{"id":4727,"date":"2010-11-26T17:37:19","date_gmt":"2010-11-26T16:37:19","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=4727"},"modified":"2010-11-26T17:42:03","modified_gmt":"2010-11-26T16:42:03","slug":"premio-racconti-nella-rete-2010-margherita-e-linverno-di-nerina-fiumano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=4727","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2011 &#8220;Margherita e l&#8217;inverno&#8221; di Nerina Fiuman\u00f2"},"content":{"rendered":"<p>E un giorno a Milano arriv\u00f2 l&#8217;inverno. Un inverno rigido come non se ne vedevano da anni. Un inverno talmente gelido che nessuno usciva pi\u00f9 di casa se non per andare al lavoro o per le urgenze domestiche.<br \/>\nTutto era congelato e grigio e la natura sembrava morta.<br \/>\nLe strade erano impraticabili per la neve e pericolose da percorrere.<br \/>\nIl vento soffiava tagliente e spazzava via ogni cosa. Qualche temerario passante si arrischiava fuori ma dopo pochi minuti era costretto a rintanarsi in qualche posto riparato: un bar, un portone, un negozio o casa sua. La nebbia e le intemperie erano ormai l&#8217;aspetto ordinario del cielo milanese. Qualche rara nottata di quiete regalava la visione della madonnina illuminata lass\u00f9 in cima al duomo. Ma nulla di pi\u00f9.<br \/>\nE pi\u00f9 passavano i mesi e pi\u00f9 la situazione peggiorava invece di migliorare. Pi\u00f9 passavano i mesi pi\u00f9 ci si rendeva conto che l&#8217;inverno non sarebbe finito. Mai pi\u00f9. E che a Milano era cambiato il tempo. Inesorabilmente e drammaticamente. Milano era ormai destinata a vivere per sempre cos\u00ec, nel gelo di un inverno senza fine, nell&#8217;impossibilit\u00e0 oggettiva e pratica di qualsiasi spostamento esterno. Pi\u00f9 le condizioni climatiche peggioravano, pi\u00f9 era evidente che la citt\u00e0 stava assumendo nuove dinamiche e una nuova organizzazione sociale. Tutto si svolgeva sempre pi\u00f9 all&#8217;interno di ambienti chiusi e riscaldati: si lavorava pressoch\u00e9 tutti da casa dato che la tecnologia lo permetteva e dato che non esisteva pi\u00f9 il \u201ccontatto col pubblico\u201d.<br \/>\nI negozi e i supermercati non esistevano pi\u00f9. Al loro posto un unico enorme magazzino per gli approvvigionamenti che funzionava solo per corrispondenza.<br \/>\nLe scorte venivano recapitate da grossi container che arrivavano dai posti caldi e divise in pacchi a seconda delle richieste di ciascuna zona o quartiere della citt\u00e0. Le consegne erano state organizzate su larga scala in modo tale da non dover stare all&#8217;aria aperta per troppo tempo. I pochi lavoratori che uscivano di casa per lavorare erano proprio gli addetti ai magazzini rifornimento-merci e gli spedizionieri che facevano una vita infernale, su turni massacranti.<br \/>\nLe scuole erano state chiuse e i bambini venivano istruiti da video formativi che venivano proiettati in casa a orari stabiliti sulle antenne televisive gestite dal Comune. I compiti venivano assegnati e ritirati via posta elettronica dagli insegnanti.<br \/>\nI musei, i ristoranti, i cinema, i locali notturni, le poste, le banche, gli uffici pubblici, le biblioteche, i parcheggi&#8230;tutto inesorabilmente chiuso. Le auto abbandonate in strada erano ricoperte da uno strato di ghiaccio che sembrava marmo, inamovibili. Quelle che giacevano da mesi nei garage o nei box, stavano pian piano marcendo.<br \/>\nGli unici mezzi di trasporto erano dei rari e preziosi \u201cgatti delle nevi\u201d che venivano usati per gli spostamenti indispensabili, come per l&#8217;arrivo dei lavoratori al magazzino centrale (fondamentale per qualsiasi attivit\u00e0 e per la distribuzione del cibo), come per la distribuzione dei beni di sopravvivenza (una volta alla settimana) e come per le urgenze mediche. Alcuni gatti delle nevi erano stati predisposti per l&#8217;esclusivo utilizzo da parte degli ospedali e dei Pronto Soccorso e funzionavano come ambulanze. Gli ospedali erano sempre pieni e i medici vi sostavano dentro per mesi interi senza mai rincasare.<br \/>\nDa Milano non si poteva n\u00e9 uscire n\u00e9 entrare. Tutte le vie di comunicazione con il resto del paese e del mondo erano interrotte. Le strade e le autostrade assolutamente impraticabili. Gli aeroporti chiusi. Le ferrovie inutilizzabili; i binari erano ricoperti di neve e ghiaccio.<br \/>\nIl resto del mondo proseguiva normalmente nelle proprie attivit\u00e0 e nei propri cambiamenti climatici. Solo Milano era stata toccata da questa terribile sciagura e non se ne conosceva con certezza il motivo: pareva fossero state una serie di concause accidentali, ma in qualche maniera c&#8217;entrava il livello di inquinamento raggiunto dalla citt\u00e0 negli ultimi tempi.<br \/>\nIn ogni caso il resto del mondo stava a guardare e documentava la sciagura di questa citt\u00e0 per cui era impossibile intervenire o essere d&#8217;aiuto dall&#8217;esterno.<br \/>\nChi si era trovato lontano dai propri parenti nel periodo di \u201cglaciazione\u201d era rimasto bloccato per sempre al di fuori della cerchia delle mura cittadine e viveva esule in qualche altro posto nella speranza di poter un giorno tornare ad abbracciare i propri cari.<br \/>\nIl giorno in cui la glaciazione ebbe inizio, un lontano 31 ottobre 2050, Margherita era stata data alla luce. Era nata mentre cadevano i primi fiocchi di neve e non aveva mai visto il sole in vita sua. Era cresciuta in una grande casa, un enorme palazzo di edilizia popolare in periferia, con la madre e la sorella di poco pi\u00f9 grande. Il padre non lo aveva mai conosciuto ma sapeva che non abitava lontano da l\u00ec. La madre faceva la portinaia dello stabile e aveva accesso a tutte le zone comuni del palazzo. Vivevano nello stabile almeno 150 famiglie.<br \/>\nMargherita aveva una fervida fantasia e una immensa curiosit\u00e0. Continuava a fare domande alla madre e alla sorella e voleva sapere come era la vita prima della glaciazione. Aveva capito che esisteva una cosa chiamata \u201cnatura\u201d, aveva visto in televisione dei fiori, degli alberi, dei prati e persino il sole&#8230;e sognava, come tutti i bambini.<br \/>\nMentre Milano congelava Margherita cresceva, chiusa dentro a quel palazzo in cui si era creata una vera e propria comunit\u00e0. La gente viveva insieme e condivideva questa prigionia forzata tentando di superare i momenti difficili grazie alla solidariet\u00e0 e alla vicinanza degli altri. Certo gli equilibri non erano facili. C&#8217;erano persone di ogni razza e colore, di ogni et\u00e0 e religione. C&#8217;erano donne e bambini, c&#8217;erano maschi adulti e persone anziane. C&#8217;erano cinesi e arabi, musulmani e cattolici, meridionali e slavi&#8230;Non era facile andare d&#8217;accordo. A volte capitavano feroci litigi per un nonnulla, a volte c&#8217;erano grandi feste e giornate di riposo. Le riunioni condominiali erano gli eventi pi\u00f9 attesi e partecipati. Ma anche i semplici pomeriggi di ritrovo fra ragazzi nelle sale comuni erano momenti di vita irrinunciabili.<br \/>\nMargherita stava dunque crescendo l\u00ec, in un mondo fatto di scale e ascensori, di corridoi, porte e stanze in cui si assiepavano almeno venti persone alla volta.<br \/>\nNonostante il suo nome Margherita non aveva mai visto un fiore.<br \/>\nUn giorno Margherita trov\u00f2 in un cassetto dimenticato di casa una scatola di pastelli di cera. Li guard\u00f2 e riguard\u00f2. Aveva sei anni ormai e decise di cominciare a dare un senso alla sua vita.<br \/>\nMargherita cominci\u00f2 a disegnare. Disegnava fiori e alberi e prati e monti e il sole, ovunque. Margherita cominci\u00f2 a disegnare sui muri della propria cameretta, poi su quelli del salotto di casa, poi fuori sui muri del corridoio e nell&#8217;androne degli ascensori&#8230;Passarono gli anni Margherita cresceva e il palazzo si riempiva di colore e di foreste e prati e boschi.Mentre Milano congelava un palazzo di periferia fioriva&#8230;<br \/>\nTutti nel palazzo amavano Margherita, e amavano ancor di pi\u00f9 il suo meraviglioso lavoro. I muri, gli antri, le porte&#8230;tutto si stava trasformando in un simulacro di natura. Tutti chiedevano a Margherita di riempire il loro appartamento dei suoi disegni. Quelle pareti che erano state dei confini invalicabili, i muri di una vera e propria prigione, stavano diventando uno spettacolo dell&#8217;arte e della fantasia. La vita scoppiava l\u00ec dentro.<br \/>\nLa gente passava nei corridoi e ricordava il mondo, com&#8217;era stato e come era ancora al di l\u00e0 della coltre gelata. La gente davanti a quei fiori dipinti piangeva, sognava, gioiva e nutriva la speranza.<br \/>\nFinch\u00e9 un giorno il cielo gett\u00f2 l&#8217;ultimo fiocco di neve. E l&#8217;inverno fin\u00ec. Miracolosamente. Inspiegabilmente.<br \/>\nMargherita alz\u00f2 gli occhi e vide un raggio di sole per la prima volta in vita sua. Le cadde il pastello a cera dalle mani e corse fuori. Per la prima volta corse fuori. Aveva 12 anni.<br \/>\nIl sole su Milano. Di nuovo. E l\u00ec nel bel mezzo di un quartiere di periferia che stava disgelando&#8230;un palazzo pieno di fiori&#8230;<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_4727\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"4727\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>E un giorno arriv\u00f3 l&#8217;inverno e non se ne ando&#8217; piu&#8217;&#8230;.ma una bambina chiamata Margherita fece rispuntare il sole.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_4727\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"4727\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"author":1290,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[14],"tags":[],"class_list":["post-4727","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-premio-racconti-nella-rete-2011"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/4727"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1290"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=4727"}],"version-history":[{"count":6,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/4727\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":4763,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/4727\/revisions\/4763"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=4727"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=4727"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=4727"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}