{"id":47747,"date":"2022-01-17T20:09:40","date_gmt":"2022-01-17T19:09:40","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=47747"},"modified":"2022-01-17T20:09:41","modified_gmt":"2022-01-17T19:09:41","slug":"premio-racconti-nella-rete-2022-fernanda-di-antonella-arbuatti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=47747","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2022 &#8220;Fernanda&#8221; di Antonella Arbuatti"},"content":{"rendered":"\n<p>Mia nonna si chiamava Fernanda.<\/p>\n\n\n\n<p>Quel nome sapevo che le era stato assegnato perch\u00e9 apparteneva alla prima donna socialista e attivista dei primi del Novecento o Ottocento, non ne sono sicura. Mi era subito sembrato strano dato che conoscevo l\u2019ideologia politica della mia bisnonna, ossia la madre di Fernanda, la quale era stata prima fascista e poi democristiana ma, amia nonna, quel nome calzava a pennello. Era davvero un\u2019attivista. Una \u201cdomina\u201d o \u201cmatrona\u201d come dicevano i latini; una signora impostata, elegante e bella nelle sue imperfezioni. Ha portato avanti il buon nome della sua famiglia, economicamente stabile, fino alla fine e ha vissuto sempre con la mente nel passato, ricordando il prestigio che tutti le davano. Fernanda ci ha lasciato un giorno di Aprile del duemiladodici. Nonostante il rapporto burrascoso che ci ha contraddistinto, quando se n\u2019\u00e8&nbsp; andata, \u00e8 stato un brutto colpo per me. Davanti alla sua salma distesa le ho chiesto perdono. Ho rimesso a lei le mie colpe e mi sono trovata a darle ragione su tantissimi fatti accaduti. Quel suo carattere dispotico, distaccato, anaffettivo mi portava a un continuo rifiuto della sua presenza, mi portava a condannarla quotidianamente per il degrado della mia famiglia e dopo la precoce morte di mio padre e il caos che ne segu\u00ec, quasi che ero tentata di incolparla anche l\u00ec. Ho vissuto sempre con mia nonna e la mia famiglia. Il mio sogno pi\u00f9 grande non era quello di diventare ballerina ma di vivere da sola con mia madre e mio padre. Invece c\u2019era sempre lei. Per fortuna oggi direi.<\/p>\n\n\n\n<p>Fernanda sembrava uno di quei profili femminili ritratti sui cammei, non tanto per la fisionomia quanto per l\u2019impostazione, per la superbia di quelle nobildonne che sapevano di essere ammirate. Lei, infatti, era ammirata e adorata, soprattutto da mia madre. Tra loro esisteva una simbiosi talmente evidente che, sebbene avessero sempre voluto negarla, era impossibile non vederla. Quando litigavo con mia nonna, per mia madre erano coltellate continue che, purtroppo, riceveva ogni giorno.<\/p>\n\n\n\n<p>: &#8211; Mamma! Stavolta non puoi dire che non ho ragione!- Marta era l\u2019ago della bilancia e alla fine faceva un po\u2019 per uno. Una volta vincevo io, una volta Fernanda. Da persone intelligenti quali eravamo, ci andava bene, non ci rivolgevamo pi\u00f9 la parola per il resto della giornata e l\u2019indomani si ricominciava. Durante le liti con mia madre, il mio anatema era sempre il solito:- Ricordati bene, un domani io non sar\u00f2 Marta e tu non sarai Fernanda-. Mia madre non ribatteva mai e sicuramente faceva bene, perch\u00e9, col senno del poi, posso dire \u201cRingrazio Dio per Fernanda e Marta\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Nutrivo un rancore profondo misto a insofferenza per mia nonna e al tempo stesso un\u2019adulazione e una tenerezza per mio padre. Tra i due persisteva una guerra fredda dovuta alla convivenza coatta e, in primis, alla subdola antipatia reciproca ma ben mascherata da un\u2019eccessiva educazione e rispetto. La sentivo in cucina borbottare contro mio padre, mi scagliavo contro di lei come un cane che difende il suo padrone, le gettavo contro ogni tipo d\u2019insulto e ingiuria e chiudevo il tutto con la minaccia:- Quando arriva pap\u00e0 gli racconto tutto, cos\u00ec fai le valigie e te ne vai finalmente!- Non sarebbe andata da nessuna parte, Fernanda, non perch\u00e9 non poteva ma perch\u00e9 casa era la sua e in tal caso saremmo stati noi ad andarcene. Tuttavia nessuno sarebbe andato da nessuna parte, n\u00e9 lei n\u00e9 noi: eravamo tutti troppo legati da un filo invisibile.<\/p>\n\n\n\n<p>Sono cresciuta con gli stessi sentimenti immutati verso mia nonna e mio padre, magari pi\u00f9 maturi, pi\u00f9 intimi, pi\u00f9 composti, senza scenate ma diametralmente opposti. Poi la vita compie il suo lavoro.<\/p>\n\n\n\n<p>Mio padre se n\u2019\u00e8 andato precocemente un Luned\u00ec di Febbraio, prima di tutti. Senza far rumore, in silenzio, come in silenzio ha nascosto i suoi segreti. Non ci ha detto \u201csto per morire\u201d e non ci ha detto \u201c siamo pieni di debiti\u201d. Ci siamo trovate tutte e tre sole. Abbiamo scoperto tutto poche ore dopo il suo decesso, avvenuto in casa.<\/p>\n\n\n\n<p>Il Dio dei Padri ha fatto in modo che per la memoria del mio amato genitore, mia nonna, oramai ottantenne, avesse i segni della beata demenza senile, risparmiando cos\u00ec imprecazioni e \u201cte l\u2019ho sempre detto\u201d a me e a mia madre. Saldammo tutti i debiti grazie a Fernanda, a testa bassa, mai disonorando il ricordo di mio padre.<\/p>\n\n\n\n<p>Mia nonna l\u2019ha seguito tre anni dopo. Ho subito creduto che due persone come loro, insieme, avrebbero protetto me, mia madre e Fernanda, mia figlia.<\/p>\n\n\n\n<p>Eravamo rimaste in due per oltre quattrocento metri quadri di casa. In quella casa cos\u00ec grande per un periodo mi rifiutavo di viverci: c\u2019erano angoli, sedie e luci, che se accese, mi gettavano nello sconforto; le presenze pi\u00f9 ingombranti e importanti non mi giravano pi\u00f9 intorno. Mi sentivo esposta ai quattro venti, in bal\u00eca della tempesta, vulnerabile, una facile preda di sciacalli che la vita avrebbe messo sul mio cammino. Con il tempo mi era rimasta chiara una cosa: mia nonna era stata fondamentale e anche mio padre lo aveva capito.<\/p>\n\n\n\n<p>Ricordo una litigata, l\u2019ennesima con Fernanda. Mia madre non mi aveva difeso e me n\u2019ero andata di casa. Mio padre mi chiam\u00f2 per tentare una mediazione ma inutilmente. Ero irremovibile. Prima di chiudere mi disse:- Ringrazia sempre tua nonna, ricordatelo. Se un domani ti volessi sposare solo lei, potrebbe consentirtelo.-<\/p>\n\n\n\n<p>Rimasi senza parole. \u2013Ma che cavolo dice?- pensai tra me, mentre buttavo fuori il fumo della millesima sigaretta. Poi tutto mi si rivel\u00f2 davanti dopo la morte di mio padre.<\/p>\n\n\n\n<p>E\u2019 stata mia nonna a permetterci di continuare a vivere con dignit\u00e0, ha sanato i debiti, ha tolto le ipoteche e ancora continua.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando conobbi il padre di mia figlia, lo considerai un trampolino di lancio, l\u2019occasione da cogliere al volo e soprattutto la personificazione dell\u2019indipendenza che sognavo da sempre. Non avevo tempo per farmi prendere dalla tristezza di abbandonare mia madre e lasciarla sola in quella casa; non avrei mai fatto quel grande errore di portarmi dietro anche lei nella mia nuova casa. Volevo e pretendevo che un eventuale figlio sarebbe cresciuto esclusivamente con i genitori, senza altre presenze che avrebbero potuto annebbiare la sacralit\u00e0 dei due ruoli.<\/p>\n\n\n\n<p>Trovammo un piccolo appartamento, non molto lontano dalla casa di mia madre. Inconsciamente volevo mantenere quel famoso cordone ombelicale che \u00e8 stato sempre lo stemma della nostra famiglia.<\/p>\n\n\n\n<p>Il padre di mia figlia \u00e8 stato l\u2019inganno pi\u00f9 grande della mia vita.<\/p>\n\n\n\n<p>Era un uomo piacevole e piacente, aperto, dinamico, simpatico, sempre pronto a fare festa e di grande compagnia. Dopo varie relazioni opprimenti era stata una boccata d\u2019aria fresca a pieni polmoni. Il tempo ha mostrato i gravi problemi che si portava dietro. Era un\u2019alcolista, un soggetto fragile mascherato da un\u2019aggressivit\u00e0 verbale che faceva male ogni volta che mi urlava contro. Era un ossessionato dal sesso e da tutte le sue forme promiscue. Era un traditore e un cocainomane.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi ritrovai incinta.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando seppi che era una femmina, il suo nome era gi\u00e0 pronto: Fernanda. Decisi di chiamarla cos\u00ec. Alla domanda sul perch\u00e9 avessi scelto questo nome cos\u00ec \u201cparticolare\u201d o \u201cantico\u201d rispondevo sempre allo stesso modo:- Perch\u00e9 mi piace molto- e chiudevo ogni possibilit\u00e0 di replica. La verit\u00e0 era che questo nome, sia per me sia per mia figlia, aveva la funzione di un amuleto. Saremmo state protette nel corso dei nostri anni insieme. E cos\u00ec \u00e8 stato.<\/p>\n\n\n\n<p>Fernanda \u00e8 nata il tredici Febbraio. Il mio stesso giorno e il mese di mio padre. Non credo assolutamente fosse stato un caso che lei avesse scelto questa data.<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo la nascita di mia figlia, il padre \u00e8 peggiorato. L\u2019ammontare di doveri, il compito di genitore, il mio cambiamento di ruolo, da compagna attiva a madre iperprotettiva, i soldi destinati alla bambina e non pi\u00f9 ai suoi vizi, tutti questi fattori l\u2019hanno trasformato. Non riusciva a sostenere la vita di famiglia: le pappe, i cambi pannolino, i bagnetti, le notti insonni, i raffreddori, la febbre, i vaccini, gli antibiotici ed esorcizzava il tutto con una bella quantit\u00e0 di alcool, ogni giorno. Ritornava a casa da lavoro ubriaco, ogni volta vivevo il suo rientro con angoscia che cercavo di nascondere a Fernanda con un finto sorriso plastico. Puntualmente mi aggrediva verbalmente davanti a nostra figlia se gli sbattevo in faccia il suo stato, balbettava le sue solite motivazioni \u201csono stanco, non ho fatto niente, sto benissimo\u201d e passava agli insulti. Quante volte ho sopportato, ho ingoiato rospi su rospi tanto da riempire uno stagno intero, ho pregato tutti i Santi per un aiuto, ho fatto finta di diventare una Winx che faceva magie per non lasciar intendere nulla a Fernanda. Non potevo permettere che il mio sogno irrealizzato di vivere soltanto con i miei genitori non fosse concesso nemmeno a mia figlia. Sono andata avanti fino ai suoi tre anni poi \u00e8 arrivata la resa ed era inevitabile.<\/p>\n\n\n\n<p>Una domenica di fine estate port\u00f2 Fernanda in pellegrinaggio in tutti i bar del centro, fino a sera, quando oramai il suo serbatoio era pieno e traboccante di alcool. Ho preso quattro cose, quelle essenziali, e ce ne siamo andate da mia madre. Lui \u00e8 rimasto solo, con il suo vizio e le sue sgualdrine. Mentre attraversavo la piazza, incrociai gli occhi di un passante che mi gett\u00f2 un\u2019occhiata veloce e superficiale, ma mi sentii spogliata, smascherata, come se quello sconosciuto avesse capito tutto ci\u00f2 che stavo vivendo. Spingevo quel passeggino pesante come una zavorra, con due o tre sacchetti della spesa appesi, contenenti le cose di prima necessit\u00e0 per la bambina, perlomeno essenziali per affrontare le prossime sei o sette ore.<\/p>\n\n\n\n<p>Fernanda aveva assistito alle scene pi brutte che nessun ambino avrebbe mai dovuto vivere. Suo padre si trasformava quando era punto su vivo: insultava, urlava, sbraitava e poi piangeva; versava quelle lacrime cos\u00ec finte che qualche volta credevo avesse negli occhi un piccolo meccanismo generatore di lacrime.<\/p>\n\n\n\n<p>Suonai il campanello nonostante avessi ancora le chiavi, mia madre mi apr\u00ec. Si trov\u00f2 davanti me e tutta la mia angoscia e poco pi sotto la tranquillit\u00e0 di Fernanda che aveva preso tutto come un gioco. Le raccontai ogni cosa, non mi risparmiai nulla, non feci caso che anche mia figlia era l\u00ec, in braccio alla nonna. Fortunatamente la sua tenera et\u00e0 le aveva risparmiato la comprensione delle problematiche del suo amato genitore. Non avrei pi perdonato, non lo avrei pi\u00f9 giustificato dalle sue colpe e dai suoi inganni.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci stabilimmo da mia madre e lentamente riuscimmo a conquistarci quella tranquillit\u00e0 che era un nostro diritto; guadagnammo i nostri spazi, non senza problemi perch\u00e9 mia madre aveva ereditato quella supremazia e padronanza del territorio tipico di mia nonna, ma arrivammo alla pace. Il mio punto debole era la notte, non tanto per l\u2019acuirsi delle mancanze, quanto per l\u2019affollarsi di pensieri, dubbi e ricordi che sopraggiungevano improvvisamente come un ufficiale giudiziario che suona alla porta di poveretti ancora ignari di tutto. Una notte riuscii a prendere sonno. In quel poco tempo che chiusi gli occhi, sognai mia nonna. Io e mia madre eravamo nello stesso letto mentre lei si trovava nella stanza accanto. Sentivo mio padre tossire forte, sembrava stesse male, ma mi preoccupai subito per mia nonna. Scesi di corsa dal letto e la raggiunsi, invitandola a venire con noi, di l\u00e0. La trovai seduta sul letto intenta a infilarsi un paio di scarpe che non avevo mai visto; mi guard\u00f2 e mi disse:- Ecco, sono quasi pronta. Sto venendo con voi. Sempre vengo con voi.- Mi svegliai con la bocca asciutta, appena sudata, mia figlia dormiva profondamente e guardai il soffitto.<\/p>\n\n\n\n<p>Quel sogno era pi\u00f9 vero della realt\u00e0. Ho compreso subito l\u2019intento di Fernanda: aveva avuto il permesso di lasciarmi una sicurezza, di garantirmi la sua presenza e comunicarmi che non ci avrebbe abbandonato.<\/p>\n\n\n\n<p>In poco tempo dalle finestre arriv\u00f2 la luce del giorno; era un\u2019alba rivelatrice, un chiarore che mi permise di vedere con nitidezza quello che erano stati i miei anni passati. Avevo combattuto contro i veri e propri mulini a vento, ero certa che le mie convinzioni fossero verit\u00e0 assolute e invece la vita, molto spesso, fa disgregare certezze come castelli di sabbia.<\/p>\n\n\n\n<p>La mia lotta aveva compiuto un cerchio perfetto, mi aveva portato a destinazione nel punto da dove sono partita. Avevo finalmente raggiunto la m\u00e8ta. Gli attori del mio spettacolo erano cambiati, tuttavia i ruoli erano rimasti gli stessi ma invertiti. C\u2019erano sempre tre donne: la nonna, la madre e la figlia che il tempo ha fatto muovere e alternare come in una partita di scacchi. Tutto quello che avevo ostinatamente rifiutato nel corso degli anni, \u00e8 stato la mia salvezza e il fatto di essermi trovata a chiedere aiuto alla mia stessa vita passata, \u00e8 stato la prova del mio sbaglio.<\/p>\n\n\n\n<p>Mia nonna si chiamava Fernanda e mia figlia anche.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi voltai verso di lei e la sfiorai:- Dormi ancora, \u00e8 presto per alzarsi- le sussurrai- con questo nome che hai, dovrai combattere e proteggere chi ami, ogni giorno. Riposati e conserva le tue forze, ti chiami Fernanda-.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_47747\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"47747\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Mia nonna si chiamava Fernanda. 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