{"id":47534,"date":"2021-12-02T12:24:09","date_gmt":"2021-12-02T11:24:09","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=47534"},"modified":"2021-12-02T12:24:10","modified_gmt":"2021-12-02T11:24:10","slug":"premio-racconti-nella-rete-2022-la-sola-cosa-che-hai-mai-voluto-da-me-di-francesco-montonati","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=47534","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2022 &#8220;La sola cosa che hai mai voluto da me&#8221; di Francesco Montonati"},"content":{"rendered":"\n<p>Quanto pu\u00f2 essere triste un sorriso. Quanto pieno di fumo. Il mio, mentre ti guardo.<\/p>\n\n\n\n<p>I tuoi occhi sono di cera intarsiati d\u2019oro. Succosi di brina, di sciroppo e di mela caramellata. Ero innamorato di quegli occhi. A guardarci bene si indovinava il passato. Il mondo lo si vedeva dall\u2019alto, intriso di vita e di bestie feroci. Ci si poteva tuffare, in quegli occhi, e lasciarsi inghiottire.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Nella tua espressione che sembrava sempre stupita c\u2019era quel tuo bastoncino, il bastoncino che avevi trovato al parco della nonna, migliore degli altri perch\u00e9 era acero rosso e l\u2019avevi raccolto con pap\u00e0. Ne andavi fiera, ma quando gliel\u2019hai mostrato, le bambine del parco ti hanno evitato, ti hanno detto fai schifo. Perch\u00e9 mi dicono cos\u00ec, chiedi alla mamma, perch\u00e9 mi dicono fai schifo, ma lei parla con la nonna e dice che se ne vuole andare, che non ce la fa pi\u00f9 con lui.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Nei tuoi occhi di bambina c\u2019\u00e8 il verde dell\u2019ippocastano sotto cui ti rifugi, al riparo dagli altri, bambini e adulti, perch\u00e9 non ti vedano. Sei tu a non farti vedere, adesso, sei tu che ti nascondi. Tu, rannicchiata tra i ninnoli dolci delle castagne matte. Anche tu sei un po\u2019 come loro. Anche a te l\u00e0 fuori nessuno ti vuole.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Nelle tue iridi rossicce screziate di verde c\u2019\u00e8 la strada in salita che ti sei costruita, in cerca di un traguardo che ti avrebbe elevato. Perch\u00e9 un traguardo ci vuole, diceva tuo padre, e un progetto bisogna averlo, tua madre sentir\u00e0 parlare di te!<\/p>\n\n\n\n<p>E il tuo progetto doveva essere pi\u00f9 grande degli altri, migliore, in quel quartiere periferico, abbandonato dalla citt\u00e0. Era il bastoncino pi\u00f9 nobile, il tuo. Avresti fatto la veterinaria e saresti stata l\u2019orgoglio di tua nonna, che con quegli strampalati gatti trovatelli che giravano per casa, di un veterinario avrebbe sempre avuto bisogno. Tuo padre lavorava dieci ore al giorno alla fabbrica di laminati e la domenica non si alzava dal divano, perci\u00f2 ci andavi da sola a casa della nonna. Attraversavi da sola il parco che d\u2019inverno era violaceo e disabitato, e dalla nonna trovavi i cugini, gli zii, i parenti. C\u2019erano le torte, la coca-cola e le patatine, e poi c\u2019\u00e8 stato il vino, lo spumante e il salame, e la sigaretta sul balconcino al freddo per sentire un pettegolezzo da qualcuno. Ti voleva bene, la nonna, voleva bene a tutti voi. Ma quando tuo padre \u00e8 morto, quando la macchina se l\u2019\u00e8 ingoiato, non ha retto e neanche un mese dopo se n\u2019\u00e8 andata anche lei. Niente pi\u00f9 domeniche. I parenti, i cugini, poco a poco spariti tutti.<\/p>\n\n\n\n<p>Eri tu la figlia pi\u00f9 grande e, per sfamare tuo fratello, sfilacciato rimasuglio della tua famiglia, hai dovuto rinunciare al tuo progetto. Hai cercato un lavoro senza convinzione, hai preso il primo che \u00e8 capitato. Nelle mani bruciate dai detersivi, arrossate e screpolate dal freddo, quel lavoro ce l\u2019hai impresso addosso, raggrumato nelle unghie sbiancate e trascurate, nelle spalle stanche, nelle caviglie gonfie, in quegli stessi polpastrelli che hai appoggiato al collo di tuo fratello, quando l\u2019hai trovato disteso in bagno con il laccio stretto intorno al braccio.<\/p>\n\n\n\n<p>Nei tuoi occhi ci sono anche i ragazzi e gli uomini di cui ti sei invaghita. Innamorata, ma mai fino in fondo. Uomini in cui hai creduto solo in parte, mai fino al punto di fidarti di loro. Mai facendoteli bastare. Uomini che hai deciso incompiuti, non abbastanza aderenti al modello che ti eri imposta. Il tuo di modello. Che, lo sapevi, era un modello impossibile. Non nella realt\u00e0, almeno. Solo nei sogni, che in testa si mischiano e sbiadiscono insieme a ricordi, colori e immagini, come fotografie ingiallite. Cartoline che conosci a memoria ma che ancora volti per vedere chi te le ha scritte e poi rimetti nell\u2019album con quel sorrisetto indolente.<\/p>\n\n\n\n<p>Ce n\u2019\u00e8 una per\u00f2, di cartolina, che non vuole saperne di finire chiusa in quell\u2019album. La tieni nel primo cassetto, quello delle bollette da pagare, dell\u2019agenda con i numeri importanti e del kit da cucito. La tieni l\u00ec perch\u00e9 non sei il tipo da fotografie incorniciate alle pareti, ma non vuoi nemmeno che vada persa. Quella cartolina si riflette ancora nel nero delle tue pupille. Un nero pi\u00f9 nero del nero della notte primordiale.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Forse poteva essere lui quel modello impossibile, lo chiamavi l\u2019Ingegnere. Poteva esserlo perch\u00e9 non hai avuto il tempo di rovinartelo, di aggiungere ali da mostro alla sua schiena, di snellire la sua spina dorsale. Non hai avuto il tempo di stroncarlo. Ci ha pensato il tumore. In quel nero pi\u00f9 nero, nei tuoi occhi di oggi c\u2019\u00e8 l\u2019assenza di ieri. Aspettava di finire le sue ore e tu non andavi a trovarlo perch\u00e9 te l\u2019aveva detto lui, non venire se poi ci stai male. E non sei pi\u00f9 andata. Sua figlia s\u00ec. Lei lo accudiva con dolcezza. Gli portava i pigiami puliti, l\u2019acqua e quei cioccolatini con dentro il rum che gli piacevano tanto. Voleva anche i sigari cubani, lui, scherzava sempre. Sua figlia la sentivi spesso. Ti voleva bene e tu a lei. Poi anche con lei hai perso i contatti. Abbiamo pianto ieri, le aveva detto una volta l\u2019Ingegnere. S\u00ec, aveva detto lei, abbiamo pianto tanto, piangiamo un po\u2019 per tutto. \u00c8 stata l\u2019ultima volta che sei andata a trovarlo. La moglie, che tu sappia, ci \u00e8 andata una volta sola, poi non si \u00e8 pi\u00f9 fatta vedere. Che aveva un\u2019amante lo sapeva, ma non che eri tu. Chiss\u00e0 se anche lei ci stava male o semplicemente non aveva voglia di portare del bene a chi non ne meritava pi\u00f9. Ci \u00e8 andata come te quando ancora non era gonfio e pelato. Perch\u00e9 poi te lo sei immaginata cos\u00ec: gonfio, calvo e di un pallore anemico. Sulle tue labbra, in quelle rughette verticali, c\u2019\u00e8 la preoccupazione per lui che te le faceva contrarre in quella tua tipica espressione. Nel lieve fremito che hanno le tue palpebre quando le apri e le chiudi c\u2019\u00e8 lui su quel letto che ti dice non venire, che ti guarda, che non parla pi\u00f9, che non ti riconosce pi\u00f9. E che muore.<\/p>\n\n\n\n<p>Sei rimasta sola, ti sei voluta sola. La tua solitudine la vedo in quel rossetto pesante che hai sulle labbra, un colore carico, che non avresti mai scelto. Chi te l\u2019ha messo non ti conosce per niente.<\/p>\n\n\n\n<p>Ti erano rimaste le pulizie a casa della signora. Fortuna che c\u2019\u00e8 lei, dicevi. La signora con le sue fissazioni. Stendere in giardino anche d\u2019inverno col freddo glaciale, quattro mollette per le lenzuola, una per ogni slip. La signora la vedo in quella piega triste che hanno i tuoi occhi, negli angoli che piovono verso il basso. E quel suo figlio manesco, con lei e con te. Anche le tue labbra piovono verso il basso, deluse e vinte, ma \u00e8 il tuo naso, con quella simpatica gobbetta, a ricordare le sue carezze.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Oggi non c\u2019\u00e8 nessuno qui a vegliarti, la signora non l\u2019ho vista, e nemmeno suo figlio. Ci sono solo io. Non ti sei mai accorta di me perch\u00e9 per te l\u2019argomento era chiuso. Ero solo il barista sorridente con cui fare due chiacchiere prima di andare al lavoro. Non ho mai avuto il coraggio di farti notare che esistevo. Ogni mattina, alle 7 e 25, con precisione quasi maniacale, entravi al bar per il tuo caff\u00e8 corretto con grappa al moscato, e un giorno dopo l\u2019altro, mese dopo mese, anno dopo anno, mi hai raccontato la tua vita. Quando ti dicevo che non ti faceva bene, mi guardavi con un sorrisetto ironico. La mia grappa, dicevi, \u00e8 la bestia che temo di meno in questa vitaccia.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Arriva qualcuno, una donna. Sento i suoi passi decisi venire dal corridoio. \u00c8 giovane, elegante, ha i capelli raccolti in una coda marziale e una borsetta sotto il braccio. Il suo passaggio semina profumo. Mi guarda lontana, forse stupita di avere trovato qualcuno. Si ferma di fianco alla tua bara aperta e ti osserva con gli occhi lucidi.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Potrei avvicinarmi e consolarla. Potrei abbracciarla forte, piangerti insieme a lei, chiederle se vuole venire al bar. Le offrirei un caff\u00e8. Chiss\u00e0 che cosa penserebbe.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Si lamenta dell\u2019agenzia funebre. Che disastro, sussurra. Non si sarebbe mai messa un rossetto del genere.<\/p>\n\n\n\n<p>La conosce bene? le chiedo.<\/p>\n\n\n\n<p>Lei alza la testa e mi squadra. Ci ha cresciuti lei, dice. \u00c8&nbsp;in casa nostra da sempre. Si soffia delicatamente il naso. Me ne sono andata, \u00e8 rimasto mio fratello. Non la sentivo da un po\u2019.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 la figlia dell\u2019ingegnere? le chiedo.<\/p>\n\n\n\n<p>Lei fa di s\u00ec con la testa, mi augura una buona giornata e si allontana per il corridoio.<\/p>\n\n\n\n<p>Rimaniamo soli, tu e io. Distesa in quella scatola di legno, con le guance lucide di fondotinta color madreperla, sembri sollevata. Non sorridente. Non in pace. Sollevata. E questo, chiss\u00e0 come, mi fa star meglio. Adesso che i tuoi occhi sono chiusi per sempre, posso solo ricordarli, come colori, immagini, foto ingiallite. Quanto pu\u00f2 essere triste un sorriso. Eppure ti sorrido, anche se non puoi vederlo. \u00c8 la sola cosa che hai mai voluto da me.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_47534\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"47534\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quanto pu\u00f2 essere triste un sorriso. 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