{"id":46601,"date":"2021-06-01T12:34:50","date_gmt":"2021-06-01T11:34:50","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=46601"},"modified":"2021-06-16T16:10:46","modified_gmt":"2021-06-16T15:10:46","slug":"premio-racconti-nella-rete-2021-le-quattro-strade-di-cristina-gatti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=46601","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2021 &#8220;Le quattro strade&#8221; di Cristina Gatti"},"content":{"rendered":"\n<p><em>\u201cVacillo sulle gambe per lo sforzo. Mi sento come congelato, anche se c\u2019\u00e8 il sole e fa caldo. Riesco soltanto a vedere la schiena di quello davanti a me. Ogni passo che mi obbligano a fare \u00e8 un minuto di vita in meno. Vado incontro alla morte.<\/em>\u201d, leggevo avidamente quelle pagine. Erano parole scritte da un uomo, forse un prigioniero o un sopravvissuto a qualcosa di grave, che aveva scritto perch\u00e9 non poteva farne a meno. Qualcuno che, era chiaro, non aveva l\u2019abitudine di prendere appunti o tenere un diario. Le parole su quei fogli salivano senza tenere nessun allineamento, si facevano ora pi\u00f9 piccole ora pi\u00f9 grandi. Non c\u2019erano n\u00e9 virgole n\u00e9 punti, come fosse stato scritto con foga, tutto d\u2019un fiato. Era di qualcuno che mia nonna conosceva, perch\u00e9 lo avevo trovato tra le pagine del suo messale in casa della mamma. Continuai a leggere.<\/p>\n\n\n\n<p><em>\u201cIl tedesco che ci ha portati via col fucile alla schiena ogni tanto grida \u2018Raus, Raus\u2019 e qualche volta calcia qualcuno nelle gambe. Stiamo camminando da pi\u00f9 di un\u2019ora su per la \u201dfonte giallina\u201d a Monte Morello. Arrivati in uno spiazzo pieno di terra smossa, uno cade in una buca. Un altro, uno di quelli in fila davanti a me, lo tira fuori per un braccio. Alfredo non lo vedo pi\u00f9 da quando ci hanno presi. Non posso fermarmi, non posso alzare la testa, le mani sul manico della pala tremano. Ci fanno scavare una fossa. A che serve? Forse ci getteranno tutti dentro. Morir\u00f2 laggi\u00f9 in fondo\u2026\u201d&nbsp;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Presi quelle pagine ingiallite e prima di finire di leggerle le portai a mia madre in cucina. Le chiesi cosa fossero, ma lei, con aria sorpresa, me le sfil\u00f2 di mano e si mise a guardarle, mentre si sedeva. Nel frattempo avevo fantasticato di un misterioso amante di mia nonna Giuseppina, una di quelle storie romantiche e impossibili. Ma rifiutai subito l\u2019idea. Lei era fedelissima, cattolica praticante, una donna energica che aveva tirato su quattro figli tra gli ostacoli e la povert\u00e0 dei tempi della guerra. Ma soprattutto la nonna amava molto il nonno.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abQuesto \u00e8 il diario del babbo, dove l\u2019hai preso?\u00bb, fece mia madre interrompendo il flusso dei pensieri.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abNel messale della nonna. Questo!\u00bb risposi mettendoglielo sotto gli occhi. \u00abL\u2019ho trovato nell\u2019armadio in cantina. Non ci posso credere! Il nonno aveva un diario?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abNon era proprio un diario, si \u00e8 messo a scrivere solo dopo quei fatti \u2026\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Mio nonno si chiamava Fosco, era un uomo mite e solare a dispetto del nome e faceva l\u2019organista a San Michele a Castello, una piccola chiesa che dominava il borgo dalla cima della collina. Tanto era pacato e tollerante lui, tanto era sbrigativa e rigorosa la nonna Giuseppina. Mia madre invecchiando, le assomiglia sempre di pi\u00f9.<\/p>\n\n\n\n<p>Vivevano a Castello, una frazione nella periferia nord di Firenze, tra alberi secolari e colline verdi, al confine con Sesto Fiorentino, tra la Villa medicea La Petraia e Villa Reale, quella che poi \u00e8 diventata la sede dell&#8217;Accademia della Crusca. Quella zona era stata scelta dalle famiglie nobili gi\u00e0 ai tempi dei romani, per la sua terra fertile e per la presenza dell\u2019acqua. Infatti il suo nome viene da <em>Castellum<\/em> che significa cisterna. Insomma un paradiso in cui tutti vorrebbero stare.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;In quei tempi usava dare nomignoli e soprannomi anche ai luoghi. La famiglia dei miei nonni abitava in un posto che la gente chiamava \u201cle quattro strade\u201d, all\u2019incrocio tra via della Querciola e via di Castello. Intorno alle case costruite lungo la strada, c\u2019erano dei campi e poco lontano si vedeva la facciata della Villa dei principi Corsini, quella che la bisnonna Cecilia, la mamma della Giuseppina, chiamava la \u201cVilla dei Rinieri\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"\" alt=\"Casella di testo: Chiesa di San Michele a Castello\" width=\"229\" height=\"33\">La bisnonna non l\u2019ho mai conosciuta, so che era minuta e piccola di statura, ma con un carattere di ferro. All\u2019epoca vivevano tutti insieme in quella casa a \u201cle quattro strade\u201d: la famiglia dei nonni con quattro bambini, tre maschi e una femmina, e i bisnonni Alfredo e Cecilia.<\/p>\n\n\n\n<p>In quelle pagine si parlava di Alfredo. Cos\u00ec forse anche lui era stato preso dai tedeschi? Perch\u00e9 mai nessuno me ne aveva parlato?<\/p>\n\n\n\n<p>La mamma sembr\u00f2 captare i miei pensieri e disse:<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abSai, ci sono cose della vita che vorresti solo dimenticare. Per questo non se ne parla. Solo che non puoi \u2026\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abChe vorresti dire? Conosci questa storia?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abCerto che la conosco. Io c\u2019ero, anche se ero solo una bambina. Non avevo nemmeno cinque anni, ma non posso scordare quei colpi alla porta quando arrivavano i tedeschi. Ero piccina e mi facevano paura. &nbsp;La mamma li sentiva pestare con quegli stivaloni e berciare per strada. Correva a chiudere porte e finestre e metteva il paletto al portone. Ma quelli ci avevano visto e bussavano sempre pi\u00f9 forte. Mi ricordo il babbo e il nonno che andavano a nascondersi, a volte in fondo al giardino, in terra sotto le foglie, altre volte nel palco morto.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abIl palco morto? Che cos\u2019\u00e8?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abEra una specie di sottotetto, un solaio nascosto. Una volta le case avevano i soffitti molto alti e usava fare questi vani nascosti che servivano per metterci coperte, borse, vecchi mobili. Il nostro palco morto era in bagno, c\u2019era una botola sul soffitto. Il nonno metteva la scala e lui e il nonno Alfredo si infilavano l\u00e0 dentro di corsa. Poi la mamma buttava la scala di legno sotto il letto. I soldati non smettevano di battere finch\u00e9 lei non apriva. Piero, tuo zio, correva a nascondersi dietro le porte e Franco stava attaccato alle gonne. I tedeschi entravano di corsa, aprivano tutto, la cucina, i cassetti, gli armadi. Guardavano anche sotto i letti. Una volta uno si arrabbi\u00f2 perch\u00e9 non aveva trovato niente. Gridando, gett\u00f2 l\u2019unico uovo che avevamo in cucina contro il muro\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abMamma! Non mi avevi mai raccontato queste cose\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abTe l\u2019ho detto. Forse si cerca di dimenticarle. Mi ricordo quella volta che il babbo e il nonno non fecero in tempo a scappare. Eravamo tutti intorno al tavolo della cucina. Il nonno aveva la catena dell\u2019orologio che spuntava dai pantaloni. Il tedesco fece cenno di tirarlo fuori, ma il nonno Alfredo non si mosse. Allora quell\u2019uomo piant\u00f2 con forza un coltello in mezzo al tavolo. Si port\u00f2 via l\u2019orologio del nonno e anche quello del babbo. E, prima di uscire, sghignazzando, gett\u00f2 il suo orologio in mezzo alla stanza, come per fare uno scambio. Quanto era bello il cipollone del nonno! Mi ricordo che me lo faceva vedere, mentre mi teneva in braccio: sembrava un ricamo. Non l\u2019ho pi\u00f9 visto!\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abVi hanno fatto del male?\u00bb, esclamai preoccupata.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abNo, ma portavano via tutto quello che volevano. Qualcuno era un po\u2019 meno cattivo. Mi ricordo uno alto e biondo. Mi fece una carezza sulla guancia e nonna Cecilia mi allontan\u00f2 da lui mettendosi in mezzo\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abChe coraggio! Me la immagino, una donna piccina che fronteggia un gigante armato\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Mia madre sorrise e continu\u00f2: \u00abNon tutti erano violenti. Avevano fame anche loro, cercavano roba da mangiare. Figuriamoci\u2026 non ce n\u2019era abbastanza neanche per noi! La mamma faceva spesso farinate, olio e&nbsp; farina cotti nell\u2019acqua oppure la crema con i piselli secchi. Diceva che riempivano la pancia. A me la farinata di piselli non piaceva, ma lei allargava le braccia e mi porgeva il cucchiaio. C\u2019era solo quello!\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abIl nonno qui parla di tedeschi che l\u2019hanno portato via. Cosa \u00e8 successo?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abEra la primavera del \u201844. Lo so perch\u00e9 la mamma me l\u2019ha raccontato. Come ti dicevo, io ero troppo piccola. E tuo zio Carlo ancora pi\u00f9 piccolo. Lui non si ricorda niente. Una volta il babbo e il nonno erano in giardino e un gruppo di tedeschi li vide\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abE allora?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abAllora non poterono scappare. Li presero. Quella volta i tedeschi non entrarono nemmeno in casa. Vidi la nonna Cecilia mettersi le mani sulla faccia e piangere alla finestra. Li avevano portati via insieme ad altri. Avevano catturato tutti gli uomini delle famiglie intorno a noi.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abPerch\u00e9 li hanno portati via? Qui il nonno parla di una fossa che gli facevano scavare. Fu quella volta?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abS\u00ec, fu proprio quella volta. Era mattina quando uscirono di casa. Tornarono la sera tardi, era gi\u00e0 buio. Mi ricordo che il babbo era tutto sporco di fango e sorreggeva il nonno che non stava in piedi. Mi ricordo le grida della nonna Cecilia mentre gli portava l\u2019acqua\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abPer\u00f2 non mi hai detto che cosa \u00e8 successo!\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abDovevano fare una buca enorme, da poterci costruire una casa sottoterra. Gli uomini venivano portati in cima alla linea della resistenza tedesca sui monti e molti di loro erano obbligati a scavare con i fucili puntati addosso. Era successo anche altre volte. Ogni tanto a qualcuno sparavano davvero, tanto per far vedere che facevano sul serio. C\u2019\u00e8 qualcuno che non \u00e8 pi\u00f9 tornato a casa\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abPoverini, saranno stati terrorizzati. E chiss\u00e0 che fatica!\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Ripresi a leggere. Volevo sapere tutto.<\/p>\n\n\n\n<p><em>\u201c\u2026 il sudore mi fa scivolare la mano sulla pala, non riesco a stringerla. Olimpio\u2026 Olimpio non c\u2019\u00e8 pi\u00f9. Olimpio Bruschi, era a scuola con me al \u201cViottolone\u201d. Ora \u00e8 immobile, lo vedo laggi\u00f9 in fondo, sotto di me. Gli hanno sparato perch\u00e9 non ce la faceva pi\u00f9. Dio, Dio mio, aiutaci!\u201d<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Mi fermai, la pagina finiva cos\u00ec. Ero sconvolta. Sapevo della guerra, racconti frammentari, ma leggere quelle parole mi faceva tremare dentro. Mia madre riprese: &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abIl babbo pensava che lo avrebbero seppellito in quella fossa. Invece poi li lasciarono andare, scacciandoli con il calcio dei fucili nella schiena per farli allontanare. Come le bestie.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abSai, mamma, ho letto che sulla linea gotica della resistenza tedesca avevano interrato alcune torrette dei vecchi carri armati Panther, per sparare a valle. Forse quella buca serviva&nbsp; per questo. Ma la linea gotica si trovava pi\u00f9 a nord,&nbsp; verso il Passo del Futa, Firenzuola e il Giogo. Non passava sopra a Monte Morello\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abNo! Erano appostati ovunque, mica solo nel Mugello. Pi\u00f9 tardi, dopo la primavera del \u201944, avanzarono verso Firenze\u00bb, replic\u00f2 mia madre.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abQuanti ne sono morti a Castello, fucilati dai soldati?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abNon lo so di preciso. Fucilavano i partigiani e tutti quelli che si nascondevano. E anche qualcuno a caso come il povero Olimpio. Mentre suo fratello Orlando, che aveva solo ventinove anni, fu ammazzato a Cercina, &nbsp;come i partigiani di Radio Cora. In quell\u2019anno il Partito d\u2019Azione aveva organizzato una radio ricetrasmittente clandestina che si chiamava appunto Radio Cora. Serviva per dare informazioni&nbsp; sulle attivit\u00e0 dei tedeschi ai comandi alleati. Attraverso quella radio i partigiani ricevevano aiuti, fino a quando furono scoperti in Piazza d\u2019Azeglio e arrestati. Tutti quelli che facevano parte di quel gruppo, compresa una donna, Anna Maria Agnoletti, furono fucilati vicino al fiume sotto a Cercina.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abMa gli americani non sono riusciti a fermare queste stragi?\u00bb, esclamai.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abL\u2019eccidio di Radio Cora avvenne nel giugno del \u201944 e gli alleati arrivarono solo dopo l\u2019estate di quell\u2019anno. I tedeschi avevano minato tutti i ponti di Firenze per rallentare la loro avanzata da sud\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Notai che, mentre la mamma raccontava quelle vicende, con tutti i particolari che ricordava o che le avevano detto, diventava sempre pi\u00f9 cupa. Gli occhi le si erano velati e lo sguardo era fisso in un punto lontano, dietro le mie spalle. Fece un sospiro profondo, poi riprese:<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abLa guerra \u00e8 brutta, non si ragiona pi\u00f9. Non erano solo i tedeschi ad ammazzare i partigiani, ma anche i partigiani a far fuori tutti quelli di idee diverse dalle loro. Tuo zio ha sempre davanti agli occhi un partigiano che portava via, fucile alla schiena, quell\u2019uomo che abitava in fondo a via della Querciola, non mi ricordo il nome. Quei due erano stati bambini insieme. Ma poi uno era per il duce e l\u2019altro no. E cos\u00ec hanno dimenticato tutto. Anche il valore della vita.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Tra di noi cal\u00f2 il silenzio. Io non sapevo che cosa dirle. Le sue parole, ma soprattutto la sua espressione, mi facevano venire i brividi, tanto che mi dimenticai dei fogli del nonno, che tenevo ancora in mano. Il suo sguardo comunicava un sentimento di disperata, lucida e profonda tristezza, come di chi non veda la luce n\u00e9 nell\u2019una n\u00e9 nell\u2019altra parte dell\u2019umanit\u00e0. Mi avevano insegnato, a scuola, a pensare ai partigiani e ai combattenti armati della nostra resistenza, come a degli eroi. Ma lei me ne faceva un quadro diverso, molto pi\u00f9 amaro.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abI partigiani non erano cos\u00ec eroi allora!\u00bb, sbottai per interrompere quella tensione.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abNessuno \u00e8 un eroe in guerra!\u00bb rispose lei con sicurezza, improvvisamente rianimata. \u00abAnche gli alleati americani, che avrebbero dovuto salvarci, hanno ammazzato la gente con i bombardamenti aerei. Cercavano di colpire i nemici, ma in mezzo a loro c\u2019eravamo noi.<\/p>\n\n\n\n<p>I tedeschi si nascondevano dappertutto, avevano un quartier generale proprio qui nella \u201ctorretta di Castello\u201d, la Villa di Collodi\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Aveva ragione. Mi ricordai di aver letto della Villa \u201cIl Bel Riposo\u201d, dove aveva vissuto Collodi e dove aveva scritto proprio la sua opera pi\u00f9 grande: Pinocchio.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abMamma, la casa di Collodi \u00e8 la villa bianca con la torre a merli, accanto alla salita per La Petraia?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abS\u00ec, \u00e8 l\u2019unica che ha una torre cos\u00ec. Aveva intorno un grande giardino, con due pini altissimi che vi facevano ombra. C\u2019era una grande fontana a due piani come quella dei giardini nobili.&nbsp; Pensa che fu l\u00ec che Collodi vide per la prima volta la sua fata turchina. Un giorno la domestica port\u00f2 con s\u00e9 sua figlia e la mand\u00f2 a giocare nel prato mentre lei faceva le pulizie. Quella bambina, che&nbsp; aveva ispirato lo scrittore per il personaggio della fata, anni dopo divent\u00f2 famosa: si chiamava Giovanna Ragionieri. Riceveva le letterine di bambini di tutta Italia e le visite degli alunni delle scuole che facevano la fila per incontrare la fatina. Oggi riposa nel cimitero di Castello. Una storia tenera\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abQuante avventure, mamma! Ti ascolterei per ore. Io conoscevo un\u2019altra versione, per averla letta da qualche parte, sulla fata turchina. Ma la tua \u00e8 pi\u00f9 bella. Sembra che Carlo Lorenzini si sia ispirato ad Anna Kuliscioff, una russa, processata a Firenze nel 1879 come cospiratrice anarchica. Lui faceva il giornalista, la vide in tribunale e fu colpito dagli occhi di quella donna, trasformandola nel personaggio della fata turchina.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abDavvero? Non so chi sia questa russa. I vecchi del luogo giurano che la fata&nbsp; era la bambina della domestica. Dicevano che fosse bellissima fin da piccola, bionda, con i capelli lunghi e lisci e gli occhi azzurro-cielo\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi fermai un momento ad assaporare quella favola, come fossi una bambina. Il mio corpo e le mani si rilassarono per un attimo e i fogli del diario del nonno caddero sui miei piedi, riportandomi alla realt\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Li raccolsi e dissi a mia madre: \u00abPensa se Collodi avesse saputo che la sua casa sarebbe stata occupata dai soldati tedeschi! Si sar\u00e0 rivoltato nella tomba\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abIn tempo di guerra, non c\u2019era posto per le favole. Si doveva pensare a sopravvivere. Per\u00f2 qualche volta i sogni sopravvivono a tutto, proprio come quella villa che ne ha viste di tutti i colori, ma che \u00e8 ancora al suo posto\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abChe vuoi dire mamma? \u00bb feci io, intuendo che mia madre ne aveva un\u2019altra da raccontare.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abGli americani bombardavano i quartier generali tedeschi e tutte le case dove si erano stabiliti. Dopo quell\u2019estate, gli aerei alleati cominciarono a passare sulle nostre teste. Un giorno cercarono di colpire la villa di Collodi, ma sbagliarono mira e la bomba cadde proprio in mezzo all\u2019incrocio delle \u201cquattro strade\u201d. Crollarono le colonne all\u2019ingresso e parte della Villa Bianca, quella subito accanto. E cos\u00ec la culla di Pinocchio si salv\u00f2, ma una bambina che giocava in strada mor\u00ec schiacciata dalle macerie\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;\u00abOh mamma, che periodo difficile deve essere stato quello\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abGi\u00e0! Noi ragazzi non si capiva perch\u00e9 la mamma non ci volesse far uscire. Volevamo solo giocare. Quando eravamo in strada, lei ci veniva e prendere e ci trascinava tutti e quattro in casa. Aveva paura delle bombe. Anche tuo nonno una volta, in cima alla salita di fronte alla chiesa, mi butt\u00f2 a terra e mi copr\u00ec con la sua borsa, mentre un aereo ci sorvolava. Cercava di proteggermi come poteva\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abCerto che ogni giorno era una battaglia per la vita. Forse allora le persone erano pi\u00f9 solidali e si aiutavano non \u00e8 vero?\u00bb le chiesi, conoscendo gi\u00e0 la risposta.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abS\u00ec. Tutti cercavano di aiutare chi era pi\u00f9 in difficolt\u00e0, scambiandosi quel poco cibo o offrendo protezione l\u2019uno nelle case dell\u2019altro. Abbiamo imparato il valore della vita e l\u2019importanza di custodire le memorie in un posto sicuro\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abAnche la nonna ha voluto proteggere con cura quei fogli piegati dentro al messale\u2026\u00bb, sussurrai piano.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abS\u00ec. Perch\u00e9 un giorno i nostri figli potessero capire e sentirsi parte delle tradizioni e della storia della famiglia\u00bb continu\u00f2 mia madre, rivolgendomi uno sguardo luminoso.&nbsp; \u00abSenza i sacrifici dei nostri genitori oggi non saremmo quello che siamo e n\u00e9 te n\u00e9 io saremmo qui\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Non risposi, mi limitai a sorriderle. Piegai con cura quelle pagine e le rimisi dov\u2019erano. Mi incamminai fuori, per vedere con altri occhi \u201cle quattro strade\u201d.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_46601\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"46601\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cVacillo sulle gambe per lo sforzo. Mi sento come congelato, anche se c\u2019\u00e8 il sole e fa caldo. Riesco soltanto a vedere la schiena di quello davanti a me. Ogni passo che mi obbligano a fare \u00e8 un minuto di vita in meno. Vado incontro alla morte.\u201d, leggevo avidamente quelle pagine. Erano parole scritte da [&hellip;]<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_46601\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"46601\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"author":21854,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[553],"tags":[],"class_list":["post-46601","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-premio-racconti-nella-rete-2021"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/46601"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/21854"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=46601"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/46601\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":46637,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/46601\/revisions\/46637"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=46601"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=46601"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=46601"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}