{"id":47432,"date":"2021-11-10T12:08:02","date_gmt":"2021-11-10T11:08:02","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=47432"},"modified":"2021-11-10T12:08:03","modified_gmt":"2021-11-10T11:08:03","slug":"premio-racconti-nella-rete-2022-lo-specchio-del-silenzio-di-pierangelo-colombo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=47432","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2022 &#8220;Lo specchio del silenzio&#8221; di Pierangelo Colombo"},"content":{"rendered":"\n<p>Se n\u2019\u00e8 andato, come fosse l\u2019ennesimo viaggio di lavoro. Ha lasciato le chiavi di casa, non per dimenticanza, nella valigia ci ha infilato la sua vita, mentre io strappavo con l\u2019unghia la cuticola del pollice facendone stillare una lacrima di sangue. Ho ricambiato il saluto civilmente, senza astio, boccone digerito dalla consapevolezza d\u2019essere giunti al capolinea. Afona ne ho osservato l\u2019uscita di scena senza scompormi, raccolta nella mia anaffettivit\u00e0, colpa e antidoto. Emotivamente arida non conosco picchi, n\u00e9 estasi n\u00e9 calci allo stomaco; dell\u2019amore conosco solo un\u2019ombra tiepida.<br>Se n\u2019\u00e8 andato lasciando un silenzio denso, in cui galleggia il mio respiro. Non \u00e8 il primo addio, altre storie sono finite nel ripostiglio. Il lavoro ha sempre colmato il vuoto lasciato, la mente impara in fretta a occuparsi d\u2019altro. Questa volta, per\u00f2, qualcosa s\u2019insinua fra i pensieri, un ronzio fastidioso come una zanzara notturna. Una sensazione a cui, per autodifesa, non ho mai dato peso: la malinconia.<\/p>\n\n\n\n<p><br><em>Il pane non ha pi\u00f9 il sapore di una volta<\/em> recitava mia madre. Affermazione che, specie durante l\u2019adolescenza, trovavo urticante quanto delle mutande di lana di vetro. Concetto, quello del <em>com\u2019eran belli i miei tempi<\/em>, che detestavo trovandolo petulante e privo di fondamento, la memoria \u00e8 infingarda: plasma a proprio piacimento l\u2019archivio delle emozioni. \u00c8 un testimone oculare privo di affidabilit\u00e0. Obiezioni ricusate da mia madre, nelle caparbie disquisizioni che intentavo ogni volta. Ci trovavamo sulle sponde opposte del presente, e mentre lei provava a costruire un ponte che mi collegasse al passato, io volgevo lo sguardo solamente al futuro.<br>Futuro che ho rincorso mordendo il freno, senza curarmi della strada percorsa; poche le pause, come rari gli sguardi a godere del presente. Soltanto ora, che gli anni affaticano le gambe, mi accorgo di quanto stolta sia l\u2019illusione di battere il tempo, senza godere di esso. Soltanto ora, afferrato il testimone di mia madre, percepisco il mondo con i suoi occhi. Non avvaloro la sua tesi, ma comprendo la forza della malinconia.<br>Sono cresciuta. Invecchiata accumulando esperienze e cicatrici, un bagaglio pesante, ora, senza condivisione; sono cambiata, cos\u00ec com\u2019\u00e8 mutato il mio mondo, quella vita semplice che, da fanciulla, sapeva soddisfarmi. Quando una semplice influenza era alla stregua della festa patronale.<\/p>\n\n\n\n<p><br>Non ci sono pi\u00f9 le influenze di una volta, dovrei dire. Nulla a che spartire con il mostro di questi ultimi tempi, bens\u00ec quel malessere che, per chi come me nutriva repulsione verso la scuola, era sempre la benaccetta, un Eden dove ritrovare la pace dei sensi. Certo, non v\u2019\u00e8 gloria senza patimento, cos\u00ec, i dolori muscolari, alle articolazioni, i brividi di freddo, e poi tosse, catarro, mal di testa\u2026 erano il dazio da pagare per ottenere quella salvifica settimana di vacanza suppletiva. Sintomi spazzati in breve dal collaudato metodo della nonna: una tazza di latte caldo, corretto cognac, per ingoiare una Aspirina e poi a letto, impomatata di Vicks VapoRub, sotto un ammasso di coperte di lana che portavano la temperatura a rasentare la cottura. Il tutto per stimolare una sudorazione olimpionica. L\u2019intento, credo, era di decimare i batteri lessandoli. Metodo fortunatamente bandito dall\u2019OMS e dai servizi sociali ma, allora, ai fortunati superstiti schiudeva tutti i chakra.<\/p>\n\n\n\n<p><br>Una volta sfebbrata, infatti, saggiavo l\u2019estasi. Cullata dal tepore mi godevo il letto, con le lenzuola appena sostituite assieme al pigiama madido. Inspiravo il profumo balsamico del mentolo ma, soprattutto, l\u2019odore sprigionato sfogliando un Topolino attempato, perch\u00e9 l\u2019occasione imponeva una lettura frivola. Le pagine ingiallite e ruvide al tatto leggero in punta di dita. Il fruscio sussurrato dal voltarne pagina, i colori dei fumetti che, invecchiando, acquistavano tonalit\u00e0 calde. Istanti piacevoli, perch\u00e9 la vita indugiava in corridoio e la camera diventava una zona franca preclusa all\u2019universo, e con esso le angherie, le derisioni e le frustrazioni quotidiane. Una sensazione d\u2019invulnerabilit\u00e0 sostenuta dalla premurosit\u00e0 di pap\u00e0; prendevo il suo primo pensiero, venivo prima del giornale, del lavoro e le lunghe telefonate. Tendevo le orecchie nell\u2019ora del rientro, il cuore si colmava di zucchero udendo la sua voce calda chiedere di me, e trepidavo fin quando non si affacciava alla porta. Un bacio a fior di labbra sulla fronte, a saggiare la temperatura, e poi se ne andava lasciando una scia di profumo. Mancavano le favole narrate sul bordo del letto o le chiacchiere su come avessimo trascorso la reciproca giornata, era un solo gesto, afono, ma con un sorriso distensivo, un: \u201cCi sono\u201d.<br>Probabilmente non era nato per fare il padre, v\u2019era capitato per caso in quel ruolo che recitava male, per\u00f2 ci provava. Lo sentivo poi, nella notte, entrare a piedi scalzi, rimboccare le coperte e saggiare nuovamente la fronte. Il pi\u00f9 delle volte ero in dormiveglia, ingarbugliavo il vero coi sogni, ma se ero vigile stringevo forte le palpebre tenendo a freno il respiro, non volevo s\u2019accorgesse, perch\u00e9 quello era il pi\u00f9 leggero dei baci, un battito d\u2019ali sulla mia fronte.<br>Dio come vorrei un bacio cos\u00ec.<br>Mi sentivo protetta, racchiusa in una bolla sospesa sul mare del mio senso d\u2019inadeguatezza, che cresceva pi\u00f9 velocemente di me.<\/p>\n\n\n\n<p><br>La bolla, per\u00f2, aveva vita breve, nel volgere di qualche giorno scoppiava rigettandomi nel disagio, in quel mare in cui non ho mai imparato a nuotare o, perlomeno, galleggiare. Ho provato a tendere il braccio invocando un aiuto, non ho urlato perch\u00e9 la voce soffocava nel timore, ma mio padre tornava alla consuetudine, lo sguardo volto altrove. Non si accorgeva di me, da lui solo occhiate sfuggevoli, di giudizio o deplorazione, mai comprensione.<br>Era un gigante per me, non ho mai avuto la forza e il coraggio di tentare, di solcarne le orme. Ero una sguattera che osserva il principe di nascosto, sognando d\u2019essere scorta, d\u2019essere degna di un istante d\u2019attenzione, anelando pi\u00f9 della vita un suo bacio.<br>Ora che quelle labbra sono fredde e gli occhi chiusi, rimpiango il non aver tentato nulla per renderlo orgoglioso, cos\u00ec come m\u2019addolora il non esserlo stata di lui. Lo adoravo, certo, agognavo il suo amore, ma non sono mai stata fiera di lui. Per anni mi sono incolpata di non aver compiuto il primo passo; forse, in quelle sere di convalescenza, avrei dovuto bloccarlo, farlo sedere sul letto sbattendogli fra le mani un maledetto libro di fiabe ordinando: \u201cLeggi!\u201d. La mia era un\u2019adorazione cieca; so che amava leggere, ma al suo compleanno non sapevo che libro regalargli: non conoscevo i suoi gusti.<\/p>\n\n\n\n<p><br>E ora che il tempo ha indurito la mia corteccia, volgo lo sguardo al passato; non assuefatta provo un capogiro saggiando la malinconia descritta da mia madre. Dovrei parlarne con la mia analista: rimpiangere, della fanciullezza, dei giorni malati. Eppure, di quei tempi lontani, sono le uniche orecchie restate a segnalare delle pagine nel libro della mia storia. Balzerei a quei giorni senza timore perch\u00e9 erano ore d\u2019affetto, elisir capace d\u2019addolcire qualsiasi medicina.<br>E ora, malata nell\u2019anima, rimpiango quelle influenze, quella febbre che saprebbe sciogliere il gelo che ho dentro. Getterei nel cassonetto tutte le conquiste materiali agognando un gesto premuroso, un bacio a fior di pelle sulla fronte, uno sguardo simile a una carezza sui capelli. Ma sono sola, smarrita in questo freddo, immenso appartamento. Non ho mai imparato ad amare; a venerare, certo, ma amare \u00e8 differente perch\u00e9 prevede reciprocit\u00e0. Sono una pianta che non fiorisce, non ho esempio cui trarre insegnamento. Bramo ci\u00f2 che non so donare. Uomini ne ho avuti; ma compagni; colui con cui condividere equamente, no, non so condividere perch\u00e9 non so aprirmi, resto chiusa in una bolla sterile.<\/p>\n\n\n\n<p><br>A far paura, di questa solitudine, \u00e8 il silenzio, perch\u00e9 mi presenta me stessa, senza maschere, senza ipocrisie. Il rumore occupa la mente, la distrae, come la mano di un prestigiatore che attrae lo sguardo del pubblico impedendo di scoprire il trucco. Nel silenzio, invece, il trucco si palesa: le ipocrisie non hanno presa sul bugiardo, nulla impedisce di ascoltare s\u00e9 stessi trovandosi, a volte, al cospetto di una estranea.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_47432\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"47432\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Se n\u2019\u00e8 andato, come fosse l\u2019ennesimo viaggio di lavoro. 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