{"id":47459,"date":"2021-11-17T11:44:32","date_gmt":"2021-11-17T10:44:32","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=47459"},"modified":"2021-11-17T11:44:33","modified_gmt":"2021-11-17T10:44:33","slug":"premio-racconti-nella-rete-2022-la-citta-di-chiara-pellicoro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=47459","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2022 &#8220;La citt\u00e0&#8221; di Chiara Pellicoro"},"content":{"rendered":"\n<p>Mia madre ha 86 anni e lo sguardo&nbsp;da bambina.&nbsp; L\u2019ha sempre&nbsp;avuto.&nbsp;<br>La gatta Stellina soffia e vuole graffiarmi perch\u00e9 mi odia.<br>La porta. Le&nbsp;scale le scale le scale le scale.&nbsp;Quattro&nbsp;piani.<br>Nessuno, nemmeno un\u2019anima che esista e dica buongiorno. Gente strana.&nbsp;<br>Il portone \u00e8 pesante e devo reggerlo.&nbsp;<br>I miei passi spediti, coordinati, convinti dall\u2019asfalto&nbsp;sbiadito che concorrono a sbiadire.<\/p>\n\n\n\n<p>Ancora, ancora e ancora.<\/p>\n\n\n\n<p>Giro a destra o a sinistra? I miei passi spediti&nbsp;coordinati convinti&nbsp;dall\u2019asfalto e&nbsp;da&nbsp;qualche mattone rossiccio mi spingono a destra.<br>Un po\u2019 di allegria.<br>Foglie rosse d\u2019autunno appena iniziato.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>I bordi dei marciapiedi ne sono pieni.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Non&nbsp;tolgono decoro. Aggiungono bellezza. Grazia d\u2019autunno.&nbsp;<br>Donne africane, donne sud-americane, un uomo con un sigaro cubano. Si vede che lo ostenta soddisfatto.&nbsp;<br>L\u2019autobus \u00e8 giallo, bianco e blu. Alla guida una donna. Gli spiccioli nella macchinetta erogatrice di biglietto. Un euro e cinquanta per un\u2019ora e un quarto.&nbsp;Quante persone salgono su una corsa?&nbsp;<br>Cerco di arrivare al sedile prima di cadere, l\u2019autobus si piega nelle curve prese a velocit\u00e0 troppo alta. Non sono caduta, ma scivolata di lato si.&nbsp;Un\u2019altra occasione di vedere il mondo&nbsp;in un\u2019altra prospettiva. Obliqua. Ma siamo tutti&nbsp;obliqui.&nbsp;<br>Le fermate sono rapide. Un anziano ha fretta di salire ma si regge sul bastone che lo impaccia. Sono lontana non posso aiutarlo. Non in tempo, almeno. Ragazzi vicini lo guardano. L\u2019uomo non \u00e8 un videogioco. Non li interessa. Non muovono un muscolo. L\u2019uomo anziano rinuncia e non sale.&nbsp;Un passeggero in meno. Un gesto buono in meno. Una cattiveria in pi\u00f9 che differenza vuoi che faccia?&nbsp;<br>Un ragazzo in bicicletta per poco non si infila sotto l\u2019autobus.&nbsp;Ah, che pelle d\u2019oca.&nbsp;Il ragazzo alza il dito medio.&nbsp;L\u2019autista scenderebbe a picchiarlo. L\u2019ha pensato, l\u2019ha immaginato. Lo so.&nbsp;<br>Arrivo all\u2019ufficio postale. Prelevo qualche soldo e poi entro. Il mio numero di fila dice che davanti a me ce ne sono altri nove. La musica nelle cuffie mi fa compagnia.&nbsp;<br>Dopo mezz\u2019ora esco. Ho fatto. Il mio sogno ha preso le ali. Speriamo che nessun cacciatore lo intercetti e lo abbatta.<br>Per festeggiare mi infilo in libreria. Niente di meglio del vecchio Charles e della divina Gertrude.&nbsp;<br>Ma perch\u00e9 non sono nata parola? Sarei stata dappertutto.&nbsp;<br>Avrei vagato da un continente all\u2019altro.&nbsp;<br>Sarei stata nella testa di tutti.&nbsp;<br>Potere assoluto. Rifugio perfetto.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Mi avvio lungo il corso.<\/p>\n\n\n\n<p>La varia umanit\u00e0 mi intriga. Non mi stanco mai di osservare.<\/p>\n\n\n\n<p>Potrebbe capitarmi di interferire in qualche modo, in qualche vicenda, ma gi\u00e0 non riesco bene con le mie, di vicende, figurarsi con quelle degli altri.<\/p>\n\n\n\n<p>Davanti a me una donna cammina senza curarsi di nulla. Il vento le alza la gonna leggera e voluminosa ed \u00e8 subito spettacolo per gli occhi dei curiosi. Continua a parlare nelle cuffie il cui filo bianco ondeggia al vento e sembra che da un momento all\u2019altro le strapper\u00e0 via le orecchie.<\/p>\n\n\n\n<p>Sono cos\u00ec vicina che potrei toccarle la spalla, farle cenno di ricomporsi, magari se entrasse nello store qui davanti potrebbe darsi una sistemata. \u00c8 ovvio che non faccio nulla. Continuo a osservare.<\/p>\n\n\n\n<p>Vedo due tizi dall\u2019aria non propriamente benevola che le camminano di fronte e la stanno puntando con uno sguardo da cacciatore che non promette bene.<\/p>\n\n\n\n<p>Si avvicinano sempre di pi\u00f9. Trattengo il fiato perch\u00e9 immagino cosa potrebbe accadere. Mi interrogo: e se fosse ci\u00f2 che penso, che farei? Mi butterei nella mischia cercando di salvare la donna? E se invece\u2026<\/p>\n\n\n\n<p>Sorpasso la donna, che non ha modificato di un niente la sua situazione. La gonna continua a svolazzare scoprendole lo scopribile, il filo bianco delle cuffie a ondeggiare e lei che parla parla parla.<\/p>\n\n\n\n<p>Con fare finto distratto vado dritta in mezzo ai due tipacci, simulo un inciampo, \u201ce che diamine stia attento\u201d, sibilo a uno dei due, quello pi\u00f9 brutto. Sono cos\u00ec stupiti, che non badano pi\u00f9 alla donna. Sono pronti ad avventarsi su di me, suppongo. Ma in un nano secondo faccio in modo che la beretta che porto con me in borsa sia pi\u00f9 che visibile. La vedono, sbiancano. Fanno retro front e si dileguano senza dire una sola parola. \u00c8 un giocattolo, ma fa la sua figura.<\/p>\n\n\n\n<p>Questa buona azione non so quale valore numerico possa avere nel conto fra dare e avere, se pu\u00f2 servire a far calare il saldo negativo delle mie cattive azioni.<\/p>\n\n\n\n<p>Sul piazzale ciottolato della chiesa madre un gruppo di ragazzi di colore suona. Mi fermo un attimo. La custodia della chitarra aperta in attesa delle offerte dei passanti contiene non pi\u00f9 di qualche moneta. Dei soldi prelevati mi rimane una banconota da cinque e una da dieci. D\u2019istinto estraggo quella da cinque e la poso nella custodia. Il ragazzo pi\u00f9 basso, mingherlino e con una faccia strana, ha seguito le mie mosse e mi lancia un tankyou stupito. Un signore molto anziano mi guarda con disprezzo. Poi lancia un anatema contro gli stranieri che stanno rubando i soldi degli italiani. Aggiunge una parolaccia in dialetto che non capisco. Gli sputerei in un occhio, ma mi limito a sorridergli beffarda. E sottovoce gli mando un vaffanculo.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi infilo sotto i portici e vengo subito abbordata da due ragazzi che esibiscono magliette con il logo di una associazione no profit. Mi chiedono di partecipare con un minimo contributo mensile alla loro ultima campagna. Lo farei anche, ma mi sottopongono un foglio da riempire con i miei dati anagrafici e bancari. E questo non mi va. Una volta, qualche anno fa, non lo avrei fatto per timore di subire attacchi al mio conto corrente, che era bello pieno e florido. Ora non lo posso fare perch\u00e9 non mi va di esibire un conto a saldo zero.<\/p>\n\n\n\n<p>Ho perso il lavoro. Non mi hanno licenziata, non ho dato le dimissioni.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi sono ammalata e non era un\u2019influenza. Le cure mi hanno portato lontano da casa, hanno svuotato il mio conto e mandato in malora la mia attivit\u00e0 di libero professionista.&nbsp; Come se non bastasse la rabbia indotta dal dover ammettere di essere mortale come tutti, mi ha spinto a litigare con il mondo intero. Come se volessi approfittare della situazione, o come se fossi convinta di essere alla fine e di potermi permettere qualunque gesto malvagio, visto che la punizione l\u2019avevo avuta in anticipo. Ho lanciato un portacenere pieno di cicche al proprietario dell\u2019appartamento del piano di sopra. Aveva avuto l\u2019ardire di bussare alla mia porta e molto gentilmente di chiedermi se, vista la natura della mia malattia (su come l\u2019avesse saputo un dubbio ce l\u2019ho) avevo intenzione di vendere lo studio che lui era intenzionato a comprare. Poteva anche essere una buona soluzione. Se quell\u2019appartamento fosse stato mio. La domanda del condomino aveva acceso la miccia e tutto mi era passato davanti agli occhi: la fine di un processo che mi aveva fruttato una parcella con parecchi zeri; l\u2019idea di intestare l\u2019appartamento al mio compagno. Il mio compagno \u2013 ma dove l\u2019avevo scovato? \u2013 che se l\u2019era giocato a carte. Fine dei giochi. Ho restituito il foglio ai ragazzi, no grazie, come fanno quelli che ho sempre criticato e tacciato di qualunquismo becero, di menefreghismo sociale.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019aria di questo inizio di autunno \u00e8 tiepida. Ogni tanto una folata di vento tiepido quasi estivo mi scompiglia i capelli. Ci tengo molto ai miei capelli.<\/p>\n\n\n\n<p>Ho bisogno di calorie. Il ricordo ha consumato la colazione. Mi infilo in un locale che un\u2019aria tra il bohemienne e l\u2019art deco, con i tavoli e le sedie da bistrot francese, le lampade Tiffany e le tovaglie che riproducono quadri di Van Gogh. Sul &nbsp;bancone che taglia in due l\u2019intero locale ci sono grandi vassoi colmi di ogni specie di cibarie. Ho preso un paio di cucchiaiate di paella, una tartare di salmone e una pera.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi accomodo al tavolino che ha la tovaglia con la riproduzione del cielo stellato. \u00c8 in fondo, all\u2019angolo fra le pareti. Mi da un senso di protezione.<\/p>\n\n\n\n<p>Fra un boccone e l\u2019altro, a un certo punto alzo gli occhi e vedo entrare un tizio e mi dico cazzo questo lo conosco, dove l\u2019ho visto?<\/p>\n\n\n\n<p>Lo seguo mentre ridacchia e fa lo scemo con la bella ragazza alla cassa. \u00c8 altissimo, in tv sembrava pi\u00f9 grasso, invece \u00e8 segaligno e con la faccia lunga da cavallo. E che ci fa una star come lui qui dentro?<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;Finisco il mio pranzo solitario. Per uscire gli passo accanto. Si \u00e8 accomodato al centro del locale, in bella vista. Posa da star, indubbiamente. \u00c8 solo e sta parlando al cellulare. Gli sento fare un nome, e poi un apprezzamento volgare. Insomma, il re \u00e8 nudo, io me la rido, gli offro gratis una smorfia di disgusto e me ne vado.<\/p>\n\n\n\n<p>Poi ci ripenso, torno indietro e scatto una foto. Un twitter con l\u2019hastag #ilre\u00e8nudoalleluja. Nella foto ha la bocca piena e un rivolo di sugo gli sta colando lungo il mento. Non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 la nobilt\u00e0 di una volta, avrebbe sentenziato la contessa Violet di Grantham.<\/p>\n\n\n\n<p>Il cellulare squilla. Ho dimenticato di avvisare mia madre che pranzavo a zonzo. Una volta mi avrebbe redarguito a muso duro. Non ora, che il mio tempo \u00e8 contato. Mi dice se c\u2019\u00e8 qualcosa di speciale che voglio per cena. A quest\u2019ora \u00e8 difficile che possa sapere cosa mi piacer\u00e0 stasera. Ma non posso darle questo dispiacere. A lei piace tanto cucinare per noi figli. Opto per le patate con il rosmarino, poi le dico che arriver\u00f2 in tempo per darle una mano. Ti avevo preparato il caff\u00e8. A che ora arrivi?<\/p>\n\n\n\n<p>Il tempo di prendere l\u2019autobus, le rispondo. Siamo quasi agli sgoccioli. Alle sette e mezza gli autobus interrompono le corse normali, e iniziano a passare una volta ogni ora. Quindi o prendo il prossimo o sar\u00f2 costretta a chiamare mio fratello che venga a raccogliermi con l\u2019auto. L\u2019opzione farsela a piedi oggi non \u00e8 contemplata.<\/p>\n\n\n\n<p>Domani mi aspettano un paio di visite di controllo, e non vorrei arrivare con la lingua blu di stanchezza.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019autobus \u00e8 quasi vuoto. Convalido il biglietto multicorsa che ho comprato in tabaccheria, e mi siedo in un posto singolo. Niente odore di cipolla fritta e ragazzi indifferenti. Solo belle ragazze di colore con passeggini affollati di figli e una donna anziana che legge il settimanale di Repubblica.<\/p>\n\n\n\n<p>Il sole \u00e8 ancora a met\u00e0 strada tra lo zenith e il tramonto. Scendo e scatto: i colori della natura su un tappeto di comignoli e antenne paraboliche. Hastag #facciamofintache.<\/p>\n\n\n\n<p>La foto del re nudo sta facendo il giro dei social, con tanti di quei like che mi viene da ridere. Che razza di mondo stiamo partorendo?<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_47459\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"47459\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Mia madre ha 86 anni e lo sguardo&nbsp;da bambina.&nbsp; L\u2019ha sempre&nbsp;avuto.&nbsp;La gatta Stellina soffia e vuole graffiarmi perch\u00e9 mi odia.La porta. 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