{"id":47722,"date":"2022-01-13T20:01:43","date_gmt":"2022-01-13T19:01:43","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=47722"},"modified":"2022-01-13T20:01:44","modified_gmt":"2022-01-13T19:01:44","slug":"premio-racconti-nella-rete-2022-piu-che-animale-piu-che-uomo-di-paolo-di-fino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=47722","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2022 &#8220;Pi\u00f9 che animale, pi\u00f9 che uomo&#8221; di Paolo Di Fino"},"content":{"rendered":"\n<p><em>\u201cSe esiste un Dio, io me lo sono chiesto la prima volta che ho posato gli occhi su di lei.\u201d<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Lince Dorata, la figlia del capo trib\u00f9 dei Piedi Neri. Bellissima, e magnetica. Ancor di pi\u00f9 nuda a un paio di metri da me. Nonostante il camino acceso, nella baita far\u00e0 al massimo una decina di gradi. Tuttavia, lei sembra arda di suo. Con passo felino esce fuori al gelo della veranda dove sono. Con il sedere poggiato alla balaustra d\u2019acero, osservo i suoi piedi danzare lungo l\u2019unica striscia di pavimento scampata alla neve.<\/p>\n\n\n\n<p><em>\u201cE ho una mezza idea di cosa sia il paradiso, soltanto quando il profumo di lill\u00e0, tipico di lei, mi ubriaca e avvolge. Fino a incatenarmi l\u2019anima.\u201d<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>\u00abMi sono svegliata e non c\u2019eri. Sai che lo odio\u00bb mi rimprovera, poi posa la testa sul mio petto. Per non infettarla come il resto del mio mondo, d\u2019istinto, allungo il collo e sbuffo al cielo il fumo trattenuto in gola. In bocca mi resta il classico retrogusto salato dei <em>Montecristo<\/em>. Spengo il mezzo cubano nella neve presente sulla balaustra. E stringo forte Lince Dorata a me.<\/p>\n\n\n\n<p><em>\u201cCon lei accanto, niente \u00e8 stato pi\u00f9 uguale. L\u2019ancora nel mio mare in tempesta.\u201d<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Sento le sue braccia esili aggrapparsi alla mia schiena come a una quercia. Mi stropiccia la canottiera, quasi volesse strappare l\u2019unico ostacolo che separa i nostri corpi cos\u00ec diversi. Io, simile a un orso, due metri di muscoli, peli, e cicatrici. Lei, identica a una mini riproduzione di una dea dalla pelle olivastra, e vellutata come nient\u2019altro al mondo. Due poli opposti finiti per attrarsi.<\/p>\n\n\n\n<p><em>\u201cPer lei sarei morto, risorto, e morto ancora.\u201d<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>\u00abChe c\u2019\u00e8 Donovan, a che pensavi? Ancora incubi?\u00bb Alza lo sguardo. Non le rispondo. Fisso muto l\u2019abisso dei suoi due laghi neri, assorbono ogni sprazzo d\u2019alba che sale alle mie spalle. Con la scusa di spostarle una ciocca di capelli le accarezzo il viso. E in un lampo ritraggo la mano bestiale deturpata dalle cicatrici. Non mi sono mai abituato al contrasto con la sua bellezza. N\u00e9 lei me l\u2019ha mai fatto pesare.<\/p>\n\n\n\n<p><em>\u201cMa non potei morire per lei. N\u00e9 riuscii a dirle cosa provavo.\u201d<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>\u00abNiente, piccola. Tutto ok\u00bb grugnisco a mezza bocca.<\/p>\n\n\n\n<p><em>\u201cQuante volte. Centinaia di volte stavo per confessarle tutto. Lei lo sentiva, dentro sapeva.\u201d<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>\u00abVieni D, torniamo a fare l\u2019amore, amore, amore\u2026\u00bb La sua voce prima angelica, diventa grottesca, difettosa. Echeggia nella mia mente, come fossi a chilometri da lei. E le linee delicate del viso iniziano a incresparsi, guastate dal continuo formarsi di cerchi concentrici tra la pelle olivastra. Gocce di sangue rosso vivo colano a intervalli regolari al centro del viso di Lince Dorata. E cos\u00ec lei svanisce. Sotto di me, resta una pozza d\u2019acqua cristallina mezza ghiacciata, che, un po\u2019 alla volta, si tinge di un rosa incarnato. Uno stupido ricordo. Una delle mille allucinazioni che certificano il mio lento declino.<\/p>\n\n\n\n<p><em>\u201cStupido io con i miei stupidi silenzi.\u201d<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Ora s\u00ec che vedo riflesso ci\u00f2 che sono. Un animale stanco, ferito, rigurgitante rabbia. Che lorda di sangue tutto ci\u00f2 che tocca. Perch\u00e9 quel che tocca muore.<\/p>\n\n\n\n<p><em>\u201c\u00c8 passata una vita. Anche due. E non ho fatto altro che sopravvivere, regredire, inasprire.\u201d<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Ho perso il conto delle cicatrici, cos\u00ec come ho fatto il callo al dolore. Per\u00f2, qui in ginocchio in questa foresta di querce rosse, con mani e piedi ficcati nella neve, intorpidito fino alle ossa, mi sento di nuovo vivo. Il sangue che ho perso, \u00e8 rappreso, congelato addosso ai miei pantaloni mimetici. Inalo l\u2019aria tersa e gelida, imprigionata nelle raffiche di vento polare che tempestano questo versante delle <em>Montagne Rocciose<\/em>. Ho i polmoni in fiamme come dopo una profonda immersione. Scrollo la schiena allo stesso modo di un cane randagio completamente fradicio. Caccio le mani dai cumuli di neve molle. Oltre a quello che, sempre pi\u00f9 a rilento, sgorga dallo squarcio sulla mia testa, sono ricoperto dalle dita ai gomiti del sangue d\u2019altri. Nonostante il clima polare, sotto una patina friabile, \u00e8 ancora denso e colloso. Stendo le braccia ai lati manco fossi in croce. E ruggisco. Finch\u00e9 non ho pi\u00f9 aria nei polmoni.<\/p>\n\n\n\n<p><em>\u201cInvece, attorno a me, da quando non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 Lince Dorata, tutto \u00e8 cos\u00ec uguale. Monotono. Molti sognano l\u2019avventura, il pericolo, magari il trionfo. Io non sogno pi\u00f9 da tanto.\u201d<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Malgrado la scarsa visibilit\u00e0, ruoto la testa da un lato all\u2019altro. Con lo sguardo seguo gli schizzi di sangue per terra, si allargano ovunque nella radura circostante. A parte i cadaveri disseminati sul terreno, una dozzina di sicari mandati a farmi la festa, sono solo. Ignorando le fitte al costato, raccolgo la giacca da moto a un passo da me, e mi rialzo. La indosso, la pelle \u00e8 fredda come quei cadaveri. A contatto con le ferite non pu\u00f2 che darmi sollievo. So gi\u00e0 che il dolore andr\u00e0 a sommarsi alla collezione, per\u00f2 so pure che almeno le ferite guariranno in pochi minuti.<\/p>\n\n\n\n<p><em>\u201cEro tornato su questa montagna per lei. Nel mio giorno pi\u00f9 triste. Per ricordare.\u201d<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>D\u2019un tratto, annuso l\u2019aria con pi\u00f9 cura. Me ne accorgo subito: puzza di paura. \u00abAbbiamo un fortunato!\u00bb grido, e resto ad ascoltare l\u2019eco vuoto che vola via a valle. Malgrado la bufera, a terra noto un\u2019ombra che si muove appena, \u00e8 nascosta dietro quella immobile della quercia alla mia destra, a non pi\u00f9 di tre metri da dove sono.<\/p>\n\n\n\n<p><em>\u201cTuttavia, quando ti fai troppi nemici, \u00e8 arduo persino restare soli con il dolore. Qualcuno ha cantato, qualcuno pagher\u00e0. Qui \u00e8 il mio territorio, decido io chi entra.\u201d<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Celato dai suoni della natura, oscillo tra la neve bianca pi\u00f9 fresca, e quella cremisi pi\u00f9 vecchia. Il manto soffice attutisce i miei passi. L\u2019ombra che trema dietro il gigantesco tronco secolare, neanche mi vede arrivare. Mi piazzo addosso all\u2019albero. Gli faccio credere d\u2019averla scampata. Sento il suo cuore a mille, il respiro accelerato, le mani che grattano la corteccia. Lo immagino fare capolino dalla parte opposta alla mia. Avverto un sospiro, e un sibilo in giapponese: \u00abSe n\u2019\u00e8 andato? Sono vivo!\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p><em>\u201cCome da tempo immemore sono io a decidere chi vive e chi muore. Ci\u00f2 non \u00e8 mai cambiato. Ora ancor di pi\u00f9, devo proteggere ci\u00f2 che ho lasciato qui d\u2019essenziale.\u201d<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Come un boa striscio intorno alla quercia. Lo sorprendo con le spalle poggiate all\u2019albero. \u00c8 uno sbarbatello della <em>Yakuza<\/em>. \u00abSicuro?\u00bb gli chiedo nella sua lingua, ripescata tra i ricordi di vecchie missioni. Non lo lascio rispondere, n\u00e9 urlare. Con la destra gli agguanto l\u2019intero viso. Avvicino l\u2019orecchio alla sua bocca. Farfuglia un: \u00abNo, no ti\u2026 ti prego.\u00bb Continua a ripeterlo, finch\u00e9 non somiglia a un urlo disperato. In un batter di ciglia, l\u2019urlo sparisce ingoiato dal vento. Digrigno i denti, a stento trattengo l\u2019acquolina che mi si forma in bocca. Prima di lei avrei gi\u00e0 sbavato per una roba simile. \u00abIo ti prego, ho gi\u00e0 un gran cazzo di mal di testa\u00bb gli sussurro. Stringo di pi\u00f9 il suo viso, lo trascino indietro, prendo la rincorsa con il braccio. Sto per fracassargli la testa contro l\u2019albero. Eppure, esito.<\/p>\n\n\n\n<p><em>\u201cPerch\u00e9 l\u2019uomo ferma l\u2019animale? Perch\u00e9 non lascia che la natura faccia semplicemente il suo corso?\u201d<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Senza convinzione, e con un decimo della forza che avrei voluto metterci, sbatto il ragazzo contro la corteccia. Il mezzo tonfo del cranio sul legno \u00e8 una totale delusione. Mi ero gi\u00e0 sognato il solito schianto che fanno le ossa rotte. Mollo il viso, ma gli piazzo la stessa mano sulla giugulare. Per evitare che torni a frignare, o, peggio, che mi ringrazi, gli ficco la mia espressione pi\u00f9 truce davanti agli occhi a mandorla: \u00abDi\u2019 a chi ti manda che, se ci riprova, andr\u00f2 io a trovare lui e tutte le sue future generazioni.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p><em>\u201cL\u2019uomo lo fa per lei? O solo per s\u00e9 stesso?\u201d<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Spalanco la mano, e il collo si gonfia alla disperata ricerca d\u2019aria. Mi sposto da davanti al ragazzo. Lo guardo fuggire via, mi fa un effetto strano, di qualcosa di nuovo. Lo vedo sparire, inghiottito dalla tormenta. Piego le ginocchia e poggio la schiena alla quercia. Inspiro a fondo, mi sembra di avvertire nell\u2019aria profumo di lill\u00e0. Un paio di minuti e mi rimetto dritto. Devo riprendere da dove mi hanno interrotto. Con un fragore di sottofondo, prima quasi impercettibile, poi sempre pi\u00f9 evidente, cammino per un centinaio di metri. Arrivo al bordo di un precipizio, a fianco alle cascate <em>Takakkaw<\/em>, le nostre preferite. Un salto di trecentosettanta metri. Una morte certa. O cos\u00ec speravo.<\/p>\n\n\n\n<p><em>\u201cLa prima volta ho creduto sarebbe successo, che finalmente sarei morto. Sarei tornato da lei.\u201d<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Mi lascio cadere. Mi abbandono al vento. Per un secondo, pare quasi sollevarmi. \u00c8 quell\u2019attimo in cui non sento il peso del mio essere, ogni mia colpa. Per\u00f2, dura troppo poco. Precipito verso la schiuma impetuosa e i gorghi violenti che continuano a formarsi sotto di me. Trecentosettanta metri nel vuoto durano niente. Nemmeno il tempo di gioire di finirla l\u00ec. Mi schianto contro un pavimento invisibile che m\u2019ingoia, tira gi\u00f9, scuote in ogni dove, e poi rivomita. Muoio in un abisso gelido. Ma solo per un istante. Sento il corpo iniziare gi\u00e0 a guarire, mentre la corrente mi trascina a riva. Essere trascinato dalla vita \u00e8 la mia condanna. I migliori dottori ingaggiati dalla mafia secoli fa mi hanno spulciato a fondo. Soltanto per dire, senza averci capito granch\u00e9, che il mio corpo sa come guarire rapido da ogni ferita. Il sicario perfetto. Questo interessava alla famiglia. E cos\u00ec mi sono lasciato trascinare dagli eventi. Almeno, finch\u00e9 non ho trovato lei sulla mia strada.<\/p>\n\n\n\n<p><em>\u201cMa l\u2019animale reagisce d\u2019istinto. Ti tiene in vita, oltre ogni limite. Pure oltre l\u2019amore. Anche se l\u2019amore \u00e8 puro istinto. E perch\u00e9 l\u2019amore va oltre l\u2019animale, l\u2019uomo, o l\u2019anima.\u201d<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Esco dall\u2019acqua limpida e incontaminata di questo paradiso disperso tra le montagne. Ignoro il sangue che mi cola negli occhi. Tre passi e ha gi\u00e0 smesso.<\/p>\n\n\n\n<p><em>\u201cVorrei provare molto pi\u00f9 dolore di quello a cui ormai sono abituato. Quello di tutti questi decenni in cui un\u2019unica ferita non s\u2019\u00e8 mai rimarginata.\u201d<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Vado verso il modesto campo di lill\u00e0 che ho coltivato qui per lei, al riparo delle rocce. Provando a non macchiarli di sangue, ne strappo una dozzina e li lego insieme con un laccio di cuoio.<\/p>\n\n\n\n<p><em>\u201cCome la baita costruita per noi, ho creato un paradiso soltanto per lei. Sono l\u2019unico che pu\u00f2 raggiungerla qui.\u201d<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>La neve fresca si \u00e8 accumulata pure sotto la nostra quercia rosso fuoco, la sola ai piedi della cascata. Mi inginocchio davanti al cumulo di neve, e fisso il logoro disegno di un cuore intagliato nel tronco, e la scritta al centro di esso: Lince Dorata &amp; Donovan.<\/p>\n\n\n\n<p><em>\u201cNon sono riuscito a proteggere ci\u00f2 che avevo di pi\u00f9 importante. E fingo a me stesso di farlo ora, cercando d\u2019essere quello che lei credeva fossi: un eroe.\u201d<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Ripenso a quante promesse non ho mantenuto. A quell\u2019istante in veranda, mentre le scostavo i capelli dal viso, e nella testa mi ripetevo: \u201cDiglielo. Diglielo. Porca puttana, diglielo!\u201d Sto qua in ginocchio, davanti alla sua tomba, e non so manco piangerla. Ho imparato a ricacciare la bava, l\u2019animale che \u00e8 in me, ma ancora non so piangere una lacrima per chi la merita. \u00abCiao, amore mio. \u00c8 tardi per parlarti di me, dell\u2019uomo, e dell\u2019animale?\u00bb Ficco il mazzo di lill\u00e0 nel cumulo di neve. \u00abMi sa di s\u00ec. Scusa, piccola, \u00e8 che mi manchi troppo.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p><em>\u201cIn realt\u00e0 avrei sempre e solo voluto parlarle di noi.\u201d<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;Non so quanto passa, forse ore. Della neve si \u00e8 accumulata sulle mie spalle, dietro il bavero alto della giacca. Rialzatomi, la scrollo via. Accendo un <em>Montecristo<\/em>. \u00c8 ci\u00f2 che ci vuole prima di una scalata di quasi quattrocento metri.<\/p>\n\n\n\n<p><em>\u201cChe non sogno pi\u00f9 l\u2019ho gi\u00e0 detto? Forse \u00e8 il mio modo d\u2019essere morto. Di sicuro, senza lei, \u00e8 come se lo fossi da secoli.\u201d<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_47722\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"47722\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cSe esiste un Dio, io me lo sono chiesto la prima volta che ho posato gli occhi su di lei.\u201d Lince Dorata, la figlia del capo trib\u00f9 dei Piedi Neri. 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