{"id":47532,"date":"2021-12-02T12:22:48","date_gmt":"2021-12-02T11:22:48","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=47532"},"modified":"2021-12-02T12:22:50","modified_gmt":"2021-12-02T11:22:50","slug":"premio-racconti-nella-rete-2022-il-quinto-giorno-di-francesco-montonati","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=47532","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2022 &#8220;Il quinto giorno&#8221; di Francesco Montonati"},"content":{"rendered":"\n<p>Quando ti ho vista la prima volta non lo ricordo, ti sono passato davanti per giorni senza accorgermi. Poi, stamattina, mentre camminavo su corso Vittorio Emanuele mi sono fermato a guardarti, aspettavo che qualcuno ti mettesse i soldi, ma a quell\u2019ora a Milano vanno tutti di fretta. Era bello guardarti, fiera sul piedistallo, i muscoli tesi, le mani sui fianchi, i capelli chiari e luminosi. Ti fissavo gli occhi color ghiaccio, perch\u00e9 \u00e8 l\u00ec che mi accorgevo che eri viva. Rosati e umidi, con le ciglia che sbattevano per frazioni di secondo e le pupille che, stanche di quelle attese, si concedevano di tanto in tanto un giretto l\u00ec attorno \u2013&nbsp;<em>tutto bene qui<\/em>? \u2013&nbsp;e tornavano in posizione. \u00c8 in quello spazio che ci siamo incontrati. Nei tuoi occhi. \u00c8 stato l\u2019attimo pi\u00f9 caldo della giornata. Tanto che sono scappato.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Poi \u00e8 stata una giornata piena di te. Non riuscivo a staccarmi, la mia occupazione principale era immaginare i pensieri che facevi l\u00ec sul piedistallo. Ti vergogni mai, mi chiedevo, io morirei di vergogna, davanti a tutti. Qualcuno ti disturba, magari? Hai caldo, freddo. E poi sulla tua vita: hai un cane, un gatto, vivi con amici, con un uomo, con una donna, ti piacciono le donne, gli uomini, i fiori? E io? Ti piacerei io? Adesso, qui nel silenzio della notte, i pensieri si fanno chiassosi. Non sapendo il tuo nome, ti riporto alla mente con un\u2019immagine: i tuoi occhi. Provo a immaginare cosa provi aiutandomi solo con quel che ricordo dei loro movimenti.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La prima cosa che far\u00f2 domattina sar\u00e0 mettermi in tasca una manciata di monete, poi dar\u00f2 da mangiare ad Alfredo, un gattaccio isterico che ogni volta che lo accarezzo soffia, graffia e salta via con la coda gonfia, poi scender\u00f2 a fare colazione con gli altri. E verr\u00f2 da te.<\/p>\n\n\n\n<p>Ti ho vista muovere.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Stavo arrivando e ti ho vista, ho sentito un calore dentro grande come un sogno che prende vita. Via, non esageriamo. Per\u00f2 come se, per dire, il gatto si fosse messo a parlare. Ecco, Alfredo, acciambellato sul davanzale, che si alza e mi chiede un caff\u00e8. Ma non ti sei mossa per me. Era una donna con grandi occhi a mandorla che ti ha lasciato la moneta, e la prima volta che ti vedevo muovere avrei voluto che fosse per me. Me ne vado a lavorare.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Sto ai Giardini di Palestro, dove ci sono il Museo di Storia Naturale e il Planetario. Raccolgo le lattine, con il mio bel cappellino del Comune, le bottiglie, le carte, i preservativi \u2013 eh s\u00ec, anche quelli mi tocca tirare su \u2013 e butto tutto in un grande sacco azzurro sul furgoncino. A volte, in estate, quando c\u2019\u00e8 poca gente, mi fanno portare il tagliaerbe; che impagabile senso di libert\u00e0 a sgasare su e gi\u00f9 per le collinette nel parco mezzo vuoto! Gli uccelli che gridano come pazzi, le cicale che spaccano i timpani, l\u2019aria calda e verde. Ma adesso \u00e8 ottobre, raccolgo cartacce.<\/p>\n\n\n\n<p>Il giorno dopo stai parlando con la ragazza delle spade. Una tipa tosta, anche lei, nervosa, con bracciali sugli avambracci come le guerriere della tv, che la sera ingoia spade e di giorno fa fiocchi e cagnetti con i palloncini per marmocchi eccitati. Certo che uno sguardo anche solo per curiosit\u00e0, per cortesia, potresti mandarmelo. No, sei distratta dalla ragazza. Allora ti cammino davanti e finalmente con gli occhi segui il mio passaggio. Non mi fermo, trotto fino in fondo al Corso, arrivo a Piazza San Babila, faccio inversione e torno passando dalla parte opposta. C\u2019\u00e8 tanta gente, non ti accorgi di me. Sei molto presa dalla conversazione. A un certo punto allarghi le braccia stizzita, con un cenno saluti la tua amica e torni in equilibrio sul piedistallo. Io resto qui, in disparte. Aspetto il coraggio con le monete sudate in mano. Sei immobile, il viso bianco di cerone, il piedistallo coperto da una cascata di raso nero, basta un&nbsp;tintinnio&nbsp;per farti muovere e salutare che \u00e8 un piacere. Ma i tuoi occhi che si voltano al mio passaggio, questa \u00e8 una scoperta nuova. Il primo giorno ti ho vista magra e salda, il corpo che muovevi lentamente ad ogni monetina che finiva nel cappello. Il secondo avrei voluto averti mia, e con te il tuo movimento. Oggi, il terzo giorno, ti ho vista parlare con l\u2019amica delle spade. Ti ho vista guardarmi, e ho visto il tuo sorriso, piccoli denti che affioravano da quel taglio di rossetto. Per oggi pu\u00f2 bastare cos\u00ec.<\/p>\n\n\n\n<p>Il quarto giorno vedo il tuo bianco appassire sotto la pioggia, io dentro il bar e tu al di l\u00e0 del vetro appannato. Vengo a lanciare venti centesimi nel cestello, li butto forte, contro gli altri, perch\u00e9 facciano rumore e tu possa sentirli, ma stai gi\u00e0 salutando qualcuno che prima di me ha buttato soldi e sembra che non ti accorgi neanche dei miei, ma poi invece volti la testa verso di me e con il tuo fare robotico porti la destra alle labbra, la premi forte e mi soffi un bacio. Ti sorrido, grande e lucente. Ma non faccio altro perch\u00e9 ho il sangue che mi sbatte contro il petto e vedo tutto molle e tremulo. Corro nel bar, tu ancora al freddo sotto la pioggia che goccioli cerone bianco dal viso, e allora torno fuori, mi piazzo davanti a te, ti guardo per un po\u2019, e questa volta lascio planare nel cappello soldi muti, una banconota.<\/p>\n\n\n\n<p>Per un attimo ti muovi come si muovono le persone, sotto il bianco arrossisci e mi guardi come guardano le persone.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abVieni a bere una caff\u00e8 con me?\u00bb ti chiedo con dolcezza.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Mi guardi in silenzio, non sorridi.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab<em>Me preso per putana<\/em>?\u00bb Hai l\u2019accento dell\u2019est. La voce roca, gli occhi arrabbiati di Alfredo quando gli faccio una carezza. Ti balbetto che ti ho dato questi soldi per permetterti di venire a bere con me senza perdere l\u2019incasso, e tu: \u00abNemmeno in due giorni li prendo cento euro\u00bb mi dici. E torni robot.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Mi sento vacillare, il mondo si fa molle. Non te ne andare, non smettere di parlarmi. Please. S\u2019il vous plait.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Immobile. Robot.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Statua.<\/p>\n\n\n\n<p>Non voglio che te tu ne vada, che sia gi\u00e0 finito tutto. Allora ti sfioro un braccio ma lo allontani e la mia mano ti finisce sul seno. Tenero e polposo. Cacci un urlo che ti sentono fino in Duomo. Io mi spavento e il cuore mi salta in gola che quasi non riesco pi\u00f9 a respirare. Non urlare, ti prego, si girano tutti, non voglio tornare l\u00e0. Ti abbraccio con tutta la dolcezza che ho, ma tu urli ancora, urli sempre pi\u00f9 forte.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abMe fai male\u00bb dici, \u00abme spezza ossa! Aiutoooo!\u00bb.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Un colpo alla schiena mi fa sussultare. Non so chi \u00e8 stato, ma riprendo i soldi dal cappello e scappo mentre tu continui a urlare aiuto aiuto e l\u2019urlo ti deturpa la faccia, sdraiata a terra, il vestito rotto, la cassetta piedistallo squarciata, e la gente \u2013&nbsp;tanta gente \u2013 che mi guarda impaurita e io corro e ce l\u2019ho tutta intorno, la gente, che mi indica e spalanca gli occhi e la bocca rossa, e corrono tutte le vetrine profumate e le pozzanghere poi mi bloccano i piedi e cado a terra di faccia. \u00c8 la stronza delle spade, mi ha abbrancato le caviglie e mi tiene stretto. Tento di divincolarmi ma la stronza mi punta alla gola la spadina che sembra uno stuzzichino d\u2019acciaio ma lungo lungo, e spinge, mi grida stai fermo animale. Quando mi muovo sento dolore. Mi manca il respiro. Allora sto fermo e alzo le mani. Piove ancora. Penso ai tuoi occhi. Non volevo. Il sangue mi zampilla dal collo e mi ricorda Alfredo, quando fa la pip\u00ec contro la pianta dell\u2019Istituto; mi fa tanto tenerezza quel micio, sempre da solo, in giro a zonzo con il collare che gli ho fatto io con lo spago che mi ha dato la suora.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando arriva la polizia sono quasi addormentato, la ragazza di spade scatta in piedi e gli sbraita contro.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab\u00c8 un mese che ve lo diciamo!\u00bb strilla. \u00abPossibile che non vi muovete finch\u00e9 non c\u2019\u00e8 l\u2019incidente? Adesso ve la prendete con me? Lasciatemi!\u00bb. La caricano sulla volante blu. Poi anche le sirene sono blu, e i vestiti arancioni, spaziali, con i catarifrangenti. Mi si avvicinano, mi sdraiano con garbo, mi fanno operazioni agitate intorno. Fermiamo l\u2019emorragia, dicono, il polso, rianimiamo, portiamolo l\u00e0 e mi caricano sull\u2019ambulanza, mi portano via senza neanche accendere la sirena, ma io&nbsp;<em>l\u00e0<\/em>&nbsp;non ci voglio tornare. Sul lettino chiudo gli occhi perch\u00e9 c\u2019\u00e8 troppa luce e mi fa male la testa. Nel buio rivedo il tuo viso.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ho agito da montato, scusa. \u00c8 che io non so mai comportarmi con le ragazze, me lo dice sempre la suora. A ogni modo rimedier\u00f2: domani \u00e8 il quinto giorno e tu sarai l\u00ec a mandare baci e io sfiorer\u00f2 ancora i tuoi occhi.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_47532\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"47532\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quando ti ho vista la prima volta non lo ricordo, ti sono passato davanti per giorni senza accorgermi. 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