"#sdfootnote1anc\">1<\/a>Dal sanscrito, il sost. Femminile Lila significa \u201cgioco\u201d, \u201cdistrazione\u201d, ma anche \u201cmera apparenza\u201d, \u201csimulazione\u201d.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_47750\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"47750\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>C\u2019era una porta in fondo al corridoio della casa di Matilda. 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